STORIA DELLA NOSTRA

NAZIONALE

 Le giarrettiere rosa/The Pink Garters

(I cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre 2005)

Non poteva che nascere lì

La nazionale italiana femminile di hockey su ghiaccio ha fatto il suo esordio Sabato 27 febbraio 1993, ore 18.00, al Palaghiaccio di Belluno. Avversarie delle "azzurre" erano le ragazze della Repubblica Ceca. L'incontro, terminato 0&endash;6 (0-2;0-4;0-0) secondo logica vista la già collaudata esperienza delle ospiti, è poi stato ripetuto il giorno successivo ad Auronzo (2-6 il risultato, con parziali di 1-1;0-2;1-3).
Ecco i nomi, i numeri e le squadre di appartenenza delle nostre:
ITALIA - Portieri: Nadia Callegari (12, Alleghe), Tania Vergerio (13, Feltre). Difensori: Monica Carlin (15, Alleghe), Nadia De Nardin (8, Agordo), Alessandra Ganz (23, Alleghe), Miriam Gavaz (3, Agordo), Laura Maoret (7, Feltre), Angelica Micheli (14, Como), Sara Moralli (21, Como), Annalisa Pennisi (18, Milano). Attaccanti: Stefania Comel (11, Feltre), Antonella De Biasi (17, Feltre), Monia De Pellegrin (5, Agordo), Giorgia De Toni (10, Alleghe), Eleonora Fornaro (24, Agordo), Marisa Gazzi (4, Feltre), Ombretta Martini (20, Como), Ramona Rimoldi (25, Como), Manuela Xaiz (9, Agordo), Patrizia Zasio (19, Feltre), Stefania Zasso (16, Agordo, capitana), Maura Zatta (6, Feltre).
Due parole con la capitana di quell'Italia, Stefania Zasso. La Zasso aveva iniziato a giocare ad Agordo nel 1989 ed era una vera appassionata di hockey. In un'intervista su "Alto Adige" Stefania aveva raccontato: "Avrei voluto iniziare giovanissima, ma i miei genitori si opposero perché consideravano l'hockey uno sport maschile e violento. Poi sono riuscita a fare cambiare loro idea e, una volta entrata in squadra, ho capito che l'hockey era sport per me. Mi piace perché è dinamico, veloce e non ci si annoia mai. Sbaglia chi pensa che sia solo per gli uomini".
La capitana dell'esordio aveva sempre giocato in attacco, come centrale, accumulando undici presenze nel blu team (in linea con Manuela Xaiz) e quattro titoli italiani con l'Agordo. Il suo racconto rivela anche una questione tecnica capace di spostare di un giorno il debutto ufficiale.
"Ho provato una fortissima emozione a Belluno quando hanno suonato l'inno nazionale, non mi sembrava vero di essere là a rappresentare l'Italia. I nostri allenatori erano Angelo Ramazzina e Marco Dolce; ricordo che fu una bella festa, e ricordo anche la perplessità delle ceke quando, dopo 15' di gioco effettivo, suonò la sirena del primo intervallo (da noi si giocavano ancora tempi di 15'). Soltanto il giorno successivo, nella partita di Auronzo, e in campionato nella stagione 1993/94, si passò ai tempi di 20 minuti.
Direi che quando ho lasciato, nel 1997, l'ho fatto per troppo amore. Al primo raduno estivo di Bressanone ho toccato con mano il valore dell'organizzazione: là si lavorava sul serio, mentre nelle società tutto era ancora a livello amatoriale. Con la nazionale, almeno per me, furono molto importanti, sia l'incontro con Renato Tortelli, il primo ad insegnarci il regolamento di gioco, sia l'occasione di viaggiare e di fare nuove conoscenze. L'hockey mi ha dato molto, soprattutto come esperienza di vita, se potessi tornare indietro cambierei forse il finale".
Nella ripetizione della gara, disputata il giorno dopo ad Auronzo e con tempi regolamentari, arrivò il primo gol dell'Italia; a segnare fu Manuela Xaiz, altra agordina di classe. Il risultato premiò ancora le avversarie della neonata Repubblica Ceca (separazione consensuale dalla Slovacchia avvenuta il primo gennaio 1993). Le azzurre, meno emozionate del giorno precedente, si difesero con onore e, nel terzo tempo, Manuela mise a segno la seconda rete personale.
Ecco quanto dichiarato da Manuela Xaiz rispondendo alla domanda "Cosa si prova ad essere l'autrice del primo gol della nazionale": "Ah, che emozione! Non è possibile descrivere cosa ti passa per la testa in quei momenti. Sei felice e vorresti che tutti partecipassero alla tua gioia".
Le "giarrettiere rosa" italiane erano nate e nell'estate dello stesso anno, con le convocazioni per il raduno di Bressanone, si capì che la FISG aveva intenzioni serie.

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I fattori storicamente influenti

Fu nell'autunno del 1992 che l'argomento "nazionale femminile" smise di essere tabù per i vertici federali. La serietà fin lì dimostrata dalle società, il continuo aumento del numero di praticanti, la richiesta pressante delle giovanissime di partecipare ai campionati maschili di categoria, erano dimostrazioni di affidabilità. A queste ragioni si aggiunse la presenza in campionato del Bolzano che portò a tre le regioni coinvolte: Alto Adige, Lombardia e Veneto. Queste tre realtà, che hanno fatto la storia del nostro hockey anche in campo maschile, valevano il rischio dell'avventura.
Nel presentare la nuova stagione, Angelo Ramazzina, allenatore dell'Agordo campione d'Italia e futuro coach delle azzurre, si espresse in questi termini: "La nazionale, necessaria se vogliamo crescere, non è ancora una realtà, ma non è nemmeno un'astrazione o una cosa impossibile e prima o poi l'avremo. Per noi è importante farci trovare pronti".
Da parte sua la FISG, nella persona dell'asiaghese Mariano Stefani, responsabile del settore femminile, fu ancora più esplicita: "È intenzione della Federghiaccio di far disputare alla rappresentativa femminile alcuni incontri internazionali già da quest'anno. (…) Il problema per lo sviluppo di questa specialità, è purtroppo rappresentato dalla penuria degli impianti e delle ore-ghiaccio che non sono mai sufficienti neanche per allenare seriamente le rappresentative giovanili maschili".
La dichiarazione di Stefani sulle ore-ghiaccio lasciava però già capire al settore femminile che nulla sarebbe stato regalato, soprattutto non dall'hockey maschile, e questo pur potendo contare su un gruppetto di 'personaggi illuminati'.
Mentre l'Italia di Ramazzina debuttava, la goalie canadese Manon Rhéaume era già passata alla storia come prima donna ad avere giocato in NHL e firmato un contratto professionistico. Altra realtà, altro contesto, altro hockey. Qui da noi era già un miracolo che la federazione avesse ammesso l'esistenza delle donne hockeyste!
A guidare i primi passi delle 'giarrettiere rosa' furono la team leader Gladis Riva e due tecnici, Marco Dolce e Angelo Ramazzina, che, con la supervisione di Georges Larivière, Alfio Tuzzi e Peter Holzner, i "personaggi illuminati", convocarono per un raduno presso il Centro Federale di Bressanone, 34 ragazze dal 9 al 16 luglio 1993.
In un'intervista concessa al quotidiano "Alto Adige" in quel periodo, Gladis Riva dichiarò: "È uno sport che una ragazza non riesce facilmente a praticare poiché per tradizione nasce ed è praticato in zone montane dove non è facile rompere con certe mentalità. (…) Gli uomini non si rendono conto che tra l'hockey maschile e quello femminile ci sono alcune sostanziali differenze: l'uno è basato sulla forza e sull'impatto fisico, l'altro sulla velocità, l'intuito e l'intelligenza".
Isobel, in completo accordo con la Riva, precisò soltanto che la velocità pura era dalla parte dei maschietti, alle donne l'intervistata intendeva sicuramente riconoscere una migliore velocità d'esecuzione tecnica di alcune movenze.
Per forza di cose, mancando le donne della necessaria esperienza, furono solo uomini quelli che si occuparono di loro. Tra questi il coach, Angelo Ramazzina, qui: "Ho iniziato ad allenare squadre femminili sul finire degli anni '80, quando ancora l'attività dipendeva dal Comitato veneto. Le ragazze che giocavano allora avevano cominciato l'attività a 17/18 anni; a quell'età e con strutture neuromuscolari non impostate per l'hockey su ghiaccio, non si poteva pretendere di raggiungere chissà quale livello.
Quando mi è stata affidata la nazionale, nella stagione agonistica 1992/93, il gruppo di riferimento aveva ancora quelle stesse caratteristiche. Con Larivière, un tecnico di grandi capacità, è stato poi impostato un lavoro serio e, a partire dal 1995, quando hanno esordito in nazionale le prime atlete avviate all'hockey nelle squadre giovanili, l'hockey femminile italiano ha iniziato la sua graduale e costante crescita".

