ISOBELPENSIERI
 Le giarrettiere rosa/The Pink Garters

GENNAIO '10

GIRO D'ORIZZONTE - Ogni volta ho l'impressione di ripartire da zero. Qualcuno sospetta che io abbia abbandonato le 'Giarrettiere rosa': non è così, sarebbe sufficiente girovagare un po' sul sito per accorgersi che gli aggiornamenti sulle imminenti olimpiadi, su EWCC ed EWHL, ci sono; mancano informazioni sull'Italia, ma questa è prassi consolidata dai silenzi di un ambiente che considera l'hockey delle ragazze un surplus inutile e persino fastidioso.
D'accordo, non è un momento facile per trovare denari da investire nella pratica sportiva, soprattutto da investire in un settore fragile per numero di atleti e società come l'hockey femminile, però il minimo vitale gli spetterebbe. Un passato dignitoso e la caparbietà di un esiguo numero di dirigenti e di giocatrici meritano un po' di attenzione.
Tra una decina di giorni torna la nazionale (
convoc.). Evviva. Peccato che da aprile '09 se ne fossero perse le tracce. Il campionato italiano di serie A femminile ha, in questa stagione, cinque squadre in competizione. Evviva. Peccato che dal 20 dicembre, quello che dovrebbe essere il sito ufficiale dei risultati e delle statistiche anche per il settore femminile (Pointstreak), non sia più stato aggiornato. Sono la solita 'rompiballe', ma scrivo per dare un servizio e, sia pure ringraziando l'E.V. Bozen '84 Eagles e l'Agordo Hockey, sempre disponibili e puntuali nel comunicare i risultati, voglio l'ufficialità. Le statistiche richiedono l'ufficialità. Posso informare avendo a disposizione dati certi, inequivocabili, che si ripetono come qualità. Fosse il mio mestiere, dovrei forse arrangiarmi (e lo faccio da sette anni), così, da 'naif', mi servirebbe almeno che ognuno facesse del suo meglio.
Nella parte del sito dedicata alla Valpe c'è una frase da sottoscrivere: "Per fortuna (o se Dio vuole) alcune società hanno capito che aprire alle donne non significa soltanto offrire un servizio alla comunità, ma anche invitare all'hockey 1/3 di famiglie in più (tutte quelle famiglie con sole figlie femmine)" (v. '
Si può'), Quella frase porta la data del 25 settembre '09, da allora una sola società di A e A2, il Real Torino, informa sul settore femminile. mentre il Valpellice Arce mi ha comunicato di avere 16 atlete tra i suoi tesserati; mi informerò presso gli altri 15 club, ma di spazio per crescere (e maturare) ce n'è davvero tanto.
Concludo con una chicca di tre mesi fa (ho aspettato, inutilmente, per vedere quanto tempo avrebbe impiegato la FISG per darne comunicazione sul suo sito): lo sapevate che la nostra federazione si chiama ora IIHA (Italian Ice Hockey Association) nata il 29 settembre scorso, durante il congresso di Tunisi della IIHF? Spiego: la federazione internazionale dell'hockey aveva chiesto, ed ha per statuto, che tutti i settori 'hockey' istituissero associazioni autonome rispetto alle altre discipline del ghiaccio. Per lungo tempo l'Italia ha finto di pensarci, poi, obbligata perché tra le ultime a non avere ottemperato alla richiesta, ha presentato ufficialmente la sua associazione disgiunta dalla FISG, naturalmente di nascosto!
Mi chiedo cosa ne sappiano le società. Mi chiedo se nei quadri della IIHA ci siano gli stessi dirigenti del settore hockey della FISG. Mi chiedo soprattutto perché nessuno ne ha parlato o scritto, nemmeno il sito federale! Carbonari di tutto il mondo, unitevi.
(Isobel)

