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(I
cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le
giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro
Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre
2005)
Da
"Le giarrettiere rosa/The pink garters"
"Nei
romanzi d'appendice della mia giovinezza c'erano
sempre delle figlie illegittime, erano il 'frutto
del peccato', la prova vivente del sopruso dei
padroni nei confronti delle serve, della prepotenza
dei maschi, della debolezza delle donne, dei
tradimenti. Le hocheiste italiane sono figlie
illegittime di un Paese che, nello sport, è
abituato ad avere più di quel che
merita".
Con questa sentenza, Isobel chiudeva l'ultima
pagina del lavoro di ricerca, di Saint Peter e mio,
sull'hockey femminile di casa nostra. Eravamo a
cena, al "Croce Bianca" di Asiago, durante i
Mondiali di II divisione; accanto a noi il folto
gruppo di arbitri della manifestazione (tutte
splendide e vivaci ragazze più Renato
Tortelli, il loro mentore) ripercorreva, in
teatrale play-back, il giorno di riposo passato a
Venezia. L'Italia viaggiava ancora sicura in testa
alla classifica e, forse, la stoccata della nostra
compagna d'avventure marcava la completa ignoranza
dei media sul momento felice delle ragazze.
Hockey
home Cenni
storici
Campionati in Italia
Storie
di figlie illegittime
L'abitudine
ad essere considerate figlie illegittime appartiene
alla storia degli sport femminili. Prima
sottovalutate e poi blandite, le donne sportive
sono comunque riuscite a rubare, in più di
una occasione, il primo piano ai maschietti in
discipline come l'atletica, la pallanuoto, il
tennis, la pallavolo. Nell'hockey si ricerca vivo o
morto chi, subdolamente sedotto, ha permesso alle
ragazze d'invadere panchine e spogliatoi, antri
riservati, dicono, ai riti virili.
Risale al 3 febbraio 1972 la prima notizia di donne
intente a giocare ad hockey in Italia. Nient'altro
che una sagra paesana, una sfida tra nubili e
ammogliate sul lago di Alleghe, e tutte indossavano
pattini da artistico. Tra di loro, Flavia Rudatis,
che come dirigente, avrebbe poi contribuito a molti
degli scudetti dell'Agordo, ed Enrichetta
D'Imperio, futura moglie di uno dei più
forti hocheisti italiani di sempre, Renato De
Toni.
Per uscire dal clima delle sagre si dovrà
aspettare una dozzina d'anni; solo sul finire del
1984 l'hockey femminile italiano nascerà, in
stretta contemporaneità, in Lombardia e in
Veneto.
Bruce Springsteen cantava allora "Born in the USA"
e Madonna arrivava al successo con "Like A Virgin".
Sembrano queste delle notizie inutili, ma solo
ripercorrendo alcune possibili memorie personali si
ha una dimensione reale del tempo trascorso.
È allora il caso di aggiungere che in campo
letterario teneva banco Milan Kundera con
"L'insostenibile leggerezza dell'essere" e, al
cinema, si andava a vedere "C'era una volta in
America" di Sergio Leone o "Passaggio in India"
dell'inglese Lean.
A Como, tra le fondatrici, c'era l'attuale (2005)
team leader della nazionale italiana femminile,
Rosy Giordano: "Ho iniziato nel lontano 84/85 come
giocatrice e dirigente fac totum, non ero
più giovanissima, ma credevo, come credo
ancora, nelle potenzialità di questo
stupendo sport". Insieme a "Giovanna d'Arco" (il
nickname attribuito da Isobel a Rosy) c'era
già Angelica Micheli, futuro difensore della
nazionale nella quale giocherà fino al 2000;
Angelica mi ha rivelato: "L'amata squadra, per me,
è sempre stata il Como; una squadra della
quale sono stata a lungo il capitano e per la quale
ho dato sempre il massimo. Le trasferte lunghe e i
tempi in spogliatoio con le mie compagne hanno
creato amicizie profonde e incancellabili".
Anche ad Agordo, come riferisce Roberto Schenot, e
sempre nella stagione 84/85, si era creata attorno
all'intraprendente Fabienne Zasso un primo gruppo
di atlete capace di coinvolgere altre realtà
vicine (Cencenighe, Falcade).
Tra le realtà citate da Schenot, non c'era
Alleghe, lontana poco più di venti
chilometri, eppure Flavia Rudatis ha raccontato a
Saint Peter: "Fin da quando ero piccola ho sempre
pattinato con le amiche prima sul lago e poi allo
stadio, inoltre avevamo una grande passione nel
seguire le squadre maschili e i loro
campionati, così è stato naturale,
per divertirci, provare a formare un gruppo
coinvolgendo le mogli dei giocatori
canadesi. Ci allenavamo un paio di volte a
settimana e dovevamo giocare tra di noi
perchè non eravamo a conoscenza di altre
squadre femminili in Italia". Difficile, come si
può vedere, stabilire chi ha veramente
incominciato.
I primi incontri ufficiali furono disputati nella
stagione 1985/86, ma senza la benedizione di
'mamma' FISG; in Veneto l'attività delle
ragazze iniziò con la disputa di campionati
provinciali tra squadre tutte del bellunese e
Agordo s'impose nel torneo d'esordio.
L'ufficialità arrivò più tardi
in Lombardia dove, al Como, si aggiunse il Varese
(supportato dalla moglie del giocatore
italo-canadese Mike Mastrullo e da Marco Dolce,
l'attuale C.T. delle azzurre. In un secondo tempo
anche il Milano ('89) appoggiato dal consigliere
federale Pennisi, e Bergamo entrarono nel gruppo
per disputare amichevoli e campionati zonali sotto
l'egida della U.I.S.P. (Unione Italiana Sport
Popolari).
