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(I
cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le
giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro
Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre
2005)
Non
poteva che nascere lì
La nazionale
italiana femminile di hockey su ghiaccio ha fatto
il suo esordio Sabato 27 febbraio 1993, ore 18.00,
al Palaghiaccio di Belluno. Avversarie delle
"azzurre" erano le ragazze della Repubblica Ceca.
L'incontro, terminato 0&endash;6 (0-2;0-4;0-0)
secondo logica vista la già collaudata
esperienza delle ospiti, è poi stato
ripetuto il giorno successivo ad Auronzo (2-6 il
risultato, con parziali di 1-1;0-2;1-3).
Ecco i nomi, i numeri e le squadre di appartenenza
delle nostre:
ITALIA - Portieri: Nadia Callegari (12,
Alleghe), Tania Vergerio (13, Feltre).
Difensori: Monica Carlin (15, Alleghe),
Nadia De Nardin (8, Agordo), Alessandra Ganz (23,
Alleghe), Miriam Gavaz (3, Agordo), Laura Maoret
(7, Feltre), Angelica Micheli (14, Como), Sara
Moralli (21, Como), Annalisa Pennisi (18, Milano).
Attaccanti: Stefania Comel (11, Feltre),
Antonella De Biasi (17, Feltre), Monia De Pellegrin
(5, Agordo), Giorgia De Toni (10, Alleghe),
Eleonora Fornaro (24, Agordo), Marisa Gazzi (4,
Feltre), Ombretta Martini (20, Como), Ramona
Rimoldi (25, Como), Manuela Xaiz (9, Agordo),
Patrizia Zasio (19, Feltre), Stefania Zasso (16,
Agordo, capitana), Maura Zatta (6, Feltre).
Due parole con la capitana di quell'Italia,
Stefania Zasso. La Zasso aveva iniziato a giocare
ad Agordo nel 1989 ed era una vera appassionata di
hockey. In un'intervista su "Alto Adige" Stefania
aveva raccontato: "Avrei voluto iniziare
giovanissima, ma i miei genitori si opposero
perché consideravano l'hockey uno sport
maschile e violento. Poi sono riuscita a fare
cambiare loro idea e, una volta entrata in squadra,
ho capito che l'hockey era sport per me. Mi piace
perché è dinamico, veloce e non ci si
annoia mai. Sbaglia chi pensa che sia solo per gli
uomini".
La capitana dell'esordio aveva sempre giocato
in attacco, come centrale, accumulando undici
presenze nel blu team (in linea con Manuela Xaiz) e
quattro titoli italiani con l'Agordo. Il suo
racconto rivela anche una questione tecnica capace
di spostare di un giorno il debutto ufficiale.
"Ho provato una fortissima emozione a Belluno
quando hanno suonato l'inno nazionale, non mi
sembrava vero di essere là a rappresentare
l'Italia. I nostri allenatori erano Angelo
Ramazzina e Marco Dolce; ricordo che fu una bella
festa, e ricordo anche la perplessità delle
ceke quando, dopo 15' di gioco effettivo,
suonò la sirena del primo intervallo (da noi
si giocavano ancora tempi di 15'). Soltanto il
giorno successivo, nella partita di Auronzo, e in
campionato nella stagione 1993/94, si passò
ai tempi di 20 minuti.
Direi che quando ho lasciato, nel 1997, l'ho fatto
per troppo amore. Al primo raduno estivo di
Bressanone ho toccato con mano il valore
dell'organizzazione: là si lavorava sul
serio, mentre nelle società tutto era ancora
a livello amatoriale. Con la nazionale, almeno per
me, furono molto importanti, sia l'incontro con
Renato Tortelli, il primo ad insegnarci il
regolamento di gioco, sia l'occasione di viaggiare
e di fare nuove conoscenze. L'hockey mi ha dato
molto, soprattutto come esperienza di vita, se
potessi tornare indietro cambierei forse il
finale".
Nella ripetizione della gara, disputata il
giorno dopo ad Auronzo e con tempi regolamentari,
arrivò il primo gol dell'Italia; a segnare
fu Manuela Xaiz, altra agordina di classe. Il
risultato premiò ancora le avversarie della
neonata Repubblica Ceca (separazione consensuale
dalla Slovacchia avvenuta il primo gennaio 1993).
Le azzurre, meno emozionate del giorno precedente,
si difesero con onore e, nel terzo tempo, Manuela
mise a segno la seconda rete personale.
Ecco quanto dichiarato da Manuela Xaiz rispondendo
alla domanda "Cosa si prova ad essere l'autrice del
primo gol della nazionale": "Ah, che emozione!
Non è possibile descrivere cosa ti passa per
la testa in quei momenti. Sei felice e vorresti che
tutti partecipassero alla tua gioia".
Le "giarrettiere rosa" italiane erano nate e
nell'estate dello stesso anno, con le convocazioni
per il raduno di Bressanone, si capì che la
FISG aveva intenzioni serie.
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Cenni storici
Campionati Mondiali
I
fattori storicamente influenti
Fu nell'autunno del
1992 che l'argomento "nazionale femminile" smise di
essere tabù per i vertici federali. La
serietà fin lì dimostrata dalle
società, il continuo aumento del numero di
praticanti, la richiesta pressante delle
giovanissime di partecipare ai campionati maschili
di categoria, erano dimostrazioni di
affidabilità. A queste ragioni si aggiunse
la presenza in campionato del Bolzano che
portò a tre le regioni coinvolte: Alto
Adige, Lombardia e Veneto. Queste tre
realtà, che hanno fatto la storia del nostro
hockey anche in campo maschile, valevano il rischio
dell'avventura.
Nel presentare la nuova stagione, Angelo Ramazzina,
allenatore dell'Agordo campione d'Italia e futuro
coach delle azzurre, si espresse in questi termini:
"La nazionale, necessaria se vogliamo crescere,
non è ancora una realtà, ma non
è nemmeno un'astrazione o una cosa
impossibile e prima o poi l'avremo. Per noi
è importante farci trovare pronti".
Da parte sua la FISG, nella persona
dell'asiaghese Mariano Stefani, responsabile del
settore femminile, fu ancora più esplicita:
"È intenzione della Federghiaccio di far
disputare alla rappresentativa femminile alcuni
incontri internazionali già da quest'anno.
(
) Il problema per lo sviluppo di questa
specialità, è purtroppo rappresentato
dalla penuria degli impianti e delle ore-ghiaccio
che non sono mai sufficienti neanche per allenare
seriamente le rappresentative giovanili
maschili".
La dichiarazione di Stefani sulle ore-ghiaccio
lasciava però già capire al settore
femminile che nulla sarebbe stato regalato,
soprattutto non dall'hockey maschile, e questo pur
potendo contare su un gruppetto di 'personaggi
illuminati'.
Mentre l'Italia di Ramazzina debuttava, la goalie
canadese Manon Rhéaume era già
passata alla storia come prima donna ad avere
giocato in NHL e firmato un contratto
professionistico. Altra realtà, altro
contesto, altro hockey. Qui da noi era già
un miracolo che la federazione avesse ammesso
l'esistenza delle donne hockeyste!
A guidare i primi passi delle 'giarrettiere rosa'
furono la team leader Gladis Riva e due tecnici,
Marco Dolce e Angelo Ramazzina, che, con la
supervisione di Georges Larivière, Alfio
Tuzzi e Peter Holzner, i "personaggi illuminati",
convocarono per un raduno presso il Centro Federale
di Bressanone, 34 ragazze dal 9 al 16 luglio
1993.