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Il rodaggio internazionale

Non c'è due senza tre (e quattro), così anche il terzo ed il quarto impegno delle azzurre, dieci mesi dopo l'esordio, ebbe come avversarie le ragazze della Repubblica Ceca; si trattò però del primo impegno esterno, a Pardubice, la capitale della Boemia orientale.
Con la trasferta di Pardubice (8/9 gennaio 1994), la nostra nazionale si sottrasse all'egemonia esclusiva del lombardo-veneto; in squadra, infatti, fece il suo esordio Patrizia Brunner, altoatesina, figlia e sorella di Hansjörg e Markus, personaggi noti in campo hockeystico. Le altre novità del viaggio in Cekia arricchirono l'elenco delle pink garters italiane con i nomi di Monica e Marta (i cognomi, Xaiz e Fornaro, erano già conosciuti trattandosi delle sorelline di Manuela ed Eleonora). Non cambiarono i risultati in favore delle nostre avversarie (8-2 e 5-1) e le padrone di casa, che speravano ancora di entrare nell'élite, si confermarono fuori portata.
Due mesi più tardi il ruolo di maestre toccò alle francesi nel doppio confronto di Albertville. In Savoia esordirono: l'attuale capitana delle azzurre, Evelyn Bazzanella, la sua compagna di squadra Karin Bianchini, la milanese Roberta Piatti ed il portiere agordino Tania Zasso. Quest'ultima, raccontando della soddisfazione d'ìndossare la divisa della nazionale, alla richiesta di lumi sulla scelta del ruolo ha candidamente confessato: "Non ho scelto io di giocare in porta, volevo giocare e basta, poi, siccome mancava un portiere, ho provato lì su richiesta delle amiche e lì sono rimasta".
Dalla Francia si tornò con un doppio 1-4 incoraggiante (le Bleu erano allo stesso livello delle ceke) e con reti della bandiera realizzate dalla solita bravissima Manuela Xaiz.
In estate, al raduno di Bressanone, Alfio Tuzzi ed i responsabili della femminile cercarono di sistematizzare il lavoro con le atlete d'interesse nazionale predisponendo schede di valutazione individuali. Alle convocate fu anche richiesto di compilare un diario mensile delle attività di allenamento svolte con le società di provenienza.
Le buone intenzioni della FISG si concretizzarono con l'organizzazione, nel 1995, di un importante e forse pretenzioso torneo a Selva di Val Gardena dove furono ospiti la Germania, la Svizzera (entrambe nel primo gruppo di merito) e la Francia (bronzo nel gruppo B). Vinse la Svizzera davanti alla Germania, l'Italia fece soffrire la Francia (già guidata da quattro "moschettiere" di tutto rispetto: Christine Duchamp, Deborah Iszraelewicz, Gwenola Personne e Noëlle Roy) per il terzo posto, ma si arrese nel finale. 'Alto Adige' scrisse: "Il risultato (4-2) penalizza oltre misura una rappresentativa italiana che ha più volte sfiorato il pareggio, subendo l'ultima marcatura ad una decina di secondi dalla sirena conclusiva e in inferiorità numerica".
A Selva fecero il loro esordio giocatrici ancora oggi in azzurro (Sabrina Viel, subito a segno contro la Svizzera, Barbara Da Rold, Luana Frasnelli) ed i difensori Elisa Pavan e Paola Broz.
L'illusione di essere oramai vicine alle francesi giocò un brutto scherzo alle azzurre che, dopo il raduno estivo programmato in Valle d'Aosta e diretto da Pat Cortina, già pensavano alla rivincita. Purtroppo, nel doppio confronto di fine agosto ad Albertville e Courmayeur, l'Italia, sia pure in formazione sperimentale (con le "novità": Barbara Croce, Lorena Dal Molin, Sonia Bonizzi, Giada Bassani, Alessia Pollazzon e Priska Beikircher), subirono due pesanti KO (1-11 e 1-5). La FISG si spaventò e per la stagione 1995/96 non organizzò altri incontri.
Delle nostre "giarrettiere rosa" si riparlò nella primavera del '97 per il torneo di Amiens con le francesi padrone di casa, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. In squadra entrarono: Maria Michaela Leitner, Romea Kostner, il portiere di origine vietnamita Lam Kim N'Goc, Federica Riva e Consuelo Spada. Dopo due sconfitte, contro le solite francesi e le ceke, arrivò l'ora del primo successo: Italia &endash; Slovacchia 4-3 (1-2; 2-0; 1-1) con doppiette di Leitner e Xaiz; era il 16 marzo 1997.
Manuela Xaiz, la ragazza del primo gol dell'Italia, terminò ad Amiens, a 22 anni, la sua carriera in azzurro: "In nazionale, sembrava che facessero solo promesse", dirà la Xaiz, "un paio di anni dopo la federazione cominciò a fare sul serio, ma per me era tardi, peccato".
Manuela, che aveva iniziato con una doppietta il 28 febbraio 1993, si congedò allo stesso modo: segnando due gol; 14 i punti dell'agordina (11 reti e tre assist) in altrettante partite.

