HOCKEY SU GHIACCIO FEMMINILE

Olimpiadi Invernali 2006 - Un commento

 Le giarrettiere rosa/The Pink Garters
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L'ITALIA VISTA DA ISOBEL

Sono passati più di tre mesi dalla conclusione del torneo olimpico femminile di hockey; in soli ottanta giorni Jules Verne fa compiere a Phileas Fogg il giro del mondo..., io ho elaborato emozioni, dispiaceri ed entusiasmi per mettere giù un commento alla partecipazione dell'Italia, ed è un po' come avere fatto il giro del mondo.
Ai Giochi di Torino la nostra nazionale ha dato quanto era nelle sue possibilità in quattro partite su cinque; l'ultima, quella contro la Svizzera, ha rivelato limiti di tenuta, anche mentale, prevedibili e non previsti.
Sulle azzurre ho poco da aggiungere. Montanari e Frasnelli hanno fatto per intero il loro dovere (Debby era al 70% per l'infortunio che l'ha esclusa dal torneo preolimpico e tenuta lontano dalle piste fino a gennaio, forse per questo è apparsa 'solo normale', come ha scritto Pircher).
In difesa si è distinta Katharina Sparer (tra le migliori in assoluto), seguita da 'mamma' De Nardin e dalla 'bocia' Bettarini che sono riuscite a non farsi travolgere. Troppo fallosa Linda De Rocco, ma la zoldana, fatta chiarezza con il regolamento, resta uno dei nostri migliori atouts per il futuro. Gli sballottamenti di posizione hanno reso inclemente con Fiorese, e più ancora con Angeloni e Friz, la rapidità delle avversarie incrociate all'Olimpiade.
L'attacco, con Florian, male utilizzata, è vissuto sulle iniziative del trio Leitner-Bazzanella-Kaser. Maria Michaela, un po' egoista, a volte troppo sola, ha lottato da par suo anche contro la stazza delle avversarie riuscendo sempre a stare in partita; bravissima. Sorprendente la capitana, lenta finché volete, ma efficace e regolare nel rendimento, Evelyn è stata la migliore delle nostre negli ingaggi. Wally la conoscete tutti: generosa, combattiva, esemplare nonostante qualche ingenuità dovuta al troppo lavoro. Di 'Cin cin' Florian e De La Forest dico più avanti ciò che penso. Il resto del nostro potenziale offensivo è stato trattato come carne da macello: inutile l'esperienza di un tipo tosto come Sabrina Viel, inutili la raffinatezza di Caldart e Toffano, la verve di Da Rugna e Carignano, la velocità di Bissardella; tutte hanno patito il marasma tattico nel quale erano incolpevolmente immerse.
Dopo avere sofferto con e per loro, resto dell'avviso che uno spogliatoio femminile non debba essere 'trattato' come il corrispettivo maschile. Sono diversi i fattori di coinvolgimento, diversa l'origine delle querelle, diverse le motivazioni che giustificano o provocano prestazioni in controtendenza. Non ho mai visto un ambiente fatto di donne reagire positivamente al trattamento cosiddetto 'del bastone e della carota', eppure è quello che è stato adottato per le azzurre.
L'Italietta dell'hockey è stata così poco accorta da allontanare alcune atlete e, addirittura, perdere per strada due autentiche stelle come Nicol Bona e Federica Zandegiacomo.
C'era un Commissario Tecnico, Marco Dolce, privo di potere reale e infine 'giubilato' senza riguardo alla vigilia dei Giochi. Se l'ex C.T. è incavolato nero, ha tutta la mia solidarietà.
C'era la team leader, Rosy 'Giovanna d'Arco' Giordano, che ha presto dovuto rinunciare all'appellativo e rinfoderare la spada per il bene della Patria hockeystica.
C'era il medico, Francesca Franchi, capace di avvertire incrinature nella complessa struttura fatta di cervelli, muscoli e passioni interagenti, ma più dei consigli erano apprezzati i suoi cataplasmi.
Restano Markus 'Napoleone' Sparer ed i suoi vice, Ganz e Segatta. Sull'operato dei nostri tecnici ho già raccontato quanto visto dalla tribuna nei commenti agli incontri. Roberto Ganz e Angelo Segatta non hanno saputo o voluto interferire. Al coach, ricordandogli che esercita una professione esposta alle critiche e che io esercito il mio diritto di critica, riconosco il grande merito di avere creduto nelle possibilità della squadra e di essersi sacrificato per l'avventura olimpica; sono, invece, in disaccordo con lui per:
a) l'impostazione della squadra;
b) le scelte tattiche;
c) la gestione di alcune atlete.
Il primo errore fondamentale è stato affidare la nazionale ad un allenatore di club. Sparer ha semplicemente spostato in azzurro le 'sue' Eagles conservandone pregi e difetti. Nessun tentativo è stato fatto per integrare all'impianto originario, che nessuno contesta, le qualità delle atlete di altra provenienza. Se 'marciavano' le bolzanine la nazionale giocava bene, altrimenti no. Il fatto che dal 2000 Agordo e Bolzano si siano equamente suddivise gli scudetti non ha avuto, evidentemente, alcun rilievo per il mister; è come se gli scudetti dell'Agordo fossero dovuti al caso e non alla bravura dei suoi tecnici e delle sue atlete. Il selezionatore s'è in sostanza limitato a coprire i 'buchi' creati dalla mancata convocazione di alcune Eagles, ha provato mille formazioni smembrando continuamente linee di attacco e di difesa e per anni è andato avanti con questo trastullo; in origine potevano esserci problemi di selezione, ma ai Giochi, dove sette squadre su otto sono scese in pista a linee bloccate, l'unica con due terzi di squadra 'campati in aria' era l'Italia!