(Questo il comunicato della IIHF)
21-09-09 - The IIHF Congress granted the Italian Ice Hockey Association (IIHA) full membership with full voting rights during the Semi-Annual Congress in Tunis.
Before, Italy was represented by the Italian Ice Sports Federation (FISG) as an associate member.
The IIHA proved that the nature of its relationship with the FISG and the steps taken by the IIHA and agreed by the FISG warrant them being regarded as independent within the intention of the IIHF Statutes & Bylaws.
The IIHA will represent and vote with the elected IIHA president and have its own bank account with the sole signatories being designated members of the IIHA. The IIHA still reports to FISG and not directly to the National Olympic Committee to benefit from the funding program to the FISG, which is shared between the ice sports and gives considerably more money to ice hockey than if the IIHA would report directly to the National Olympic Committee.
In most aspects, the IIHA operates independently of the FISG with the clubs electing the board and the President, determine its constitution, strategy, operating plans, controlling its own operations, marketing and retaining the proceeds from the sale of commercial rights.
"The Council made the judgement that the Italian Ice Hockey Association has a sufficient degree of independence and the Council proposes an upgrade to full membership," IIHF Council Member Frederick Meredith said at the Semi-Annual Congress.
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APRILE '09

DEBBY: CHE ERRORE! - Ancora non ci posso credere: brava nei precedenti mondiali e alle olimpiadi, poi mamma felice, faticosamente risalita nella considerazione generale dopo la forzata sosta per la maternità, tornata protagonista quest'anno, Debora Montanari ha buttato alle ortiche una carriera sportiva di tutto rispetto abbandonando il ritiro della nazionale.
Il bistrattato hockey femminile italiano trova ancora una volta il modo per farsi del male. E non ce n'era bisogno!
Ridotto al lumicino per colpe inutilmente analizzate, caparbiamente tenuto in vita da poche ragazze di carattere (e Debora ne faceva parte a pieno titolo), l'ambiente della femminile sembrava avere trovato alcuni spiragli di sopravvivenza. Questo prima dell'inutile colpo di testa. Peccato.
Qualsiasi siano le motivazioni all'origine del gesto, s'è trattato di una scelta errata. Non tiro in ballo l'Italia, la bandiera o l'orgoglio della passerella davanti al pubblico di casa: parlo semplicemente del gruppo, della squadra abbandonata, delle amiche di tante avventure diventate ex-compagne incredule.
(Isobel)

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PRIMAVERA '07

QUALCHE IDEA PER CONTINUARE - Abbiamo finalmente lo staff al completo, saluto tutti, vecchi e nuovi. Per non perdere l'occasione di andare un po' controcorrente espongo quattro punti che, secondo me, andrebbero sostenuti da quanti s'interessano all'hockey femminile:
1 - Si torna a parlare di nazionale femminile a otto mesi dalla chiusura delle Olimpiadi, ma il sito della FISG non pubblica nulla. Figlie di un dio minore o la solita arroganza nei confronti di chi ha pochi voti da far valere nelle assemblee?
2 - Il cambio dello staff tecnico avrebbe dovuto modificare alcuni atteggiamenti criticabili (e criticati) di quello precedente. Per ora, almeno sul piano formale, nulla è cambiato: atlete convocate "per sentito dire" e lista riservata agli addetti ai lavori.
3 - In vista di un'auspicabile "Operazione Vancouver 2010" non era meglio partire con una convocazione allargata per dare modo al nuovo coach di rendersi conto del "materiale" a disposizione ed effettuare una selezione con cognizione di causa?
4 - L'Italia non si può permettere di perdere per strada atlete d'indiscusso valore: qualcuno, in federazione o nello staff, ha l'incarico di tenere i contatti con quelle giocatrici che, per motivi vari, non sono al momento disponibili?
(Isobel)