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Alla ricerca di una collocazione

I Giochi di Nagano, ai quali fu ammesso per la prima volta l'hockey femminile, tennero ferma l'attività internazionale del 1998 e segnarono una svolta epocale per la disciplina. Nuove realtà accettarono di cimentarsi in competizioni ufficiali, tra queste l'Italia che, nel marzo del '99, disputò le qualificazioni per l'accesso al Gruppo B. A Szekesfehervar, in Ungheria, dove non si presentò la Corea del Nord, le nostre vinsero il torneo battendo nell'ordine: Gran Bretagna (4-1), Ungheria (8-1) e Sud Africa (7-1). In squadra esordirono, con il coach Markus Sparer: Heidi Caldart, Sabina Florian, Manuela Friz e Waltraud Kaser che, con le confermate Frasnelli, De Nardin, Viel, Leitner e Da Rold, formeranno l'ossatura della formazione attuale.
A dicembre le azzurre collaudarono, ad Albertville e Pralognan, le loro chances in un doppio confronto con la Francia, frequentatrice assidua del secondo gruppo di merito. I risultati (10-3 e 5-2) fecero capire quanto ci fosse ancora da lavorare per agganciare le rivali
Tra le esordienti (Michela Mair, Elena Landi, Elena Ninz, Francesca De Zaiacomo, Patrizia Giusti e Giulia Riva) c'era anche Sonia Cappato che, proprio in Francia, mantenne la promessa fatta in precedenza ad una sfortunata compagna di squadra. Quest'ultima, come ha raccontato Rosy Giordano, aveva appena acquistato una divisa nuova da portiere quando le fu diagnosticato un tumore. In ospedale dov'era ricoverata, l'hockeysta ricevette la visita di Sonia, sua compagna di squadra e fino ad allora attaccante, che le annunciò di avere temporaneamente preso il suo posto a guardia della rete. Subito la ragazza offrì a Sonia la sua divisa nuova e questa, commossa, promise di portare pinza, scudo, pettorina e gambali in nazionale. Ecco perché l'impegno mantenuto dalla Cappato merita un cenno. L'ex compagna era nel frattempo guarita.
A Riga, ai mondiali di gruppo B (corrispondenti all'attuale prima divisione) esordì la sola Nicol Bona, quattordicenne da poco più di un mese. I risultati, cinque sconfitte in altrettanti incontri, dissero che l'Italia non era ancora pronta.
La federazione s'interrogò a lungo, ma la sorprendente crescita del numero di atlete e di società convinse i vertici a proseguire. In novembre Sparer ricominciò dalla solita Francia, invitata a Vipiteno, la ricerca di un'identità di squadra. Uscirono definitivamente di scena: Cappato, Brunner, Micheli, Bianchini, Xaiz (Monica) e almeno temporaneamente Frasnelli, Kostner e De Nardin (quest'ultima in maternità). Al loro posto furono chiamate: Monica Lorenz, Linda De Rocco, Federica Zandegiacomo, Silvia Toffano, Claudia Negrisolo, Michela Angeloni, Denise Gosetto e Ketty Brugnoli. Ripescate anche, nel ruolo di portiere, Michaela Mair e una furibonda Lam Kim N'Goc.
L'aggettivo furibonda non è usato a caso per Lam Kim N'Goc, "Nao" per gli amici, che, ad Asiago 2005, dove fece un tifo indiavolato per le azzurre, confidò: "Avrei voluto dire di no a quel maledetto (Sparer); mi aveva messa da parte anche come 'secondo' nei miei anni migliori, questo per tenere in caldo il posto alla "sua" Frasnelli, poi quando lei ha interrotto mi ha riconvocata, ma solo per dirmi che ero troppo vecchia e piena di acciacchi".
La stoccata di "Nao", sia pure dettata dal risentimento di chi si era sentita presa in giro, non poteva però essere una semplice vendetta tardiva, ma sembrava nascere dai mugugni di tutta una squadra. Il mugugno è un dire tra i denti, un brontolare sordo e minaccioso che non arriva all'azione. Non c'è mai il botto liberatorio. Chi mugugna è come le castagne lesse che borbottano per ore nella pentola e, se lasciate senz'acqua, bruciano, si distruggono in silenzio; non come le arrostite che sibilano e scoppiettano appena le scaldi. Ma come sibilare e scoppiettare se rischi l'esclusione?
Questo spiega un po' il rapporto di odio/amore delle ragazze nei confronti del coach. "Fosse per lui saremmo ancora a 'venete gegen alto atesine' e ai pregiudizi sulle lombardo-piemontesi. E poi i complimenti di 'Napoleone' non hanno mai nemmeno la parvenza di una tenerezza!" Così secondo Isobel che a Sparer concede dei meriti, ma attribuisce alle ragazze e al resto del team la prerogativa di avere fatto diventare un gruppo affiatato quella che era una semplice selezione di talenti.
Nel 2001 si andò in Romania per riconquistare il perduto gruppo B e con Rebecca Fiorese come sola new entry. Le nostre ragazze s'imposero facilmente a: Sud Africa, Romania e Belgio, ma i sogni s'infransero (1-2) contro le uniche avversarie dotate d'esperienza: le olandesine di Irene e Marion Pepels.
Il risultato contro l'Olanda non ebbe all'atto pratico nessuna conseguenza perché la IIHF, approfittando della pausa dei campionati nell'anno olimpico, il 2002, riformò l'intera organizzazione dei mondiali istituendo le divisioni. Danimarca e Norvegia furono retrocesse dall'ex gruppo B e inserite, insieme alle prime due classificate delle qualificazioni (Olanda e Italia in Romania, Slovacchia e Gran Bretagna in Slovenia) a formare la nuova seconda divisione. Quell'Italia-Olanda lo si ricorda soltanto come il primo campanello d'allarme sulla predisposizione del nostro coach a perdere le partite chiave.
In autunno, il 17/11, si registrò il primo pareggio dell'Italia; il pari coincise con il primo punto strappato alla Francia e con la prima convocazione di un'atleta originaria di un luogo dalle strane, per l'hockey italico, coordinate geografiche. L'atleta, nata e residente ad Ovest dell'ottavo meridiano Est di Greenwich e addirittura a Sud del 45° parallelo del nostro emisfero, è Debora Montanari, la "Santa" dell'All Stars Piemonte.
Con Debora esordirono anche Michela Parisi, Marzia Gnech e Alice Dionisio; il giorno successivo le francesi, incavolate, ci rifilarono dieci pappine, ma il ghiaccio, in senso metaforico, era rotto.
La conferma arrivò a fine anno: un pareggio ed una sconfitta di misura (4-4 e 1-2) contro la Svizzera B a Zuchwil (Valentina Galliana, Valentina Zulian e Silvia Sansonna le novità).
L'anno delle Olimpiadi di Salt Lake City si aprì con la vittoria nel Challenge IIHF di Hull (GB) contro Belgio e Gran Bretagna; poi, in settembre, due facili vittorie sull'Austria a Cavalese (Silvia Carignano, Sabrina Hofer e Clara Vallazza all'esordio). A inizio novembre le azzurre persero d'un soffio, in un tiratissimo match con la Slovacchia (1-2), il Masters di Briançon (Francia), ma batterono l'Olanda e, per la prima volta, la Francia in formazione sperimentale (new entry per Silvia Valduga e Michela Gaydou).
All'inizio del 2003, in preparazione per i mondiali di II divisione programmati a Lecco, l'Italia giocò altri due incontri in Austria (9-3 e 4-3 per le nostre) e Sparer portò in azzurro quattro nuove ragazze: Celeste Bissardella, Chiara Costa, Francesca Dolce e Daniela Villa.
I federali, intanto, continuavano a chiedersi se fosse il caso di iscrivere la squadra ai Giochi di Torino!