Hockey
home Cenni
storici
Campionati in Italia
Il
riconoscimento della
paternità
Le
figlie illegittime, soprattutto se intraprendenti e
conosciute in piazza, possono creare situazioni
imbarazzanti; quando poi, queste figlie,
raggiungono l'età per andare a scuola,
è tempo di assumersi qualche
responsabilità. Questo deve avere pensato
Luciano Rimoldi, cortinese, presidente della FISG
in quegli anni, mentre le donne hocheiste
festeggiavano il loro sesto compleanno nonostante
la parentela maschile gridasse allo scandalo.
Così il presidente firmò l'atto di
riconoscimento e istituì il primo campionato
nazionale nell'autunno del 1990.
"Viva le donne e via le gonne" fu l'azzeccato
saluto di Mirko Mezzacasa, voce di "Radio
Più" e provetto divulgatore del verbo
hocheistico agordino, che, per una volta,
tradì la radio per scrivere: "Finalmente
l'hockey su ghiaccio ha aperto anche alle donne. O
meglio: le donne si sono fatte aprire le
porte".
Per il neonato campionato tricolore si fecero
avanti otto squadre che furono divise in due
raggruppamenti: Agordo, Alleghe, Cencenighe e
Feltre nel girone orientale, Bergamo, Como, Milano
e Varese in quello occidentale; previste semifinali
incrociate tra le prime due di ogni girone e finali
in partita unica.
Per le finali del 16/17 marzo 1991, al "Bosco drio
le rive" approdarono: le padrone di casa del Feltre
allenate da Maurizio David, neo campionesse
regionali, l'Alleghe, il Como ed il Varese; si
giocavano tre tempi di 15 minuti. Como
riuscì ad opporsi alle favorite alleghesi
per due tempi, poi cedette per 6-1; nell'altra
semifinale Feltre rispettò il pronostico
battendo per 5-1 Varese.
Finalissima tutta veneta, dunque, per il primo
scudetto. La stagione era stata dominata
dall'Alleghe di Giorgio Tigliani che però
aveva perso ai rigori contro il Feltre, il titolo
del Veneto; alla finestra l'Agordo di Mauro Riva e
Angelo Ramazzina, escluso proprio dal Feltre in tre
drammatiche partite terminate 3-3, 0-0 e 2-1 per le
ragazze della pianura. Nella finale per il terzo
posto s'impose Como (3-0) che già nella
stagione regolare aveva dimostrato la sua
superiorità nei confronti delle varesine. La
gara per il titolo tricolore fu diretta da una
delle migliori coppie arbitrali del periodo, quella
dei cortinesi Savaris e Tortelli. L'equilibrio in
pista durò a lungo, ma a Monica Scussel
riuscì il contropiede buono per battere
Tania Vergerio (1-0 il risultato finale) e
permettere alla capitana dell'Alleghe, Monica
Carlin, di ritirare dalle mani di Nilo Riva il
trofeo destinato alle vincitrici.
Il Feltre di Stefania Comel, Patrizia Zasio e Maura
Zatta, già vincitore del campionato
regionale, conquistò quell'anno anche il
I° Trofeo "Eliana De Zordo", ma il "tricolore"
mancato d'un soffio sarà per le feltrine una
sorta di viatico al titolo di "eterne seconde".
Nelle cinque stagioni che seguirono le hocheiste
imposero la loro presenza, ma impararono presto che
sopravvivere era un'arte, specialmente negli oscuri
meandri dell'hockey italico dai bilanci gonfiati di
quel periodo.
Il ciclo veneto, cominciato con la vittoria delle
"civette" di Alleghe, nel '91, vide Agordo
aggiudicarsi, in rapida successione, ben tre
scudetti ('92, '93, '94) sempre con Feltre al posto
d'onore. Le agordine potevano contare già
allora su un promettente vivaio giovanile (esordio
di Manuela Friz nel '95) curato da Gino Riva e, in
attacco, sulle doti non comuni delle sorelle Xaiz,
Manuela e Monica, nonchè sulla capitana
azzurra Stefania Zasso. Manuela Xaiz, giocatrice
estrosa e con un gran "fiuto" del gol, collezionava
titoli di capocannoniere e dominava la scena con la
forza dei suoi 18 anni; forse fu proprio Manuela
con il suo invidiabile talento a segnare il
passaggio all'età adulta dell'hockey
femminile.
Alleghe tornò in vetta nel '95 e fu ancora
Monica Scussel a cucire lo scudetto sulle maglie
delle "civette" con una rete nell'over time della
terza gara di finale contro Agordo. Per arrivare al
bis, questa volta sotto la guida di Orazio Balcon,
fu però necessario aggiungere alla
concretezza della Scussel, due reti decisive per
due scudetti, la bravura difensiva di Eleonora
Fornaro, del portiere Nadia Callegari,
dell'attaccante Giorgia De Toni e di tutte le
ragazze che fecero parte di quella formidabile
squadra.
Il secondo titolo, vinto con pieno merito ("Erano
le più forti", dichiarerà a Saint
Peter Manuela Xaiz), fu però l'ultimo
faceoff vincente dell'Alleghe che nella stagione
successiva finirà fuori dalla fase finale
per poi, addirittura, sciogliersi
definitivamente.
La stagione 94/95 passò alle cronache anche
per le polemiche suscitate dall'incidente occorso a
Marta Fornaro, sorella minore di Eleonora, durante
uno sfortunato (e mal diretto) Bolzano-Alleghe. La
Fornaro subì una carica alla balaustra e fu
ricoverata in ospedale per sospette lesioni alla
colonna vertebrale. Per fortuna la diagnosi dei
medici smentì la gravità
dell'infortunio, ma le discussioni sul regolamento
e sulla sua interpretazione continuarono a lungo
tra le opposte dirigenze. A dimostrazione della
scarsa utilità delle controversie, Evi
Alessandrini del Bolzano, subì la stessa
sorte di Marta, un mese e mezzo più tardi,
in una partita contro il Como.
Un parere sulle contese di questo tipo l'ha carpito
di recente Saint Peter a Renato Tortelli: "Il
problema era, e in alcuni casi è ancora, la
non conoscenza del regolamento da parte delle
atlete e le interpretazioni discordanti degli
arbitri dovute alla loro scarsa abitudine a
dirigere incontri femminili".