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OTTOBRE '06

ACCENDO QUALCHE MICCIA - "...saranno le reazioni dell'ambiente a dirmi se e quando accendere le micce", con questa frase concludevo la precedente "uscita": l'attesa s'è fatta lunga, le reazioni sono flebili, le micce ammuffiscono e non voglio sprecarle tutte.
Dalle Olimpiadi di Torino l'hockey femminile italiano aveva ricavato: la simpatia del pubblico, un po' di notorietà, l'undicesimo posto nella graduatoria mondiale e tutto ciò sembrava un viatico verso l'inarrestabile crescita del movimento; ma, esiste un movimento? Il dubbio si legittima con uno sguardo in casa delle quattro società di serie A: Eagles Bolzano ed Agordo, pur avendo una struttura affidabile, denunciano problemi nel completamento dei rispettivi roster; Lario Halloween Como ed All Stars Piemonte patiscono invece di autolesionismo: un malessere che impedisce loro di attestarsi come capisaldi fuori dal territorio (Veneto e Alto Adige) dove sono finiti i sedici titoli italiani fin qui disputati.
Ai Giochi siamo stati presenti grazie all'impegno delle ragazze, dei club, del gruppo che costituiva lo staff e di tutte le "Aquile", "Pinguine", "Streghette", "Stelle" che in nazionale non sono mai arrivate, ma, di fatto, costituiscono l'indispensabile base perché una nazionale possa esistere. Una precisazione, questa, fatta per convinzione e, se qualcuno penserà che l'ho messa lì per mettere le mani avanti, me ne infischio! Ora discutiamo del e sul movimento esistente.
Bolzano e Agordo hanno vinto sette scudetti a testa (gli altri due sono andati ad Alleghe) e rappresentano l'apice dell'hockey femminile nostrano potendo anche contare sui reclutamenti in un bacino d'utenza piuttosto fertile. Cosa le angustia? Cosa le ha portate ad accontentarsi di un bronzo ciascuna nelle due edizioni della EWHL che avrebbero potuto aggiudicarsi? I grattacapi per le campionesse in carica dipendono, quasi sempre, dal viavai sul lato partenze: a volte si tratta di ritiri inattesi (Parisi, Bona), altre, invece, al comprensibile desiderio di alcune atlete di fare esperienza all'estero (Florian, Negrisolo). Quest'anno pare che a Sabina "Cin cin" Florian, nuovamente con la valigia pronta per la Germania, si accodi anche Valentina Bettarini, la più giovane "perla" olimpica di "casa" Pircher. Il presidente biancorosso abbozza (perché negare nuovi orizzonti alle ragazze?), ma la "Invincibile Armata" perde qua e là pezzi importanti e diventa vulnerabile.
Ad Agordo i guai hanno un nome: ricambi. Gli annosi problemi di pista e la scomparsa di tutte le altre squadre del bellunese hanno ridotto la base. Quest'anno il punto interrogativo riguarda addirittura il portiere: si ritira Lam Kim N'Goc e la naturale sostituta della "Nao", Martina Grones, sarà lontana per motivi di studio. Come farà il neo presidente Caldart ad inventarsi un estremo difensore?
Como, che non è mai arrivato al titolo pur vantando una continuità d'impegno davvero encomiabile, vive, da alcuni anni, problemi dirigenziali. L'ultimo presidente, il torinese Traversa, attivo anche in campo maschile con il Real Torino, poteva essere la soluzione auspicata, ma ha subito fatto scelte intempestive (contribuendo a buttare per aria la CAO per giocare contro l'ultima divisione svizzera partite inutili - questo anche a detta delle ragazze) e dimostrato scarsa sensibilità ai problemi collettivi dell'ambiente. Se si aggiunge la latitanza del retroterra naturale dell'Halloween (Milano, Varese e Bergamo sono sparite senza lasciare traccia), si comprendono meglio vizi e virtù delle "Streghette".