In un'intervista concessa al quotidiano "Alto
Adige" in quel periodo, Gladis Riva
dichiarò: "È uno sport che una
ragazza non riesce facilmente a praticare
poiché per tradizione nasce ed è
praticato in zone montane dove non è facile
rompere con certe mentalità. (
) Gli
uomini non si rendono conto che tra l'hockey
maschile e quello femminile ci sono alcune
sostanziali differenze: l'uno è basato sulla
forza e sull'impatto fisico, l'altro sulla
velocità, l'intuito e l'intelligenza".
Isobel, in completo accordo con la Riva,
precisò soltanto che la velocità pura
era dalla parte dei maschietti, alle donne
l'intervistata intendeva sicuramente riconoscere
una migliore velocità d'esecuzione tecnica
di alcune movenze.
Per forza di cose, mancando le donne della
necessaria esperienza, furono solo uomini quelli
che si occuparono di loro. Tra questi il coach,
Angelo Ramazzina, qui: "Ho iniziato ad allenare
squadre femminili sul finire degli anni '80, quando
ancora l'attività dipendeva dal Comitato
veneto. Le ragazze che giocavano allora avevano
cominciato l'attività a 17/18 anni; a
quell'età e con strutture neuromuscolari non
impostate per l'hockey su ghiaccio, non si poteva
pretendere di raggiungere chissà quale
livello.
Quando mi è stata affidata la nazionale,
nella stagione agonistica 1992/93, il gruppo di
riferimento aveva ancora quelle stesse
caratteristiche. Con Larivière, un tecnico
di grandi capacità, è stato poi
impostato un lavoro serio e, a partire dal 1995,
quando hanno esordito in nazionale le prime atlete
avviate all'hockey nelle squadre giovanili,
l'hockey femminile italiano ha iniziato la sua
graduale e costante crescita".
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Cenni storici
Campionati Mondiali
Il
rodaggio internazionale
Non c'è due
senza tre (e quattro), così anche il terzo
ed il quarto impegno delle azzurre, dieci mesi dopo
l'esordio, ebbe come avversarie le ragazze della
Repubblica Ceca; si trattò però del
primo impegno esterno, a Pardubice, la capitale
della Boemia orientale.
Con la trasferta di Pardubice (8/9 gennaio 1994),
la nostra nazionale si sottrasse all'egemonia
esclusiva del lombardo-veneto; in squadra, infatti,
fece il suo esordio Patrizia Brunner, altoatesina,
figlia e sorella di Hansjörg e Markus,
personaggi noti in campo hockeystico. Le altre
novità del viaggio in Cekia arricchirono
l'elenco delle pink garters italiane con i nomi di
Monica e Marta (i cognomi, Xaiz e Fornaro, erano
già conosciuti trattandosi delle sorelline
di Manuela ed Eleonora). Non cambiarono i risultati
in favore delle nostre avversarie (8-2 e 5-1) e le
padrone di casa, che speravano ancora di entrare
nell'élite, si confermarono fuori
portata.
Due mesi più tardi il ruolo di maestre
toccò alle francesi nel doppio confronto di
Albertville. In Savoia esordirono: l'attuale
capitana delle azzurre, Evelyn Bazzanella, la sua
compagna di squadra Karin Bianchini, la milanese
Roberta Piatti ed il portiere agordino Tania Zasso.
Quest'ultima, raccontando della soddisfazione
d'ìndossare la divisa della nazionale, alla
richiesta di lumi sulla scelta del ruolo ha
candidamente confessato: "Non ho scelto io di
giocare in porta, volevo giocare e basta, poi,
siccome mancava un portiere, ho provato lì
su richiesta delle amiche e lì sono
rimasta".
Dalla Francia si tornò con un doppio 1-4
incoraggiante (le Bleu erano allo stesso livello
delle ceke) e con reti della bandiera realizzate
dalla solita bravissima Manuela Xaiz.
In estate, al raduno di Bressanone, Alfio Tuzzi ed
i responsabili della femminile cercarono di
sistematizzare il lavoro con le atlete d'interesse
nazionale predisponendo schede di valutazione
individuali. Alle convocate fu anche richiesto di
compilare un diario mensile delle attività
di allenamento svolte con le società di
provenienza.
Le buone intenzioni della FISG si concretizzarono
con l'organizzazione, nel 1995, di un importante e
forse pretenzioso torneo a Selva di Val Gardena
dove furono ospiti la Germania, la Svizzera
(entrambe nel primo gruppo di merito) e la Francia
(bronzo nel gruppo B). Vinse la Svizzera davanti
alla Germania, l'Italia fece soffrire la Francia
(già guidata da quattro "moschettiere" di
tutto rispetto: Christine Duchamp, Deborah
Iszraelewicz, Gwenola Personne e Noëlle Roy)
per il terzo posto, ma si arrese nel finale. 'Alto
Adige' scrisse: "Il risultato (4-2) penalizza
oltre misura una rappresentativa italiana che ha
più volte sfiorato il pareggio, subendo
l'ultima marcatura ad una decina di secondi dalla
sirena conclusiva e in inferiorità
numerica".
A Selva fecero il loro esordio giocatrici ancora
oggi in azzurro (Sabrina Viel, subito a segno
contro la Svizzera, Barbara Da Rold, Luana
Frasnelli) ed i difensori Elisa Pavan e Paola
Broz.
L'illusione di essere oramai vicine alle francesi
giocò un brutto scherzo alle azzurre che,
dopo il raduno estivo programmato in Valle d'Aosta
e diretto da Pat Cortina, già pensavano alla
rivincita. Purtroppo, nel doppio confronto di fine
agosto ad Albertville e Courmayeur, l'Italia, sia
pure in formazione sperimentale (con le
"novità": Barbara Croce, Lorena Dal Molin,
Sonia Bonizzi, Giada Bassani, Alessia Pollazzon e
Priska Beikircher), subirono due pesanti KO (1-11 e
1-5). La FISG si spaventò e per la stagione
1995/96 non organizzò altri incontri.
Delle nostre "giarrettiere rosa" si riparlò
nella primavera del '97 per il torneo di Amiens con
le francesi padrone di casa, la Repubblica Ceca e
la Slovacchia. In squadra entrarono: Maria Michaela
Leitner, Romea Kostner, il portiere di origine
vietnamita Lam Kim N'Goc, Federica Riva e Consuelo
Spada. Dopo due sconfitte, contro le solite
francesi e le ceke, arrivò l'ora del primo
successo: Italia &endash; Slovacchia 4-3 (1-2; 2-0;
1-1) con doppiette di Leitner e Xaiz; era il 16
marzo 1997.
Manuela Xaiz, la ragazza del primo gol dell'Italia,
terminò ad Amiens, a 22 anni, la sua
carriera in azzurro: "In nazionale, sembrava che
facessero solo promesse", dirà la Xaiz,
"un paio di anni dopo la federazione
cominciò a fare sul serio, ma per me era
tardi, peccato".
Manuela, che aveva iniziato con una doppietta
il 28 febbraio 1993, si congedò allo stesso
modo: segnando due gol; 14 i punti dell'agordina
(11 reti e tre assist) in altrettante
partite.
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Cenni storici
Campionati Mondiali
Alla
ricerca di una collocazione
I Giochi di Nagano,
ai quali fu ammesso per la prima volta l'hockey
femminile, tennero ferma l'attività
internazionale del 1998 e segnarono una svolta
epocale per la disciplina. Nuove realtà
accettarono di cimentarsi in competizioni
ufficiali, tra queste l'Italia che, nel marzo del
'99, disputò le qualificazioni per l'accesso
al Gruppo B. A Szekesfehervar, in Ungheria, dove
non si presentò la Corea del Nord, le nostre
vinsero il torneo battendo nell'ordine: Gran
Bretagna (4-1), Ungheria (8-1) e Sud Africa (7-1).
