GENNAIO '10
GIRO
D'ORIZZONTE - Ogni volta ho l'impressione
di ripartire da zero. Qualcuno sospetta
che io abbia abbandonato le 'Giarrettiere
rosa': non è così, sarebbe
sufficiente girovagare un po' sul sito per
accorgersi che gli aggiornamenti sulle
imminenti olimpiadi, su EWCC ed EWHL, ci
sono; mancano informazioni sull'Italia, ma
questa è prassi consolidata dai
silenzi di un ambiente che considera
l'hockey delle ragazze un surplus inutile
e persino fastidioso.
D'accordo, non è un momento facile
per trovare denari da investire nella
pratica sportiva, soprattutto da investire
in un settore fragile per numero di atleti
e società come l'hockey femminile,
però il minimo vitale gli
spetterebbe. Un passato dignitoso e la
caparbietà di un esiguo numero di
dirigenti e di giocatrici meritano un po'
di attenzione.
Tra una decina di giorni torna la
nazionale (convoc.).
Evviva. Peccato che da aprile '09 se ne
fossero perse le tracce. Il campionato
italiano di serie A femminile ha, in
questa stagione, cinque squadre in
competizione. Evviva. Peccato che dal 20
dicembre, quello che dovrebbe essere il
sito ufficiale dei risultati e delle
statistiche anche per il settore femminile
(Pointstreak), non sia più stato
aggiornato. Sono la solita 'rompiballe',
ma scrivo per dare un servizio e, sia pure
ringraziando l'E.V. Bozen '84 Eagles e
l'Agordo Hockey, sempre disponibili e
puntuali nel comunicare i risultati,
voglio l'ufficialità. Le
statistiche richiedono
l'ufficialità. Posso informare
avendo a disposizione dati certi,
inequivocabili, che si ripetono come
qualità. Fosse il mio mestiere,
dovrei forse arrangiarmi (e lo faccio da
sette anni), così, da 'naif', mi
servirebbe almeno che ognuno facesse del
suo meglio.
Nella parte del sito dedicata alla Valpe
c'è una frase da sottoscrivere:
"Per fortuna (o se Dio vuole) alcune
società hanno capito che aprire
alle donne non significa soltanto offrire
un servizio alla comunità, ma anche
invitare all'hockey 1/3 di famiglie in
più (tutte quelle famiglie con sole
figlie femmine)" (v. 'Si
può'),
Quella frase porta la data del 25
settembre '09, da allora una sola
società di A e A2, il Real Torino,
informa sul settore femminile. mentre il
Valpellice Arce mi ha comunicato di avere
16 atlete tra i suoi tesserati; mi
informerò presso gli altri 15 club,
ma di spazio per crescere (e maturare) ce
n'è davvero tanto.
Concludo con una chicca di tre mesi fa (ho
aspettato, inutilmente, per vedere quanto
tempo avrebbe impiegato la FISG per darne
comunicazione sul suo sito): lo sapevate
che la nostra federazione si chiama ora
IIHA (Italian Ice Hockey Association) nata
il 29 settembre scorso, durante il
congresso di Tunisi della IIHF? Spiego: la
federazione internazionale dell'hockey
aveva chiesto, ed ha per statuto, che
tutti i settori 'hockey' istituissero
associazioni autonome rispetto alle altre
discipline del ghiaccio. Per lungo tempo
l'Italia ha finto di pensarci, poi,
obbligata perché tra le ultime a
non avere ottemperato alla richiesta, ha
presentato ufficialmente la sua
associazione disgiunta dalla FISG,
naturalmente di nascosto!
Mi chiedo cosa ne sappiano le
società. Mi chiedo se nei quadri
della IIHA ci siano gli stessi dirigenti
del settore hockey della FISG. Mi chiedo
soprattutto perché nessuno ne ha
parlato o scritto, nemmeno il sito
federale! Carbonari di tutto il mondo,
unitevi.