Intanto il panorama alle spalle delle più
forti era mutato: nel 1991/92 rinunciò
Bergamo, contrario al campionato unico, ed
esordirono con sole amichevoli Auronzo, Belluno e
Bolzano. L'anno successivo Belluno (con il nome di
Valbelluna e Ramazzina alla guida) e Bolzano (le
Eagles allenate da Renato Castioni) esordirono
nella serie A che, grazie alla fugace apparizione
del Bormio in sostituzione del defunto Varese,
poté contare su otto partecipanti.
L'ingresso delle Eagles e la conseguente apertura
all'hockey femminile dell'Alto Adige, fu basilare
per il futuro della disciplina perché
completò uno scacchiere hocheisticamente
monco. Con le Eagles entrarono nell'hockey delle
donne la pragmaticità altoatesina, un
briciolo di forza in più nei rapporti con la
federazione e l'alternativa allo strapotere del
bellunese. Nel 93/94 Brunico sostituì Bormio
e, nonostante le rapide sparizioni di alcune
società, il campionato trovò una
formula stabile sicuro indice di maturità
del settore.
A Brunico esordì Waltraud Kaser, Wally per
gli amici, destinata ad emigrare sotto la bandiera
delle Eagles ed a diventare uno dei punti di forza
delle nostre "giarrettiere rosa".
Con Bolzano in funzione di calamita, anche l'altro
punto di forza dell'hockey locale, il Merano del
presidente Brunner, espresse la sua prima hockeista
accasandola sotto l'ala protettrice di Pircher: si
trattava nientemeno che della figlia di Brunner,
Patrizia, che su un giornale locale raccontò
a Tiziana Campagnoli: "La mia è una storia
strana, (
) quando avevo tredici anni (era il
1988 e lei praticava la velocità su
ghiaccio), mio padre mi fece firmare il tesserino
di affiliazione per l'hockey dicendomi che avrei
partecipato agli allenamenti con i ragazzi della
squadra. (
) Un giorno l'allenatore mi fece
entrare in campo durante una vera partita. Non so
come, riuscii a fare un assist a mio fratello
Markus che segnò una rete. Come autrice di
assist, il mio nome arrivò alla federazione
che intimò alla squadra di non utilizzarmi
più. Delusa, ritornai alla velocità
fino all'anno scorso quando il Bolzano mi
chiamò per giocare".
A fare da apripista per Patrizia Brunner fu Evelyn
Bazzanella, l'attuale capitana della nazionale che
già faceva parte, appena quindicenne, del
nucleo originario delle "aquile" bolzanine:
"Eravamo delle entusiaste disposte a tutto pur di
giocare. Adesso rido un po' di quella Evelyn
monotematica: raccoglievo gli articoli che
parlavano di noi, arrivavo a segnarmi tutto, dai
risultati alle impressioni sui raduni e sulle nuove
amicizie
"
Alla Evelyn monotematica, Saint Peter deve la
maggior parte delle annotazioni che ha potuto
raccogliere sui primi anni delle "giarrettiere
rosa". Il sant'uomo si commosse quando la capitana
gli affidò il suo archivio personale e
l'emozione era più per la fiducia
accordatagli che per il colpo di fortuna: "È
stato come ricevere l'autorizzazione a curiosare
nei suoi affari intimi", confesserà
più tardi nascondendo con nobiltà
d'animo i messaggi personali recuperati. Tra le
cose che Saint Peter ci permise di vedere c'era
l'invito di Gino Pasqualotto e Martin Pavlu alla
"Festa di Natale" del 1992. "Caro compagno di
squadra
", così cominciava la lettera e
Isobel commentò: "Ad una ragazzotta
hockeista, ma vi rendete conto del significato?
Ecco finalmente una squadra di maschi non
maschilisti!"
Hockey
home Cenni
storici
Campionati in Italia
Una
giovinezza promettente
Quella
di Isobel era un'illusione perché né
Bolzano, né Alleghe parleranno mai delle
ragazze sui siti ufficiali delle società,
cosa che farà invece Merano ma lì,
forse attraverso Patrizia Brunner, le credenziali
arrivavano da troppo in alto per fare finta di
niente.
"Parenti serpenti" a parte, nella seconda
metà degli anni '90 l'hockey delle donne
potè contare stabilmente su sei squadre di
buona caratura tecnica. Le altre realtà,
quelle al di fuori di questo olimpo, furono di
volta in volta rappresentative delle
potenzialità del movimento, del suo
autolesionismo feroce o, come sostiene Isobel:
"Dell'inesauribile serbatoio di risorse e sorprese
che sono le donne".
Agordo tornò in vetta nel '96, ma soltanto
grazie a gare di play off perfette, perché
nella stagione regolare, Le Eagles Bolzano avevano
già avanzato la loro candidatura a "squadra
guida" terminando in testa alla classifica. Tra le
"aquile", allenate da Roberto Bazzanella e Ladislav
Stefanicak, brillavano Luana Frasnelli, portiere
oramai affermato, Patrizia Brunner e Cristina
Pilloni in difesa, mentre in attacco erano Evelyn
Bazzanella, Karin Bianchini e Valeria Molin Pradel
a dare le maggiori garanzie.
Su "Alto Adige" e "Dolomiten" aumentò lo
spazio dedicato alla squadra emergente e, in
un'intervista di Massimiliano Bona ad inizio
dicembre, la Frasnelli dichiarò: "Dopo la
prima vittoria eravamo state fortunate, dopo la
seconda si diceva che avevamo incontrato avversarie
deboli, ma dopo la terza erano praticamente finite
le scuse. Ora desidero che si dica che siamo in
testa per il nostro valore".
In quella stessa stagione, altri due portieri
meritarono gli onori della cronaca: Tania Zasso,
agordina, già convocata in nazionale, e la
vietnamita naturalizzata Lam Kim N'Goc.