In squadra esordirono, con il coach Markus Sparer:
Heidi Caldart, Sabina Florian, Manuela Friz e
Waltraud Kaser che, con le confermate Frasnelli, De
Nardin, Viel, Leitner e Da Rold, formeranno
l'ossatura della formazione attuale.
A dicembre le azzurre collaudarono, ad Albertville
e Pralognan, le loro chances in un doppio confronto
con la Francia, frequentatrice assidua del secondo
gruppo di merito. I risultati (10-3 e 5-2) fecero
capire quanto ci fosse ancora da lavorare per
agganciare le rivali
Tra le esordienti (Michela Mair, Elena Landi, Elena
Ninz, Francesca De Zaiacomo, Patrizia Giusti e
Giulia Riva) c'era anche Sonia Cappato che, proprio
in Francia, mantenne la promessa fatta in
precedenza ad una sfortunata compagna di squadra.
Quest'ultima, come ha raccontato Rosy Giordano,
aveva appena acquistato una divisa nuova da
portiere quando le fu diagnosticato un tumore. In
ospedale dov'era ricoverata, l'hockeysta ricevette
la visita di Sonia, sua compagna di squadra e fino
ad allora attaccante, che le annunciò di
avere temporaneamente preso il suo posto a guardia
della rete. Subito la ragazza offrì a Sonia
la sua divisa nuova e questa, commossa, promise di
portare pinza, scudo, pettorina e gambali in
nazionale. Ecco perché l'impegno mantenuto
dalla Cappato merita un cenno. L'ex compagna era
nel frattempo guarita.
A Riga, ai mondiali di gruppo B (corrispondenti
all'attuale prima divisione) esordì la sola
Nicol Bona, quattordicenne da poco più di un
mese. I risultati, cinque sconfitte in altrettanti
incontri, dissero che l'Italia non era ancora
pronta.
La federazione s'interrogò a lungo, ma la
sorprendente crescita del numero di atlete e di
società convinse i vertici a proseguire. In
novembre Sparer ricominciò dalla solita
Francia, invitata a Vipiteno, la ricerca di
un'identità di squadra. Uscirono
definitivamente di scena: Cappato, Brunner,
Micheli, Bianchini, Xaiz (Monica) e almeno
temporaneamente Frasnelli, Kostner e De Nardin
(quest'ultima in maternità). Al loro posto
furono chiamate: Monica Lorenz, Linda De Rocco,
Federica Zandegiacomo, Silvia Toffano, Claudia
Negrisolo, Michela Angeloni, Denise Gosetto e Ketty
Brugnoli. Ripescate anche, nel ruolo di portiere,
Michaela Mair e una furibonda Lam Kim N'Goc.
L'aggettivo furibonda non è usato a caso per
Lam Kim N'Goc, "Nao" per gli amici, che, ad Asiago
2005, dove fece un tifo indiavolato per le azzurre,
confidò: "Avrei voluto dire di no a quel
maledetto (Sparer); mi aveva messa da parte anche
come 'secondo' nei miei anni migliori, questo per
tenere in caldo il posto alla "sua" Frasnelli, poi
quando lei ha interrotto mi ha riconvocata, ma solo
per dirmi che ero troppo vecchia e piena di
acciacchi".
La stoccata di "Nao", sia pure dettata dal
risentimento di chi si era sentita presa in giro,
non poteva però essere una semplice vendetta
tardiva, ma sembrava nascere dai mugugni di tutta
una squadra. Il mugugno è un dire tra i
denti, un brontolare sordo e minaccioso che non
arriva all'azione. Non c'è mai il botto
liberatorio. Chi mugugna è come le castagne
lesse che borbottano per ore nella pentola e, se
lasciate senz'acqua, bruciano, si distruggono in
silenzio; non come le arrostite che sibilano e
scoppiettano appena le scaldi. Ma come sibilare e
scoppiettare se rischi l'esclusione?
Questo spiega un po' il rapporto di odio/amore
delle ragazze nei confronti del coach. "Fosse
per lui saremmo ancora a 'venete gegen alto
atesine' e ai pregiudizi sulle lombardo-piemontesi.
E poi i complimenti di 'Napoleone' non hanno mai
nemmeno la parvenza di una tenerezza!"
Così secondo Isobel che a Sparer concede dei
meriti, ma attribuisce alle ragazze e al resto del
team la prerogativa di avere fatto diventare un
gruppo affiatato quella che era una semplice
selezione di talenti.
Nel 2001 si andò in
Romania per riconquistare il perduto gruppo B e con
Rebecca Fiorese come sola new entry. Le nostre
ragazze s'imposero facilmente a: Sud Africa,
Romania e Belgio, ma i sogni s'infransero (1-2)
contro le uniche avversarie dotate d'esperienza: le
olandesine di Irene e Marion Pepels.
Il risultato contro l'Olanda non ebbe all'atto
pratico nessuna conseguenza perché la IIHF,
approfittando della pausa dei campionati nell'anno
olimpico, il 2002, riformò l'intera
organizzazione dei mondiali istituendo le
divisioni. Danimarca e Norvegia furono retrocesse
dall'ex gruppo B e inserite, insieme alle prime due
classificate delle qualificazioni (Olanda e Italia
in Romania, Slovacchia e Gran Bretagna in Slovenia)
a formare la nuova seconda divisione.
Quell'Italia-Olanda lo si ricorda soltanto come il
primo campanello d'allarme sulla predisposizione
del nostro coach a perdere le partite chiave.
In autunno, il 17/11, si registrò il primo
pareggio dell'Italia; il pari coincise con il primo
punto strappato alla Francia e con la prima
convocazione di un'atleta originaria di un luogo
dalle strane, per l'hockey italico, coordinate
geografiche. L'atleta, nata e residente ad Ovest
dell'ottavo meridiano Est di Greenwich e
addirittura a Sud del 45° parallelo del nostro
emisfero, è Debora Montanari, la "Santa"
dell'All Stars Piemonte.
Con Debora esordirono anche Michela Parisi, Marzia
Gnech e Alice Dionisio; il giorno successivo le
francesi, incavolate, ci rifilarono dieci pappine,
ma il ghiaccio, in senso metaforico, era rotto.
La conferma arrivò a fine anno: un pareggio
ed una sconfitta di misura (4-4 e 1-2) contro la
Svizzera B a Zuchwil (Valentina Galliana, Valentina
Zulian e Silvia Sansonna le novità).
L'anno delle Olimpiadi di Salt Lake City si
aprì con la vittoria nel Challenge IIHF di
Hull (GB) contro Belgio e Gran Bretagna; poi, in
settembre, due facili vittorie sull'Austria a
Cavalese (Silvia Carignano, Sabrina Hofer e Clara
Vallazza all'esordio). A inizio novembre le azzurre
persero d'un soffio, in un tiratissimo match con la
Slovacchia (1-2), il Masters di Briançon
(Francia), ma batterono l'Olanda e, per la prima
volta, la Francia in formazione sperimentale (new
entry per Silvia Valduga e Michela Gaydou).
All'inizio del 2003, in preparazione per i mondiali
di II divisione programmati a Lecco, l'Italia
giocò altri due incontri in Austria (9-3 e
4-3 per le nostre) e Sparer portò in azzurro
quattro nuove ragazze: Celeste Bissardella, Chiara
Costa, Francesca Dolce e Daniela Villa.
I federali, intanto, continuavano a chiedersi se
fosse il caso di iscrivere la squadra ai Giochi di
Torino!
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Cenni storici
Campionati Mondiali
Tre
mondiali in casa
L'unico "esordio"
con la nazionale a Lecco 2003 è la cronaca
di Isobel che comincia così in diretta:
"L'ostinazione a non volere modificare le
proprie idee, contro logica e ragione, è
evidente anche qui: 2/5 dei dirigenti considerano
la squadra femminile un'intrusa che ruba spazio e
risorse economiche alla maschile, 1/5 è
imbarcato nell'avventura e difende Fort Alamo, i
2/5 restanti, quelli decisivi, intravedono la
doppia opportunità per la vetrina olimpica e
celano ogni sentimento in attesa di conoscere il
vento". (In parentesi le indicazioni sulle
condizioni di navigazione della barchetta
rosa).
