HOCKEY SU GHIACCIO FEMMINILE

CAMPIONATI MONDIALI

2009

II divisione

TORRE PELLICE

Stadio "Giorgio Cotta Morandini"


POSTILLA AI MONDIALI 2009 di seconda divisione

(by Isobel) Decantare è un verbo con due significati: si può decantare per celebrare un successo, per tessere le lodi di qualcuno, oppure per ottenere maggiore chiarezza attraverso la sedimentazione delle scorie, siano esse particelle fisiche o coaguli di emozioni. Sono passati due mesi dai mondiali di Torre Pellice, ...è ovvio che mi auguro l'avvenuta decantazione di tutti i grumi di passionalità nell'ambaradan che sta intorno alle nostre 'giarrettiere rosa'.
In settembre, a Liepaja, si sfiorò l'assurdo giocando le qualificazioni olimpiche con una squadra per metà raccogliticcia (almeno dieci atlete dissero di no alla convocazione con scuse non sempre plausibili). A Torre Pellice, il presidente del settore hockey, Karl Linter, dopo l'incredibile e autolesionistica vigilia, si espresse in questi termini: "Credi ancora che tutte le colpe siano della federazione? Noi facciamo la nostra parte, e l'organizzazione dei mondiali lo dimostra, ma quando vedi queste cose (l'affaire portieri, ndr) ti chiedi se ne vale la pena. Ho in gran considerazione l'impegno di alcune ragazze, ma senza una crescita del movimento, senza la possibilità di selezionare non si va lontano."
In effetti l'hockey femminile italiano, sopravvissuto grazie a E.V. Bozen '84, Agordo e All Stars Piemonte, risente da troppi anni di una politica divulgativa deficitaria dei club: bisognerebbe allargare la base, andare nelle scuole, coinvolgere le atlete dell'in-line....
Soltanto in Alto Adige, ad Appiano e Brunico, con le lodevoli iniziative delle Eppan Lakers di Markus Sparer e delle Panther Ladys St. Georgen di Kurt Kern e Stefan Kronbichler, si sta muovendo qualcosa, ma senza un impegno preciso di società e comitati regionali ci sarà ancora da soffrire.

L'affaire portieri
Inizio da qui, cioè dalla rinuncia di Debora Montanari e Chiara Traversa a vestire la maglia della nazionale.
Durante i raduni pre-mondiali evito di argomentare le scelte del coach: a che scopo sollevare questioni? Nel caso specifico era però quasi d'obbligo fare, almeno in privato, delle ipotesi sulle tre possibili scelte di Liberatore: a) quella tecnica (Mazzocchi e Montanari); b) quella futuribile (Traversa e Mazzocchi); c) quella 'politica' (Montanari e Traversa). L'ordine non era casuale, come raccontavo ad amici e simpatizzanti, poiché soltanto l'ultima, l'esclusione di Giulia Mazzocchi per ragioni di 'piazza' (visto che si giocava in Piemonte), sarebbe stata censurabile.
60 - 30 e 10 erano le mie percentuali, ma Liberatore, con il supporto di Fedrizzi e Parth (allenatore dei portieri), sorprese tutti annunciando tre portieri nella lista delle 20 per il mondiale. Ho già scritto ciò che penso su questa decisione (pieno accordo, v. "
Italia: due portieri abbandonano il ritiro"), aggiungo soltanto che, se per la Montanari l'abbandono ha qualche attenuante, per la Traversa si può soltanto parlare di risentimento solleticato dalla presunzione di essere lei la migliore.
Qualcuno obietterà che la torinese, giocando negli States, avrebbe meritato maggiore considerazione, ma di questo passo anche Laura Trespioli, che gioca in Svezia, l'avrebbe meritata. Chiara era convocata e doveva soltanto conquistarsi il posto. Certo non ricattando l'allenatore!
Altri, meno naif, affermano semplicemente essere la presunzione un'arma considerata oggi vincente...; così l'Italia, che avrebbe potuto contare su tre buoni portieri, s'è trovata a disputare il campionato mondiale con uno solo e per di più sotto pressione. Non me ne voglia Franziska Meraner (back up di Mazzocchi nell'E.V.Bozen '84 e convocata d'urgenza al mondiale), ma la differenza tra titolari e sostitute nel campionato è abissale e non oso pensare cosa sarebbe successo se Mazzocchi si fosse infortunata.

