L'ITALIA AL FEMMINILE

CENNI STORICI

 Le giarrettiere rosa/The Pink Garters

(I cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre 2005)

Da "Le giarrettiere rosa/The pink garters"

"Nei romanzi d'appendice della mia giovinezza c'erano sempre delle figlie illegittime, erano il 'frutto del peccato', la prova vivente del sopruso dei padroni nei confronti delle serve, della prepotenza dei maschi, della debolezza delle donne, dei tradimenti. Le hocheiste italiane sono figlie illegittime di un Paese che, nello sport, è abituato ad avere più di quel che merita".
Con questa sentenza, Isobel chiudeva l'ultima pagina del lavoro di ricerca, di Saint Peter e mio, sull'hockey femminile di casa nostra. Eravamo a cena, al "Croce Bianca" di Asiago, durante i Mondiali di II divisione; accanto a noi il folto gruppo di arbitri della manifestazione (tutte splendide e vivaci ragazze più Renato Tortelli, il loro mentore) ripercorreva, in teatrale play-back, il giorno di riposo passato a Venezia. L'Italia viaggiava ancora sicura in testa alla classifica e, forse, la stoccata della nostra compagna d'avventure marcava la completa ignoranza dei media sul momento felice delle ragazze.
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Storie di figlie illegittime

L'abitudine ad essere considerate figlie illegittime appartiene alla storia degli sport femminili. Prima sottovalutate e poi blandite, le donne sportive sono comunque riuscite a rubare, in più di una occasione, il primo piano ai maschietti in discipline come l'atletica, la pallanuoto, il tennis, la pallavolo. Nell'hockey si ricerca vivo o morto chi, subdolamente sedotto, ha permesso alle ragazze d'invadere panchine e spogliatoi, antri riservati, dicono, ai riti virili.
Risale al 3 febbraio 1972 la prima notizia di donne intente a giocare ad hockey in Italia. Nient'altro che una sagra paesana, una sfida tra nubili e ammogliate sul lago di Alleghe, e tutte indossavano pattini da artistico. Tra di loro, Flavia Rudatis, che come dirigente, avrebbe poi contribuito a molti degli scudetti dell'Agordo, ed Enrichetta D'Imperio, futura moglie di uno dei più forti hocheisti italiani di sempre, Renato De Toni.
Per uscire dal clima delle sagre si dovrà aspettare una dozzina d'anni; solo sul finire del 1984 l'hockey femminile italiano nascerà, in stretta contemporaneità, in Lombardia e in Veneto.
Bruce Springsteen cantava allora "Born in the USA" e Madonna arrivava al successo con "Like A Virgin". Sembrano queste delle notizie inutili, ma solo ripercorrendo alcune possibili memorie personali si ha una dimensione reale del tempo trascorso. È allora il caso di aggiungere che in campo letterario teneva banco Milan Kundera con "L'insostenibile leggerezza dell'essere" e, al cinema, si andava a vedere "C'era una volta in America" di Sergio Leone o "Passaggio in India" dell'inglese Lean.
A Como, tra le fondatrici, c'era l'attuale (2005) team leader della nazionale italiana femminile, Rosy Giordano: "Ho iniziato nel lontano 84/85 come giocatrice e dirigente fac totum, non ero più giovanissima, ma credevo, come credo ancora, nelle potenzialità di questo stupendo sport". Insieme a "Giovanna d'Arco" (il nickname attribuito da Isobel a Rosy) c'era già Angelica Micheli, futuro difensore della nazionale nella quale giocherà fino al 2000; Angelica mi ha rivelato: "L'amata squadra, per me, è sempre stata il Como; una squadra della quale sono stata a lungo il capitano e per la quale ho dato sempre il massimo. Le trasferte lunghe e i tempi in spogliatoio con le mie compagne hanno creato amicizie profonde e incancellabili".
Anche ad Agordo, come riferisce Roberto Schenot, e sempre nella stagione 84/85, si era creata attorno all'intraprendente Fabienne Zasso un primo gruppo di atlete capace di coinvolgere altre realtà vicine (Cencenighe, Falcade).
Tra le realtà citate da Schenot, non c'era Alleghe, lontana poco più di venti chilometri, eppure Flavia Rudatis ha raccontato a Saint Peter: "Fin da quando ero piccola ho sempre pattinato con le amiche prima sul lago e poi allo stadio, inoltre avevamo una grande passione nel seguire le squadre  maschili e i loro campionati, così è stato naturale, per divertirci, provare a formare un gruppo  coinvolgendo le mogli dei giocatori canadesi. Ci allenavamo un paio di volte a settimana  e dovevamo giocare tra di noi perchè non eravamo a conoscenza di altre squadre femminili in Italia". Difficile, come si può vedere, stabilire chi ha veramente incominciato.
I primi incontri ufficiali furono disputati nella stagione 1985/86, ma senza la benedizione di 'mamma' FISG; in Veneto l'attività delle ragazze iniziò con la disputa di campionati provinciali tra squadre tutte del bellunese e Agordo s'impose nel torneo d'esordio.
L'ufficialità arrivò più tardi in Lombardia dove, al Como, si aggiunse il Varese (supportato dalla moglie del giocatore italo-canadese Mike Mastrullo e da Marco Dolce, l'attuale C.T. delle azzurre. In un secondo tempo anche il Milano ('89) appoggiato dal consigliere federale Pennisi, e Bergamo entrarono nel gruppo per disputare amichevoli e campionati zonali sotto l'egida della U.I.S.P. (Unione Italiana Sport Popolari).