Quest'ultima, conosciuta da tutti come "Nao", dopo
le dispute dell'anno precedente riguardanti
l'interpretazione del regolamento sugli stranieri,
aveva ottenuto il passaporto italiano in tempo per
consentire al Valbelluna, allenato da Angelo
Ramazzina e già forte di un'accoppiata
favolosa (Sabrina Viel e Barbara Da Rold), il salto
di qualità.
Le attenzioni maggiori, tuttavia, se le
meritò l'attacco "bomba" dell'Agordo di Gino
Riva che nei 21 incontri di campionato mise a segno
132 reti. Più dei 2/3 di questi gol furono
realizzati dalle "magiche" sorelle Xaiz: Manuela,
52 gol e Monica, 32. "Eravamo come il giorno e la
notte, &emdash; raccontò a Saint Peter
Manuela &emdash; io giocavo ala destra, ero
determinata senza essere fallosa, ed entusiasta
perché giocare mi divertiva; Monica,
più giovane di me di tre anni, era un gran
bel centro, ma non giocava sempre nella mia linea
visto che al centro con me c'era Stefania Zasso;
mia sorella era un'anima tormentata, un'impulsiva,
per questo era la più bersagliata dagli
arbitri".
La stagione 95/96 fu anche la prima a registrare
importanti movimenti di giocatrici, sia per cambi
di maglia, sia per alcuni significativi abbandoni.
La rinuncia di Brunico portò a Bolzano Wally
Kaser, Priska Beikirker, Evi Ertl e Daniela
Niederkofler, mentre il riassesto del Milano
(divenato Yellow Team e sempre con Franco Viale
alla guida) convogliò verso Como Michela
Canclini, Sara Zanoli, Michela Vincenzi e Barbara
Gritti. Per l'abbandono dell'attività di
alcune atlete di valore si trovarono invece in
difficoltà l'Alleghe, che perse in un solo
colpo Monica Carlin, Nadia Callegari e Catia De
Toni, ed il Feltre del nuovo presidente Comel, che
dovette rinunciare a Barbara e Patrizia Zasio,
Tania Vergerio, Maura Zatta e Marisa Gazzi
sostituite dalle giovani dell'Auronzo. Da
sottolineare anche la prima "panchina" al
femminile: l'Halloween Como, dopo la rinuncia di
Marco Dolce, affidò a Paola Broz il duplice
incarico di coach e giocatrice.
In un'annata così ricca di novità non
poteva passare sotto silenzio l'amore per l'hockey
di Isolde Kostner: "Se non avessi praticato lo sci,
mi sarei dedicata anima e corpo all'hockey". La
campionessa gardenese non giocherà mai in
campionato (un eventuale infortunio di "Isi"
avrebbe scatenato la guerra tra la federazione
degli sport invernali e quella del ghiaccio), ma la
sua foto con la maglia bianco-azzurra delle neonate
Gardena Girls comparve a più riprese su
"Alto Adige" e "Dolomiten". Le Girls di Ortisei,
pur dovendo fare a meno di "Isi" e con i guai
comuni a tutte le squadre esordienti, riuscirono a
mettere in mostra un'altra Kostner, Romea.
Il torneo non fu avaro di sorprese: le Eagles
terminarono in testa con 11 vittorie, 2 pareggi ed
una sola sconfitta, Belluno sfiorò la finale
mettendo paura all'Agordo, Alleghe si giocò
la stagione nei quarti contro un Feltre in grado di
proporre, oltre al giovane portiere Giada Bassani,
l'eccellente Consuelo Spada. In finale arrivarono
Bolzano e Agordo e, nonostante le strigliate di
Mirko Mezzacasa, che rimproverò alle
agordine un gioco troppo individualistico, la
squadra del presidente Silvano Brancaleone s'impose
in due sole partite. Grandi le "magiche" Xaiz, le
due Zasso, le giovani Elena Bustreo, e Federica
Riva, ma a meritare l'unanimità dei consensi
fu Nadia De Nardin definita dal dirigente bolzanino
Loris Molin Pradel: "
l'elemento più
incisivo dell'Agordo ed il terzino più forte
del campionato".
Al poker delle gialloblù di Agordo
seguì l'ininterrotta quaterna delle Eagles
Bolzano; una serie, quella delle "aquile",
difficile da prevedere dopo la rinuncia
dell'Alleghe ed il passaggio alle campionesse in
carica di atlete esperte come Giorgia De Toni,
Alessia Pollazzon, Antonella De Nardin e Marzia
Fontana. "Finalmente si giocherà a tre
linee, sono proprio contenta" fu il commento di
Manuela Xaiz, ma Bolzano, già abituato ad
utilizzare un roster completo, esibì altri
due assi insospettati: Maria Michaela Leitner ed il
nuovo coach Markus Sparer.
Di Sparer si parla anche altrove, qui è
almeno il caso di accennare ad una sua dote
innegabile: avere una natura vincente (che poi si
complichi la vita per fare "Napoleone" è
un'altra faccenda).
Diverso il discorso sulla Leitner, scesa da Stilves
"a miracol mostrare". Nessuno, tranne evidentemente
i dirigenti delle Eagles, conosceva Maria Michaela,
ma quando cominciò a volteggiare sul
ghiaccio del Palaonda fu subito evidente che si
trattava di un crack: pattinaggio da favola,
velocità sorprendente, ottimo controllo del
disco, una determinazione rara; tutto ciò in
un soldo di cacio con le treccine bionde e, alle
spalle, appena quattordici anni di vita. Per il
quindicesimo compleanno (30 dicembre, lei
giocò il 29 contro l'Ambrosiana) le
regalarono un nickname che si porta ancora dietro:
"Inkubo22". Isobel commenterà così il
soprannome: "Quando l'ho vista giocare per la prima
volta, Maria Michaela indossava la maglia numero 10
della nazionale e non mi spiegavo quel 22; capivo
invece benissimo come la Leitner potesse generare
incubi (anche senza kappa) tra le file avversarie.
Subito "Inkubo22" (il numero portato con le Eagles)
non mi piaceva, però parlo del soprannome,
perché, del gioco di Maria
non si
può che essere innamorati".