Le "Stars", nate sull'asse Valpellice-Torino e comparse in A soltanto al cambio di millennio, sono incappate in una stagione almeno preoccupante. Dimenticate dalla dirigenza subito dopo il loro momento di maggiore fulgore (il terzo posto del 2004), logorate da capricci di spogliatoio che hanno portato alla rinuncia del coach Luca Rivoira (2005), restie nel mantenere fede a tutti gli impegni derivanti dal nuovo blasone, le piemontesi sono scese in pista, nel 2005/06, guidate da almeno cinque diversi allenatori e sempre in formazione rimaneggiata (nella gara di spareggio per il 3/4 posto finale erano in dieci!). Ora il presidente, Claudio Gabriele Belforte, assicura che la squadra sarà al via nella stagione che sta cominciando, ma il mistero è fitto su chi guiderà l'All Stars in panchina, negli allenamenti e nell'organizzazione dell'attività.
Ai dubbi che traspaiono dal giro d'orizzonte sui club, aggiungerei l'assenza di una politica federale adeguata e le difficoltà nel gestire il passaggio dall'hockey puramente amatoriale agli impegni richiesti da stagioni agonistiche onerose. Diverso è giocare una decina di partite all'anno o giocarne più del doppio. Diverso è divertirsi con un gruppo di amiche o litigare per un posto in squadra. Diverso è l'impegno con la nazionale per tre amichevoli all'anno o affrontare i mondiali di categoria con la prospettiva di primeggiare. Assenza di politica e difficoltà gestionali combaciano: se la FISG, almeno negli ultimi anni, avesse creduto nel movimento, avremmo una decina di squadre in più, duecento atlete potrebbero giocare per sfizio e un'ottantina, quelle più coinvolte e disponibili, inseguire il miglioramento tecnico, uno scudetto, una maglia azzurra.
A proposito di maglia azzurra: l'Italia è là, subito dietro alle intoccabili, il risultato è in parte occasionale (un gruppo di atlete eccellenti nonostante una base ridottissima, e questo succede ogni mezzo secolo), in parte dovuto al lavoro di chi l'ha condotta in questa crescita inaspettata. Errori ce ne sono stati, ma tutti sbagliamo e ciò che più conta è sapere mettere riparo. Io comincerei dal recupero delle indisponibili per Torino: Federica Zandegiacomo e Nicol Bona fanno parte delle "eccellenti" e l'italietta hockeystica ha bisogno di loro. Il resto è gioventù scalpitante, vediamo cosa vale.
Ancora due parole sui "federali". Da alcuni mesi abbiamo i dirigenti che guideranno la FISG fino ai Giochi di Vancouver (2010): mi aspettavo una dichiarazione d'intenti, qualche progetto, delle linee guida che confermassero la volontà di provare ad esserci; invece niente, non una parola, nemmeno sullo staff (confermato per intero quello vecchio, qualche cambiamento, o uno del tutto nuovo?). Forse anche le nostre, classifiche alla mano, potrebbero qualificarsi. Primo obiettivo diventa allora vincere la seconda divisione in Corea nella prossima primavera. L'abbrivio non è dei più promettenti, ma Karl Linter merita un appello, purché là in alto non si prosegua con l'irritante atteggiamento che, almeno per l'hockey femminile, assimila la FISG alle società segrete. Non sto esagerando: prima dei Giochi di Torino non si sapeva nulla nemmeno dell'esistenza dell'hockey rosa; nulla compariva in televisione, nulla sui quotidiani nazionali, nulla nemmeno sul sito della federazione. A dire il vero, il supplemento del sabato della "rosea" (La Gazzetta dello Sport) ha dedicato un ampio servizio ad un'atleta, Valeria Guglielmino, l'avvocato catanese innamorata del ghiaccio che ha vestito la maglia di All Stars, Halloween ed Eagles. Quell'imprevista attenzione era però frutto esclusivo dell'abilità di "Raggio di sole" nelle pubbliche relazioni, ma se lei c'è arrivata e la federazione no, affidiamo a Valeria i contatti esterni dell'intero baraccone!
(Isobel)