(Isobel)
(Questo il
comunicato della IIHF)
21-09-09 - The IIHF Congress granted
the Italian Ice Hockey Association (IIHA)
full membership with full voting rights
during the Semi-Annual Congress in
Tunis.
Before, Italy was represented by the
Italian Ice Sports Federation (FISG) as an
associate member.
The IIHA proved that the nature of its
relationship with the FISG and the steps
taken by the IIHA and agreed by the FISG
warrant them being regarded as independent
within the intention of the IIHF Statutes
& Bylaws.
The IIHA will represent and vote with the
elected IIHA president and have its own
bank account with the sole signatories
being designated members of the IIHA. The
IIHA still reports to FISG and not
directly to the National Olympic Committee
to benefit from the funding program to the
FISG, which is shared between the ice
sports and gives considerably more money
to ice hockey than if the IIHA would
report directly to the National Olympic
Committee.
In most aspects, the IIHA operates
independently of the FISG with the clubs
electing the board and the President,
determine its constitution, strategy,
operating plans, controlling its own
operations, marketing and retaining the
proceeds from the sale of commercial
rights.
"The Council made the judgement that the
Italian Ice Hockey Association has a
sufficient degree of independence and the
Council proposes an upgrade to full
membership," IIHF Council Member Frederick
Meredith said at the Semi-Annual
Congress. -
Hockey
home
Hockey femminile italiano
APRILE '09
DEBBY:
CHE ERRORE! - Ancora non ci posso credere:
brava nei precedenti mondiali e alle
olimpiadi, poi mamma felice, faticosamente
risalita nella considerazione generale
dopo la forzata sosta per la
maternità, tornata protagonista
quest'anno, Debora Montanari ha buttato
alle ortiche una carriera sportiva di
tutto rispetto abbandonando il ritiro
della nazionale.
Il bistrattato hockey femminile italiano
trova ancora una volta il modo per farsi
del male. E non ce n'era bisogno!
Ridotto al lumicino per colpe inutilmente
analizzate, caparbiamente tenuto in vita
da poche ragazze di carattere (e Debora ne
faceva parte a pieno titolo), l'ambiente
della femminile sembrava avere trovato
alcuni spiragli di sopravvivenza. Questo
prima dell'inutile colpo di testa.
Peccato.
Qualsiasi siano le motivazioni all'origine
del gesto, s'è trattato di una
scelta errata. Non tiro in ballo l'Italia,
la bandiera o l'orgoglio della passerella
davanti al pubblico di casa: parlo
semplicemente del gruppo, della squadra
abbandonata, delle amiche di tante
avventure diventate ex-compagne
incredule.
(Isobel)
Hockey
home
Hockey femminile italiano
PRIMAVERA
'07
QUALCHE
IDEA PER CONTINUARE - Abbiamo finalmente
lo staff al completo, saluto tutti, vecchi
e nuovi. Per non perdere l'occasione di
andare un po' controcorrente espongo
quattro punti che, secondo me, andrebbero
sostenuti da quanti s'interessano
all'hockey femminile:
1 - Si torna a parlare di nazionale
femminile a otto mesi dalla chiusura delle
Olimpiadi, ma il sito della FISG non
pubblica nulla. Figlie di un dio minore o
la solita arroganza nei confronti di chi
ha pochi voti da far valere nelle
assemblee?
2 - Il cambio dello staff tecnico avrebbe
dovuto modificare alcuni atteggiamenti
criticabili (e criticati) di quello
precedente. Per ora, almeno sul piano
formale, nulla è cambiato: atlete
convocate "per sentito dire" e lista
riservata agli addetti ai lavori.
3 - In vista di un'auspicabile "Operazione
Vancouver 2010" non era meglio partire con
una convocazione allargata per dare modo
al nuovo coach di rendersi conto del
"materiale" a disposizione ed effettuare
una selezione con cognizione di causa?
4 - L'Italia non si può permettere
di perdere per strada atlete d'indiscusso
valore: qualcuno, in federazione o nello
staff, ha l'incarico di tenere i contatti
con quelle giocatrici che, per motivi
vari, non sono al momento disponibili?