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Tre mondiali in casa

L'unico "esordio" con la nazionale a Lecco 2003 è la cronaca di Isobel che comincia così in diretta: "L'ostinazione a non volere modificare le proprie idee, contro logica e ragione, è evidente anche qui: 2/5 dei dirigenti considerano la squadra femminile un'intrusa che ruba spazio e risorse economiche alla maschile, 1/5 è imbarcato nell'avventura e difende Fort Alamo, i 2/5 restanti, quelli decisivi, intravedono la doppia opportunità per la vetrina olimpica e celano ogni sentimento in attesa di conoscere il vento". (In parentesi le indicazioni sulle condizioni di navigazione della barchetta rosa).
"Si comincia contro la Norvegia: non facile. Soltanto chi parlava a vanvera di vittoria obbligata aveva dimenticato che l'ultimo incontro con le scandinave era terminato 7-0 in loro favore. Il 2-4 finale conferma la superiorità norvegese, non più così netta, eppure ancora evidente". (leggero vento contrario)
"Con l'Olanda le ragazze sanno di dovere vincere a tutti i costi: questa l'insidia maggiore. L'inizio è in salita: nervosismo, paura che complica anche le cose semplici, poi Maria Michaela Leitner prende per mano le compagne fino al rassicurante 3-0 conclusivo".
(bonaccia)
"Lo spauracchio Slovacchia finisce con l'annichilire le mie protette; una partita sbagliata e molte atlete in condizioni fisiche precarie, la squadra non c'è (0-10), meglio dimenticare". (tempesta con forte vento contrario)
"Per il quarto incontro c'è chi teme un'altra doccia fredda: le avversarie sono quelle che hanno raccolto fin qui i maggiori consensi. Quando manca 1'49 al termine si va sul 4-4, il patatrac sei secondi dopo; vince la Danimarca 5-4, ma che partita! La distrazione da entusiasmo appartiene alle nostre ragazze, le amo anche per questo". (nonostante i danni al sartiame, si torna a navigare)
"Ora, per non sciupare tutto, bisogna vincere; e l'Italia batte la Gran Bretagna 4-2. La classifica finale assegna la vittoria alla Norvegia 9 punti - promossa in prima divisione, seguono: Danimarca 7, Slovacchia 6, Italia 4, Olanda 3 e Gran Bretagna 1. Grazie ragazze, mi sono divertita." (la barca può bordeggiare in attesa di vento e tempi migliori)
In autunno rispunta il fantasma delle "oriunde". Manca però qualsiasi intesa tra le società che dovrebbero assorbire le "italo" d'oltre atlantico. Nessuno parla, si percepiscono soltanto paure di favoritismi e sconvolgimento degli equilibri, così anche la federazione tace. Tra quelli di Fort Alamo, solo la team leader spiega il suo pensiero meritandosi l'interdizione dalle pubbliche relazioni; Isobel definisce il diktat "rogo da Santa Inquisizione" e affibbia alla Giordano il soprannome di Giovanna d'Arco.
Il 2003 si chiude con la vittoria nel torneo di Zuchwil su Svizzera B e Austria; in squadra entrano Anna De La Forest e Katharina Sparer, due pedoni destinati a diventare regine. Le "italo"? Se n'è riparlato solo quando era tardi per il tesseramento. C'è anche la novità Mickey Goulet come responsabile delle nazionali, ma il tecnico canadese vedrà le ragazze solo per bere insieme una coca.
E siamo ai mondiali 2004. "A Vipiteno sono oltre seicento gli spettatori che applaudono l'ingresso in pista del team guidato da Markus Sparer. C'è curiosità: per l'hockey praticato da donne, per il fascino di un mondiale, per vedere all'opera la "perla" locale, Maria Michaela Leitner, una delle migliori azzurre.
Le avversarie di oggi sono le australiane neo promosse dalla terza divisione. Non c'è partita: Nicol Bona, "piccolina" come la chiamano qui, imperversa, lei e "Cin cin" Florian sembrano due folletti imprendibili; finisce 7-0.
L'Italia del secondo giorno, avversarie le inglesi, è di quelle che non ti aspetti almeno per metà partita: difesa distratta e attaccanti individualiste. Finisce bene perché le nostre hanno maggiori "atouts" delle avversarie e, una volta rinfrancate, s'involano (10-2)".
Contro la Slovacchia (lo smacco di Lecco da fare dimenticare), Isobel si esalta. "Sono qui appesa alle transenne di uno stadio stracolmo di tifosi felici, è appena terminato l'incontro "chiave" dei mondiali, le nostre 'giarrettiere rosa' hanno compiuto l'impresa di battere le fortissime atlete slovacche. Sono svuotata di energie come se avessi giocato.
Il pubblico scandisce: 'De-bo-rà, De-bo-rà', ed è la prima volta che sento mille persone acclamare il nostro portiere. Prima, durante il match, un'ovazione aveva salutato la seconda rete di Maria Micaela Leitner, 'l'enfante du pays', stupenda giocatrice. Ecco il gol di Maria in diretta: le nostre, in inferiorità numerica, perdono l'ingaggio, ma la Leitner s'avventa come una furia sul disco e si produce in uno dei suoi scatti ammazza-difese, sullo slancio guadagna tre metri che le danno il tempo per far sedere Zuzana Tomcikova e depositare il disco oltre la linea di porta. Grandissima Maria. Lo stadio è una bolgia, la panchina delle nostre un vulcano, l'Italia avanti per 2-1: sarà il risultato finale."
Sparer, lo stratega del successo con la Slovacchia, passa dagli altari alla polvere il giorno successivo quando, contro la Danimarca, perde partita (1-4) e promozione. "Il parere più sensato, è quello del 'portierone', della nazionale e del Bolzano a cavallo degli anni '70, Robert Gamper: &emdash; La partita l'ha vinta il loro allenatore, Ed Maggiacomo, che ha saputo bloccare le nostre fonti di gioco. &emdash; Parole sacrosante: le nipotine di Hans Christian Andersen hanno addormentato l'Italia senza bisogno di raccontare le favole del loro famoso compatriota, e 'Napoleone' non se n'è accorto.
Questa volta, per le ragazze, s'è scomodato persino il presidente della federazione, Giancarlo Bolognini: sta a vedere che porta sfiga!"
Nell'ultimo incontro le azzurre battono tranquillamente (4-0) l'Olanda, la cronaca non c'è perché Isobel sciopera. "Gréve &endash; Huelga &endash; Sciopero &endash; Streik &endash; Strike - Zabastòvka!" ha scritto sul sito lamentando soperchierie di ogni tipo.
Il mondiale di II divisione lo vince la Danimarca con 9 punti, Italia, medaglia d'argento, 8 punti, Slovacchia, bronzo, 7 punti, Olanda 4, Australia 2, Gran Bretagna 0.
Finalmente i già segnalati 2/5 d'indecisi si schierano a favore di Fort Alamo e, insieme, diventano 3/5, la maggioranza: l'hockey femminile italiano andrà ai Giochi di Torino.
