PARLIAMO DELLA

NAZIONALE

 Le giarrettiere rosa/The Pink Garters

LE AMICHEVOLI DI GRAZ E FROHNLEITEN TRA AUSTRIA E ITALIA

Nel primo incontro in Austria, le padrone di casa si sono imposte per 2-0 (1-0, 0-0, 1-0). Soddisfatto della prova il coach Liberatore che sottolinea il positivo esordio di alcune giovani giocatrici. Le azzurre si rifanno nella seconda gara, vinta per 1-0 (1-0, 0-0, 0-0) con rete di Diana Da Rugna assistita da Dalprà e Sparer; da segnalare lo 'shutout' di Laura Trespioli che, con una bella prestazione, realizza un record difficile da battere (Laura, a referto e quindi di fatto all'esordio già nel primo incontro di Graz, dove in porta ha giocato Giulia Mazzocchi, è stata impiegata per la prima volta proprio nel secondo incontro nel quale non ha subito reti).
Ricordo che l'Austria ha ottenuto nel 2008 la promozione in I divisione e, lo scorso anno, il quarto posto che le ha consentito di mantenere la categoria a svantaggio di Repubblica Ceka e Francia, retrocesse in II divisione e nostre avversarie nel 2011.


L'ITALIA FEMMINILE TORNA IN PISTA: UN COMMENTO DEL COACH

(Isobel - gennaio '10)

(M. Liberatore) Dal Mondiale di Torre Pellice sono trascorsi esattamente nove mesi, ...si ricomincia ed è questo l'importante.
Le novità sono nei nomi; visto che non abbiamo in previsione nulla ad aprile (mondiali femminili sospesi nell'anno olimpico), ci prepariamo già per i mondiali del prossimo anno, inserendo giovani giocatrici, e sperimentando un po' il tutto.
Mi chiedi di Tartaglione e Gius, in effetti non hanno ancora compiuto 16 anni e non posso convocarle; da altre giocatrici mi aspetto segnali di buona volontà, in nazionale si arriva dimostrando di volere una maglia. Evelyn Bazzanella ha rinunciato al mondiale l'anno scorso perchè ha dato priorità ad altre cose(studio), ed è stata estremamente corretta dicendo che se non era al 100% non se la sentiva di giocare, è un "capitano" positivo ed è sicuramente un esempio per le giovani che verranno inserite in nazionale; Sabrina Viel e Evelyn Bazzanella, avranno sempre posto nelle mie squadre, sono due esempi stupendi!
Manuela Friz assistant coach è una mia novità, credo che sia giusto portare nell'ambiente delle giocatrici che, magari vista l'età troverebbero poco spazio sul ghiaccio, ma che sicuramente hanno ancora tantissimo da dare all'ambiente azzurro-rosa, e non sarà l'unica novità, ci sono ancora tante ragazze con il "patentino" da allenatore e tutte le persone positive hanno sempre la porta aperta. Marco Liberatore è di passaggio, però io penso ad una nazionale allenata da un coach donna, che potreppe sicuramente comprendere meglio alcune situazioni. Wally Kaser ha rinunciato all'azzurro per una scelta personale, lei non puo' avere il posto della Friz perché ha già un incarico in federazione, ma mi aveva già aiutato come assistant coach due anni fa in Austria con la under18.
Per i portieri abbiamo una buona scelta, sto seguendo tutte le "novità", alcune non hanno ancora i famosi 16 anni, ma c'è un' anno di tempo per prepararci, chi non è stato convocato verrà convocato in futuro; ripeto: abbiamo tempo per fare esperimenti. Giulia Mazzocchi ha fatto un buon mondiale, come tutti poteva fare meglio, e il quarto posto mi va un po' stretto, però lei ha retto bene psicologicamente e sicuramente quel mondiale le ha fatto bene, tutta quella responsabilità che si è ritrovata addosso la potrà aiutare per i prossimi impegni e sarà un ottimo bagaglio di esperienza in piu' da sfoggiare e far fruttare.
Per quanto riguarda il ventilato torneo di aprile, mi è stato riferito che l'italia era pronta ad organizzare, ma le altre nazioni non hanno aderito per mancanza di fondi e, sicuramente, il problema è lo stesso anche da noi. Speriamo di poter mettere in piedi qualcosa a settembre perché c'è bisogno di dare continuità al discorso per tenere unito il gruppo e permettere alle esordienti di fare esperienza a livello internazionale.