(Isobel)
Hockey
home
Hockey femminile italiano
OTTOBRE
'06
ACCENDO
QUALCHE MICCIA - "...saranno le reazioni
dell'ambiente a dirmi se e quando
accendere le micce", con questa frase
concludevo la precedente "uscita":
l'attesa s'è fatta lunga, le
reazioni sono flebili, le micce
ammuffiscono e non voglio sprecarle
tutte.
Dalle Olimpiadi di Torino l'hockey
femminile italiano aveva ricavato: la
simpatia del pubblico, un po' di
notorietà, l'undicesimo posto nella
graduatoria mondiale e tutto ciò
sembrava un viatico verso l'inarrestabile
crescita del movimento; ma, esiste un
movimento? Il dubbio si legittima con uno
sguardo in casa delle quattro
società di serie A: Eagles Bolzano
ed Agordo, pur avendo una struttura
affidabile, denunciano problemi nel
completamento dei rispettivi roster; Lario
Halloween Como ed All Stars Piemonte
patiscono invece di autolesionismo: un
malessere che impedisce loro di attestarsi
come capisaldi fuori dal territorio
(Veneto e Alto Adige) dove sono finiti i
sedici titoli italiani fin qui
disputati.
Ai Giochi siamo stati presenti grazie
all'impegno delle ragazze, dei club, del
gruppo che costituiva lo staff e di tutte
le "Aquile", "Pinguine", "Streghette",
"Stelle" che in nazionale non sono mai
arrivate, ma, di fatto, costituiscono
l'indispensabile base perché una
nazionale possa esistere. Una
precisazione, questa, fatta per
convinzione e, se qualcuno penserà
che l'ho messa lì per mettere le
mani avanti, me ne infischio! Ora
discutiamo del e sul movimento
esistente.
Bolzano e Agordo hanno vinto sette
scudetti a testa (gli altri due sono
andati ad Alleghe) e rappresentano l'apice
dell'hockey femminile nostrano potendo
anche contare sui reclutamenti in un
bacino d'utenza piuttosto fertile. Cosa le
angustia? Cosa le ha portate ad
accontentarsi di un bronzo ciascuna nelle
due edizioni della EWHL che avrebbero
potuto aggiudicarsi? I grattacapi per le
campionesse in carica dipendono, quasi
sempre, dal viavai sul lato partenze: a
volte si tratta di ritiri inattesi
(Parisi, Bona), altre, invece, al
comprensibile desiderio di alcune atlete
di fare esperienza all'estero (Florian,
Negrisolo). Quest'anno pare che a Sabina
"Cin cin" Florian, nuovamente con la
valigia pronta per la Germania, si accodi
anche Valentina Bettarini, la più
giovane "perla" olimpica di "casa"
Pircher. Il presidente biancorosso abbozza
(perché negare nuovi orizzonti alle
ragazze?), ma la "Invincibile Armata"
perde qua e là pezzi importanti e
diventa vulnerabile.
Ad Agordo i guai hanno un nome: ricambi.
Gli annosi problemi di pista e la
scomparsa di tutte le altre squadre del
bellunese hanno ridotto la base.
Quest'anno il punto interrogativo riguarda
addirittura il portiere: si ritira Lam Kim
N'Goc e la naturale sostituta della "Nao",
Martina Grones, sarà lontana per
motivi di studio. Come farà il neo
presidente Caldart ad inventarsi un
estremo difensore?
Como, che non è mai arrivato al
titolo pur vantando una continuità
d'impegno davvero encomiabile, vive, da
alcuni anni, problemi dirigenziali.
L'ultimo presidente, il torinese Traversa,
attivo anche in campo maschile con il Real
Torino, poteva essere la soluzione
auspicata, ma ha subito fatto scelte
intempestive (contribuendo a buttare per
aria la CAO per giocare contro l'ultima
divisione svizzera partite inutili -
questo anche a detta delle ragazze) e
dimostrato scarsa sensibilità ai
problemi collettivi dell'ambiente. Se si
aggiunge la latitanza del retroterra
naturale dell'Halloween (Milano, Varese e
Bergamo sono sparite senza lasciare
traccia), si comprendono meglio vizi e
virtù delle "Streghette".