Un'intervista
A contrastare l'improponibile 'fai da te' in tema di convocazioni, c'era già, su 'Hockeytime', una bella intervista di Marco Depaoli al portiere delle campionesse italiane dell'Agordo, Silvia Grottanelli (v. http://www.hockeytime.net/2009/03/16/silvia-grottanelli-dalla-pista-per-vincere-su-ghiaccio/); ne riporto la parte finale, mi inchino all'umiltà dell'atleta e suggerisco a Liberatore di stampare qualche decina di copie dell'intervista e distribuirla ai prossimi raduni della nazionale.
"HT: Al blue team ci pensi?
SG: Quando penso al Blue Team non posso che provare un profondo rispetto per ciò che esso rappresenta e per le giocatrici che lo compongono. Vestire la maglia della Nazionale deve essere un'emozione unica, oltre che un onore ed un privilegio.
Sfortunatamente non riesco a pensarmi in Nazionale
(lo scorso anno è stata convocata il raduno pre-mondiale a Torre Pellice ndr). Per quanto mi sforzi, il ghiaccio non sarà mai il mio mondo. Ci sono mille fondamentali che mi mancano per potermi muovere come si deve ed essere all'altezza di portare il nome dell'Italia sul petto.
Ovviamente è un sogno.. e per chi non lo sarebbe? Ma la realtà è che quella maglia merita davvero il meglio. Ed il meglio, sul ghiaccio, non sono io."

Il 'taglio'
Anche un'altra decisione di Liberatore aveva sollevato polveroni: l'esclusione dalla lista definitiva di Silvia Carignano. Uno striscione esposto all'esordio della nostra nazionale recitava più o meno così: "Tifiamo Italia e tricolore, ma non Liberatore". Pochi hanno potuto gustare la reprimenda al coach poiché gli organizzatori sono intervenuti per censurare scritte e contestazione. Errore: il diritto di critica è inalienabile, cerchiamo di non dimenticarlo mai.
Detto questo, non posso che concordare con la scelta dello staff. La Carignano ha l'hockey nel sangue, è potenzialmente una delle nostre migliori giocatrici, ma ha rifiutato, oltre al mondiale in Finlandia, anche le qualificazioni olimpiche ed è convinta di fare un favore alla nazionale giocandoci. Non mi sembra questo un approccio corretto, soprattutto se in allenamento fatichi a star dietro a compagne che pattinano dieci volte meno bene di te.
Lo stesso allenatore, sul 'caso Carignano' ha poi tenuto a precisare: "La mancanza di selezione fa sì che troppe ragazze si presentino in nazionale senza alcuna preparazione fisica; se si vuole pensare al futuro, questa cattiva abitudine non deve più restare senza conseguenze.
Conosco Sissi, apprezzo le sue qualità tecniche e mi auguro di poterla riavere al più presto in squadra, ma in queste condizioni le avrei fatto un torto portandola ai mondiali."

Che poi in tribuna molti pensassero: "...almeno Sissi sapeva tirare in porta; con lei si sarebbe segnato il doppio", è soltanto una ragione in più per puntare al recupero dell'atleta.

L'organizzazione
I complimenti a fine torneo sono stati molti, soprattutto da parte delle delegazioni, per l'impeccabile ospitalità. I responsabili hanno esibito una macchina organizzativa pressoché perfetta: dal presidente del comitato ai volontari dell'H.C. Valpellice, dal responsabile della pista a quelli dei servizi sanitari e degli eventi collaterali, tutti hanno lavorato senza soste per la riuscita del mondiale. Una citazione la meritano: Manuela Costantino, Paola Richetta, Davide Costan Zovi e Marco Moisio, ai quali aggiungo, per ringraziarli, i collaboratori del sito Roberto Beccaria, Marzia Bonansea ed Elena De Stefanis; gli altri nomi erano sul programma, i volti abbiamo imparato a conoscerli giorno dopo giorno per la costante presenza allo stadio Cotta Morandini.
Soltanto lodi? Beh, non sarei Isobel. Ho già detto dell'evitabile censura alla contestazione anti coach, aggiungo che il programma ufficiale, con le foto delle squadre in formato francobollo, non era il massimo e che nei precedenti mondiali gli organi d'informazione hanno ricevuto a fine torneo le cartelline con le statistiche complete, qui no.
Una novità gradita è stata la mini conferenza stampa dedicata, dopo ogni incontro, alle capitane delle squadre ed alle giocatrici 'best player of the match'. C'è da dire che il 'best player of the match' è, in realtà, una presa per i fondelli. La federazione internazionale (IIHF), che controlla ogni minimo sospiro delle manifestazioni, ha dato facoltà allo staff di ciascuna squadra di segnalare il proprio migliore giocatore; così, nel maschile come nel femminile, vince...: chi va recuperato moralmente, il signorsì di turno, chi ha più santi in paradiso, quello che compie gli anni o s'è presentato per primo alla colazione del mattino.
Mai un 'migliore' vero; un migliore magari votato da tecnici neutrali presenti all'incontro. La scelta rimarrebbe opinabile, ma almeno il pubblico che applaude the best non andrebbe sempre a casa con l'impressione di avere visto un'altra partita!