"Si comincia contro la Norvegia: non facile.
Soltanto chi parlava a vanvera di vittoria
obbligata aveva dimenticato che l'ultimo incontro
con le scandinave era terminato 7-0 in loro favore.
Il 2-4 finale conferma la superiorità
norvegese, non più così netta, eppure
ancora evidente". (leggero vento contrario)
"Con l'Olanda le ragazze sanno di dovere vincere a
tutti i costi: questa l'insidia maggiore. L'inizio
è in salita: nervosismo, paura che complica
anche le cose semplici, poi Maria Michaela Leitner
prende per mano le compagne fino al rassicurante
3-0 conclusivo". (bonaccia)
"Lo spauracchio Slovacchia finisce con
l'annichilire le mie protette; una partita
sbagliata e molte atlete in condizioni fisiche
precarie, la squadra non c'è (0-10), meglio
dimenticare". (tempesta con forte vento
contrario)
"Per il quarto incontro c'è chi teme
un'altra doccia fredda: le avversarie sono quelle
che hanno raccolto fin qui i maggiori consensi.
Quando manca 1'49 al termine si va sul 4-4, il
patatrac sei secondi dopo; vince la Danimarca 5-4,
ma che partita! La distrazione da entusiasmo
appartiene alle nostre ragazze, le amo anche per
questo". (nonostante i danni al sartiame, si
torna a navigare)
"Ora, per non sciupare tutto, bisogna vincere; e
l'Italia batte la Gran Bretagna 4-2. La classifica
finale assegna la vittoria alla Norvegia 9 punti -
promossa in prima divisione, seguono: Danimarca 7,
Slovacchia 6, Italia 4, Olanda 3 e Gran Bretagna 1.
Grazie ragazze, mi sono divertita." (la barca
può bordeggiare in attesa di vento e tempi
migliori)
In autunno rispunta il fantasma delle "oriunde".
Manca però qualsiasi intesa tra le
società che dovrebbero assorbire le "italo"
d'oltre atlantico. Nessuno parla, si percepiscono
soltanto paure di favoritismi e sconvolgimento
degli equilibri, così anche la federazione
tace. Tra quelli di Fort Alamo, solo la team leader
spiega il suo pensiero meritandosi l'interdizione
dalle pubbliche relazioni; Isobel definisce il
diktat "rogo da Santa Inquisizione" e affibbia alla
Giordano il soprannome di Giovanna d'Arco.
Il 2003 si chiude con la vittoria nel torneo di
Zuchwil su Svizzera B e Austria; in squadra entrano
Anna De La Forest e Katharina Sparer, due pedoni
destinati a diventare regine. Le "italo"? Se
n'è riparlato solo quando era tardi per il
tesseramento. C'è anche la novità
Mickey Goulet come responsabile delle nazionali, ma
il tecnico canadese vedrà le ragazze solo
per bere insieme una coca.
E siamo ai mondiali 2004. "A
Vipiteno sono oltre seicento gli spettatori che
applaudono l'ingresso in pista del team guidato da
Markus Sparer. C'è curiosità: per
l'hockey praticato da donne, per il fascino di un
mondiale, per vedere all'opera la "perla" locale,
Maria Michaela Leitner, una delle migliori
azzurre.
Le avversarie di oggi sono le australiane neo
promosse dalla terza divisione. Non c'è
partita: Nicol Bona, "piccolina" come la chiamano
qui, imperversa, lei e "Cin cin" Florian sembrano
due folletti imprendibili; finisce 7-0.
L'Italia del secondo giorno, avversarie le inglesi,
è di quelle che non ti aspetti almeno per
metà partita: difesa distratta e attaccanti
individualiste. Finisce bene perché le
nostre hanno maggiori "atouts" delle avversarie e,
una volta rinfrancate, s'involano (10-2)".
Contro la Slovacchia (lo smacco di Lecco da fare
dimenticare), Isobel si esalta. "Sono qui appesa
alle transenne di uno stadio stracolmo di tifosi
felici, è appena terminato l'incontro
"chiave" dei mondiali, le nostre 'giarrettiere
rosa' hanno compiuto l'impresa di battere le
fortissime atlete slovacche. Sono svuotata di
energie come se avessi giocato.
Il pubblico scandisce: 'De-bo-rà,
De-bo-rà', ed è la prima volta che
sento mille persone acclamare il nostro portiere.
Prima, durante il match, un'ovazione aveva salutato
la seconda rete di Maria Micaela Leitner,
'l'enfante du pays', stupenda giocatrice. Ecco il
gol di Maria in diretta: le nostre, in
inferiorità numerica, perdono l'ingaggio, ma
la Leitner s'avventa come una furia sul disco e si
produce in uno dei suoi scatti ammazza-difese,
sullo slancio guadagna tre metri che le danno il
tempo per far sedere Zuzana Tomcikova e depositare
il disco oltre la linea di porta. Grandissima
Maria. Lo stadio è una bolgia, la panchina
delle nostre un vulcano, l'Italia avanti per 2-1:
sarà il risultato finale."
Sparer, lo stratega del successo con la
Slovacchia, passa dagli altari alla polvere il
giorno successivo quando, contro la Danimarca,
perde partita (1-4) e promozione. "Il parere
più sensato, è quello del
'portierone', della nazionale e del Bolzano a
cavallo degli anni '70, Robert Gamper: &emdash; La
partita l'ha vinta il loro allenatore, Ed
Maggiacomo, che ha saputo bloccare le nostre fonti
di gioco. &emdash; Parole sacrosante: le nipotine
di Hans Christian Andersen hanno addormentato
l'Italia senza bisogno di raccontare le favole del
loro famoso compatriota, e 'Napoleone' non se
n'è accorto.
Questa volta, per le ragazze, s'è scomodato
persino il presidente della federazione, Giancarlo
Bolognini: sta a vedere che porta sfiga!"
Nell'ultimo incontro le azzurre battono
tranquillamente (4-0) l'Olanda, la cronaca non
c'è perché Isobel sciopera.
"Gréve &endash; Huelga &endash; Sciopero
&endash; Streik &endash; Strike -
Zabastòvka!" ha scritto sul sito
lamentando soperchierie di ogni tipo.
Il mondiale di II divisione lo vince la Danimarca
con 9 punti, Italia, medaglia d'argento, 8 punti,
Slovacchia, bronzo, 7 punti, Olanda 4, Australia 2,
Gran Bretagna 0.
Finalmente i già segnalati 2/5 d'indecisi si
schierano a favore di Fort Alamo e, insieme,
diventano 3/5, la maggioranza: l'hockey femminile
italiano andrà ai Giochi di Torino.
Non cambia, purtroppo la "politica" degli ex
assediati al punto che Isobel, dopo averli definiti
"carbonari", "mafiosi" ha aggiunto: "Che
s'impicchino! Se non sanno apprezzare il lavoro
fatto per aiutarli, o peggio, se non gliene frega
nulla, s'impicchino".
A novembre Isobel, furibonda, scrive: "Sanno
i signori Dolce (il Commissario Tecnico) e Sparer
cosa è successo lontano da Bolzano tra il
mese d'agosto e adesso? Sanno se ci sono stati
infortuni, defezioni, miglioramenti di alcune
atlete? Evidentemente no, allora qualcuno alzi il
culo e provi a fare il suo mestiere visionando le
atlete in giro per l'Italia (quattro squadre,
sic!)."