Le "Stars", nate sull'asse
Valpellice-Torino e comparse in A soltanto
al cambio di millennio, sono incappate in
una stagione almeno preoccupante.
Dimenticate dalla dirigenza subito dopo il
loro momento di maggiore fulgore (il terzo
posto del 2004), logorate da capricci di
spogliatoio che hanno portato alla
rinuncia del coach Luca Rivoira (2005),
restie nel mantenere fede a tutti gli
impegni derivanti dal nuovo blasone, le
piemontesi sono scese in pista, nel
2005/06, guidate da almeno cinque diversi
allenatori e sempre in formazione
rimaneggiata (nella gara di spareggio per
il 3/4 posto finale erano in dieci!). Ora
il presidente, Claudio Gabriele Belforte,
assicura che la squadra sarà al via
nella stagione che sta cominciando, ma il
mistero è fitto su chi
guiderà l'All Stars in panchina,
negli allenamenti e nell'organizzazione
dell'attività.
Ai dubbi che traspaiono dal giro
d'orizzonte sui club, aggiungerei
l'assenza di una politica federale
adeguata e le difficoltà nel
gestire il passaggio dall'hockey puramente
amatoriale agli impegni richiesti da
stagioni agonistiche onerose. Diverso
è giocare una decina di partite
all'anno o giocarne più del doppio.
Diverso è divertirsi con un gruppo
di amiche o litigare per un posto in
squadra. Diverso è l'impegno con la
nazionale per tre amichevoli all'anno o
affrontare i mondiali di categoria con la
prospettiva di primeggiare. Assenza di
politica e difficoltà gestionali
combaciano: se la FISG, almeno negli
ultimi anni, avesse creduto nel movimento,
avremmo una decina di squadre in
più, duecento atlete potrebbero
giocare per sfizio e un'ottantina, quelle
più coinvolte e disponibili,
inseguire il miglioramento tecnico, uno
scudetto, una maglia azzurra.
A proposito di maglia azzurra: l'Italia
è là, subito dietro alle
intoccabili, il risultato è in
parte occasionale (un gruppo di atlete
eccellenti nonostante una base
ridottissima, e questo succede ogni mezzo
secolo), in parte dovuto al lavoro di chi
l'ha condotta in questa crescita
inaspettata. Errori ce ne sono stati, ma
tutti sbagliamo e ciò che
più conta è sapere mettere
riparo. Io comincerei dal recupero delle
indisponibili per Torino: Federica
Zandegiacomo e Nicol Bona fanno parte
delle "eccellenti" e l'italietta
hockeystica ha bisogno di loro. Il resto
è gioventù scalpitante,
vediamo cosa vale.
Ancora due parole sui "federali". Da
alcuni mesi abbiamo i dirigenti che
guideranno la FISG fino ai Giochi di
Vancouver (2010): mi aspettavo una
dichiarazione d'intenti, qualche progetto,
delle linee guida che confermassero la
volontà di provare ad esserci;
invece niente, non una parola, nemmeno
sullo staff (confermato per intero quello
vecchio, qualche cambiamento, o uno del
tutto nuovo?). Forse anche le nostre,
classifiche alla mano, potrebbero
qualificarsi. Primo obiettivo diventa
allora vincere la seconda divisione in
Corea nella prossima primavera. L'abbrivio
non è dei più promettenti,
ma Karl Linter merita un appello,
purché là in alto non si
prosegua con l'irritante atteggiamento
che, almeno per l'hockey femminile,
assimila la FISG alle società
segrete. Non sto esagerando: prima dei
Giochi di Torino non si sapeva nulla
nemmeno dell'esistenza dell'hockey rosa;
nulla compariva in televisione, nulla sui
quotidiani nazionali, nulla nemmeno sul
sito della federazione. A dire il vero, il
supplemento del sabato della "rosea" (La
Gazzetta dello Sport) ha dedicato un ampio
servizio ad un'atleta, Valeria
Guglielmino, l'avvocato catanese
innamorata del ghiaccio che ha vestito la
maglia di All Stars, Halloween ed Eagles.