Non cambia, purtroppo la "politica" degli ex assediati al punto che Isobel, dopo averli definiti "carbonari", "mafiosi" ha aggiunto: "Che s'impicchino! Se non sanno apprezzare il lavoro fatto per aiutarli, o peggio, se non gliene frega nulla, s'impicchino".
A novembre Isobel, furibonda, scrive: "Sanno i signori Dolce (il Commissario Tecnico) e Sparer cosa è successo lontano da Bolzano tra il mese d'agosto e adesso? Sanno se ci sono stati infortuni, defezioni, miglioramenti di alcune atlete? Evidentemente no, allora qualcuno alzi il culo e provi a fare il suo mestiere visionando le atlete in giro per l'Italia (quattro squadre, sic!)."
A rimetterci sono le incolpevoli pink garters che in autunno giocano due amichevoli, contro le tedesche del Riessersee (la squadra di "Cin cin" Florian, 6-1) e l'Austria (1-4), futura avversaria ai mondiali, nel silenzio più assoluto di federazione e media. Non è la prima sconfitta con le austriache a preoccupare, ma la cortina di filo spinato attorno alle azzurre.
Notizie non ufficiali riferiscono sul buon esordio di Valentina Bettarini, Diana Da Rugna, Chiara Traversa, nonché sulla costante crescita di Silvia Carignano, Katharina Sparer e Anna De La Forest. Su quest'ultima c'è già un parere di Isobel che l'ha vista più volte in Coppa delle Alpi: "'The dancer' o, se preferite, 'ballerina' sta completando un processo tipico dell'età: ha poco più di quindici anni e s'è allungata come uno sprinter sul traguardo, ma è una fuoriclasse. Per me, la torinese è l'hockeista che, giocando, sembra esibirsi in un 'ballroom dancing'. Sì, proprio così, vedendo giocare Anna bell'Anna si ha l'impressione che balli il liscio, ed è un'ottima impressione."
Al torneo di fine anno, a Dornbirn (Austria), l'Italia supera la Slovenia 5-3, la Svizzera B 4-2 e si prende la rivincita sulle padrone di casa 3-0. Debuttano due Eleonora: Dalprà e Tabacchi, entrambe dell'Agordo e tirate a lucido dalla Elite Women Hockey League.
In marzo si tenta ad Asiago la nuova scalata alla prima divisione. La cittadina dell'altopiano non ha mai messo in pista una squadra femminile, però, oltre ad una bella tradizione con l'hockey dei maschi, ha esperienza e uomini capaci nell'organizzazione di eventi. Una pagina speciale su "L'Altopiano", a cura di Cesare Pivotto, riporta il pensiero della capitana delle nostre pink garters, Evelyn Bazzanella: "L'obiettivo di crescere e migliorare ci stimola ormai da tempo; siamo arrivate qui ad Asiago con tanta voglia di lavorare per preparare al meglio questo importante appuntamento e dimostrare poi quello che valiamo. Lo spogliatoio è molto motivato, unito; siamo un gruppo di amiche e tutte diamo il nostro apporto alla causa comune."
Bella la cerimonia d'apertura e bell'Italia nel primo incontro. Isobel scrive: "Le olandesine non saranno state un banco di prova sufficiente a tranquillizzare gli scettici, ma le azzurre del primo tempo lasciano davvero spazio ai sogni. Le nostre hanno iniziato a ritmo elevatissimo, le tre linee messe in pista da Sparer sono equilibrate come forza, diverse per caratteristiche tecniche e di approccio al gioco, ciò confonde le avversarie che si trovano senza punti di riferimento. Si vince 5-0. Personalmente ho visto "Cin-cin" Florian con le bollicine e già sapete che quand'è così mi diverto un sacco, il fatto è che anche la linea di Zandegiacomo e Viel con Toffano al centro m'è piaciuta, e tutta la difesa, e...; sarò più ponderata in futuro, per ora lasciatemi saltabeccare."
Peccato che già al secondo giorno, Isobel vada controcorrente. "L'esaltazione collettiva che segue il trionfo contro la temuta Austria (6-1) mi lascia indifferente, anzi, mi preoccupa l'idea che Markus Sparer si senta più Napoleone che coach. M'ero convinta, dopo la prova d'esordio, che la nostra squadra avesse trovato, tra amichevoli e allenamenti, una sua struttura portante, un assetto, forse perfezionabile in base alle caratteristiche delle avversarie, ma non più soggetta agli umori del tecnico. Ebbene, non è così. Contro l'Austria il mister s'è divertito a giocare a scacchi e gli è andata bene, ma la confusione è stata tanta, più nei cambi che in pista."
Al terzo turno ci tocca la Corea del Nord, o meglio, la Repubblica Popolare di Corea che fa una partita più che onesta visto il rinnovamento al quale è stata sottoposta la squadra dopo la retrocessione dalla I divisione. "Il gioco delle asiatiche, sovente rude, esalta le qualità delle giocatrici combattive e l'Italia, tanto in attacco quanto in difesa, ha almeno una ragazza per linea con queste caratteristiche. Così le azzurre prendono il largo poco alla volta, quasi senza farsene accorgere; il guaio è che non se ne accorge nemmeno Sparer che, almeno a sette minuti dal termine e con la partita in mano, avrebbe potuto (dovuto?) dare spazio anche ad Angeloni, Carignano e Da Rugna, oramai ammuffite sulla panchina. Nel caso specifico, non si tratta di una polemica gratuita perché le molte penalità, dall'una e dall'altra parte, hanno portato un sovraccarico di lavoro a De Nardin, Kaser, Florian, Leitner e Zandegiacomo: davvero le nostre non possono fare a meno, a turno, di tre di loro? Chi, nell'entourage italiano, può avvertire il coach che sta cuocendo a fuoco lento alcune ragazze in una gara senza più storia? Evidentemente nessuno. Si finisce in gloria (6-1), con qualche lingua lunga e qualche lacrima evitabile."
Facile profeta Isobel? Il suo commento alla sconfitta in cui incappa l'Italia contro la Norvegia, 2-5, è durissimo. "Un secondo mondiale buttato: questo è quanto si dice in tribuna dopo 12'23'' di gara e lo 0-3 di handicap regalato dal nostro mister alle norvegesi. È successo che Sparer ha deciso per l'alternanza dei portieri, proprio come si fa nei tornei parrocchiali, anche se questo è un mondiale. Incomprensibile, assurdo. Solo "Napoleone" poteva partire con la goalie n° 2 in una gara decisiva!
Se sullo 0-0 già si avvertiva un po' di tensione, sullo 0-3 la squadra non c'è più. Addossare tutte le colpe a Luana Frasnelli sarebbe ingiusto, l'errore di valutazione è del coach. E non finisce lì perché, mentre tutti si affannano a spiegare quanto sia tatticamente bravo 'Napoleone', rilevo che per il secondo anno consecutivo giochiamo 'senza' Leitner la gara decisiva (l'hanno semplicemente privata dei rifornimenti), che almeno tre elementi base avevano oggi la lingua di fuori mentre Slovacchia e Norvegia giocavano con le quarte linee le partite più facili per risparmiare le prime attrici, che in tre anni si è sì costruito un buon gruppo, ma si sono distrutti i potenziali rincalzi per abbandono".

