HOCKEY SU GHIACCIO FEMMINILE

CAMPIONATI MONDIALI 2009


I MONDIALI 2009

(by Isobel) L'evento di maggiore rilievo, dell'intera stagione agonistica per l'hockey femminile, ha emesso il suo verdetto per ciò che riguarda 21 delle 33 nazioni incluse nel ranking del 2008. Perché soltanto per 21? E le altre 12? Quale poteva mai essere l'importanza di evitare l'ultimo posto nella seconda divisione, quella disputata in Italia?
Domande alle quali è difficile rispondere per chi segue sporadicamente l'hockey delle ragazze, in realtà la risposta è che, purtroppo, il movimento fatica a decollare. Terza e quarta divisione, le dodici nazioni mancanti all'appello, non sono state disputate perché nessuna delle federazioni coinvolte ha trovato i denari per proporsi come organizzatrice. Era già successo lo scorso anno per la II divisione, poi disputata in Finlandia e organizzata dalla IIHF; ora, con la rinuncia di III e IV divisione e approfittando della pausa olimpica (nel 2010, per la concomitanza con i Giochi di Vancouver, non saranno disputati i mondiali femminili), la federazione internazionale ha ritenuto di dover concedere una pausa di riflessione.
La crisi economica e la dislocazione estremamente eterogenea (si va dall'Astralia al Belgio, dal Sud Africa all'Islanda) delle partecipanti alle due divisioni che mancano all'appello possono essere le giustificazioni, ma una vetrina parzialmente allestita non depone a favore della merce esposta.
S'è parlato sovente su queste pagine di pari opportunità, di gruppi di potere contrari all'hockey femminile, di scarso impegno nel settore giovanile da parte dei club. Tutto sacrosanto. Ma la risposta non può venire che dall'ambiente e l'ambiente non sembra ancora maturo per prendere ciò che gli spetta.
Una possibile e superficiale lettura di ciò che sta accadendo la suggerisce il Mondiale appena concluso.

Top division
L'ha spuntata la squadra degli Stati Uniti. Mai il Canada aveva perso due competizioni di seguito a livello di Mondiali e Olimpiadi. C'è sempre una prima volta e non è certo l'oro degli USA a stupire: l'hockey femminile del Nord America ha i numeri per sorreggersi da solo, sia come numero di praticanti che in termini di strutture, risorse economiche e seguito di spettatori. Canada e Stati Uniti hanno giocato un grande hockey già nelle eliminatorie (vittoria delle canadesi 2-1 nel confronto diretto e tranquilli allenamenti contro tutte le altre avversarie), poi si sono ripetute nella finalissima dove le statunitensi, facendo tesoro degli errori commessi nell'incontro precedente (troppe penalità), si sono imposte per 4-1 (ultimo gol a porta vuota) giocando di rimessa in modo perfetto.
Questo l'andamento dell'incontro:
00:24 USA Caitlin Cahow (Hilary Knight, Jenny Potter)
25:11 CAN Jennifer Botterill (Caroline Ouellette, Jayna Hefford)
30:10 USA Meghan Duggan (Jocelyne Lamoureux)
47:09 USA Caitlin Cahow (Natalie Darwitz, Gigi Marvin) s.n.
59:51 USA Hilary Knight (Julie Chu) vuota.
Penalità: 10:57 CAN Becky Kellar; 46:24 CAN Sarah Vaillancourt.
(linesman della finale la francese Anne Sophie Boniface, ex giocatrice del Gap e più volte arbitro in Italia)
Per il terzo posto l'ha spuntata, con identico punteggio, la Finlandia sulla Svezia. Tutto secondo logica, sembrerebbe; ciò che esce dalla normalità, e suona come campanello d'allarme, è l'abissale distanza che le due nazioni guida europee hanno palesato nei confronti delle americane. Dopo i Giochi di Torino 2006 ci si era illusi che la Svezia, argento olimpico, e Finlandia potessero in qualche modo insidiare l'egemonia delle due grandi: avere scoperto tre anni dopo che USA e Canada sono sempre più lontane, è invece indice di una preoccupante involuzione delle migliori rappresentanti dell'Europa.
Non parliamo poi delle altre nazioni tra le quali vi sono sì da registrare i relativi progressi di Russia e Kazakistan, ma anche un certo declino della Svizzera (quarta nel 2008) e l'incapacità di Cina e Giappone di mantenersi nel gruppo di élite.
Best Goalkeeper Charline LABONTE (CAN); Best Defenseman Jenni HIIRIKOSKI (FIN); Best Forward Hayley WICKENHEISER (CAN).