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Il riconoscimento della paternità

Le figlie illegittime, soprattutto se intraprendenti e conosciute in piazza, possono creare situazioni imbarazzanti; quando poi, queste figlie, raggiungono l'età per andare a scuola, è tempo di assumersi qualche responsabilità. Questo deve avere pensato Luciano Rimoldi, cortinese, presidente della FISG in quegli anni, mentre le donne hocheiste festeggiavano il loro sesto compleanno nonostante la parentela maschile gridasse allo scandalo. Così il presidente firmò l'atto di riconoscimento e istituì il primo campionato nazionale nell'autunno del 1990.
"Viva le donne e via le gonne" fu l'azzeccato saluto di Mirko Mezzacasa, voce di "Radio Più" e provetto divulgatore del verbo hocheistico agordino, che, per una volta, tradì la radio per scrivere: "Finalmente l'hockey su ghiaccio ha aperto anche alle donne. O meglio: le donne si sono fatte aprire le porte".
Per il neonato campionato tricolore si fecero avanti otto squadre che furono divise in due raggruppamenti: Agordo, Alleghe, Cencenighe e Feltre nel girone orientale, Bergamo, Como, Milano e Varese in quello occidentale; previste semifinali incrociate tra le prime due di ogni girone e finali in partita unica.
Per le finali del 16/17 marzo 1991, al "Bosco drio le rive" approdarono: le padrone di casa del Feltre allenate da Maurizio David, neo campionesse regionali, l'Alleghe, il Como ed il Varese; si giocavano tre tempi di 15 minuti. Como riuscì ad opporsi alle favorite alleghesi per due tempi, poi cedette per 6-1; nell'altra semifinale Feltre rispettò il pronostico battendo per 5-1 Varese.
Finalissima tutta veneta, dunque, per il primo scudetto. La stagione era stata dominata dall'Alleghe di Giorgio Tigliani che però aveva perso ai rigori contro il Feltre, il titolo del Veneto; alla finestra l'Agordo di Mauro Riva e Angelo Ramazzina, escluso proprio dal Feltre in tre drammatiche partite terminate 3-3, 0-0 e 2-1 per le ragazze della pianura. Nella finale per il terzo posto s'impose Como (3-0) che già nella stagione regolare aveva dimostrato la sua superiorità nei confronti delle varesine. La gara per il titolo tricolore fu diretta da una delle migliori coppie arbitrali del periodo, quella dei cortinesi Savaris e Tortelli. L'equilibrio in pista durò a lungo, ma a Monica Scussel riuscì il contropiede buono per battere Tania Vergerio (1-0 il risultato finale) e permettere alla capitana dell'Alleghe, Monica Carlin, di ritirare dalle mani di Nilo Riva il trofeo destinato alle vincitrici.
Il Feltre di Stefania Comel, Patrizia Zasio e Maura Zatta, già vincitore del campionato regionale, conquistò quell'anno anche il I° Trofeo "Eliana De Zordo", ma il "tricolore" mancato d'un soffio sarà per le feltrine una sorta di viatico al titolo di "eterne seconde".
Nelle cinque stagioni che seguirono le hocheiste imposero la loro presenza, ma impararono presto che sopravvivere era un'arte, specialmente negli oscuri meandri dell'hockey italico dai bilanci gonfiati di quel periodo.
Il ciclo veneto, cominciato con la vittoria delle "civette" di Alleghe, nel '91, vide Agordo aggiudicarsi, in rapida successione, ben tre scudetti ('92, '93, '94) sempre con Feltre al posto d'onore. Le agordine potevano contare già allora su un promettente vivaio giovanile (esordio di Manuela Friz nel '95) curato da Gino Riva e, in attacco, sulle doti non comuni delle sorelle Xaiz, Manuela e Monica, nonchè sulla capitana azzurra Stefania Zasso. Manuela Xaiz, giocatrice estrosa e con un gran "fiuto" del gol, collezionava titoli di capocannoniere e dominava la scena con la forza dei suoi 18 anni; forse fu proprio Manuela con il suo invidiabile talento a segnare il passaggio all'età adulta dell'hockey femminile.
Alleghe tornò in vetta nel '95 e fu ancora Monica Scussel a cucire lo scudetto sulle maglie delle "civette" con una rete nell'over time della terza gara di finale contro Agordo. Per arrivare al bis, questa volta sotto la guida di Orazio Balcon, fu però necessario aggiungere alla concretezza della Scussel, due reti decisive per due scudetti, la bravura difensiva di Eleonora Fornaro, del portiere Nadia Callegari, dell'attaccante Giorgia De Toni e di tutte le ragazze che fecero parte di quella formidabile squadra.
Il secondo titolo, vinto con pieno merito ("Erano le più forti", dichiarerà a Saint Peter Manuela Xaiz), fu però l'ultimo faceoff vincente dell'Alleghe che nella stagione successiva finirà fuori dalla fase finale per poi, addirittura, sciogliersi definitivamente.
La stagione 94/95 passò alle cronache anche per le polemiche suscitate dall'incidente occorso a Marta Fornaro, sorella minore di Eleonora, durante uno sfortunato (e mal diretto) Bolzano-Alleghe. La Fornaro subì una carica alla balaustra e fu ricoverata in ospedale per sospette lesioni alla colonna vertebrale. Per fortuna la diagnosi dei medici smentì la gravità dell'infortunio, ma le discussioni sul regolamento e sulla sua interpretazione continuarono a lungo tra le opposte dirigenze. A dimostrazione della scarsa utilità delle controversie, Evi Alessandrini del Bolzano, subì la stessa sorte di Marta, un mese e mezzo più tardi, in una partita contro il Como.
Un parere sulle contese di questo tipo l'ha carpito di recente Saint Peter a Renato Tortelli: "Il problema era, e in alcuni casi è ancora, la non conoscenza del regolamento da parte delle atlete e le interpretazioni discordanti degli arbitri dovute alla loro scarsa abitudine a dirigere incontri femminili".