Adesso non basta più battere la Slovacchia, vincitrice con le scandinave, bisognerebbe sotterrarla di gol contando sulla classifica avulsa che entra in gioco a parità di punti, ma anche la conferma dell'argento sarebbe un'ottima cosa.
"I tifosi dell'Italia non s'illudono, ma al quinto minuto il nostro quintetto di punta va in gol: il disco viaggia da Sabina Florian a Federica Zandegiacomo che insacca in mischia alle spalle della Tomcikova. Il gol scalda l'ambiente e il pubblico asiaghese si fa sentire; tenendo questa media si arriverebbe al titolo, ma cinque reti (tante ne servono) a questa difesa non le ha mai fatte nessuno.
La Slovacchia gioca prudente e fiduciosa di arrivare prima o poi al pareggio che le darebbe il titolo. Segna invece l'Italia con Anna De La Forest, ancora su assist della Florian. E' il gol che ci permette di superare le slovacche in classifica, ma restano ancora da giocare 26', un'eternità. Col passare dei minuti aumenta, nell'Italia, la coscienza di non potere andare oltre l'argento, nella Slovacchia, l'ansia per l'ennesimo mondiale perso per un'inezia. Finisce così con le italiane che urlano di gioia e le avversarie, disperate, in lacrime".

In classifica le tre nazionali protagoniste qui ad Asiago terminano alla pari, le divide la differenza reti negli scontri diretti: Norvegia 8 punti (7-5) oro, Italia 8 (4-5) argento, Slovacchia 8 (3-4) bronzo, R.P. Corea 4, Austria 2, Olanda 0.
Battendo la Slovacchia, dodici anni dopo il difficile abbrivio di Belluno, la navicella azzurra riacciuffa anche la parità nei suoi conti: 66 le partite giocate, 32 vittorie, 2 pareggi e 32 sconfitte.
Dirà Sparer: "Da quando siamo partiti con il 'progetto Olimpiade' tutto è una sfida, si è sempre sotto pressione e sotto osservazione, ma così sei costretto a lavorare in modo positivo. La mia curiosità e sempre di vedere come le ragazze reagiscono: alcune hanno paura, altre non hanno alle spalle una cultura che le aiuti. Ho visto passare in nazionale molte ragazze e, a chi sta fuori, sembra che tutte abbiano le stesse possibilità, invece non è così; di uguale c'è la presenza fisica, ma sono ben altri i fattori che decidono se una ragazza riesce oppure no, soprattutto la famiglia, l'educazione, i paesi dove vivono."
Sì, mister, la nazionale bisogna meritarsela, però anche a lei, che è un educatore, è stato concesso di sbagliare e imparare senza tirare in ballo cosa si succhia con il latte materno!

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L'anno olimpico

La partecipazione alle Olimpiadi rappresenta un traguardo per gli atleti di ogni specialità e, giocare con la maglia della propria nazionale durante questo evento, significa avere raggiunto il vertice nella disciplina che si è scelto di praticare. Per una volta i risultati passano in secondo piano: conta esserci; è anche l'occasione per incontrare i migliori al mondo e, per l'Italia delle hockeyste, l'opportunità di giostrare in pista con le mitiche canadesi o statunitensi.
La stagione olimpica esalta le attese di tutti: atleti, dirigenti e pubblico; chi vuole saperne di più 'navighi' all'interno della
sezione dedicata ai Giochi, qui è solo il caso di ricordare i nomi delle splendide 20 ragazze che hanno rappresentato l'Italia a Torino 2006: Portieri - Luana Frasnelli e Debora Montanari. Difensori - Michela Angeloni, Valentina Bettarini, Nadia De Nardin, Linda De Rocco, Rebecca Fiorese, Manuela Friz, Katharina Sparer. Attaccanti - Evelyn Bazzanella (cap.), Celeste Bissardella, Heidi Caldart, Silvia Carignano, Diana Da Rugna, Anna De la Forest, Sabina Florian, Wally Kaser, Maria Michaela Leitner, Silvia Toffano, Sabrina Viel.