Quell'imprevista attenzione era
però frutto esclusivo
dell'abilità di "Raggio di sole"
nelle pubbliche relazioni, ma se lei
c'è arrivata e la federazione no,
affidiamo a Valeria i contatti esterni
dell'intero baraccone!
(Isobel)
Hockey
home
Hockey femminile italiano
SETTEMBRE
'05
PERLINE
COLORATE - Prendiamo le ragazze della
nazionale, "Napoleone" Sparer, "Giovanna
d'Arco" Giordano, qualche altro membro
dello staff e, per salvaguardarli,
mettiamoli in una campana di vetro. Ora,
con un tocco di bacchetta magica (ma non
sarebbe nemmeno necessario perché,
di fatto, è già
così), spostiamo le Eagles Bolzano
e l'Hockey Agordo in Austria o in Slovenia
e diamo uno sguardo a ciò che resta
del nostro hockey femminile...: sembra New
Orleans dopo il passaggio dell'ultimo
uragano.
Le quattro società di serie A
rimaste (le uniche ad essere in grado di
schierare abbastanza ragazze per una
formazione completa), si sono incontrate
per decidere sulla stagione in corso e,
più che di un incontro, s'è
trattato d'una partita a flipper: i club
erano le palline votate a percorsi
autonomi e imprevedibili, la Commissione
Tecnica, nella veste delle stanghette
destinate a tenere in gioco le palline (i
flipper veri e propri), aveva risposte
ritardate e non è mai riuscita a
rinviare centrando un "bonus", Franz Sinn,
il vicepresidente incaricato, era il
giocatore da cui ci si aspettavano
"colpetti" e "scossoni" per ravvivare la
partita, ma non ha nemmeno rischiato un
"tilt" perché se n'è andato
subito augurando buon lavoro.
Dalla riunione gli interessati sono usciti
con una bozza di calendario del campionato
(bozza gelosamente custodita e protetta da
sguardi indiscreti) e con la rassegnazione
di chi assiste ad una veglia funebre.
È dall'esordio di questo sito che
insisto nel dire che la federazione ed i
suoi organi periferici non meritano la
nazionale ed il movimento femminile dai
quali traggono lustro olimpico. Lascio
perdere il presidente Bolognini,
così lontano dall'hockey delle
ragazze da chiedersi se non è
lì per errore dovendo magari
rappresentare il taekwondo. Quello che
fino a pochi mesi addietro era il vice
incaricato per l'hockey, Gino Merler, era
attento all'hockey delle donne, ma,
ricattato dai club maschili, aveva il
potere d'un giudice di porta dopo
l'avvento della prova televisiva. Sinn,
l'attuale vice, deve rispondere alla
cordata che, con un colpo di mano, l'ha
piazzato dove non avrebbe dovuto arrivare
(sembrava che nulla dovesse cambiare ai
vertici fin dopo i Giochi olimpici) e si
barcamena rifiutando persino di esprimere
un "pensiero" (da me richiesto
ufficialmente tramite l'addetto stampa
della FISG) sulla degenerazione femminea
del suo sport preferito. Sugli organi
periferici limito il mio intervento ad una
domanda rivolta alla delegazione di zona
del Piemonte olimpico: sanno l'ex
presidente Sandrone ed il nuovo, Martello,
che esiste uno sport praticato su ghiaccio
da donne che vestono protezioni e guanti
imbottiti, indossano pattini e inseguono
un disco cercando di indirizzarlo con una
stecca?