Intanto il panorama alle spalle delle più forti era mutato: nel 1991/92 rinunciò Bergamo, contrario al campionato unico, ed esordirono con sole amichevoli Auronzo, Belluno e Bolzano. L'anno successivo Belluno (con il nome di Valbelluna e Ramazzina alla guida) e Bolzano (le Eagles allenate da Renato Castioni) esordirono nella serie A che, grazie alla fugace apparizione del Bormio in sostituzione del defunto Varese, poté contare su otto partecipanti.
L'ingresso delle Eagles e la conseguente apertura all'hockey femminile dell'Alto Adige, fu basilare per il futuro della disciplina perché completò uno scacchiere hocheisticamente monco. Con le Eagles entrarono nell'hockey delle donne la pragmaticità altoatesina, un briciolo di forza in più nei rapporti con la federazione e l'alternativa allo strapotere del bellunese. Nel 93/94 Brunico sostituì Bormio e, nonostante le rapide sparizioni di alcune società, il campionato trovò una formula stabile sicuro indice di maturità del settore.
A Brunico esordì Waltraud Kaser, Wally per gli amici, destinata ad emigrare sotto la bandiera delle Eagles ed a diventare uno dei punti di forza delle nostre "giarrettiere rosa".
Con Bolzano in funzione di calamita, anche l'altro punto di forza dell'hockey locale, il Merano del presidente Brunner, espresse la sua prima hockeista accasandola sotto l'ala protettrice di Pircher: si trattava nientemeno che della figlia di Brunner, Patrizia, che su un giornale locale raccontò a Tiziana Campagnoli: "La mia è una storia strana, (…) quando avevo tredici anni (era il 1988 e lei praticava la velocità su ghiaccio), mio padre mi fece firmare il tesserino di affiliazione per l'hockey dicendomi che avrei partecipato agli allenamenti con i ragazzi della squadra. (…) Un giorno l'allenatore mi fece entrare in campo durante una vera partita. Non so come, riuscii a fare un assist a mio fratello Markus che segnò una rete. Come autrice di assist, il mio nome arrivò alla federazione che intimò alla squadra di non utilizzarmi più. Delusa, ritornai alla velocità fino all'anno scorso quando il Bolzano mi chiamò per giocare".
A fare da apripista per Patrizia Brunner fu Evelyn Bazzanella, l'attuale capitana della nazionale che già faceva parte, appena quindicenne, del nucleo originario delle "aquile" bolzanine: "Eravamo delle entusiaste disposte a tutto pur di giocare. Adesso rido un po' di quella Evelyn monotematica: raccoglievo gli articoli che parlavano di noi, arrivavo a segnarmi tutto, dai risultati alle impressioni sui raduni e sulle nuove amicizie…"
Alla Evelyn monotematica, Saint Peter deve la maggior parte delle annotazioni che ha potuto raccogliere sui primi anni delle "giarrettiere rosa". Il sant'uomo si commosse quando la capitana gli affidò il suo archivio personale e l'emozione era più per la fiducia accordatagli che per il colpo di fortuna: "È stato come ricevere l'autorizzazione a curiosare nei suoi affari intimi", confesserà più tardi nascondendo con nobiltà d'animo i messaggi personali recuperati. Tra le cose che Saint Peter ci permise di vedere c'era l'invito di Gino Pasqualotto e Martin Pavlu alla "Festa di Natale" del 1992. "Caro compagno di squadra…", così cominciava la lettera e Isobel commentò: "Ad una ragazzotta hockeista, ma vi rendete conto del significato? Ecco finalmente una squadra di maschi non maschilisti!"
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Una giovinezza promettente

Quella di Isobel era un'illusione perché né Bolzano, né Alleghe parleranno mai delle ragazze sui siti ufficiali delle società, cosa che farà invece Merano ma lì, forse attraverso Patrizia Brunner, le credenziali arrivavano da troppo in alto per fare finta di niente.
"Parenti serpenti" a parte, nella seconda metà degli anni '90 l'hockey delle donne potè contare stabilmente su sei squadre di buona caratura tecnica. Le altre realtà, quelle al di fuori di questo olimpo, furono di volta in volta rappresentative delle potenzialità del movimento, del suo autolesionismo feroce o, come sostiene Isobel: "Dell'inesauribile serbatoio di risorse e sorprese che sono le donne".
Agordo tornò in vetta nel '96, ma soltanto grazie a gare di play off perfette, perché nella stagione regolare, Le Eagles Bolzano avevano già avanzato la loro candidatura a "squadra guida" terminando in testa alla classifica. Tra le "aquile", allenate da Roberto Bazzanella e Ladislav Stefanicak, brillavano Luana Frasnelli, portiere oramai affermato, Patrizia Brunner e Cristina Pilloni in difesa, mentre in attacco erano Evelyn Bazzanella, Karin Bianchini e Valeria Molin Pradel a dare le maggiori garanzie.
Su "Alto Adige" e "Dolomiten" aumentò lo spazio dedicato alla squadra emergente e, in un'intervista di Massimiliano Bona ad inizio dicembre, la Frasnelli dichiarò: "Dopo la prima vittoria eravamo state fortunate, dopo la seconda si diceva che avevamo incontrato avversarie deboli, ma dopo la terza erano praticamente finite le scuse. Ora desidero che si dica che siamo in testa per il nostro valore".
In quella stessa stagione, altri due portieri meritarono gli onori della cronaca: Tania Zasso, agordina, già convocata in nazionale, e la vietnamita naturalizzata Lam Kim N'Goc. Quest'ultima, conosciuta da tutti come "Nao", dopo le dispute dell'anno precedente riguardanti l'interpretazione del regolamento sugli stranieri, aveva ottenuto il passaporto italiano in tempo per consentire al Valbelluna, allenato da Angelo Ramazzina e già forte di un'accoppiata favolosa (Sabrina Viel e Barbara Da Rold), il salto di qualità.