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Il dopo Olimpiade

Nove mesi dopo quello stupendo anticipo di finale olimpica tra Canada e Svezia, con 2100 spettatori entusiasti, a cui seguì un meno altisonante, ma di sicuro divertente Italia - Svizzera, torna a Torre Pellice la nazionale femminile di hockey su ghiaccio; si tratta del primo raduno delle ragazze dopo l'Olimpiade torinese.
In programma anche un doppio confronto, organizzato dall'H.C.Valpellice con l'appoggio della federazione e della Regione Piemonte, tra Italia e Austria che garantisce emozioni e spettacolo.
Dal "Cotta Morandini" prenderà così il via l'operazione "Vancouver 2010" e l'intero ambiente s'interroga sulle intenzioni dei nuovi responsabili. Dario Saletta, consigliere federale con delega per l'hockey femminile, è cauto: "Non ci sono molte risorse e, per ora, chiedo soltanto di poter fare lavorare lo staff in condizioni accettabili; quello di Torre Pellice m'è sembrato l'ambiente adatto per ricominciare visto l'affetto del pubblico".
La paura è di ritrovarsi a raccontare d'un movimento in via d'estinzione: i ritiri post-Olimpiade (Heidi Caldart, Nadia De Nardin, Luana Frasnelli), le assenze di Leitner e Zandegiacomo, l'improvvisato cambiamento di conduzione tecnica, lo scarso allenamento delle atlete di All Stars e Halloween, la tendenza federale a considerare le ragazze "figlie d'un dio minore" e l'annuncio della pausa per maternità di Debora Montanari, avrebbero in effetti potuto ingigantire oltre misura l'Austria. Alla prova dei fatti, la nostra nazionale femminile ha confermato una volta di più di avere sette vite.
Torre Pellice regala alle azzurre l'accoglienza riservata all'hockey che conta e sugli spalti ci sono più di ottocento spettatori. In porta esordisce Giulia Mazzocchi, quindicenne bolzanina (con lei, esordiscono in azzurro: Elisa Ballardini, Nicole Caldart, Lisa Ossanna, Anna Palaoro e Katrin Rainer), le linee sono quelle dei club di appartenenza. La due giorni si chiude con una vittoria per parte e con un rassicurante verdetto: le nostre, al completo e nonostante tutte le magagne, sono ancora superiori. Pyongyang, capitale del Nord Corea e appuntamento principe della stagione, deve tornare ad essere un obiettivo da avvicinare con la risolutezza d'una squadra cosciente del ruolo di primo piano che le spetta.
Nella "Christmas Cup" di fine dicembre torna tra i pali Michaela Mair (1488 giorni dopo la sua ultima partita in nazionale contro la Gran Bretagna a Hull il 10 marzo 2002) e fa una fugace apparizione un'altra Michaela, la Fantini. Le vicende che hanno riportato Mair in azzurro sono note: la maternità di Montanari, la "troppo" giovane età di Mazzocchi (che non potrà ancora giocare i mondiali) ed il ritiro di Frasnelli); qui si tratta di verificare quanto la Mair possa ancora offrire alle compagne in termini di tenuta e di motivazioni. Il commento finale sul torneo è di Massimo Fedrizzi, uomo della "Triade" (con Frisch e Ramazzina) che guida la nazionale: "L'ideale sarebbe di avere piu' raduni: per avere un buon sistema di gioco devi stare piu' tempo insieme, così si fa quel che si può. Non mi sento di far nomi sulla tre giorni di Dornbirn, ma piu' di un'atleta mi ha sorpreso per il rendimento crescente e poi stiamo recuperando giocatrici che sicuramente daranno man forte a questa squadra. Per il futuro sono fiducioso: questa è una squadra giovane e si puo' veramente fare un ottimo lavoro, l'importante è che ci lascino il tempo per poter esprimere al meglio le reali potenzialità".
In febbraio le azzurre vanno a Briançon. La Francia, che gioca in prima divisione, può metterci in soggezione, ma si vince la prima gara 4 -1 (reti di Florian 2, Bissardella e Bettarini) e si perde di misura la seconda (3-4, per noi ancora Florian 2 e Kaser).
A marzo, nella Repubblica Popolare di Corea per i mondiali 2007, esordio in pista alle 13 di Pyongyang (5 del mattino in Italia); per le nostre è una levataccia: non si recupera in un solo giorno una differenza di fuso orario di otto ore! Le padrone di casa contavano su avversarie frastornate, ma le nostre "Giarrettiere rosa" sono entrate subito in partita confermando quella forza di carattere che le ha portate lontano nonostante le molte vicissitudini.
In porta per noi gioca Chiara Traversa (parerà due rigori), il primo gol è coreano e lo segna Kim Sun Im, ma in avvio di ripresa, l'Italia sfrutta la superiorità numerica andando a segno con "Cin cin" Florian su assist di De la Forest.
Il secondo tempo è il migliore delle nostre, ma nessuno segna; il vantaggio arriva a 5' dal termine ancora da una combinazione tra Florian e De la Forest, questa volta a ruoli invertiti, ma nel giro di due minuti la Corea pareggia e bisogna andare al supplementare e poi ai rigori dove il gol decisivo di Evelyn Bazzanella scaccia tutte le paure.
Si vince anche con l'Austria: che difesa hanno messo in mostra le azzurre! Non parlo soltanto delle ragazze che giocano in quel ruolo, anche le attaccanti si sono spremute per tenere lontane dalla nostra porta le temibili bocche da fuoco austriache. E pensare che questa scarsa propensione a difendere era una carenza dell'Italia olimpica! Bravi dunque Frisch e Fedrizzi a correggere il modo di stare in pista, bravi anche a confermare Chiara Traversa tra i pali interrompendo l'abituale turn over imposto in passato da "Napoleone" senza riguardi per opportunità e avversarie. Certo ci sarà anche l'occasione per vedere ed apprezzare Michaela Mair, ma perché togliere subito un'atleta che s'era ben comportata contro le coreane?
Altro motivo di soddisfazione viene dalla conferma del blocco agordino. Sappiamo tutti che nella nostra nazionale convivono tre realtà: le altoatesine, le venete e ..."il resto d'Italia", per fortuna, ma sarebbe meglio dire per intelligenza delle protagoniste, le rivalità interne sono superate da un invidiabile spirito di squadra; ieri le venete erano un po' sulle spine per avere rimediato penalità e gol contro il Nord Corea, oggi il loro contributo alla vittoria sull'Austria è stato determinante e in panca puniti sono finite con maggiore frequenza le compagne. I due presenti della "Triade" possono orgogliosamente tenere una conferenza su "Come si batte l'Austria costringendola a giocare sempre in apnea"
Con la Slovenia, Italia un po' distratta in difesa e con le polveri un po' più bagnate del solito in attacco: così si spiega un risultato non proprio esaltante (5-3). Bisognava vincere, s'è vinto, ma, come tutti, avremmo giurato su di un punteggio meno striminzito e su di una gara tranquilla, in clima da scampagnata. Forse anche le azzurre la pensavano così prima di doverci mettere l'anima per cavare i tre punti contro una Slovenia puntigliosa.
Ora l'Olanda. Di un arruffone patentato si diceva un tempo che, con tutta probabilità, lavorava all'UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici); ebbene, anche le azzurre, in questo mercoledì d'inizio primavera, sono sembrate al soldo di quell'ufficio! Che potessero non battere sonoramente questa Olanda non lo pensava nemmeno il più sciocco detrattore delle "Giarrettiere rosa", però loro sono fatte così: sempre pronte a sorprenderti, nel bene e nel male. Fortuna che nella confusione generale sia uscito il Jolly d'una doppia penalità a carico delle orange e che, nell'occasione, il furore di Florian e Bazzanella ci abbia permesso di rientrare in partita. Poi "Cin cin" nel supplementare s'è ricordata del suo nickname..., ma che fatica!
Nulla da fare contro la Slovacchia. Dopo le lacrime di Vipiteno e quelle di Asiago, Jana Kapustova può sfoderare un grande sorriso e sull'onda di questo sorriso, ancora misto a lacrime, ma di gioia, festeggiare con le diciannove splendide compagne in biancoblu la promozione in prima divisione. Le nostre sono seconde per la terza volta di seguito, però, mentre negli altri due Mondiali avevano molto da recriminare, qui hanno raccolto il massimo.
L'Italia, questa Italia, non poteva fare di più. L'argento premia una squadra che ha saputo dimenticare in fretta assenze e problemi di un roster che pesca nel vuoto. Avrei firmato per il secondo posto al momento della presentazione del Mondiale ed i motivi sono risaputi, ma voglio ricordarli: nessuna squadra può rinunciare impunemente ad un portiere come la Montanari, ad una "primadonna" come Maria Michaela Leitner, ad un difensore d'esperienza come Nadia De Nardin; se a queste aggiungete i nomi di Frasnelli, Caldart, e, per problemi dell'ultima ora, quelli di Toffano e Bissardella avrete davanti agli occhi i perché di un argento guadagnato e non di un oro perso.
Le 'Giarrettiere rosa' tornano in pista soltanto nove mesi più tardi (febbraio 2008 - esordio di Eugenia Casassa) e ancora contro la Slovacchia, in amichevole. Il primo dei due confronti con le rivali di sempre è, alla distanza, impietoso. A Torre Pellice l'Italia regge due tempi, più con la volontà che col gioco, ma senza essere pericolosa; poi, nell'ultima frazione, la Slovacchia dilaga (0-8).