A rimetterci sono le incolpevoli pink garters
che in autunno giocano due amichevoli, contro le
tedesche del Riessersee (la squadra di "Cin cin"
Florian, 6-1) e l'Austria (1-4), futura avversaria
ai mondiali, nel silenzio più assoluto di
federazione e media. Non è la prima
sconfitta con le austriache a preoccupare, ma la
cortina di filo spinato attorno alle azzurre.
Notizie non ufficiali riferiscono sul buon esordio
di Valentina Bettarini, Diana Da Rugna, Chiara
Traversa, nonché sulla costante crescita di
Silvia Carignano, Katharina Sparer e Anna De La
Forest. Su quest'ultima c'è già un
parere di Isobel che l'ha vista più volte in
Coppa delle Alpi: "'The dancer' o, se preferite,
'ballerina' sta completando un processo tipico
dell'età: ha poco più di quindici
anni e s'è allungata come uno sprinter sul
traguardo, ma è una fuoriclasse. Per me, la
torinese è l'hockeista che, giocando, sembra
esibirsi in un 'ballroom dancing'. Sì,
proprio così, vedendo giocare Anna bell'Anna
si ha l'impressione che balli il liscio, ed
è un'ottima impressione."
Al torneo di fine anno, a Dornbirn (Austria),
l'Italia supera la Slovenia 5-3, la Svizzera B 4-2
e si prende la rivincita sulle padrone di casa 3-0.
Debuttano due Eleonora: Dalprà e Tabacchi,
entrambe dell'Agordo e tirate a lucido dalla Elite
Women Hockey League.
In marzo si tenta ad Asiago la
nuova scalata alla prima divisione. La cittadina
dell'altopiano non ha mai messo in pista una
squadra femminile, però, oltre ad una bella
tradizione con l'hockey dei maschi, ha esperienza e
uomini capaci nell'organizzazione di eventi. Una
pagina speciale su "L'Altopiano", a cura di Cesare
Pivotto, riporta il pensiero della capitana delle
nostre pink garters, Evelyn Bazzanella:
"L'obiettivo di crescere e migliorare ci stimola
ormai da tempo; siamo arrivate qui ad Asiago con
tanta voglia di lavorare per preparare al meglio
questo importante appuntamento e dimostrare poi
quello che valiamo. Lo spogliatoio è molto
motivato, unito; siamo un gruppo di amiche e tutte
diamo il nostro apporto alla causa comune."
Bella la cerimonia d'apertura e bell'Italia nel
primo incontro. Isobel scrive: "Le olandesine
non saranno state un banco di prova sufficiente a
tranquillizzare gli scettici, ma le azzurre del
primo tempo lasciano davvero spazio ai sogni. Le
nostre hanno iniziato a ritmo elevatissimo, le tre
linee messe in pista da Sparer sono equilibrate
come forza, diverse per caratteristiche tecniche e
di approccio al gioco, ciò confonde le
avversarie che si trovano senza punti di
riferimento. Si vince 5-0. Personalmente ho visto
"Cin-cin" Florian con le bollicine e già
sapete che quand'è così mi diverto un
sacco, il fatto è che anche la linea di
Zandegiacomo e Viel con Toffano al centro
m'è piaciuta, e tutta la difesa, e...;
sarò più ponderata in futuro, per ora
lasciatemi saltabeccare."
Peccato che già al secondo giorno,
Isobel vada controcorrente. "L'esaltazione
collettiva che segue il trionfo contro la temuta
Austria (6-1) mi lascia indifferente, anzi, mi
preoccupa l'idea che Markus Sparer si senta
più Napoleone che coach. M'ero convinta,
dopo la prova d'esordio, che la nostra squadra
avesse trovato, tra amichevoli e allenamenti, una
sua struttura portante, un assetto, forse
perfezionabile in base alle caratteristiche delle
avversarie, ma non più soggetta agli umori
del tecnico. Ebbene, non è così.
Contro l'Austria il mister s'è divertito a
giocare a scacchi e gli è andata bene, ma la
confusione è stata tanta, più nei
cambi che in pista."
Al terzo turno ci tocca la Corea del Nord, o
meglio, la Repubblica Popolare di Corea che fa una
partita più che onesta visto il rinnovamento
al quale è stata sottoposta la squadra dopo
la retrocessione dalla I divisione. "Il gioco
delle asiatiche, sovente rude, esalta le
qualità delle giocatrici combattive e
l'Italia, tanto in attacco quanto in difesa, ha
almeno una ragazza per linea con queste
caratteristiche. Così le azzurre prendono il
largo poco alla volta, quasi senza farsene
accorgere; il guaio è che non se ne accorge
nemmeno Sparer che, almeno a sette minuti dal
termine e con la partita in mano, avrebbe potuto
(dovuto?) dare spazio anche ad Angeloni, Carignano
e Da Rugna, oramai ammuffite sulla panchina. Nel
caso specifico, non si tratta di una polemica
gratuita perché le molte penalità,
dall'una e dall'altra parte, hanno portato un
sovraccarico di lavoro a De Nardin, Kaser, Florian,
Leitner e Zandegiacomo: davvero le nostre non
possono fare a meno, a turno, di tre di loro? Chi,
nell'entourage italiano, può avvertire il
coach che sta cuocendo a fuoco lento alcune ragazze
in una gara senza più storia? Evidentemente
nessuno. Si finisce in gloria (6-1), con qualche
lingua lunga e qualche lacrima evitabile."
Facile profeta Isobel? Il suo commento alla
sconfitta in cui incappa l'Italia contro la
Norvegia, 2-5, è durissimo. "Un secondo
mondiale buttato: questo è quanto si dice in
tribuna dopo 12'23'' di gara e lo 0-3 di handicap
regalato dal nostro mister alle norvegesi. È
successo che Sparer ha deciso per l'alternanza dei
portieri, proprio come si fa nei tornei
parrocchiali, anche se questo è un mondiale.
Incomprensibile, assurdo. Solo "Napoleone" poteva
partire con la goalie n° 2 in una gara
decisiva!
Se sullo 0-0 già si avvertiva un po' di
tensione, sullo 0-3 la squadra non c'è
più. Addossare tutte le colpe a Luana
Frasnelli sarebbe ingiusto, l'errore di valutazione
è del coach. E non finisce lì
perché, mentre tutti si affannano a spiegare
quanto sia tatticamente bravo 'Napoleone', rilevo
che per il secondo anno consecutivo giochiamo
'senza' Leitner la gara decisiva (l'hanno
semplicemente privata dei rifornimenti), che almeno
tre elementi base avevano oggi la lingua di fuori
mentre Slovacchia e Norvegia giocavano con le
quarte linee le partite più facili per
risparmiare le prime attrici, che in tre anni si
è sì costruito un buon gruppo, ma si
sono distrutti i potenziali rincalzi per
abbandono".
Adesso non basta più battere la Slovacchia,
vincitrice con le scandinave, bisognerebbe
sotterrarla di gol contando sulla classifica avulsa
che entra in gioco a parità di punti, ma
anche la conferma dell'argento sarebbe un'ottima
cosa.
"I tifosi dell'Italia non s'illudono, ma al
quinto minuto il nostro quintetto di punta va in
gol: il disco viaggia da Sabina Florian a Federica
Zandegiacomo che insacca in mischia alle spalle
della Tomcikova. Il gol scalda l'ambiente e il
pubblico asiaghese si fa sentire; tenendo questa
media si arriverebbe al titolo, ma cinque reti
(tante ne servono) a questa difesa non le ha mai
fatte nessuno.