Le attenzioni maggiori, tuttavia, se le meritò l'attacco "bomba" dell'Agordo di Gino Riva che nei 21 incontri di campionato mise a segno 132 reti. Più dei 2/3 di questi gol furono realizzati dalle "magiche" sorelle Xaiz: Manuela, 52 gol e Monica, 32. "Eravamo come il giorno e la notte, &emdash; raccontò a Saint Peter Manuela &emdash; io giocavo ala destra, ero determinata senza essere fallosa, ed entusiasta perché giocare mi divertiva; Monica, più giovane di me di tre anni, era un gran bel centro, ma non giocava sempre nella mia linea visto che al centro con me c'era Stefania Zasso; mia sorella era un'anima tormentata, un'impulsiva, per questo era la più bersagliata dagli arbitri".
La stagione 95/96 fu anche la prima a registrare importanti movimenti di giocatrici, sia per cambi di maglia, sia per alcuni significativi abbandoni. La rinuncia di Brunico portò a Bolzano Wally Kaser, Priska Beikirker, Evi Ertl e Daniela Niederkofler, mentre il riassesto del Milano (divenato Yellow Team e sempre con Franco Viale alla guida) convogliò verso Como Michela Canclini, Sara Zanoli, Michela Vincenzi e Barbara Gritti. Per l'abbandono dell'attività di alcune atlete di valore si trovarono invece in difficoltà l'Alleghe, che perse in un solo colpo Monica Carlin, Nadia Callegari e Catia De Toni, ed il Feltre del nuovo presidente Comel, che dovette rinunciare a Barbara e Patrizia Zasio, Tania Vergerio, Maura Zatta e Marisa Gazzi sostituite dalle giovani dell'Auronzo. Da sottolineare anche la prima "panchina" al femminile: l'Halloween Como, dopo la rinuncia di Marco Dolce, affidò a Paola Broz il duplice incarico di coach e giocatrice.
In un'annata così ricca di novità non poteva passare sotto silenzio l'amore per l'hockey di Isolde Kostner: "Se non avessi praticato lo sci, mi sarei dedicata anima e corpo all'hockey". La campionessa gardenese non giocherà mai in campionato (un eventuale infortunio di "Isi" avrebbe scatenato la guerra tra la federazione degli sport invernali e quella del ghiaccio), ma la sua foto con la maglia bianco-azzurra delle neonate Gardena Girls comparve a più riprese su "Alto Adige" e "Dolomiten". Le Girls di Ortisei, pur dovendo fare a meno di "Isi" e con i guai comuni a tutte le squadre esordienti, riuscirono a mettere in mostra un'altra Kostner, Romea.
Il torneo non fu avaro di sorprese: le Eagles terminarono in testa con 11 vittorie, 2 pareggi ed una sola sconfitta, Belluno sfiorò la finale mettendo paura all'Agordo, Alleghe si giocò la stagione nei quarti contro un Feltre in grado di proporre, oltre al giovane portiere Giada Bassani, l'eccellente Consuelo Spada. In finale arrivarono Bolzano e Agordo e, nonostante le strigliate di Mirko Mezzacasa, che rimproverò alle agordine un gioco troppo individualistico, la squadra del presidente Silvano Brancaleone s'impose in due sole partite. Grandi le "magiche" Xaiz, le due Zasso, le giovani Elena Bustreo, e Federica Riva, ma a meritare l'unanimità dei consensi fu Nadia De Nardin definita dal dirigente bolzanino Loris Molin Pradel: "… l'elemento più incisivo dell'Agordo ed il terzino più forte del campionato".
Al poker delle gialloblù di Agordo seguì l'ininterrotta quaterna delle Eagles Bolzano; una serie, quella delle "aquile", difficile da prevedere dopo la rinuncia dell'Alleghe ed il passaggio alle campionesse in carica di atlete esperte come Giorgia De Toni, Alessia Pollazzon, Antonella De Nardin e Marzia Fontana. "Finalmente si giocherà a tre linee, sono proprio contenta" fu il commento di Manuela Xaiz, ma Bolzano, già abituato ad utilizzare un roster completo, esibì altri due assi insospettati: Maria Michaela Leitner ed il nuovo coach Markus Sparer.
Di Sparer si parla anche altrove, qui è almeno il caso di accennare ad una sua dote innegabile: avere una natura vincente (che poi si complichi la vita per fare "Napoleone" è un'altra faccenda).
Diverso il discorso sulla Leitner, scesa da Stilves "a miracol mostrare". Nessuno, tranne evidentemente i dirigenti delle Eagles, conosceva Maria Michaela, ma quando cominciò a volteggiare sul ghiaccio del Palaonda fu subito evidente che si trattava di un crack: pattinaggio da favola, velocità sorprendente, ottimo controllo del disco, una determinazione rara; tutto ciò in un soldo di cacio con le treccine bionde e, alle spalle, appena quattordici anni di vita. Per il quindicesimo compleanno (30 dicembre, lei giocò il 29 contro l'Ambrosiana) le regalarono un nickname che si porta ancora dietro: "Inkubo22". Isobel commenterà così il soprannome: "Quando l'ho vista giocare per la prima volta, Maria Michaela indossava la maglia numero 10 della nazionale e non mi spiegavo quel 22; capivo invece benissimo come la Leitner potesse generare incubi (anche senza kappa) tra le file avversarie. Subito "Inkubo22" (il numero portato con le Eagles) non mi piaceva, però parlo del soprannome, perché, del gioco di Maria …non si può che essere innamorati".