La squadra
Ricordate la storia del bicchiere mezzo pieno che da un altro punto di vista può sembrare mezzo vuoto? Così è stata l'Italia del mondiale '09: combattiva, con buona personalità, persino divertente nonostante i guai passati, presenti e futuri; ma anche disperante nella ripetizione degli errori, fisicamente surclassata e, infine, appena salva e lontana dall'agognata promozione.
Posso sostenere che, senza l'affaire portieri e con un minimo di preparazione in più, le nostre avrebbero raggiunto l'argento. Decisivi per la classifica sono stati gli incontri con Gran Bretagna e Corea del Nord: contro le britanniche s'è pagato l'esordio ed il comprensibile sconvolgimento emotivo del nostro portiere; contro le asiatiche, in vantaggio per 2-0, è mancato il fiato per contrastare dei motorini capaci di mantenere lo stesso ritmo per tutti i 60' di gioco effettivo.
E Liberatore, dove ha sbagliato il nostro coach? Un coach sbaglia sempre, almeno per la cosiddetta stampa specializzata. Io poi, che 'massacravo' Sparer dopo ogni incontro, ho forse venduto l'anima? Sicuramente no. La differenza sta nel fatto che Markus poteva scegliere e Marco non può, lui deve fare fuoco con la legna che ha a disposizione; questo è cambiato. E non è poco.
Che poi il mio sia un buon feeling con Liberatore, Fedrizzi e Parth è questione secondaria. Naturalmente qualcosa da ridire c'è sempre, ma nessuno, tra tecnici e commentatori, ha la verità in tasca; l'essenziale è non prendersi troppo sul serio dall'una e dall'altra parte.
I pregi delle azzurre sono facili da elencare: gran carattere collettivo e qualche individualità di spicco. Per contro, le magagne palesate sono numericamente più abbondanti e, forse, qualcuna evitabile. La già ricordata carenza di preparazione fisica, la confusione nel 'chi marca chi' sotto porta, la scarsa efficienza nel tiro, evidenziano problemi di fondo derivanti da un campionato derelitto, dalla disabitudine a competere per una maglia e dalla scarsità di raduni; ma i troppi gol subiti in contropiede, il 'piumino da cipria' (power play) e l'utilizzo in pista delle atlete danno spazio alla discussione.
Un esempio può chiarire il pensiero. In power play servono buoni tiratori dalla blù e la 'pink lady' con il tiro migliore è Florian; perché allora non inserirla sulla linea di difesa? Ad un allenatore si chiede soprattutto di fare rendere al meglio il materiale umano che ha a disposizione e, a mio parere, Dalprà, Florian e Toffano, tre atouts di rilievo, non sempre hanno avuto questa opportunità.
Ancora sul power play: quello dell'Italia è pessimo per staticità delle atlete e scarasa circolazione del disco. Le statistiche ci premiano perché contro l'Olanda si sono realizzati quattro gol in superiorità, però fino a quel momento eravamo al penultimo posto e in tribuna si tifava contro la penalizzazione delle avversarie! Ci farà un pensierino il mister?