Si sapeva dal giorno in cui è stata decisa la partecipazione che la nostra nazionale avrebbe dovuto difendersi molto e attaccare di rado, lo dicevano le graduatorie mondiali, allora bisognava imparare a difendersi; su questo versante non ho visto alcun miglioramento, nessuna prevista collaborazione delle attaccanti, nessun richiamo, nessuna 'specializzazione' per qualche atleta da votare al sacrificio. Obietto anche sui tour de force imposti (inutilmente) alle migliori, sulla gestione dei power play, sul 'marmoreo' atteggiamento della panchina quando sarebbero servite critiche o incoraggiamenti. Se non ricordate i particolari, provate a leggere i
resoconti delle partite.
Ciò che Sparer non avrebbe avuto il diritto di fare è 'sciupare' Sabina Florian. Due erano le nostre 'giarrettiere rosa' che, per pattinaggio, tecnica di base e temperamento, avrebbero potuto trovare posto in qualsiasi formazione olimpica: Leitner e Florian. "Cin cin" l'hanno messa a fare il galoppino! Chiunque avrebbe rivoluzionato ruoli e schemi per avvalersi delle sue doti, per evidenziarle, ma con Sabina ciò non succede nemmeno nella sua squadra di club, le Eagles guarda caso. Un crimine. Lei ha segnato il primo gol dell'Italia, ha sfacchinato per meritarsi un'olimpica sufficienza, ma se ci accontentiamo di un 'sufficiente' a 'Cin cin' siamo tutti rincoglioniti.
A De La Forest avevo affibbiato un soprannome ('The dancer') che raccontava della sua propensione a giocare danzando; fantasiosa, imprevedibile, sicura sotto porta, in continua evoluzione seguendo i ritmi dello sviluppo fisico, Anna pattinava beata verso l'Olimpiade di casa. Poi, nell'ultimo anno, i troppi allenatori di club, l'impatto con l'ottusa gestione della nazionale e, di colpo, il mondo fatato si dissolve. La ballerina si angoscia, si affligge, perde tranquillità, certezze, sicurezza, e diventa... un 'soldatino'. Si riprenderà.
L'egemonia napoleonica è durata sette anni. Sette anni durante i quali, all'evidente progresso delle singole atlete non è seguita una pari evoluzione nel gioco collettivo. La mia censura va, a questo punto, a chi ha consentito a Sparer di governare la nazionale come un monarca assoluto e, soprattutto, ha affrontato con superficialità l'insorgere di questioni non risolvibili dall'allenatore come, nel caso delle Olimpiadi, i rapporti con le atlete e la loro tutela nei confronti di se stesse, delle società d'appartenenza e dei datori di lavoro.
"Nen tut lòn ch'a pend a casca", non tutto ciò che pende è destinato a cadere, dicono nel capoluogo piemontese. La citazione, in omaggio a Torino che si è superata nell'accoglienza alle ragazze dell'hockey, me l'ha regalata un 'italtifoso', con bandiera tricolore e nipotina, al termine del disperante e conclusivo Italia-Svizzera; lui sventolava la bandiera nonostante le svizzerotte ci avessero ridotti a groviera, lei sognava i Giochi del 2014: "...giocherò in attacco, sarò vecchia come Vale Bettarini, e saremo fortissime".
Non conosco il nome della mini-tifosa, sono però sicura che il suo sogno meriterebbe qualche chances in più di quelle offerte dall'attuale situazione nonostante la battuta indulgente del nonno!
Torino 2006 ha acceso i riflettori sull'hockey femminile e tutta quella luce può dare risalto, ma anche accecare. In altre parole, le nostre 'giarrettiere rosa' possono avere intrapreso un lungo cammino oppure sparire pur avendo ora molti estimatori in più. A decidere saranno le iniziative, i progetti, le azioni future di atlete, dirigenti federali e di società; discuterne richiederà l'analisi del passato e buona volontà da parte di tutti. Se ne riparlerà.
Chi, in questi anni, ha frequentato il sito (e chi ha letto "Le giarrettiere rosa") è stato parte integrante e non secondaria di un'intenzione: divulgare l'hockey femminile. Se l'intenzione non ha risposto alle esigenze dell'ambiente, ringrazio i collaboratori (veri e immaginari) e chiudo; in caso contrario, cioè se il 'cuore' della federazione batterà almeno un po' per l'altra metà del cielo, l'obiettivo è già fissato: mantenere il nuovo ranking e qualificarsi per Vancouver 2010.
In chiusura, un pensiero grato ad Alfio Tuzzi, scomparso ad inizio mese; l'ex arbitro e coordinatore del centro tecnico federale di Bressanone anticipò i tempi organizzando per l'hockey femminile, negli anni '90, i primi raduni della futura squadra nazionale.
Aggiungo un omaggio a Karl Linter, neo eletto ai vertici dell'hockey nazionale e un ringraziamento a Franz Sinn che, ricordando l'anno trascorso come vicepresidente di settore, ha annunciato il ritiro della sua candidatura dicendo: "... In eredità al mio successore lascio una nazionale maschile che ha raggiunto un'incredibile salvezza in Gruppo A, una nazionale femminile in forte crescita sull`onda delle Olimpiadi, e un settore giovanile capace di esprimere una Under 20 classificatasi terza ai Mondiali di Prima Divisione, e una Under 18 che è immediatamente risalita dalla Seconda. Questa è la base su cui il mio successore dovrà lavorare per costruire il futuro dell'hockey italiano".
Archivio l'Olimpiade ricordando a Linter, ai suoi nuovi collaboratori e alle future azzurre, che i loro successi saranno sempre 'figli' delle venti splendide nostre rappresentanti a Torino 2006.

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