Negli sport di squadra non è mai un allenatore o un singolo atleta a vincere lo scudetto; dunque, onore alle altre "aquilotte" già note e anche alla buona stagione di Astrid Menghin e Patrizia Giusti, ma dalla Leitner arrivò quel pizzico in più necessario a sconfiggere lo squadrone agordino.
Ottimi interpreti furono ancora una volta Valbelluna, poi terzo, e Feltre, capace di portare Bolzano allo spareggio in semifinale. Alle loro spalle il Como riuscì a mantenere la supremazia sull'Ambrosiana (ancora una nuova sigla per Milano con Roberta Piatti, Antonella Bressan, Rebecca Fiorese e Daniela Villa a soffiare sull'esile fiammella dell'hockey meneghino); qualche buon risultato lo ottennero anche le Gardena Girls, mentre l'esordio delle veronesi del Falchi Bosco (Boscochiesanuova) fu un calvario.
Centrato l'obiettivo del primo tricolore, le Eagles Bolzano non concessero più nulla alle avversarie. Nella stagione successiva, 97/98, le Eagles vinsero 23 dei 24 incontri disputati consentendo soltanto all'Agordo un'impennata d'orgoglio (5-4). C'è da dire che, alla corte di Sparer, arrivò il secondo consecutivo crack spuntato sulle numerose piste altoatesine, un'altra perla rara: Sabina "Cin cin" Florian, classe '83, da Caldaro, la ragazza champagne che fece innamorare Isobel. Sul fronte opposto, il ritiro di Stefania Zasso fu compensato dalla completa maturazione di Federica Riva alla quale si aggiunse il "gioiellino" Heidi Caldart, anche lei del 1983, cresciuta in casa e dotata di una tecnica all'altezza di "Cin cin" e "Inkubo22". Il responso delle finali fu però perentorio: doppio 4-0 per le "aquile".
Valbelluna, si dimostrò ancora pericoloso, ma il suo potenziale limitato (pochi cambi per dare respiro a Sabrina Viel, Barbara Da Rold e Barbara Croce) lo condannò alla lotta per la terza piazza contro Ortisei (le Girls gardenesi avevano trovato in Monica Lorenz il portiere capace di condurle alle finali). Per le posizioni restanti la spuntò Como arretrando Sonia Cappato a guardia della porta e Feltre, nonostante i rientri di Zasio e Gazzi, toccò il suo punto più basso facendosi superare dalle milanesi. In coda sempre il Falchi Bosco, però con dignità ed una discreta Elisa Scandola.
Sempre nel 97/98, esordì l'hockey femminile piemontese con la prima amichevole del Valpellice Girls. Agordo, Bolzano e Como, le società "guida" dell'hockey femminile nei rispettivi ambiti, si fecero promotrici di un'iniziativa che avrebbe meritato attenzioni e sostegno dalla FISG: il campionato "under 15", una sorta di selezione zonale delle migliori giovani. Il torneo si svolse in tre giornate organizzate da ciascuna partecipante, vinse l'Agordo allenato dal "mago" delle giovanili Gino Riva, e nella lista delle vincitrici c'erano otto future azzurre.
"Scudetto numero tre per le "Aquile" di Bolzano che oramai sembrano affrontare il campionato come una formalità senza mai sedersi sugli allori", scrisse Marco Depaoli a fine stagione 98/99 su "Top Hockey", il periodico di riferimento per l'hockey italiano. Il commento era una perfetta sintesi d'una stagione nella quale il solo Belluno, in finale, poteva dire d'avere avvicinato le Eagles. Privo di Giorgia De Toni e Manuela Xaiz ("Avevo bisogno di stimoli nuovi, mi dedicai al calcio".), Agordo "rubò" (qualcuno sospettò Belluno d'avere favorito le "cugine") la terza piazza all'Halloween Como rinforzato dai resti della disciolta Ambrosiana. Per quello stesso piazzamento le Gardena Girls fecero karakiri perdendo a sorpresa con l'agonizzante Feltre, penultimo, davanti al solo Falchi Bosco, e con la peggiore difesa del campionato. Intanto le altre Girls, quelle del Valpellice, completavano la preparazione dichiarandosi pronte ad entrare in lizza insieme a Merano, Egna e Vipiteno.
Per mitigare l'impatto delle nuove realtà, il campionato 1999/00 si giocò con cinque squadre in A e cinque in B. Bolzano completò il suo filotto (l'era di "Inkubo22") esibendo la terza "perla", la brissinese Nicol Bona, classe '86, geniale e fantasiosa. L'Agordo tornò ad un'incollatura grazie all'inserimento di Francesca De Zaiacomo e di tre gioielli d'importazione: Linda De Rocco, Silvia Toffano e Federica Zandegiacomo. Il Belluno, l'Halloween Como e la mista tra Fassa e Gardena seguirono a distanza. In B giocarono: la formazione B delle Eagles, il Valpellice/Pinerolo, le Crocodiles Merano, la B del Como, il Vipiteno e l'Egna, classificatesi nell'ordine. Le prime tre della B disputarono poi la Coppa Italia con l'ultima della A, il Fassa/Gardena che si aggiudicò il trofeo davati al Valpellice/Pinerolo.
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Maturità e fine dei sogni

"Dopo un ciclo ne inizia un altro", pronosticò in anticipo il presidente agordino Renato De Zaiacomo e, per tre anni consecutivi, le "pinguine" s'impegnarono per dargli ragione.