La Slovacchia gioca prudente e fiduciosa di
arrivare prima o poi al pareggio che le darebbe il
titolo. Segna invece l'Italia con Anna De La
Forest, ancora su assist della Florian. E' il gol
che ci permette di superare le slovacche in
classifica, ma restano ancora da giocare 26',
un'eternità. Col passare dei minuti aumenta,
nell'Italia, la coscienza di non potere andare
oltre l'argento, nella Slovacchia, l'ansia per
l'ennesimo mondiale perso per un'inezia. Finisce
così con le italiane che urlano di gioia e
le avversarie, disperate, in lacrime".
In classifica le tre nazionali protagoniste qui ad
Asiago terminano alla pari, le divide la differenza
reti negli scontri diretti: Norvegia 8 punti (7-5)
oro, Italia 8 (4-5) argento, Slovacchia 8 (3-4)
bronzo, R.P. Corea 4, Austria 2, Olanda 0.
Battendo la Slovacchia, dodici anni dopo il
difficile abbrivio di Belluno, la navicella azzurra
riacciuffa anche la parità nei suoi conti:
66 le partite giocate, 32 vittorie, 2 pareggi e 32
sconfitte.
Dirà Sparer: "Da quando siamo partiti con
il 'progetto Olimpiade' tutto è una sfida,
si è sempre sotto pressione e sotto
osservazione, ma così sei costretto a
lavorare in modo positivo. La mia curiosità
e sempre di vedere come le ragazze reagiscono:
alcune hanno paura, altre non hanno alle spalle una
cultura che le aiuti. Ho visto passare in nazionale
molte ragazze e, a chi sta fuori, sembra che tutte
abbiano le stesse possibilità, invece non
è così; di uguale c'è la
presenza fisica, ma sono ben altri i fattori che
decidono se una ragazza riesce oppure no,
soprattutto la famiglia, l'educazione, i paesi dove
vivono."
Sì, mister, la nazionale bisogna
meritarsela, però anche a lei, che è
un educatore, è stato concesso di sbagliare
e imparare senza tirare in ballo cosa si succhia
con il latte materno!
Hockey
home
Cenni storici
Campionati Mondiali
L'anno olimpico
La partecipazione
alle Olimpiadi rappresenta un traguardo per gli
atleti di ogni specialità e, giocare con la
maglia della propria nazionale durante questo
evento, significa avere raggiunto il vertice nella
disciplina che si è scelto di praticare. Per
una volta i risultati passano in secondo piano:
conta esserci; è anche l'occasione per
incontrare i migliori al mondo e, per l'Italia
delle hockeyste, l'opportunità di giostrare
in pista con le mitiche canadesi o
statunitensi.
La stagione olimpica esalta le attese di tutti:
atleti, dirigenti e pubblico; chi vuole saperne di
più 'navighi' all'interno della
sezione
dedicata ai Giochi,
qui è solo il caso di ricordare i nomi delle
splendide 20 ragazze che hanno rappresentato
l'Italia a Torino 2006: Portieri - Luana
Frasnelli e Debora Montanari. Difensori
- Michela Angeloni, Valentina Bettarini, Nadia
De Nardin, Linda De Rocco, Rebecca Fiorese, Manuela
Friz, Katharina Sparer. Attaccanti - Evelyn
Bazzanella (cap.), Celeste Bissardella, Heidi
Caldart, Silvia Carignano, Diana Da Rugna, Anna De
la Forest, Sabina Florian, Wally Kaser, Maria
Michaela Leitner, Silvia Toffano, Sabrina
Viel.
Hockey
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Cenni storici
Campionati Mondiali
Il
dopo Olimpiade
Nove mesi dopo
quello stupendo anticipo
di finale olimpica
tra Canada e Svezia, con 2100 spettatori
entusiasti, a cui seguì un meno altisonante,
ma di sicuro divertente Italia - Svizzera, torna a
Torre Pellice la nazionale femminile di hockey su
ghiaccio; si tratta del primo raduno delle ragazze
dopo l'Olimpiade torinese.
In programma anche un doppio confronto, organizzato
dall'H.C.Valpellice con l'appoggio della
federazione e della Regione Piemonte, tra Italia e
Austria che garantisce emozioni e spettacolo.
Dal "Cotta Morandini" prenderà così
il via l'operazione "Vancouver 2010" e l'intero
ambiente s'interroga sulle intenzioni dei nuovi
responsabili. Dario Saletta, consigliere federale
con delega per l'hockey femminile, è cauto:
"Non ci sono molte risorse e, per ora, chiedo
soltanto di poter fare lavorare lo staff in
condizioni accettabili; quello di Torre Pellice
m'è sembrato l'ambiente adatto per
ricominciare visto l'affetto del pubblico".
La paura è di ritrovarsi a raccontare d'un
movimento in via d'estinzione: i ritiri
post-Olimpiade (Heidi Caldart, Nadia De Nardin,
Luana Frasnelli), le assenze di Leitner e
Zandegiacomo, l'improvvisato cambiamento di
conduzione tecnica, lo scarso allenamento delle
atlete di All Stars e Halloween, la tendenza
federale a considerare le ragazze "figlie d'un dio
minore" e l'annuncio della pausa per
maternità di Debora Montanari, avrebbero in
effetti potuto ingigantire oltre misura l'Austria.
Alla prova dei fatti, la nostra nazionale femminile
ha confermato una volta di più di avere
sette vite.
Torre Pellice regala alle azzurre l'accoglienza
riservata all'hockey che conta e sugli spalti ci
sono più di ottocento spettatori. In porta
esordisce Giulia Mazzocchi, quindicenne bolzanina
(con lei, esordiscono in azzurro: Elisa Ballardini,
Nicole Caldart, Lisa Ossanna, Anna Palaoro e Katrin
Rainer), le linee sono quelle dei club di
appartenenza. La due giorni si chiude con una
vittoria per parte e con un rassicurante verdetto:
le nostre, al completo e nonostante tutte le
magagne, sono ancora superiori. Pyongyang, capitale
del Nord Corea e appuntamento principe della
stagione, deve tornare ad essere un obiettivo da
avvicinare con la risolutezza d'una squadra
cosciente del ruolo di primo piano che le
spetta.
Nella "Christmas Cup" di fine dicembre torna tra i
pali Michaela Mair (1488 giorni dopo la sua ultima
partita in nazionale contro la Gran Bretagna a Hull
il 10 marzo 2002) e fa una fugace apparizione
un'altra Michaela, la Fantini. Le vicende che hanno
riportato Mair in azzurro sono note: la
maternità di Montanari, la "troppo" giovane
età di Mazzocchi (che non potrà
ancora giocare i mondiali) ed il ritiro di
Frasnelli); qui si tratta di verificare quanto la
Mair possa ancora offrire alle compagne in termini
di tenuta e di motivazioni. Il commento finale sul
torneo è di Massimo Fedrizzi, uomo della
"Triade" (con Frisch e Ramazzina) che guida la
nazionale: "L'ideale sarebbe di avere piu'
raduni: per avere un buon sistema di gioco devi
stare piu' tempo insieme, così si fa quel
che si può. Non mi sento di far nomi sulla
tre giorni di Dornbirn, ma piu' di un'atleta mi ha
sorpreso per il rendimento crescente e poi stiamo
recuperando giocatrici che sicuramente daranno man
forte a questa squadra. Per il futuro sono
fiducioso: questa è una squadra giovane e si
puo' veramente fare un ottimo lavoro, l'importante
è che ci lascino il tempo per poter
esprimere al meglio le reali
potenzialità".
In febbraio le azzurre vanno a Briançon.
La Francia, che gioca in prima divisione,
può metterci in soggezione, ma si vince la
prima gara 4 -1 (reti di Florian 2, Bissardella e
Bettarini) e si perde di misura la seconda (3-4,
per noi ancora Florian 2 e Kaser).
A marzo, nella Repubblica Popolare di Corea per i
mondiali 2007, esordio in pista alle 13 di
Pyongyang (5 del mattino in Italia); per le nostre
è una levataccia: non si recupera in un solo
giorno una differenza di fuso orario di otto ore!