C.T. delle ragazze è Marco Dolce;
senza di lui non avremmo probabilmente
l'occasione di parlare di hockey
femminile, o almeno della sua massima
espressione: la nazionale. Dolce
s'è fatto in quattro per anni ed
è giusto rendergli merito per la
competenza, la passione e la dedizione
dimostrate nel seguire l'evoluzione della
disciplina; a lui rimprovero la rinuncia a
far sentire il peso del suo ruolo nei
contatti con le istituzioni e la ricerca
ossessiva della mediazione o, addirittura,
del compromesso. Lo stesso atteggiamento
remissivo, ma forse vincente (bisogna pur
dirlo), quando ha permesso: 1) ai vertici
federali di perdere due interi anni dietro
all'olimpico interrogativo "donne
sì/donne no", 2) alle
società di menare il can per l'aia
sulla questione delle oriunde.
Rimane qualcosa da dire sui destinatari
delle politiche federali: quelle
società che, impegnandosi nel
"femminile", risultano le più
esposte alla mancanza di volontà e
di idee.
In una recente conversazione, il
presidente delle Eagles Bolzano, Christian
Pircher, mi ha suggerito di lasciare
qualche volta in disparte la visione
naïve dello sport per approdare alle
concretezze di una disciplina senza
sponsor, minacciata dalla
volubilità delle praticanti e
osteggiata dai club "affamati" di
ore-pista. Non con le stesse parole, ma
con gli stessi concetti i dirigenti
agordini si sono espressi
sull'insofferenza per "le lunghe e inutili
trasferte" in Lombardia e Piemonte di un
campionato sempre deciso dagli scontri
diretti tra Agordo e Bolzano.
Capisco e obietto. Capisco la vana attesa
di rivali che tardano a crescere. Capisco
la noia di un campionato diventato
ripetitivo per la limitatezza degli
orizzonti. Capisco il "pepe" della
competizione internazionale (sono una
grande sostenitrice della EWHL e della
CAO). Obietto sull'opportunità di
presentarsi ai federali sempre in ordine
sparso, ciascuno egoisticamente convinto
di dovere difendere il proprio orticello.
Obietto che le trasferte a Budapest o
Vienna non possono essere meno inutili e
lunghe di quelle a Como e Torino. Agordo e
Bolzano vantano tredici scudetti, su 15, e
si disputeranno anche il sedicesimo, sono
loro le squadre "guida" dell'intero
movimento e ciò comporta anche dei
doveri, quello, ad esempio, di tenere
uniti i sopravvissuti per puntare alla
ricostruzione anche in assenza di
elemosine.
L'All Stars Piemonte, dopo avere dato
l'illusione di essere diventata la terza
forza dell'hockey femminile italiano, si
sta rivelando l'ennesima debolezza. Il suo
presidente, Claudio Gabriele Belforte, che
s'era fatto carico delle ragazze
valpellicesi promettendo di sostenerle
almeno fino alle olimpiadi, ha sì
mantenuto il suo impegno, però, nel
momento in cui la squadra rivelava il suo
potenziale per la crescita di alcune
atlete anche torinesi, ha fatto
chiaramente capire di non essere
interessato a tentare l'avventura. La
frenata del presidente non ha soltanto
azzerato le ambizioni, ma, trattandosi di
una società nella quale tutto
dipende dalle scelte del mecenate, ha
anche indotto problemi gestionali sfociati
nella brutta figura di Courchevel e
nell'attuale impasse che impedisce
risposte alle consorelle francesi per la
Coppa 2005/06.
Como ha vissuto nella passata stagione la
sua più grave crisi dirigenziale
che s'è risolta portando i torinesi
Traversa ai vertici di una delle
più vecchie società
italiane. La Torino hockeystica s'è
lamentata in passato dei metodi della
famiglia Traversa, impegnata nel settore
giovanile con il Real Torino e
protagonista di qualche scontro con
avversari e FISG per questioni di
cartellini. La mia esperienza mi suggeriva
di dubitare della città pettegola,
ma il primo impatto con la nuova
presidenza comasca ha dato ragione ai
detrattori: protagonista del "gran
rifiuto" per la conclusione della CAO
2004/05, l'attuale guida del Lario
Halloween Como s'è presentato
all'incontro con le altre società
sparando a zero sulla Coppa delle Alpi e
dichiarandosi piuttosto interessato...
alla terza divisione svizzera
(naturalmente fuori classifica).