I tre titoli, molto diversi tra di loro, ruppero l'egemonia delle Eagles di Christian Pircher che, per la stagione 2000/01, si presentarono orfane di Sparer (problemi di spogliatoio?), Bianchini, Brunner, Frasnelli, e, soprattutto, Leitner. "Inkubo22" era emigrata in Svizzera, al Lyss, squadra di primo piano, alla ricerca di credito internazionale. Quando da Agordo arrivò l'annuncio del ritiro di Nadia De Nardin (maternità), Tania Zasso e Manuela Xaiz, Fabio Polloni, coach del Belluno, sperò addirittura di potersi candidare per lo scudetto: "Siamo competitivi, il problema è che bisognerebbe sempre avere l'organico al completo per tenere testa alle favorite".
Sei squadre si schierarono al via in A e quattro in B; Agordo mise in porta Silvia Barduca, giovane del disciolto Feltre, e fece il campionato in allegria lasciando molta libertà alle sue giovani bravissime attaccanti. Gino Riva, da sempre innamorato del bel gioco, ricevette le prime critiche e si giocò il posto, nonostante lo scudetto, per questa sua visione naive dello sport poi, in vista delle finali, richiamò Manuela Xaiz. Bolzano, affidato a Herbert Strohmair, dominò la stagione regolare con Michaela Mair tra i pali ("il solo portiere italiano con una statura adeguata" dirà Roberto Ganz, allenatore in seconda della nazionale, a Saint Peter) e un attacco "mitraglia", ma in finale si arrese alla quarta partita (5-4, 2-3, 3-1, 3-2 la serie per Agordo).
"Uno scudetto figlio di un grande carattere" dichiarò Giulia Riva, diciannovenne alla sua ultima stagione per motivi di studio; Manuela Xaiz sul "Corriere delle Alpi": "Fare un gol di testa nel pomeriggio giocando a calcio e alla sera segnare la rete decisiva per il quinto scudetto nell'hockey è davvero un sogno"; Nicola Savaris, attrezzista dell'Agordo e tifoso "storico": "Quattro anni senza tricolore erano troppi ma questo mi ripaga, ora vado a festeggiare".
Lam Kim N'Goc fu il migliore portiere e Belluno, con il roster ormai ridotto ai minimi termini, batté il Fassa Girls per il terzo posto. Como e Valpellice furono le escluse dalle finali. Sabina "Cin cin" Florian vinse la classifica a punti, Heidi Caldart quella dei marcatori.
Il bis arrivò subito e con Milos Kupec in panchina; la scomparsa del Belluno, sostituito dalle Crocodiles Merano, rinforzò enormemente Agordo per la stagione 01/02: Lam Kim N'Goc, Sabrina Viel, le due Barbara, Da Rold e Croce, trapiantate in provincia, valevano da sole un pronostico. Qualche problema interno consigliò a Silvia Toffano la richiesta di passare al Fassa e, visto il rifiuto, Silvia rimase a piedi per l'intera stagione.
A togliere ulteriore suspence alla lotta per il titolo ci pensarono, tuttavia, le Eagles: in semifinale, contro il Fassa di Marco Liberatore, Bolzano schierò Nicol Bona in posizione dubbia con il tesseramento e perse entrambe le gare a tavolino. Il "fattaccio", come lo chiamano ancora nel capoluogo atesino, fu innescato a gennaio quando Nicol chiese di seguire la Leitner in Svizzera. Pircher non se la sentì di negare l'autorizzazione e "Piccolina", l'appellativo affettuoso attribuito alla giocatrice dai suoi tifosi, giocò per il Reinach sei partite che portarono lo scudetto alla formazione elvetica. Bolzano sbagliò nell'interpretare il regolamento e poi nello schierare la giocatrice senza chiedere lumi in federazione; Fassa fece ricorso ed il tesserino svizzero della Bona portò le Girls in finale.
In anteprima, Federica Zandegiacomo avvertì: "Certo, siamo le favorite, non dobbiamo però commettere l'errore di sottovalutarle". Vinse Agordo a mani basse (7-1 e 3-0) nonostante la buona prova di Romea Kostner, Kethy Brugnoli, Silvia Avesani e Monica Lorenz. Categorico fu il commento a fine partita di Manuela Friz, il capitano: "L'amalgama perfetto con le ragazze di Belluno poteva portare solo allo scudetto. Complimenti al Fassa che s'è superato, ma avremmo sicuramente battuto anche il Bolzano".
Deluse, le Eagles, pur avendo Florian e Kaser in testa a tutte le classifiche, dovettero lottare con l'Halloween Como, di Rebecca "Hermione" Fiorese (Micheli e Giordano erano a mezzo servizio, Sara Moralli ritirata), e accontentarsi di un terzo posto conquistato allo spareggio. Dietro, l'ex Valpellice, diventato All Stars Piemonte, con Montanari, Carignano, Galliana, Gaydou e la promettente sedicenne Chiara Costa come migliore realizzatrice, sconfisse le Crocodiles Merano della rientrante Brunner per la quinta piazza.
Nel 2002/03 successero alcuni fatti importanti: comparve sulla scena hocheistica italiana Isobel, esordì il primo arbitro donna, l'ex giocatrice del Bolzano Helga Tschoerner, si sciolse il Fassa e le ragazze confluirono nel Bressanone, tornò Sparer alla guida delle Eagles; indifferente, l'Agordo conquistò il suo settimo scudetto.