Le padrone di casa contavano su avversarie
frastornate, ma le nostre "Giarrettiere rosa" sono
entrate subito in partita confermando quella forza
di carattere che le ha portate lontano nonostante
le molte vicissitudini.
In porta per noi gioca Chiara Traversa
(parerà due rigori), il primo gol è
coreano e lo segna Kim Sun Im, ma in avvio di
ripresa, l'Italia sfrutta la superiorità
numerica andando a segno con "Cin cin" Florian su
assist di De la Forest.
Il secondo tempo è il migliore delle nostre,
ma nessuno segna; il vantaggio arriva a 5' dal
termine ancora da una combinazione tra Florian e De
la Forest, questa volta a ruoli invertiti, ma nel
giro di due minuti la Corea pareggia e bisogna
andare al supplementare e poi ai rigori dove il gol
decisivo di Evelyn Bazzanella scaccia tutte le
paure.
Si vince anche con l'Austria: che difesa hanno
messo in mostra le azzurre! Non parlo soltanto
delle ragazze che giocano in quel ruolo, anche le
attaccanti si sono spremute per tenere lontane
dalla nostra porta le temibili bocche da fuoco
austriache. E pensare che questa scarsa propensione
a difendere era una carenza dell'Italia olimpica!
Bravi dunque Frisch e Fedrizzi a correggere il modo
di stare in pista, bravi anche a confermare Chiara
Traversa tra i pali interrompendo l'abituale turn
over imposto in passato da "Napoleone" senza
riguardi per opportunità e avversarie. Certo
ci sarà anche l'occasione per vedere ed
apprezzare Michaela Mair, ma perché togliere
subito un'atleta che s'era ben comportata contro le
coreane?
Altro motivo di soddisfazione viene dalla conferma
del blocco agordino. Sappiamo tutti che nella
nostra nazionale convivono tre realtà: le
altoatesine, le venete e ..."il resto d'Italia",
per fortuna, ma sarebbe meglio dire per
intelligenza delle protagoniste, le rivalità
interne sono superate da un invidiabile spirito di
squadra; ieri le venete erano un po' sulle spine
per avere rimediato penalità e gol contro il
Nord Corea, oggi il loro contributo alla vittoria
sull'Austria è stato determinante e in panca
puniti sono finite con maggiore frequenza le
compagne. I due presenti della "Triade" possono
orgogliosamente tenere una conferenza su "Come si
batte l'Austria costringendola a giocare sempre in
apnea"
Con la Slovenia, Italia un po' distratta in difesa
e con le polveri un po' più bagnate del
solito in attacco: così si spiega un
risultato non proprio esaltante (5-3). Bisognava
vincere, s'è vinto, ma, come tutti, avremmo
giurato su di un punteggio meno striminzito e su di
una gara tranquilla, in clima da scampagnata. Forse
anche le azzurre la pensavano così prima di
doverci mettere l'anima per cavare i tre punti
contro una Slovenia puntigliosa.
Ora l'Olanda. Di un arruffone patentato si diceva
un tempo che, con tutta probabilità,
lavorava all'UCAS (Ufficio Complicazione Affari
Semplici); ebbene, anche le azzurre, in questo
mercoledì d'inizio primavera, sono sembrate
al soldo di quell'ufficio! Che potessero non
battere sonoramente questa Olanda non lo pensava
nemmeno il più sciocco detrattore delle
"Giarrettiere rosa", però loro sono fatte
così: sempre pronte a sorprenderti, nel bene
e nel male. Fortuna che nella confusione generale
sia uscito il Jolly d'una doppia penalità a
carico delle orange e che, nell'occasione, il
furore di Florian e Bazzanella ci abbia permesso di
rientrare in partita. Poi "Cin cin" nel
supplementare s'è ricordata del suo
nickname..., ma che fatica!
Nulla da fare contro la Slovacchia. Dopo le lacrime
di Vipiteno e quelle di Asiago, Jana Kapustova
può sfoderare un grande sorriso e sull'onda
di questo sorriso, ancora misto a lacrime, ma di
gioia, festeggiare con le diciannove splendide
compagne in biancoblu la promozione in prima
divisione. Le nostre sono seconde per la terza
volta di seguito, però, mentre negli altri
due Mondiali avevano molto da recriminare, qui
hanno raccolto il massimo.
L'Italia, questa Italia, non poteva fare di
più. L'argento premia una squadra che ha
saputo dimenticare in fretta assenze e problemi di
un roster che pesca nel vuoto. Avrei firmato per il
secondo posto al momento della presentazione del
Mondiale ed i motivi sono risaputi, ma voglio
ricordarli: nessuna squadra può rinunciare
impunemente ad un portiere come la Montanari, ad
una "primadonna" come Maria Michaela Leitner, ad un
difensore d'esperienza come Nadia De Nardin; se a
queste aggiungete i nomi di Frasnelli, Caldart, e,
per problemi dell'ultima ora, quelli di Toffano e
Bissardella avrete davanti agli occhi i
perché di un argento guadagnato e non di un
oro perso.
Le 'Giarrettiere rosa' tornano in pista soltanto
nove mesi più tardi (febbraio 2008 - esordio
di Eugenia Casassa) e ancora contro la Slovacchia,
in amichevole. Il primo dei due confronti con le
rivali di sempre è, alla distanza,
impietoso. A Torre Pellice l'Italia regge due
tempi, più con la volontà che col
gioco, ma senza essere pericolosa; poi, nell'ultima
frazione, la Slovacchia dilaga (0-8).
Le nostre iniziano non male, sono attente in difesa
e in avanti provano con l'agonismo a sopperire al
differente tasso tecnico. Non è sempre stato
così, ma l'Italia di questa sera (dove
rientra Montanari) registra anche le assenze di
Sabina Florian, Katharina Sparer e Federica
Zandegiacomo: troppo per sperare di rendere
difficile il compito alle avversarie.
La rabberciata nazionale, ora agli ordini di
Liberatore e Fedrizzi, dimostra però ancora
una volta di meritare credito e in gara 2 strappa
una vittoria di misura che conferma la bontà
di un vivaio tanto striminzito quanto
prolifico.
A Vierumaki, in Finlandia, la parola d'ordine che
circola nell'ambiente è: "Si può
fare"; che, tradotto per i non addetti, significa:
"Puntiamo alla promozione".
Marco Liberatore, il nostro head coach, schiera una
squadra che, potenzialmente, ha i numeri per
ottenere finalmente quel passaggio in I divisione,
fallito di poco in altre circostanze, che
rappresenterebbe una notevole iniezione di fiducia
per il negletto hockey femminile italico. Due i
punti di forza delle azzurre schierate in
Finlandia: la grande carica agonistica di tutte e
la crescita costante di alcune giovani speranze;
per contro, il punto debole, quello che ha
condizionato pesantemente in passato la classifica
finale, è una sorta di passaggio a vuoto
immancabilmente prodottosi nei passati campionati
(contro la Slovacchia a Lecco e Pyongyang, la
Danimarca a Vipiteno e la Norvegia ad Asiago).
Speriamo che il team leader, Luis Zuggal, gli
allenatori, Liberatore e Fedrizzi, l'équipe
medico sanitaria composta dal medico Francesca
Franchi e dalla fisioterapista Francesca De Biasio,
siano riusciti ad intervenire sugli umori che hanno
indotto quei fatidici "salti della quaglia" e
"impallinato" le nostre.
Favorite d'obbligo sono la neo retrocessa Danimarca
e, appunto, l'Italia; non lontane dovrebbero essere
Austria e Nord Corea seguite a ruota dall'Olanda,
vittima sacrificale del girone l'Australia.