Auguri.
Un'ultima annotazione sulla nazionale: da
luglio se ne sono perse le tracce; i
resoconti che riesco ad avere non hanno
mai il carattere dell'ufficialità e
nessuno ha visto i fogli d'arbitraggio
delle amichevoli azzurre. Ancora una volta
ho interpellato Edoardo Ranzoni, addetto
stampa della FISG, il quale, cortesemente
mi ha scritto: "Io non ho info in
merito. Dalla mia parte del fronte tutto
tace."
Vorrei che qualcuno si prendesse la briga
di curiosare su internet nei siti delle
"sette sorelle" che affronteranno l'Italia
ai Giochi per scoprire la ricchezza delle
news, il sostegno morale dato alle atlete,
la serietà dell'impegno di ogni
singola federazione. Ranzoni non ha colpe,
ma credevo di avere capito che il Paese
organizzatore dei Giochi invernali eravamo
noi!
"Libertà e perline colorate" canta
Paolo Conte in "Un gelato al
limôn"...; lo ascolto, gustandomi
l'ennesima cacatella pro women's ice
hockey, "sprofondato in fondo a una
città" e "con una valigia di
perplessità."
(Isobel)
Hockey
home
Hockey femminile italiano
NOVEMBRE '04
FINO
A QUANDO? - Quousque tandem? Fino a
quando? È l'abbreviazione di: "Fino
a quando abuserete della nostra pazienza?"
La citazione, dalle "Catilinarie" di
Cicerone, si usa a proposito di situazioni
portate al limite della sopportazione e fa
al caso nostro.
Martedì prossimo, 9 novembre 2004,
la nazionale femminile di hockey su
ghiaccio si ritroverà (credo) ad
Asiago (ipotizzo) per un raduno di
preparazione (suppongo) che si
concluderà con un torneo amichevole
(immagino) contro non meglio precisate
avversarie.
Oh, la mia ignoranza non è
così abissale poiché ho
intravisto la comunicazione delle
convocazioni ricevuta dalle
società, ma nulla di ufficiale
è trapelato! L'hockey italiano,
quello femminile in particolare, è
sempre più una società
segreta e, si sa, i riti delle
società segrete si svolgono in
luoghi appartati alla presenza dei soli
adepti.
Questo sito (quello originario nato nel
dicembre del 2002) sta per compiere due
anni e si occupa esclusivamente di hockey
femminile; chi scrive ha cercato di
offrire un'immagine completa della
disciplina. Qui s'è tifato per la
nazionale italiana senza mai eccedere in
partigianeria: la faziosità non
m'appartiene e m'infastidisce. Nel periodo
trascorso ho cercato l'aiuto di tutti:
alcuni, quelli che amano dialogare o sono
sensibili allo sviluppo della disciplina,
hanno offerto collaborazione senza
problemi, altri, per motivi che rispetto
anche se non capisco, si sono defilati,
molti (troppi?) giudicano queste pagine
un'intromissione indebita. A questi ultimi
suggerisco di preparare due Alka Seltzer:
sarò indigesta!
Ho formulato, in passato, delle domande
rivolte a: Gino Merler, vicepresidente
FISG che si occupa di hockey, Marco Dolce,
responsabile della nazionale femminile,
Markus Sparer e Rosy Giordano,
rispettivamente coach e team leader della
stessa nazionale; tutti hanno preferito
ignorare. Non mi leggono? Possibile.
Allora è tempo di scrivere alcune
cose per chi ha l'abitudine di farmi
visita.
Gino Merler ha, forse, il pregio di avere
difeso la candidatura delle ragazze alle
olimpiadi di Torino, ma, appuntata questa
medaglia, si può dire che il suo
lavoro per il movimento femminile è
un elettroencefalogramma piatto.