Nelle partite del doppio girone di qualificazione ci furono un paio di sorprese: Nicol Bona, profeta in patria dopo l'abbandono della piazza bolzanina, fece valere la legge dell'ex conducendo il Bressanone alla vittoria sulle Eagles addirittura al Palaonda (4-2); le All Stars si esaltarono sul ghiaccio di Alleghe per battere (3-1) le campionesse d'Italia. Le due "superpotenze" in realtà non vacillarono mai, chiusero con netto margine, stravinsero le semifinali e si affrontarono per il titolo, come da copione. Lì l'Agordo mise in luce il punto debole del "vincente" Markus Sparer, scoperto più volte in sofferenza nei fotofinish. In sole due gare (3-2 e 6-3) arrivò il terzo consecutivo centro per le ragazze di Kupec (secondo personale), con Linda De Rocco e Federica Zandegiacomo sugli scudi. "Arrivare in cima è difficile e rimanerci lo è di più, ma noi siamo squadra dentro e fuori dal ghiaccio", fu il commento di Renato De Zaiacomo.
Per gli altri piazzamenti l'Halloween, con le emergenti Denise Gosetto, Silvia Sansonna e Francesca Dolce, superò senza fatica un Bressanone già in piena crisi appena pochi mesi dopo la fondazione. l'All Stars Piemonte, mancata d'un soffio la qualificazione alle finali, dispose agevolmente del Merano (dove s'era accasata Silvia Toffano) grazie alla compattezza della squadra, alle parate di Debora Montanari, a "Sissi" Carignano e allo sbocciare di Anna De La Forest, 14 anni e talento da vendere.
A questo punto Isobel, reduce dalla scelta "controcorrente" di credere nel faceoff più che alle manovre politiche, sbagliò per presunzione, ma non lo ammetterà mai, l'approccio all'All Stars Piemonte. Convinta che il lavorare seriamente per una causa fosse sufficiente per guadagnare credito, la mia "socia" si mise a dare consigli su come puntare allo scudetto sfruttando il bailamme olimpico: "Tre ritocchi non impossibili da raggiungere", diceva in giro, "e tra due anni si vince". Era indubbiamente il momento giusto per provare a dare al Piemonte uno scudetto nell'hockey e per pubblicizzare la disciplina in vista dei Giochi, ma i più si chiesero chi fosse quella lì e la società non mostrò alcun interesse. Amen.
L'interesse a riprendere la leadership lo dimostrò Pircher che mise insieme, per la stagione 2003/04, la "Invincibile armata" composta da mezza nazionale, Agordo oppose un rientro rilevante, quello di "mamma" De Nardin; si ritirò il Bressanone. Nelle qualificazioni le Eagles Bolzano fecero sfracelli (132 reti segnate, 17 subite). In semifinale Bolzano superò facilmente Como (13-0 e 8-1) e Agordo s'impose all'All Stars (2-0 e 5-2).
Bolzano avrebbe potuto vincere il titolo in due partite dopo il primo 7-5, tranquillo più di quanto dicano i numeri, ed il 2-0 con il quale conduceva gara 2 a meno di sei minuti dal termine: "… ci pensa Sabrina Viel (una bandiera per l'agordino) a riaccendere il lumicino concretizzando una perfetta manovra di Manuela Friz e Linda De Rocco. Con il fiato sul collo le Eagles perdono la calma, e, in inferiorità numerica, quando cinquanta striminziti secondi di gioco le separano dal titolo, beccano il gol del pareggio dall'indiavolata Federica Zandegiacomo. Il supplementare lascia il tempo che trova, poi Nadia De Nardin regala alle compagne gara 3 in un tripudio giallo-nero; dall'altra parte del campo Bazzanella e compagne aquilotte sono annichilite dalla prima sconfitta della stagione". Così scrisse Isobel che, per gara 3, (4-0 in favore delle Eagles) concluse: "L'apoteosi porta la firma prestigiosa della Leitner, a tre minuti dal termine, in solitaria: "Inkubo22" segna e sulla panca dello schiacciasassi succede il finimondo".
Alle spalle delle "superpotenze" l'All Stars vinse un bronzo storico per il Piemonte hocheistico superando, sempre in tre partite, un indomito Halloween Como per 3-1, 0-3 e 2-0. Quinte, fuori dalle finali, le Crocodiles Merano.
In primavera, Luca Rivoira, per anni coach delle ragazze dell'All Stars Piemonte, presentò, al corso per allenatori di IV grado europeo, il primo saggio in lingua italiana con uno studio per la preparazione delle ragazze; il progetto aveva per titolo: "La specificità dell'allenamento nell'hockey ghiaccio femminile. Analisi delle motivazioni per la performance".
Un passo avanti nel riconoscimento che Isobel definì: "Un'altra intromissione; quello è il punto di vista maschile in un campo che le donne devono imparare a gestire in prima persona". Isobel sbagliò obiettivo perché il lavoro di Rivoira, rompendo consuetudini ataviche, inseriva nel mondo degli allenatori di hockey una novità non di poco conto: l'esigenza di studiare per le ragazze un approccio specifico.
Pochi mesi più tardi, mentre i club cercavano all'estero ciò che in Italia non si trovava più (delle squadre con le quali giocare), arrivò la notizia del ritiro del Merano. Da parte dell'IIHF non mancarono le iniziative come il raduno internazionale di Vierumaki, in Finlandia, per le giovani hocheiste nate negli anni '86, '87 e '88 (per l'Italia parteciparono: Nicol Bona, Silvia Carignano, Anna De La Forest e Linda De Rocco), o la nuova Champions per squadre di club, ma l'hockey femminile italico, ad un passo dalle Olimpiadi, boccheggiava.
In autunno, su iniziativa dei club, partirono due tornei interessanti: la EWHL, per squadre italiane, austriache, ungheresi e slovene (Eagles Bolzano e Agordo per noi), e la Coppa delle Alpi Occidentali, limitata a All Stars Piemonte, Halloween Como, Grenoble e Val Vanoise/Chamonix. L'Elite fu appannaggio delle Sabres di Vienna (terzo Agordo, tornato ad Angelo Ramazzina, quarte le Eagles); la CAO andò alle francesi del Grenoble davanti all'All Stars e al Como. Bolzano partecipò anche al turno eliminatorio della Champions, ma, pur ricevendo i resti del disciolto Merano, le Eagles, prive di Sabina Florian e Claudia Negrisolo, accasate in Germania, e di Nicol Bona, in crisi di rigetto hocheistico, furono subito eliminate.