Pronostici fallaci: con l'Olanda ci salva Sabrina
Viel, ai rigori, ma nella gara successiva, con la
Corea, regna il caos; le nostre rinunciano al ruolo
di favorite ed hanno ora l'imperativo di battere
l'Australia per evitare guai peggiori. Austria e
Danimarca sono già lontane.
Contro l'Australia (5-0 con parziali di
1-0,1-0,3-0), dopo un primo tempo abbastanza
equilibrato durante il quale soltanto un'iniziativa
De Rocco-Zandegiacomo ha permesso alla nostra
"moschettiera" di portare in vantaggio l'Italia, le
azzurre si sono progressivamente impadronite del
match. Una sola rete nella frazione centrale, di
Wally Kaser con l'assist della capitana Bazzanella,
ma ben 25 tiri contro 5 a conferma d'una indubbia
superiorità; poi tre gol (Vallazza con De la
Forest, Rainer con Bettarini e ancora Zandegiacomo,
questa volta assistita da Viel), gli ultimi due
addirittura in inferiorità numerica, hanno
suggellato la vittoria ed il primo shutout mondiale
di Giulia Mazzocchi.
Non sarei però Isobel se concludessi qui la
cronaca. Dicesi "salto della quaglia" l'inconsulto
svolazzare di questo pennuto galliforme che
permette ai cacciatori ben appostati di
approfittarne per arricchire il carniere: l'abbiamo
fatto a Vipiteno 2004 contro la Danimarca, ad
Asiago 2005 contro la Norvegia, ai Giochi di Torino
2006 almeno contro le svizzerotte, a Pyonyang 2007
contro la Slovacchia e l'altro ieri qui con le
nordcoreane; pare oramai assodato, e non so se per
insipienza o autolesionismo, che il "salto" sia
entrato a far parte del nostro DNA. Non solo
arriviamo agli appuntamenti che contano poco
preparati (da marzo '07 il nostro Pink Team ha
fatto due amichevoli e cinque giorni di raduno a
ridosso dei mondiali), ma puntualmente perdiamo per
strada due o tre giocatrici importanti.
Altmann, Kantor e Schwarzler impiegano 20'26 ad
impallinarci quattro volte, poi tocca a Bettarini e
Bazzanella avvicinare il wunderteam, ma la partita,
iniziata ad handicap, finisce con l'Italia sotto
per 6-4.
Con la Danimarca è in gioco soltanto
l'orgoglio (la classifica è già
determinata dai precedenti risultati). Le nostre,
in vantaggio con Anna De la Forest, subiscono il
ritorno delle danesi che si portano sul 2-1. Il
temporaneo pari lo trova Federica Zandegiacomo, ma
a 1'34 dalla fine è Jakobsen a fissare il
definitivo 3-2.
Nella festa finale c'è la grande
soddisfazione di vedere Linda De Rocco premiata
come migliore difensore del torneo. A Linda le
cronache aggiungono Sabina Florian, Federica
Zandegiacomo e due volte Anna De la Forest tra le
premiate per una singola partita, poi l'altro
nostro possente difensore, Valentina Bettarini, e
le inossidabili Evelyn Bazzanella e Sabrina Viel.
Peccato che siano quarte!
Il quarto posto di Vierumaki ha origini lontane
trecentoquarantuno giorni: gli stessi trascorsi tra
la fine dei Mondiali '07 e l'amichevole contro la
Slovacchia del 27 febbraio scorso che ha aperto la
stagione della nostra nazionale femminile. Dicono
che è colpa del movimento, ma Russia,
Repubblica Ceca e Francia non stavano meglio ed
hanno continuato ad investire tanto che la Cekia
è addirittura approdata al bronzo assoluto
tra le under 18; noi no, noi abbiamo buttato alle
ortiche una squadra da decimo posto mondiale e ci
ritroviamo qui a disquisire sul diciannovesimo. Nel
frattempo un'Austria derelitta (che a Cavalese,
stagione '02/'03, perdeva ancora 7-0 e 8-1 dalle
nostre) ha messo in piedi un programma affidato al
finnico Timo Sutinen e, dopo avere vinto la terza
divisione nel 2004, ha ottenuto quest'anno una
brillante e meritata nuova promozione: quella in
prima divisione.
La stagione 2008/09 delle azzurre inizia presto (il
2 settembre, in Lettonia, sono in programma le
pre-qualificazioni
per Vancouver 2010)
e non nel migliore dei modi: a Torre Pellice nel
raduno di fine agosto c'è aria di bufera per
le molte (troppe?) defezioni. "Capisco gli
impegni di lavoro, - dice il responsabile del
settore Dario Saletta - ma le atlete che si sono
defilate perché in vacanza non meritano la
nazionale. In gioco non c'è soltanto un
raduno, di cui s'era parlato già in
primavera, ma la credibilità dell'ambiente.
Le risorse sono pochissime, bisogna sapere se
continuare ad investire o lasciare perdere. In
aprile abbiamo i Mondiali di seconda divisione in
questo stesso stadio, mi aspetto risposte diverse
dalle atlete."
Liberatore è meno pessimista del suo
dirigente, ma anche lui deve fare i conti con un
parco giocatrici che non consente la selezione:
"Molte delle ragazze presenti al raduno non
hanno ancora l'età per disputare incontri
ufficiali e sono qui perché rappresentano il
nostro futuro, bisogna resistere per lasciare loro
il tempo di maturare." Liberatore è in
pista a guidare l'allenamento, è corso ai
ripari convocando due nuove atlete, parla con me,
telefona, si arrabatta, cerca di tenere alto il
morale della sua 'truppa', poi confessa: "Dopo
le Olimpiadi di Torino c'è stato un certo
appagamento, ma non sono soltanto i ritiri
importanti ad averci procurato difficoltà:
per essere competitivi occorre doversi confrontare,
conquistarsi il posto, lottare per essere migliore
della compagna. Se passiamo indenni questo
momentaccio, magari con il rientro di qualche
atleta per i mondiali, torneremo a fare bene. La
squadra è unita e alcuni risultati non buoni
sono imputabili a circostanze avverse. Io ci
credo."
A Liepaja però, con la nazionale
raccogliticcia, facciamo il minimo: Bulgaria (41-0)
e Croazia (8-0) sono ostacoli inesistenti, la
Slovacchia (futura qualificata per i Giochi) ci
obbliga ad una prestazione eccellente capace di
illudere (1-3), ma contro le padrone di casa
(future avversarie al mondiale di II divisione -
Torre Pellice 12/19 aprile 2009) ritroviamo gli
affanni dei giorni peggiori (1-5) pagando il
quintale di assenze.
In Lettonia l'Italia ha schierato: Portieri -
Giulia Mazzocchi, Chiara Traversa; Difensori -
Michela Angeloni, Valentina Bettarini, Nicole
Caldart, Linda De Rocco, Rebecca Fiorese, Manuela
Friz; Attaccanti - Elisa Ballardini, Eugenia
Casassa, Barbara Croce, Irene Dalcolmo, Diana Da
Rugna, Eleonora Dalprà, Anna De la Forest,
Sabina Florian, Claudia Messner, Clara
Vallazza.
Occorre invertire la tendenza. Per il Mondiale 2009
bisognerà recuperare qualche atleta
d'esperienza e ritrovare lo spirito di squadra:
c'è da augurarsi che Liberatore e Fedrizzi
riescano nell'impresa e che Linter e Saletta li
mettano nella condizione di lavorare al meglio. In
aprile, al Cotta Morandini di Torre Pellice, le
'Giarrettiere rosa' possono aprire un nuovo ciclo o
rassegnarsi alla marginalità dell'hockey
italico.
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Cenni storici
Campionati Mondiali
(I
cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le
giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro
Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre
2005)
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