Negli sport di squadra non è mai un
allenatore o un singolo atleta a vincere lo
scudetto; dunque, onore alle altre "aquilotte"
già note e anche alla buona stagione di
Astrid Menghin e Patrizia Giusti, ma dalla Leitner
arrivò quel pizzico in più necessario
a sconfiggere lo squadrone agordino.
Ottimi interpreti furono ancora una volta
Valbelluna, poi terzo, e Feltre, capace di portare
Bolzano allo spareggio in semifinale. Alle loro
spalle il Como riuscì a mantenere la
supremazia sull'Ambrosiana (ancora una nuova sigla
per Milano con Roberta Piatti, Antonella Bressan,
Rebecca Fiorese e Daniela Villa a soffiare
sull'esile fiammella dell'hockey meneghino);
qualche buon risultato lo ottennero anche le
Gardena Girls, mentre l'esordio delle veronesi del
Falchi Bosco (Boscochiesanuova) fu un calvario.
Centrato l'obiettivo del primo tricolore, le Eagles
Bolzano non concessero più nulla alle
avversarie. Nella stagione successiva, 97/98, le
Eagles vinsero 23 dei 24 incontri disputati
consentendo soltanto all'Agordo un'impennata
d'orgoglio (5-4). C'è da dire che, alla
corte di Sparer, arrivò il secondo
consecutivo crack spuntato sulle numerose piste
altoatesine, un'altra perla rara: Sabina "Cin cin"
Florian, classe '83, da Caldaro, la ragazza
champagne che fece innamorare Isobel. Sul fronte
opposto, il ritiro di Stefania Zasso fu compensato
dalla completa maturazione di Federica Riva alla
quale si aggiunse il "gioiellino" Heidi Caldart,
anche lei del 1983, cresciuta in casa e dotata di
una tecnica all'altezza di "Cin cin" e "Inkubo22".
Il responso delle finali fu però perentorio:
doppio 4-0 per le "aquile".
Valbelluna, si dimostrò ancora pericoloso,
ma il suo potenziale limitato (pochi cambi per dare
respiro a Sabrina Viel, Barbara Da Rold e Barbara
Croce) lo condannò alla lotta per la terza
piazza contro Ortisei (le Girls gardenesi avevano
trovato in Monica Lorenz il portiere capace di
condurle alle finali). Per le posizioni restanti la
spuntò Como arretrando Sonia Cappato a
guardia della porta e Feltre, nonostante i rientri
di Zasio e Gazzi, toccò il suo punto
più basso facendosi superare dalle milanesi.
In coda sempre il Falchi Bosco, però con
dignità ed una discreta Elisa Scandola.
Sempre nel 97/98, esordì l'hockey femminile
piemontese con la prima amichevole del Valpellice
Girls. Agordo, Bolzano e Como, le società
"guida" dell'hockey femminile nei rispettivi
ambiti, si fecero promotrici di un'iniziativa che
avrebbe meritato attenzioni e sostegno dalla FISG:
il campionato "under 15", una sorta di selezione
zonale delle migliori giovani. Il torneo si svolse
in tre giornate organizzate da ciascuna
partecipante, vinse l'Agordo allenato dal "mago"
delle giovanili Gino Riva, e nella lista delle
vincitrici c'erano otto future azzurre.
"Scudetto numero tre per le "Aquile" di Bolzano che
oramai sembrano affrontare il campionato come una
formalità senza mai sedersi sugli allori",
scrisse Marco Depaoli a fine stagione 98/99 su "Top
Hockey", il periodico di riferimento per l'hockey
italiano. Il commento era una perfetta sintesi
d'una stagione nella quale il solo Belluno, in
finale, poteva dire d'avere avvicinato le Eagles.
Privo di Giorgia De Toni e Manuela Xaiz ("Avevo
bisogno di stimoli nuovi, mi dedicai al calcio".),
Agordo "rubò" (qualcuno sospettò
Belluno d'avere favorito le "cugine") la terza
piazza all'Halloween Como rinforzato dai resti
della disciolta Ambrosiana. Per quello stesso
piazzamento le Gardena Girls fecero karakiri
perdendo a sorpresa con l'agonizzante Feltre,
penultimo, davanti al solo Falchi Bosco, e con la
peggiore difesa del campionato. Intanto le altre
Girls, quelle del Valpellice, completavano la
preparazione dichiarandosi pronte ad entrare in
lizza insieme a Merano, Egna e Vipiteno.
Per mitigare l'impatto delle nuove realtà,
il campionato 1999/00 si giocò con cinque
squadre in A e cinque in B. Bolzano completò
il suo filotto (l'era di "Inkubo22") esibendo la
terza "perla", la brissinese Nicol Bona, classe
'86, geniale e fantasiosa. L'Agordo tornò ad
un'incollatura grazie all'inserimento di Francesca
De Zaiacomo e di tre gioielli d'importazione: Linda
De Rocco, Silvia Toffano e Federica Zandegiacomo.
Il Belluno, l'Halloween Como e la mista tra Fassa e
Gardena seguirono a distanza. In B giocarono: la
formazione B delle Eagles, il Valpellice/Pinerolo,
le Crocodiles Merano, la B del Como, il Vipiteno e
l'Egna, classificatesi nell'ordine. Le prime tre
della B disputarono poi la Coppa Italia con
l'ultima della A, il Fassa/Gardena che si
aggiudicò il trofeo davati al
Valpellice/Pinerolo.
Hockey
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storici
Campionati in Italia
Maturità
e fine dei sogni
"Dopo
un ciclo ne inizia un altro", pronosticò in
anticipo il presidente agordino Renato De Zaiacomo
e, per tre anni consecutivi, le "pinguine"
s'impegnarono per dargli ragione.
I tre titoli, molto diversi tra di loro, ruppero
l'egemonia delle Eagles di Christian Pircher che,
per la stagione 2000/01, si presentarono orfane di
Sparer (problemi di spogliatoio?), Bianchini,
Brunner, Frasnelli, e, soprattutto, Leitner.