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SETTEMBRE '05

PERLINE COLORATE - Prendiamo le ragazze della nazionale, "Napoleone" Sparer, "Giovanna d'Arco" Giordano, qualche altro membro dello staff e, per salvaguardarli, mettiamoli in una campana di vetro. Ora, con un tocco di bacchetta magica (ma non sarebbe nemmeno necessario perché, di fatto, è già così), spostiamo le Eagles Bolzano e l'Hockey Agordo in Austria o in Slovenia e diamo uno sguardo a ciò che resta del nostro hockey femminile...: sembra New Orleans dopo il passaggio dell'ultimo uragano.
Le quattro società di serie A rimaste (le uniche ad essere in grado di schierare abbastanza ragazze per una formazione completa), si sono incontrate per decidere sulla stagione in corso e, più che di un incontro, s'è trattato d'una partita a flipper: i club erano le palline votate a percorsi autonomi e imprevedibili, la Commissione Tecnica, nella veste delle stanghette destinate a tenere in gioco le palline (i flipper veri e propri), aveva risposte ritardate e non è mai riuscita a rinviare centrando un "bonus", Franz Sinn, il vicepresidente incaricato, era il giocatore da cui ci si aspettavano "colpetti" e "scossoni" per ravvivare la partita, ma non ha nemmeno rischiato un "tilt" perché se n'è andato subito augurando buon lavoro.
Dalla riunione gli interessati sono usciti con una bozza di calendario del campionato (bozza gelosamente custodita e protetta da sguardi indiscreti) e con la rassegnazione di chi assiste ad una veglia funebre.
È dall'esordio di questo sito che insisto nel dire che la federazione ed i suoi organi periferici non meritano la nazionale ed il movimento femminile dai quali traggono lustro olimpico. Lascio perdere il presidente Bolognini, così lontano dall'hockey delle ragazze da chiedersi se non è lì per errore dovendo magari rappresentare il taekwondo. Quello che fino a pochi mesi addietro era il vice incaricato per l'hockey, Gino Merler, era attento all'hockey delle donne, ma, ricattato dai club maschili, aveva il potere d'un giudice di porta dopo l'avvento della prova televisiva. Sinn, l'attuale vice, deve rispondere alla cordata che, con un colpo di mano, l'ha piazzato dove non avrebbe dovuto arrivare (sembrava che nulla dovesse cambiare ai vertici fin dopo i Giochi olimpici) e si barcamena rifiutando persino di esprimere un "pensiero" (da me richiesto ufficialmente tramite l'addetto stampa della FISG) sulla degenerazione femminea del suo sport preferito. Sugli organi periferici limito il mio intervento ad una domanda rivolta alla delegazione di zona del Piemonte olimpico: sanno l'ex presidente Sandrone ed il nuovo, Martello, che esiste uno sport praticato su ghiaccio da donne che vestono protezioni e guanti imbottiti, indossano pattini e inseguono un disco cercando di indirizzarlo con una stecca?
C.T. delle ragazze è Marco Dolce; senza di lui non avremmo probabilmente l'occasione di parlare di hockey femminile, o almeno della sua massima espressione: la nazionale. Dolce s'è fatto in quattro per anni ed è giusto rendergli merito per la competenza, la passione e la dedizione dimostrate nel seguire l'evoluzione della disciplina; a lui rimprovero la rinuncia a far sentire il peso del suo ruolo nei contatti con le istituzioni e la ricerca ossessiva della mediazione o, addirittura, del compromesso. Lo stesso atteggiamento remissivo, ma forse vincente (bisogna pur dirlo), quando ha permesso: 1) ai vertici federali di perdere due interi anni dietro all'olimpico interrogativo "donne sì/donne no", 2) alle società di menare il can per l'aia sulla questione delle oriunde.
Rimane qualcosa da dire sui destinatari delle politiche federali: quelle società che, impegnandosi nel "femminile", risultano le più esposte alla mancanza di volontà e di idee.