Le individualità
Giulia Mazzocchi (1): m'è piaciuta dalla prima volta che la vidi, lei ancora quattordicenne, con le Eagles; non ha disputato un buon campionato (le sue percentuali devono essere altre), ma troppe componenti esterne hanno inciso sul suo rendimento; ha le qualità per essere il goalie del futuro se saprà essere umile e curerà l'uno contro uno.
Michela Angeloni (2): prestazione positiva, visto che ha saputo, lei difensore, riciclarsi come ala al servizio del collettivo; è un po' lenta, però tiene impegnata l'avversaria di turno, ha un buon tiro, non solleva questioni e fa ciò che le viene chiesto di fare.
Clara Vallazza (3): anche lei sarebbe un modello di affidabilità, però a questi livelli la sua lentezza spicca come se passasse in moviola.
Carola Saletta (4): ha tutta la vita davanti e per qualità tecniche potrà essere protagonista; qui ha pagato l'esordio e le troppe aspettative dopo l'esplosione come attaccante nei campionati di Francia e Italia.
Elena Ballardini (5): bravissima, ha saputo interpretare il ruolo con autorità da veterana, lei appena in età per partecipare ai mondiali; doti e carattere non si discutono, tuttavia non l'avrei premiata come migliore del team già al debutto. Un grande torneo, è vero, ma il premio è un'inutile esagerazione.
Silvia Toffano (6): inspiegabilmente ottiene sempre meno credito di quanto meriterebbe; non ha un gioco appariscente, ma lavora, sa far segnare ed è tra le poche a vincere gli ingaggi ...eppure viene sovente schierata nelle linee di rincalzo (rinforzo o miopia del coach?).
Linda De Rocco (7): che gran capitano! Il ruolo le si addice alla perfezione e lo interpreta divinamente in pista e fuori (disinvoltura, lacrime e sorrisi ne sono una testimonianza incontrovertibile); può sbagliare per troppo entusiasmo, mai per presunzione, ha saputo persino disciplinare il suo gioco ed è stata giustamente nominata migliore difensore del torneo.
Valentina Bettarini (9): un infortunio nell'amichevole in Slovacchia ha rischiato di escluderla; lei, da combattente qual è, ha stretto i denti, ma il suo apporto non poteva che essere limitato soprattutto in fase offensiva. Rimane uno dei punti fermi della difesa azzurra.
Anna de la Forest (10): ha ereditato in nazionale il numero e il ruolo della Leitner; di Maria Michaela non ha lo scatto improvviso e fulminante, tuttavia 'the dancer' ha un gioco che incanta (non per nulla ha ottenuto il premio del pubblico) ed è riuscita a essere sovente decisiva. Ottimo campionato.
Sabina Florian (11): generosa all'inverosimile, soffre i precipizi psicologici della squadra e si arrabatta per coprire magagne non sue; con più egoismo, 'Cin cin' faciliterebbe il compito agli allenatori che non sempre sanno sfruttarne le qualità. Bellissimo il suo mondiale (da 'best of the team' in concorrenza con Viel) che l'ha portata nel Club 'Quota 100' con all'attivo 62 gol e 38 assist in nazionale.
Manuela Friz (13): l'ineffabile 'Samurai' paga la lunga carriera al servizio dell'Agordo con apparizioni sempre più limitate; la grinta c'è sempre, manca, a volte, la misura.
Rebecca Fiorese (14): ancora positivo il suo campionato anche se, contro di lei, c'è un disastroso +/- che limita gli osanna; la sua generosità non sempre compensa le difficoltà nei recuperi e 'Rebe' rimane una buona giocatrice che non ha mai amato dannarsi l'anima negli allenamenti.
Elisa Ballardini (15): gioca a corrente alternata per cui finisce con l'essere imprevedibile tanto nelle giocate positive, quanto in quelle da dimenticare; ho la convinzione che, al di là delle beghe tra club, se lei giocasse sempre con le compagne di nazionale nell'All Stars, potrebbe soltanto trarne vantaggio.
Katharina Sparer (16): per fortuna che indietro s'è recuperato almeno lei! Non era al massimo Katharina (una stagione giocata a livello amatoriale non può dare la forma da mondiale) e non ha quindi potuto giostrare con l'autorità che le conosciamo; però è sempre un gran bel difensore.
Diana Da Rugna (17): inutile nascondere che da lei mi aspettavo molto, ma molto di più. Saranno, credo, gli studi universitari che l'hanno tenuta lontana dagli allenamenti col club, ma l'involuzione nel gioco di Diana, egoista e mai in partita, l'assimilava ad una salsa nata piccante, ma senza più peperoncino.
Sabrina Hofer (19): sembra quasi avere un conto aperto con la nazionale dove non riesce quasi mai a dimostrare il suo valore; pochi giorni prima del mondiale è stata determinante (4 gol) nel dare all'E.V. Bozen '84 il secondo posto in campionato, qui è apparsa spaesata.
Eleonora Dalprà (21): irruente, caparbia, incisiva, è stata una delle più belle sorprese dei mondiali; ha poca disciplina nel gioco e immagino non sia facile trovare compagne da affiancarle, ma è sicuramente l'ariete che serve là davanti ad un'Italia molte volte leziosa. Ottimo campionato.
Federica Zandegiacomo (22): la mia 'moschettiera' ha un po' tradito le attese. Per carità, il suo è stato un mondiale di buon livello, ma non posso accontentarmi di 'buon livello' con 'Fede': lei deve essere una che fa la differenza e non lesina i gol; sarà per un'altra volta, si accettano scommesse.
Sabrina Viel (23): come sito le abbiamo attribuito un premio alla carriera, ma è troppo poco per Sabrina ('best of the team' in concorrenza con Florian?) che ha forse disputato il suo migliore mondiale; non sono i due rigori da manuale segnati alla Danimarca a impreziosire la sua prestazione, piuttosto la costante presenza nel vivo dell'azione e la forma fisica sempre invidiabile.
Franziska Meraner (25): l'esordio tra i pali negli ultimi minuti del mondiale sono il giusto riconoscimento alla sua disponibilità; non credo che Franziska si aspettasse altro.
In tempi in cui sembra più importante 'apparire' piuttosto che 'essere', scoprire venti ragazze italiane che faticano, sudano e prendono botte dando l'anima dietro un dischetto di gomma vulcanizzata, è motivo di ammirazione. Le amo tutte, anche quelle che malediranno lo scriba, perché tutte meritano il rispetto di chi gioca, organizza, tifa o commenta. Brave e grazie.

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