"Inkubo22" era emigrata in Svizzera, al Lyss,
squadra di primo piano, alla ricerca di credito
internazionale. Quando da Agordo arrivò
l'annuncio del ritiro di Nadia De Nardin
(maternità), Tania Zasso e Manuela Xaiz,
Fabio Polloni, coach del Belluno, sperò
addirittura di potersi candidare per lo scudetto:
"Siamo competitivi, il problema è che
bisognerebbe sempre avere l'organico al completo
per tenere testa alle favorite".
Sei squadre si schierarono al via in A e quattro in
B; Agordo mise in porta Silvia Barduca, giovane del
disciolto Feltre, e fece il campionato in allegria
lasciando molta libertà alle sue giovani
bravissime attaccanti. Gino Riva, da sempre
innamorato del bel gioco, ricevette le prime
critiche e si giocò il posto, nonostante lo
scudetto, per questa sua visione naive dello sport
poi, in vista delle finali, richiamò Manuela
Xaiz. Bolzano, affidato a Herbert Strohmair,
dominò la stagione regolare con Michaela
Mair tra i pali ("il solo portiere italiano con una
statura adeguata" dirà Roberto Ganz,
allenatore in seconda della nazionale, a Saint
Peter) e un attacco "mitraglia", ma in finale si
arrese alla quarta partita (5-4, 2-3, 3-1, 3-2 la
serie per Agordo).
"Uno scudetto figlio di un grande carattere"
dichiarò Giulia Riva, diciannovenne alla sua
ultima stagione per motivi di studio; Manuela Xaiz
sul "Corriere delle Alpi": "Fare un gol di testa
nel pomeriggio giocando a calcio e alla sera
segnare la rete decisiva per il quinto scudetto
nell'hockey è davvero un sogno"; Nicola
Savaris, attrezzista dell'Agordo e tifoso
"storico": "Quattro anni senza tricolore erano
troppi ma questo mi ripaga, ora vado a
festeggiare".
Lam Kim N'Goc fu il migliore portiere e Belluno,
con il roster ormai ridotto ai minimi termini,
batté il Fassa Girls per il terzo posto.
Como e Valpellice furono le escluse dalle finali.
Sabina "Cin cin" Florian vinse la classifica a
punti, Heidi Caldart quella dei marcatori.
Il bis arrivò subito e con Milos Kupec in
panchina; la scomparsa del Belluno, sostituito
dalle Crocodiles Merano, rinforzò
enormemente Agordo per la stagione 01/02: Lam Kim
N'Goc, Sabrina Viel, le due Barbara, Da Rold e
Croce, trapiantate in provincia, valevano da sole
un pronostico. Qualche problema interno
consigliò a Silvia Toffano la richiesta di
passare al Fassa e, visto il rifiuto, Silvia rimase
a piedi per l'intera stagione.
A togliere ulteriore suspence alla lotta per il
titolo ci pensarono, tuttavia, le Eagles: in
semifinale, contro il Fassa di Marco Liberatore,
Bolzano schierò Nicol Bona in posizione
dubbia con il tesseramento e perse entrambe le gare
a tavolino. Il "fattaccio", come lo chiamano ancora
nel capoluogo atesino, fu innescato a gennaio
quando Nicol chiese di seguire la Leitner in
Svizzera. Pircher non se la sentì di negare
l'autorizzazione e "Piccolina", l'appellativo
affettuoso attribuito alla giocatrice dai suoi
tifosi, giocò per il Reinach sei partite che
portarono lo scudetto alla formazione elvetica.
Bolzano sbagliò nell'interpretare il
regolamento e poi nello schierare la giocatrice
senza chiedere lumi in federazione; Fassa fece
ricorso ed il tesserino svizzero della Bona
portò le Girls in finale.
In anteprima, Federica Zandegiacomo avvertì:
"Certo, siamo le favorite, non dobbiamo però
commettere l'errore di sottovalutarle". Vinse
Agordo a mani basse (7-1 e 3-0) nonostante la buona
prova di Romea Kostner, Kethy Brugnoli, Silvia
Avesani e Monica Lorenz. Categorico fu il commento
a fine partita di Manuela Friz, il capitano:
"L'amalgama perfetto con le ragazze di Belluno
poteva portare solo allo scudetto. Complimenti al
Fassa che s'è superato, ma avremmo
sicuramente battuto anche il Bolzano".
Deluse, le Eagles, pur avendo Florian e Kaser in
testa a tutte le classifiche, dovettero lottare con
l'Halloween Como, di Rebecca "Hermione" Fiorese
(Micheli e Giordano erano a mezzo servizio, Sara
Moralli ritirata), e accontentarsi di un terzo
posto conquistato allo spareggio. Dietro, l'ex
Valpellice, diventato All Stars Piemonte, con
Montanari, Carignano, Galliana, Gaydou e la
promettente sedicenne Chiara Costa come migliore
realizzatrice, sconfisse le Crocodiles Merano della
rientrante Brunner per la quinta piazza.
Nel 2002/03 successero alcuni fatti importanti:
comparve sulla scena hocheistica italiana Isobel,
esordì il primo arbitro donna, l'ex
giocatrice del Bolzano Helga Tschoerner, si sciolse
il Fassa e le ragazze confluirono nel Bressanone,
tornò Sparer alla guida delle Eagles;
indifferente, l'Agordo conquistò il suo
settimo scudetto.
Nelle partite del doppio girone di qualificazione
ci furono un paio di sorprese: Nicol Bona, profeta
in patria dopo l'abbandono della piazza bolzanina,
fece valere la legge dell'ex conducendo il
Bressanone alla vittoria sulle Eagles addirittura
al Palaonda (4-2); le All Stars si esaltarono sul
ghiaccio di Alleghe per battere (3-1) le
campionesse d'Italia. Le due "superpotenze" in
realtà non vacillarono mai, chiusero con
netto margine, stravinsero le semifinali e si
affrontarono per il titolo, come da copione.