In una recente conversazione, il presidente delle Eagles Bolzano, Christian Pircher, mi ha suggerito di lasciare qualche volta in disparte la visione naïve dello sport per approdare alle concretezze di una disciplina senza sponsor, minacciata dalla volubilità delle praticanti e osteggiata dai club "affamati" di ore-pista. Non con le stesse parole, ma con gli stessi concetti i dirigenti agordini si sono espressi sull'insofferenza per "le lunghe e inutili trasferte" in Lombardia e Piemonte di un campionato sempre deciso dagli scontri diretti tra Agordo e Bolzano.
Capisco e obietto. Capisco la vana attesa di rivali che tardano a crescere. Capisco la noia di un campionato diventato ripetitivo per la limitatezza degli orizzonti. Capisco il "pepe" della competizione internazionale (sono una grande sostenitrice della EWHL e della CAO). Obietto sull'opportunità di presentarsi ai federali sempre in ordine sparso, ciascuno egoisticamente convinto di dovere difendere il proprio orticello. Obietto che le trasferte a Budapest o Vienna non possono essere meno inutili e lunghe di quelle a Como e Torino. Agordo e Bolzano vantano tredici scudetti, su 15, e si disputeranno anche il sedicesimo, sono loro le squadre "guida" dell'intero movimento e ciò comporta anche dei doveri, quello, ad esempio, di tenere uniti i sopravvissuti per puntare alla ricostruzione anche in assenza di elemosine.
L'All Stars Piemonte, dopo avere dato l'illusione di essere diventata la terza forza dell'hockey femminile italiano, si sta rivelando l'ennesima debolezza. Il suo presidente, Claudio Gabriele Belforte, che s'era fatto carico delle ragazze valpellicesi promettendo di sostenerle almeno fino alle olimpiadi, ha sì mantenuto il suo impegno, però, nel momento in cui la squadra rivelava il suo potenziale per la crescita di alcune atlete anche torinesi, ha fatto chiaramente capire di non essere interessato a tentare l'avventura. La frenata del presidente non ha soltanto azzerato le ambizioni, ma, trattandosi di una società nella quale tutto dipende dalle scelte del mecenate, ha anche indotto problemi gestionali sfociati nella brutta figura di Courchevel e nell'attuale impasse che impedisce risposte alle consorelle francesi per la Coppa 2005/06.
Como ha vissuto nella passata stagione la sua più grave crisi dirigenziale che s'è risolta portando i torinesi Traversa ai vertici di una delle più vecchie società italiane. La Torino hockeystica s'è lamentata in passato dei metodi della famiglia Traversa, impegnata nel settore giovanile con il Real Torino e protagonista di qualche scontro con avversari e FISG per questioni di cartellini. La mia esperienza mi suggeriva di dubitare della città pettegola, ma il primo impatto con la nuova presidenza comasca ha dato ragione ai detrattori: protagonista del "gran rifiuto" per la conclusione della CAO 2004/05, l'attuale guida del Lario Halloween Como s'è presentato all'incontro con le altre società sparando a zero sulla Coppa delle Alpi e dichiarandosi piuttosto interessato... alla terza divisione svizzera (naturalmente fuori classifica). Auguri.
Un'ultima annotazione sulla nazionale: da luglio se ne sono perse le tracce; i resoconti che riesco ad avere non hanno mai il carattere dell'ufficialità e nessuno ha visto i fogli d'arbitraggio delle amichevoli azzurre. Ancora una volta ho interpellato Edoardo Ranzoni, addetto stampa della FISG, il quale, cortesemente mi ha scritto: "Io non ho info in merito. Dalla mia parte del fronte tutto tace."
Vorrei che qualcuno si prendesse la briga di curiosare su internet nei siti delle "sette sorelle" che affronteranno l'Italia ai Giochi per scoprire la ricchezza delle news, il sostegno morale dato alle atlete, la serietà dell'impegno di ogni singola federazione. Ranzoni non ha colpe, ma credevo di avere capito che il Paese organizzatore dei Giochi invernali eravamo noi!
"Libertà e perline colorate" canta Paolo Conte in "Un gelato al limôn"...; lo ascolto, gustandomi l'ennesima cacatella pro women's ice hockey, "sprofondato in fondo a una città" e "con una valigia di perplessità."
(Isobel)