Il campionato 2004/05, schiacciato tra le Coppe ed i Mondiali, perse per la prima volta le finali e, a gennaio, dopo le due vittorie del Bolzano sull'Agordo (1-0 e 4-3) e le due dell'All Stars Piemonte sul Como (4-1 e 4-2) si seppe come sarebbe andata a finire; infatti si ripetè la stessa classifica dell'anno precedente. Per fortuna si videro in pista giovani atlete di bell'avvenire: Katharina Sparer, Valentina Bettarini, Diana Da Rugna, Eleonora Dalprà, Eleonora Tabacchi, Anna De La Forest, Ylenia Vignolo, Chiara Traversa, Alice Beretta; per il resto si era tornati alle stesse ansie di prima del riconoscimento paterno.

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(aggiornamento) Dall'Olimpiade ad oggi

(Isobel) Le gare ad inseguimento hanno questo nome perché qualcuno insegue qualcun altro: Le Eagles Bolzano iniziarono la loro rincorsa all'Agordo nel 1996/97, primo scudetto con l'esordio di Maria Michaela Leitner e del coach Markus Sparer, per concluderla nel 2005/06, anno in cui appaiarono le venete nel conto degli scudetti vinti (7 ciascuno su 16, gli altri due sono dell'Alleghe).
Il dominio delle Eagles nei play off fu assoluto (4-1 e 9-2 per Bolzano) perché le biancorosse, recuperato il surmenage d'inizio dicembre, imposero i diritti derivanti da una prima linea (Bettarini, Sparer, Leitner, Bazzanella, Kaser) capace di giocare a memoria permettendosi persino il lusso di "sciupare" un crak come Sabina Florian ed un jolly come Silvia Toffano in compiti di ripiego. Anche l'ultima gara di campionato confermò questa impressione con Wally Kaser a fare da mattatrice ("una delle migliori in tutto" sta scritto nel libro sulla nazionale). Gara 2 si risolse nei minuti finali della prima frazione di gioco; l'Agordo lottò, ma senza costrutto, e quando allo "schiacciasassi" si concede il tempo di carburare non si può fare altro che cercare di togliersi di sotto.
Qualche scusante per le antagoniste delle Eagles: l'infortunio a Nadia De Nardin che le privò del suo apporto a lungo, la difficoltosa disponibilità d'impianti per l'allenamento e quella di Federica Zandegiacomo (problemi di lavoro), però alle agordine consiglierei di guardare avanti perché hanno giovani di talento e la piena maturazione del duo Da Rugna/Dalprà non può che rimetterle in carreggiata.
Ci sarà ancora una carreggiata per l'hockey femminile italiano? I pessimisti dicono che questo sarà l'ultimo anno della A, che il fuoco dell'Olimpiade brucerà i resti d'un movimento in apnea da almeno tre anni, che il "fastidio" di notorietà inflitto alla FISG maschilista costerà caro all'hockey rosa, ma i pessimisti non conoscono queste ragazze e non sanno che risorgeranno dalle loro ceneri, proprio come l'Araba Fenice, e riprenderanno ad inseguire altri traguardi; ne sono sicura.
Il terzo posto se l'è ripreso l'Halloween Como. Persa 2-3 la prima partita in casa, le streghette sono andate a vincere a Torre Pellice (stadio Olimpico - 338 spettatori, 2-1 al supplementare) e, nello spareggio, ancora per 2-1 e questa volta ai rigori. Bravo l'Halloween, le valpiemontesi arrivano in 10 alla partita decisiva e le assenze pesano più sul morale che sull'andamento della gara.
Nella stagione successiva (2006/07) le 'scorie' olimpiche si accentuano: quello che doveva essere il trampolino di lancio per il nostro hockey femminile, si rivela un boomerang perché molte atlete lasciano. A risentirne di più sono le Eagles che perdono il titolo in favore delle rivali di sempre: l'Agordo. Per tornare in vetta, le pinguine giocano degli splendidi play off: vincono 4-2 gara 1 con due reti di Dalprà, una di Viel ed una di Zandegiacomo, perdono il ritorno a Bolzano soltanto ai rigori (4-3 con rigore decisivo di Sparer) e si cuciono sulle maglie l'ottavo scudetto in gara 3 con una vittoria per 5-3 dopo essere state in vantaggio per 5-1 ed avere resistito al ritorno di Bazzanella e compagne.
L'Halloween si supera ed è terzo ancora una volta ai rigori nella gara decisiva (3-4, 3-2 e 4-3 i risultati).
In campo internazionale, la nazionale è ancora argento ai Mondiali (v.) di Pyongjang (PRK), Eagles e Agordo disputano una buona EWHL, l'All Stars Piemonte gioca in Francia, ma il numero di atlete impegnate sulle varie piste evidenzia la crisi.
Il buio cala sulle 'Giarrettiere rosa' l'anno successivo (stagione 2007/08) con il ritiro del Como, fin qui sempre presente nella serie A italiana. Ridotte ad un manipolo di giocatrici, le hockeyste italiane trovano la forza per competere ad un buon livello in campo internazionale; qui da noi l'Agordo si cuce sulle maglie il nono scudetto, le Eagles Bolzano, sconfitte, si sciolgono, l'All Stars Piemonte è terzo, ma senza colpo ferire: che pena vedere una competizione per il titolo tra tre sole squadre!. Ora, la parola d'ordine è una sola: RESISTERE.

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(I cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre 2005)