Lì l'Agordo mise in luce il punto debole del
"vincente" Markus Sparer, scoperto più volte
in sofferenza nei fotofinish. In sole due gare (3-2
e 6-3) arrivò il terzo consecutivo centro
per le ragazze di Kupec (secondo personale), con
Linda De Rocco e Federica Zandegiacomo sugli scudi.
"Arrivare in cima è difficile e rimanerci lo
è di più, ma noi siamo squadra dentro
e fuori dal ghiaccio", fu il commento di Renato De
Zaiacomo.
Per gli altri piazzamenti l'Halloween, con le
emergenti Denise Gosetto, Silvia Sansonna e
Francesca Dolce, superò senza fatica un
Bressanone già in piena crisi appena pochi
mesi dopo la fondazione. l'All Stars Piemonte,
mancata d'un soffio la qualificazione alle finali,
dispose agevolmente del Merano (dove s'era accasata
Silvia Toffano) grazie alla compattezza della
squadra, alle parate di Debora Montanari, a "Sissi"
Carignano e allo sbocciare di Anna De La Forest, 14
anni e talento da vendere.
A questo punto Isobel, reduce dalla scelta
"controcorrente" di credere nel faceoff più
che alle manovre politiche, sbagliò per
presunzione, ma non lo ammetterà mai,
l'approccio all'All Stars Piemonte. Convinta che il
lavorare seriamente per una causa fosse sufficiente
per guadagnare credito, la mia "socia" si mise a
dare consigli su come puntare allo scudetto
sfruttando il bailamme olimpico: "Tre ritocchi non
impossibili da raggiungere", diceva in giro, "e tra
due anni si vince". Era indubbiamente il momento
giusto per provare a dare al Piemonte uno scudetto
nell'hockey e per pubblicizzare la disciplina in
vista dei Giochi, ma i più si chiesero chi
fosse quella lì e la società non
mostrò alcun interesse. Amen.
L'interesse a riprendere la leadership lo
dimostrò Pircher che mise insieme, per la
stagione 2003/04, la "Invincibile armata" composta
da mezza nazionale, Agordo oppose un rientro
rilevante, quello di "mamma" De Nardin; si
ritirò il Bressanone. Nelle qualificazioni
le Eagles Bolzano fecero sfracelli (132 reti
segnate, 17 subite). In semifinale Bolzano
superò facilmente Como (13-0 e 8-1) e Agordo
s'impose all'All Stars (2-0 e 5-2).
Bolzano avrebbe potuto vincere il titolo in due
partite dopo il primo 7-5, tranquillo più di
quanto dicano i numeri, ed il 2-0 con il quale
conduceva gara 2 a meno di sei minuti dal termine:
"
ci pensa Sabrina Viel (una bandiera per
l'agordino) a riaccendere il lumicino
concretizzando una perfetta manovra di Manuela Friz
e Linda De Rocco. Con il fiato sul collo le Eagles
perdono la calma, e, in inferiorità
numerica, quando cinquanta striminziti secondi di
gioco le separano dal titolo, beccano il gol del
pareggio dall'indiavolata Federica Zandegiacomo. Il
supplementare lascia il tempo che trova, poi Nadia
De Nardin regala alle compagne gara 3 in un
tripudio giallo-nero; dall'altra parte del campo
Bazzanella e compagne aquilotte sono annichilite
dalla prima sconfitta della stagione". Così
scrisse Isobel che, per gara 3, (4-0 in favore
delle Eagles) concluse: "L'apoteosi porta la firma
prestigiosa della Leitner, a tre minuti dal
termine, in solitaria: "Inkubo22" segna e sulla
panca dello schiacciasassi succede il
finimondo".
Alle spalle delle "superpotenze" l'All Stars vinse
un bronzo storico per il Piemonte hocheistico
superando, sempre in tre partite, un indomito
Halloween Como per 3-1, 0-3 e 2-0. Quinte, fuori
dalle finali, le Crocodiles Merano.
In primavera, Luca Rivoira, per anni coach delle
ragazze dell'All Stars Piemonte, presentò,
al corso per allenatori di IV grado europeo, il
primo saggio in lingua italiana con uno studio per
la preparazione delle ragazze; il progetto aveva
per titolo: "La specificità dell'allenamento
nell'hockey ghiaccio femminile. Analisi delle
motivazioni per la performance".
Un passo avanti nel riconoscimento che Isobel
definì: "Un'altra intromissione; quello
è il punto di vista maschile in un campo che
le donne devono imparare a gestire in prima
persona". Isobel sbagliò obiettivo
perché il lavoro di Rivoira, rompendo
consuetudini ataviche, inseriva nel mondo degli
allenatori di hockey una novità non di poco
conto: l'esigenza di studiare per le ragazze un
approccio specifico.
Pochi mesi più tardi, mentre i club
cercavano all'estero ciò che in Italia non
si trovava più (delle squadre con le quali
giocare), arrivò la notizia del ritiro del
Merano. Da parte dell'IIHF non mancarono le
iniziative come il raduno internazionale di
Vierumaki, in Finlandia, per le giovani hocheiste
nate negli anni '86, '87 e '88 (per l'Italia
parteciparono: Nicol Bona, Silvia Carignano, Anna
De La Forest e Linda De Rocco), o la nuova
Champions per squadre di club, ma l'hockey
femminile italico, ad un passo dalle Olimpiadi,
boccheggiava.
In autunno, su iniziativa dei club, partirono due
tornei interessanti: la EWHL, per squadre italiane,
austriache, ungheresi e slovene (Eagles Bolzano e
Agordo per noi), e la Coppa delle Alpi Occidentali,
limitata a All Stars Piemonte, Halloween Como,
Grenoble e Val Vanoise/Chamonix. L'Elite fu
appannaggio delle Sabres di Vienna (terzo Agordo,
tornato ad Angelo Ramazzina, quarte le Eagles); la
CAO andò alle francesi del Grenoble davanti
all'All Stars e al Como. Bolzano partecipò
anche al turno eliminatorio della Champions, ma,
pur ricevendo i resti del disciolto Merano, le
Eagles, prive di Sabina Florian e Claudia
Negrisolo, accasate in Germania, e di Nicol Bona,
in crisi di rigetto hocheistico, furono subito
eliminate.