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NOVEMBRE '04

FINO A QUANDO? - Quousque tandem? Fino a quando? È l'abbreviazione di: "Fino a quando abuserete della nostra pazienza?" La citazione, dalle "Catilinarie" di Cicerone, si usa a proposito di situazioni portate al limite della sopportazione e fa al caso nostro.
Martedì prossimo, 9 novembre 2004, la nazionale femminile di hockey su ghiaccio si ritroverà (credo) ad Asiago (ipotizzo) per un raduno di preparazione (suppongo) che si concluderà con un torneo amichevole (immagino) contro non meglio precisate avversarie.
Oh, la mia ignoranza non è così abissale poiché ho intravisto la comunicazione delle convocazioni ricevuta dalle società, ma nulla di ufficiale è trapelato! L'hockey italiano, quello femminile in particolare, è sempre più una società segreta e, si sa, i riti delle società segrete si svolgono in luoghi appartati alla presenza dei soli adepti.
Questo sito (quello originario nato nel dicembre del 2002) sta per compiere due anni e si occupa esclusivamente di hockey femminile; chi scrive ha cercato di offrire un'immagine completa della disciplina. Qui s'è tifato per la nazionale italiana senza mai eccedere in partigianeria: la faziosità non m'appartiene e m'infastidisce. Nel periodo trascorso ho cercato l'aiuto di tutti: alcuni, quelli che amano dialogare o sono sensibili allo sviluppo della disciplina, hanno offerto collaborazione senza problemi, altri, per motivi che rispetto anche se non capisco, si sono defilati, molti (troppi?) giudicano queste pagine un'intromissione indebita. A questi ultimi suggerisco di preparare due Alka Seltzer: sarò indigesta!
Ho formulato, in passato, delle domande rivolte a: Gino Merler, vicepresidente FISG che si occupa di hockey, Marco Dolce, responsabile della nazionale femminile, Markus Sparer e Rosy Giordano, rispettivamente coach e team leader della stessa nazionale; tutti hanno preferito ignorare. Non mi leggono? Possibile. Allora è tempo di scrivere alcune cose per chi ha l'abitudine di farmi visita.
Gino Merler ha, forse, il pregio di avere difeso la candidatura delle ragazze alle olimpiadi di Torino, ma, appuntata questa medaglia, si può dire che il suo lavoro per il movimento femminile è un elettroencefalogramma piatto.
Marco Dolce sulla nazionale e sulle convocazioni glissa, poi puoi parlare di tutto, anche in modo amichevole. Dicono che il potere logora chi non ce l'ha, però se non lo eserciti è come non averlo ed io vorrei un CT meno conforme al nome di famiglia, un CT: duro, ostinato, caparbio, non cedevole.
La team leader è una che, invece, il potere l'ha perso: in un mondo maschile (e maschilista) "Giovanna d'Arco" può tranquillamente essere bruciata sul rogo se s'affanna a trovare spazi, se acquisisce credibilità, se non si dimostra succube e malleabile. Avrebbe avuto bisogno dell'appoggio delle "senatrici", dell'entourage, di chi l'aveva messa lì: le prime non hanno capito l'importanza del ruolo, l'entourage venderebbe la madre per barcamenarsi e chi l'ha messa lì vuole una passacarte, non una dirigente. Ora Rosy Giordano è in "silenzio stampa" (non può fare altro) e la mia simpatia ha la parvenza del morso di un cobra.
Con il mister non c'è feeling. Lui è tutto d'un pezzo, ha la verità in tasca, dei preconcetti inamovibili e non sopporta di essere contraddetto; soprattutto pensa che i pareri siano inutili perditempo. A Bolzano, nel primo intervallo della partita di Champions tra il Cergy e lo Zug, future avversarie delle "sue" Eagles, ho fatto il mio ultimo tentativo:
- Cosa pensa di queste due squadre? -
- Perché? Dovrei pensare qualcosa? -
A volte si fanno domande cretine, ma le risposte possono essere più cretine delle domande!
È bravo nel suo ruolo Markus Sparer? Sembrerebbe di sì, visti i risultati con le Eagles e la nazionale, ma uno davvero bravo sa anche mettersi in discussione. Da due anni sono annichilita dall'impostazione del power-play (powder-puff, piumino da cipria, come lo chiamo io) delle sue squadre; due anni senza risultati apprezzabili avrebbero convinto chiunque a tentare vie diverse, non lui che continua con il ti-tic e ti-toc. A Vipiteno, contro la Danimarca, si sono perse partita e promozione per una mossa intelligente del coach avversario che ha isolato Maria Michaela Leitner dal resto della nostra squadra: poteva mister Sparer cambiare linee o tentare qualche contromossa? No, lui ha cambiato il portiere. Opinioni, le mie, e non devo tacerle per salvaguerdare la compattezza del "gruppo donne".
E veniamo alle scelte inique, che sono poi, secondo il dizionario, quelle ingiuste, senza equità, scellerate. Come dire: le convocazioni.
Sanno i signori Dolce e Sparer...
- cosa è successo lontano da Bolzano tra il mese d'agosto e adesso?
- se ci sono stati infortuni, defezioni, miglioramenti di alcune atlete?
- che in moltre nazioni si può giocare tra le senior soltanto dopo avere compiuto i sedici anni?
Evidentemente no, o la cosa non li interessa; pare che a giocare con la maglia azzurra si vada per diritto divino, per amicizia, per convenienza, per scelta politica o di equilibrio; non per merito. Se non è così, allora qualcuno alzi il culo e provi a fare il suo mestiere visionando le atlete in giro per l'Italia (quattro squadre, sic!).
Aggiungo che, anche se la team leader è in "silenzio stampa", un atto pubblico come una convocazione dovrebbe essere divulgato; ma c'è qualcuno alla FISG incaricato di tenere i contatti con gli organi d'informazione? Oppure per l'hockey femminile bisogna già essere contenti che gli si consenta d'esistere? E, in questo deprecabile caso, cosa ne pensano il CONI ed il ministero per le Pari Opportunità?
Mi fermo qui, però sappiate che ...ce n'est qu'un debut!
(Isobel)

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