Prima divisione
Continua la magica stagione della Slovacchia: dopo la qualificazione olimpica, le ragazze di Miroslav Karafiot ottengono la promozione in Top division a spese della favorita Germania.
L'avvenimento non smentisce quanto affermato nel preambolo. La Slovacchia gode di una fortuita concentrazione di talenti più che di un'effettiva crescita del movimento. Dankova, Culikova, Karafiotova, Kapustova, Velickova e Tomcikova sono una prima scelta che potrebbe giocare ovunque, poi si possono aggiungere due linee di altre brave hockeyste, ma il movimento è tutto lì, prova ne sia il mediocre piazzamento dello Slovan Bratislava in EWHL.
Anche il fatto che la Germania abbia fallito le qualificazioni per Vancouver e il ritorno in Top division, dopo la retrocessione del 2008, non è un buon segno. Da una nazione quinta a Torino e con molte praticanti ci si poteva attendere, dopo i Giochi, un ulteriore salto di qualità, non uno stallo sfociato poi nel passaggio alla categoria inferiore.
Sullo stesso piano il fallimento del campionato della Repubblica Ceka, bronzo mondiale tra le under 18 l'anno scorso (quarta quest'anno), e qui addirittura retrocessa insieme alla Francia pur essendo l'unica squadra ad avere sconfitto la Slovacchia.
Meno sorprendente il crollo francese: Christine Duchamp, ex giocatrice di vaglia e attuale coach, sembrava abbonata ai miracoli; è vero che il movimento delle 'bleu' non consente voli pindarici, eppure per anni la Francia ha azzeccato quelle partite utili per la salvezza, mentre a Graz il giocattolo è andato in frantumi e le 'cugine' saranno nostre rivali nel 2011.
Norvegia e Austria si sono giocate il bronzo nel confronto diretto e le scandinave l'hanno spuntata ai rigori; apparentemente le due realtà godono di un buon momento, ma non bisogna scavare troppo a fondo: le norvegesi si sono salvate nel loro match conclusivo sconfiggendo, a sorpresa, la Rep. Ceca, le padrone di casa stanno sfruttando un vertice di prestigio (Borschke, Geyer, Altmann, Kantor e Schwarzler), ma a livello di club, dopo la sistemazione all'estero di alcune giocatrici, restano soltanto il Salisburgo e ciò che resta della fusione tra Flyers e Sabres Vienna a tenere botta in campo internazionale e questo non è mai un buon segno (vero Agordo ed Eagles Bolzano?).
Best Goalkeeper Zuzana TOMCIKOVA (SVK), Best Defenseman Iveta KARAFIATOVA (SVK), Best Forward Maritta BECKER (GER).

Seconda divisione
Koka, Koka e ancora Koka: già, Iveta Koka, attaccante del Tornado Mosca (squadra dove gioca durante la stagione insieme alla compagna di linea Lieva Petersone, a Jana Kapustova, diamante slovacco, e a Jenni Hiirikoski, finnica, best defensmen nella Top division), è uscita dal Cotta Morandini di Torre Pellice carica di trofei: 'Regione Piemonte' come capitana della Lettonia, premio IIHF per la migliore attaccante, 'Coppa Valpellice' alla migliore giocatrice del torneo.
Sembrerebbero buone notizie: anche la II divisione esibisce una fulgida stella. Peccato che il dominio lettone dica anche di un raggruppamento molto più debole rispetto al recente passato. E non basta. La squadra del Baltico s'è imposta grazie a quattro soli elementi: Koka appunto, Geca-Miljone, Petersone e un ottimo portiere, Lolita Andrisevska. Le trovate prime in tutte le classifiche, uno solo dei 25 gol della Latvia (così in lettone) non porta la firma del trio delle meraviglie, la metà dei gol subiti (2) li ha incassati nell'ultima partita il back-up di Andrisevska, lei è stata superata due sole volte in quattro partite! Il resto della Lettonia? Discrete giocatrici ben guidate dal coach, Girts Udris, e nulla più.
Secondo posto per la Corea del Nord. Questa sì che è una bella squadra: equilibrata, senza prime donne, ma anche senza hockeyste raccogliticce. Le coreane giocano con lo stesso ritmo, veloce con brio, dal primo all'ultimo minuto: peccato che abbiano incontrato le vincitrici al primo match, con un lungo viaggio e venti ore di fuso orario nelle gambe e nella testa. I limiti delle asiatiche stanno nella stazza (sono minuscole) e nelle sole tre linee presentate: ne avranno altre di questo livello?
Gran Bretagna terza a sorpresa. Un'ottima Angela Taylor, un buon portiere, Kelly Herring, una discreta difesa, ma se le avessimo incontrate a metà torneo al bronzo sarebbero arrivate le nostre. Rimane comunque la sensazione di un movimento in crescita (10 squadre in quella che da noi sarebbe la serie A e 18 in tre raggruppamenti nella B), scusate se è poco con questi chiari di luna!
Quarta un'Italia riscattatasi alla distanza, ma alle azzurre bisognerà dedicare il giusto spazio a mente fredda. Da segnalare soltanto il carattere delle nostre nonostante un movimento che langue, un ambiente mai sereno ed una preparazione atletica inadeguata.
Danimarca e Olanda sono state una grossa delusione. Soprattutto la prima, scesa in Italia con qualche pronostico favorevole eppure mai all'altezza; delle sue stelline ha brillato qua e là soltanto Josefine Jacobsen, Nanna Glaas, il portiere, ha avuto alti e bassi, la squadra ha giochicchiato. Mancavano i 'mastini' ammirati in passato. Forse si tratta di problemi di rinnovamento. Delle arancioni d'Olanda c'è davvero poco da dire: la squadra sembra più compatta, ma è troppo fallosa e ripetitiva nel suo gioco.
Best Goalkeeper Lolita ANDRISEVSKA (LAT), Best Defenseman Linda DE ROCCO (ITA), Best Forward Iveta KOKA (LAT).

Ciò che preoccupa, oltre alla mancata disputa di tutti i campionati previsti, è in definitiva una sorta di livellamento verso il basso: prima dei Giochi di Torino, almeno a partire dalla II divisione, si notava il fermento tipico delle discipline al femminile con sempre nuovi ingressi e tanta voglia di arrivare; ora, a parte Stati Uniti e Canada, si guarda in alto soltanto perché tutte stanno scendendo, non perché si è migliori. Spero di sbagliarmi.

* Le curiosità della II divisione * Postilla al Mondiale di II divisione *

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