Il campionato 2004/05, schiacciato tra le Coppe ed
i Mondiali, perse per la prima volta le finali e, a
gennaio, dopo le due vittorie del Bolzano
sull'Agordo (1-0 e 4-3) e le due dell'All Stars
Piemonte sul Como (4-1 e 4-2) si seppe come sarebbe
andata a finire; infatti si ripetè la stessa
classifica dell'anno precedente. Per fortuna si
videro in pista giovani atlete di bell'avvenire:
Katharina Sparer, Valentina Bettarini, Diana Da
Rugna, Eleonora Dalprà, Eleonora Tabacchi,
Anna De La Forest, Ylenia Vignolo, Chiara Traversa,
Alice Beretta; per il resto si era tornati alle
stesse ansie di prima del riconoscimento
paterno.
Hockey
home Cenni
storici
Campionati in Italia
(aggiornamento)
Dall'Olimpiade
ad oggi
(Isobel)
Le gare ad inseguimento hanno questo nome
perché qualcuno insegue qualcun altro: Le
Eagles Bolzano iniziarono la loro rincorsa
all'Agordo nel 1996/97, primo scudetto con
l'esordio di Maria Michaela Leitner e del coach
Markus Sparer, per concluderla nel 2005/06, anno in
cui appaiarono le venete nel conto degli scudetti
vinti (7 ciascuno su 16, gli altri due sono
dell'Alleghe).
Il dominio delle Eagles nei play off fu assoluto
(4-1 e 9-2 per Bolzano) perché le
biancorosse, recuperato il surmenage d'inizio
dicembre, imposero i diritti derivanti da una prima
linea (Bettarini, Sparer, Leitner, Bazzanella,
Kaser) capace di giocare a memoria permettendosi
persino il lusso di "sciupare" un crak come Sabina
Florian ed un jolly come Silvia Toffano in compiti
di ripiego. Anche l'ultima gara di campionato
confermò questa impressione con Wally Kaser
a fare da mattatrice ("una delle migliori in tutto"
sta scritto nel libro sulla nazionale). Gara 2 si
risolse nei minuti finali della prima frazione di
gioco; l'Agordo lottò, ma senza costrutto, e
quando allo "schiacciasassi" si concede il tempo di
carburare non si può fare altro che cercare
di togliersi di sotto.
Qualche scusante per le antagoniste delle Eagles:
l'infortunio a Nadia De Nardin che le privò
del suo apporto a lungo, la difficoltosa
disponibilità d'impianti per l'allenamento e
quella di Federica Zandegiacomo (problemi di
lavoro), però alle agordine consiglierei di
guardare avanti perché hanno giovani di
talento e la piena maturazione del duo Da
Rugna/Dalprà non può che rimetterle
in carreggiata.
Ci sarà ancora una carreggiata per l'hockey
femminile italiano? I pessimisti dicono che questo
sarà l'ultimo anno della A, che il fuoco
dell'Olimpiade brucerà i resti d'un
movimento in apnea da almeno tre anni, che il
"fastidio" di notorietà inflitto alla FISG
maschilista costerà caro all'hockey rosa, ma
i pessimisti non conoscono queste ragazze e non
sanno che risorgeranno dalle loro ceneri, proprio
come l'Araba Fenice, e riprenderanno ad inseguire
altri traguardi; ne sono sicura.
Il terzo posto se l'è ripreso l'Halloween
Como. Persa 2-3 la prima partita in casa, le
streghette sono andate a vincere a Torre Pellice
(stadio Olimpico - 338 spettatori, 2-1 al
supplementare) e, nello spareggio, ancora per 2-1 e
questa volta ai rigori. Bravo l'Halloween, le
valpiemontesi arrivano in 10 alla partita decisiva
e le assenze pesano più sul morale che
sull'andamento della gara.
Nella stagione successiva (2006/07) le 'scorie'
olimpiche si accentuano: quello che doveva essere
il trampolino di lancio per il nostro hockey
femminile, si rivela un boomerang perché
molte atlete lasciano. A risentirne di più
sono le Eagles che perdono il titolo in favore
delle rivali di sempre: l'Agordo. Per tornare in
vetta, le pinguine giocano degli splendidi play
off: vincono 4-2 gara 1 con due reti di
Dalprà, una di Viel ed una di Zandegiacomo,
perdono il ritorno a Bolzano soltanto ai rigori
(4-3 con rigore decisivo di Sparer) e si cuciono
sulle maglie l'ottavo scudetto in gara 3 con una
vittoria per 5-3 dopo essere state in vantaggio per
5-1 ed avere resistito al ritorno di Bazzanella e
compagne.
L'Halloween si supera ed è terzo ancora una
volta ai rigori nella gara decisiva (3-4, 3-2 e 4-3
i risultati).
In campo internazionale, la nazionale è
ancora argento ai Mondiali (v.) di Pyongjang (PRK),
Eagles e Agordo disputano una buona EWHL, l'All
Stars Piemonte gioca in Francia, ma il numero di
atlete impegnate sulle varie piste evidenzia la
crisi.
Il buio cala sulle 'Giarrettiere rosa' l'anno
successivo (stagione 2007/08) con il ritiro del
Como, fin qui sempre presente nella serie A
italiana. Ridotte ad un manipolo di giocatrici, le
hockeyste italiane trovano la forza per competere
ad un buon livello in campo internazionale; qui da
noi l'Agordo si cuce sulle maglie il nono scudetto,
le Eagles Bolzano, sconfitte, si sciolgono, l'All
Stars Piemonte è terzo, ma senza colpo
ferire: che pena vedere una competizione per il
titolo tra tre sole squadre!. Ora, la parola
d'ordine è una sola: RESISTERE.
Hockey
home Cenni
storici
Campionati in Italia
(I
cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le
giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro
Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre
2005)
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