Marco Dolce sulla nazionale e sulle
convocazioni glissa, poi puoi parlare di
tutto, anche in modo amichevole. Dicono
che il potere logora chi non ce l'ha,
però se non lo eserciti è
come non averlo ed io vorrei un CT meno
conforme al nome di famiglia, un CT: duro,
ostinato, caparbio, non cedevole.
La team leader è una che, invece,
il potere l'ha perso: in un mondo maschile
(e maschilista) "Giovanna d'Arco"
può tranquillamente essere bruciata
sul rogo se s'affanna a trovare spazi, se
acquisisce credibilità, se non si
dimostra succube e malleabile. Avrebbe
avuto bisogno dell'appoggio delle
"senatrici", dell'entourage, di chi
l'aveva messa lì: le prime non
hanno capito l'importanza del ruolo,
l'entourage venderebbe la madre per
barcamenarsi e chi l'ha messa lì
vuole una passacarte, non una dirigente.
Ora Rosy Giordano è in "silenzio
stampa" (non può fare altro) e la
mia simpatia ha la parvenza del morso di
un cobra.
Con il mister non c'è feeling. Lui
è tutto d'un pezzo, ha la
verità in tasca, dei preconcetti
inamovibili e non sopporta di essere
contraddetto; soprattutto pensa che i
pareri siano inutili perditempo. A
Bolzano, nel primo intervallo della
partita di Champions tra il Cergy e lo
Zug, future avversarie delle "sue" Eagles,
ho fatto il mio ultimo tentativo:
- Cosa pensa di queste due squadre? -
- Perché? Dovrei pensare qualcosa?
-
A volte si fanno domande cretine, ma le
risposte possono essere più cretine
delle domande!
È bravo nel suo ruolo Markus
Sparer? Sembrerebbe di sì, visti i
risultati con le Eagles e la nazionale, ma
uno davvero bravo sa anche mettersi in
discussione. Da due anni sono annichilita
dall'impostazione del power-play
(powder-puff, piumino da cipria, come lo
chiamo io) delle sue squadre; due anni
senza risultati apprezzabili avrebbero
convinto chiunque a tentare vie diverse,
non lui che continua con il ti-tic e
ti-toc. A Vipiteno, contro la Danimarca,
si sono perse partita e promozione per una
mossa intelligente del coach avversario
che ha isolato Maria Michaela Leitner dal
resto della nostra squadra: poteva mister
Sparer cambiare linee o tentare qualche
contromossa? No, lui ha cambiato il
portiere. Opinioni, le mie, e non devo
tacerle per salvaguerdare la compattezza
del "gruppo donne".
E veniamo alle scelte inique, che sono
poi, secondo il dizionario, quelle
ingiuste, senza equità, scellerate.
Come dire: le convocazioni.
Sanno i signori Dolce e Sparer...
- cosa è successo lontano da
Bolzano tra il mese d'agosto e adesso?
- se ci sono stati infortuni, defezioni,
miglioramenti di alcune atlete?
- che in moltre nazioni si può
giocare tra le senior soltanto dopo avere
compiuto i sedici anni?
Evidentemente no, o la cosa non li
interessa; pare che a giocare con la
maglia azzurra si vada per diritto divino,
per amicizia, per convenienza, per scelta
politica o di equilibrio; non per merito.
Se non è così, allora
qualcuno alzi il culo e provi a fare il
suo mestiere visionando le atlete in giro
per l'Italia (quattro squadre, sic!).
Aggiungo che, anche se la team leader
è in "silenzio stampa", un atto
pubblico come una convocazione dovrebbe
essere divulgato; ma c'è qualcuno
alla FISG incaricato di tenere i contatti
con gli organi d'informazione? Oppure per
l'hockey femminile bisogna già
essere contenti che gli si consenta
d'esistere? E, in questo deprecabile caso,
cosa ne pensano il CONI ed il ministero
per le Pari Opportunità?
Mi fermo qui, però sappiate che
...ce n'est qu'un debut!
(Isobel)
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