Le nostre iniziano non male, sono attente in difesa e in avanti provano con l'agonismo a sopperire al differente tasso tecnico. Non è sempre stato così, ma l'Italia di questa sera (dove rientra Montanari) registra anche le assenze di Sabina Florian, Katharina Sparer e Federica Zandegiacomo: troppo per sperare di rendere difficile il compito alle avversarie.
La rabberciata nazionale, ora agli ordini di Liberatore e Fedrizzi, dimostra però ancora una volta di meritare credito e in gara 2 strappa una vittoria di misura che conferma la bontà di un vivaio tanto striminzito quanto prolifico.
A Vierumaki, in Finlandia, la parola d'ordine che circola nell'ambiente è: "Si può fare"; che, tradotto per i non addetti, significa: "Puntiamo alla promozione".
Marco Liberatore, il nostro head coach, schiera una squadra che, potenzialmente, ha i numeri per ottenere finalmente quel passaggio in I divisione, fallito di poco in altre circostanze, che rappresenterebbe una notevole iniezione di fiducia per il negletto hockey femminile italico. Due i punti di forza delle azzurre schierate in Finlandia: la grande carica agonistica di tutte e la crescita costante di alcune giovani speranze; per contro, il punto debole, quello che ha condizionato pesantemente in passato la classifica finale, è una sorta di passaggio a vuoto immancabilmente prodottosi nei passati campionati (contro la Slovacchia a Lecco e Pyongyang, la Danimarca a Vipiteno e la Norvegia ad Asiago). Speriamo che il team leader, Luis Zuggal, gli allenatori, Liberatore e Fedrizzi, l'équipe medico sanitaria composta dal medico Francesca Franchi e dalla fisioterapista Francesca De Biasio, siano riusciti ad intervenire sugli umori che hanno indotto quei fatidici "salti della quaglia" e "impallinato" le nostre.
Favorite d'obbligo sono la neo retrocessa Danimarca e, appunto, l'Italia; non lontane dovrebbero essere Austria e Nord Corea seguite a ruota dall'Olanda, vittima sacrificale del girone l'Australia. Pronostici fallaci: con l'Olanda ci salva Sabrina Viel, ai rigori, ma nella gara successiva, con la Corea, regna il caos; le nostre rinunciano al ruolo di favorite ed hanno ora l'imperativo di battere l'Australia per evitare guai peggiori. Austria e Danimarca sono già lontane.
Contro l'Australia (5-0 con parziali di 1-0,1-0,3-0), dopo un primo tempo abbastanza equilibrato durante il quale soltanto un'iniziativa De Rocco-Zandegiacomo ha permesso alla nostra "moschettiera" di portare in vantaggio l'Italia, le azzurre si sono progressivamente impadronite del match. Una sola rete nella frazione centrale, di Wally Kaser con l'assist della capitana Bazzanella, ma ben 25 tiri contro 5 a conferma d'una indubbia superiorità; poi tre gol (Vallazza con De la Forest, Rainer con Bettarini e ancora Zandegiacomo, questa volta assistita da Viel), gli ultimi due addirittura in inferiorità numerica, hanno suggellato la vittoria ed il primo shutout mondiale di Giulia Mazzocchi.
Non sarei però Isobel se concludessi qui la cronaca. Dicesi "salto della quaglia" l'inconsulto svolazzare di questo pennuto galliforme che permette ai cacciatori ben appostati di approfittarne per arricchire il carniere: l'abbiamo fatto a Vipiteno 2004 contro la Danimarca, ad Asiago 2005 contro la Norvegia, ai Giochi di Torino 2006 almeno contro le svizzerotte, a Pyonyang 2007 contro la Slovacchia e l'altro ieri qui con le nordcoreane; pare oramai assodato, e non so se per insipienza o autolesionismo, che il "salto" sia entrato a far parte del nostro DNA. Non solo arriviamo agli appuntamenti che contano poco preparati (da marzo '07 il nostro Pink Team ha fatto due amichevoli e cinque giorni di raduno a ridosso dei mondiali), ma puntualmente perdiamo per strada due o tre giocatrici importanti.
Altmann, Kantor e Schwarzler impiegano 20'26 ad impallinarci quattro volte, poi tocca a Bettarini e Bazzanella avvicinare il wunderteam, ma la partita, iniziata ad handicap, finisce con l'Italia sotto per 6-4.
Con la Danimarca è in gioco soltanto l'orgoglio (la classifica è già determinata dai precedenti risultati). Le nostre, in vantaggio con Anna De la Forest, subiscono il ritorno delle danesi che si portano sul 2-1. Il temporaneo pari lo trova Federica Zandegiacomo, ma a 1'34 dalla fine è Jakobsen a fissare il definitivo 3-2.
Nella festa finale c'è la grande soddisfazione di vedere Linda De Rocco premiata come migliore difensore del torneo. A Linda le cronache aggiungono Sabina Florian, Federica Zandegiacomo e due volte Anna De la Forest tra le premiate per una singola partita, poi l'altro nostro possente difensore, Valentina Bettarini, e le inossidabili Evelyn Bazzanella e Sabrina Viel. Peccato che siano quarte!
Il quarto posto di Vierumaki ha origini lontane trecentoquarantuno giorni: gli stessi trascorsi tra la fine dei Mondiali '07 e l'amichevole contro la Slovacchia del 27 febbraio scorso che ha aperto la stagione della nostra nazionale femminile. Dicono che è colpa del movimento, ma Russia, Repubblica Ceca e Francia non stavano meglio ed hanno continuato ad investire tanto che la Cekia è addirittura approdata al bronzo assoluto tra le under 18; noi no, noi abbiamo buttato alle ortiche una squadra da decimo posto mondiale e ci ritroviamo qui a disquisire sul diciannovesimo. Nel frattempo un'Austria derelitta (che a Cavalese, stagione '02/'03, perdeva ancora 7-0 e 8-1 dalle nostre) ha messo in piedi un programma affidato al finnico Timo Sutinen e, dopo avere vinto la terza divisione nel 2004, ha ottenuto quest'anno una brillante e meritata nuova promozione: quella in prima divisione.
La stagione 2008/09 delle azzurre inizia presto (il 2 settembre, in Lettonia, sono in programma le
pre-qualificazioni per Vancouver 2010) e non nel migliore dei modi: a Torre Pellice nel raduno di fine agosto c'è aria di bufera per le molte (troppe?) defezioni. "Capisco gli impegni di lavoro, - dice il responsabile del settore Dario Saletta - ma le atlete che si sono defilate perché in vacanza non meritano la nazionale. In gioco non c'è soltanto un raduno, di cui s'era parlato già in primavera, ma la credibilità dell'ambiente. Le risorse sono pochissime, bisogna sapere se continuare ad investire o lasciare perdere. In aprile abbiamo i Mondiali di seconda divisione in questo stesso stadio, mi aspetto risposte diverse dalle atlete."
Liberatore è meno pessimista del suo dirigente, ma anche lui deve fare i conti con un parco giocatrici che non consente la selezione: "Molte delle ragazze presenti al raduno non hanno ancora l'età per disputare incontri ufficiali e sono qui perché rappresentano il nostro futuro, bisogna resistere per lasciare loro il tempo di maturare." Liberatore è in pista a guidare l'allenamento, è corso ai ripari convocando due nuove atlete, parla con me, telefona, si arrabatta, cerca di tenere alto il morale della sua 'truppa', poi confessa: "Dopo le Olimpiadi di Torino c'è stato un certo appagamento, ma non sono soltanto i ritiri importanti ad averci procurato difficoltà: per essere competitivi occorre doversi confrontare, conquistarsi il posto, lottare per essere migliore della compagna. Se passiamo indenni questo momentaccio, magari con il rientro di qualche atleta per i mondiali, torneremo a fare bene. La squadra è unita e alcuni risultati non buoni sono imputabili a circostanze avverse. Io ci credo."
A Liepaja però, con la nazionale raccogliticcia, facciamo il minimo: Bulgaria (41-0) e Croazia (8-0) sono ostacoli inesistenti, la Slovacchia (futura qualificata per i Giochi) ci obbliga ad una prestazione eccellente capace di illudere (1-3), ma contro le padrone di casa (future avversarie al mondiale di II divisione - Torre Pellice 12/19 aprile 2009) ritroviamo gli affanni dei giorni peggiori (1-5) pagando il quintale di assenze.
In Lettonia l'Italia ha schierato: Portieri - Giulia Mazzocchi, Chiara Traversa; Difensori - Michela Angeloni, Valentina Bettarini, Nicole Caldart, Linda De Rocco, Rebecca Fiorese, Manuela Friz; Attaccanti - Elisa Ballardini, Eugenia Casassa, Barbara Croce, Irene Dalcolmo, Diana Da Rugna, Eleonora Dalprà, Anna De la Forest, Sabina Florian, Claudia Messner, Clara Vallazza.
Occorre invertire la tendenza. Per il Mondiale 2009 bisognerà recuperare qualche atleta d'esperienza e ritrovare lo spirito di squadra: c'è da augurarsi che Liberatore e Fedrizzi riescano nell'impresa e che Linter e Saletta li mettano nella condizione di lavorare al meglio. In aprile, al Cotta Morandini di Torre Pellice, le 'Giarrettiere rosa' possono aprire un nuovo ciclo o rassegnarsi alla marginalità dell'hockey italico.

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(I cenni storici, fino al 2005, sono tratti da "Le giarrettiere rosa/The pink garters" - Mauro Deusebio - Ed. OneGLine - Pomaretto dicembre 2005)