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CONVOCAZIONE DELLE ATLETE PER DUE INCONTRI CON L'AUSTRIA (23/24 gen. 2010)

PORTIERI: MAZZOCCHI Giulia (EV Bozen 84), TRESPIOLI Laura (VIK Vasteras UK Ungdom &endash; SWE)
riserve a casa: CERINI Elisa (Real Torino Hockey), MERANER Franziska (EV Bozen 84)
DIFENSORI: BALLARDINI Elena (Real Torino Hockey), RICCA Valentina (Real Torino Hockey / HC Valpellice), BETTARINI Valentina (EHC Sabres Dameneishockeyband &endash; GER / Agordo Hockey), PALAORO Anne (EV Bozen 84), SPARER Katharina (Amateurhockeyclub Lakers), FARINELLA Miriam (EV Bozen 84 / HC Toblach Dobbiaco), HAFNER Barbara (Amateurhockeyclub Lakers)
riserve a casa: CALDART Nicole (Agordo Hockey), FIORESE Rebecca (EV Bozen 84 / HC Bergamo), GALLMETZER Lisa (Amateurhockeyclub Lakers), SACCHI Alice (EV Bozen 84 / HC Cornacci)
ATTACCANTI: LARGER Beatrix (EV Bozen 84 / SV Kaltern Eishockey), DA RUGNA Diana (EV Bozen 84 / Feltreghiaccio Junior), DALPRA' Eleonora (Agordo Hockey / HC Cornacci), PROSSLINER Doris (Amateurhockeyclub Lakers), DE LA FOREST Anna (Real Torino Hockey), FLORIAN Sabina (SC Riesersee &endash; GER), SALETTA Carola (Real Torino Hockey / HC Valpellice), VIEL Sabrina (Agordo Hockey), BAZZANELLA Evelyn (EV Bozen 84), BALLARDINI Elisa (HC Lugano-SWI / Real Torino Hockey), LARGER Tanja (Amateurhockeyclub Lakers / SV Kaltern Eishockey).
riserve a casa: HOFER Sabrina (EV Bozen 84), ORIFICI Denise (Real Torino Hockey / HC Pinerolo), PRAMSTALLER Debora (EV Bozen 84 / Pustertal Junior), TOFFANO Silvia (Agordo Hockey / SHC Fassa), VALLAZZA Clara (Agordo Hockey).
STAFF: ZUGGAL Luis (Team Manager), LIBERATORE Marco (Capo Allenatore), FEDRIZZI Massimo (Assistente Allenatore), FRIZ Manuela (Assistente Allenatore), FRANCHI Dott. Francesca (Medico), DE BIASIO Francesca (Fisioterapista), APOLLONIO Reinhard (Attrezzista).

(byIsobel) Evito, come sempre, di commentare la convocazione dando per scontato che i responsabili sappiano il fatto loro. Non posso fare a meno di evidenziare il gradito ritorno di Evelyn Bazzanella e quello di Laura Trespioli che, entrata nel giro della nazionale prima dei Giochi di Torino 2006, non aveva mai avuto l'occasione di comparire sui fogli d'arbitraggio; l'atleta, accasata con il Vasteras in Svezia, merita l'opportunità che le viene offerta. Immagino che due giovani promettenti come Agnese Tartaglione e Samantha Gius non siano in elenco per motivi di età e che, sempre per età (a rovescio) o impegni, altre hockeyste non compaiano o siano finite tra le riserve a casa (non mi spiegherei altrimenti le assenze dall'elenco di Zandegiacomo, Traversa e Angeloni). Se vi va di leggere altre novità ...suggerisco l'ultimo 'Isobelpensiero' (gen. '10)

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MONTANARI/TRAVERSA: LA SENTENZA

(byIsobel) La Corte Federale, presieduta dall'avvocato Massimiliano Cané, si è occupata del procedimento disciplinare conseguente l'abbandono del ritiro della nazionale (Torre Pellice aprile '09) da parte delle atlete Debora Montanari e Chiara Traversa.
Dopo avere esaminato gli atti e sentite le parti in causa, la Corte Federale ha ritenuto di applicare alle due tesserate la sanzione della sospensione da ogni attività per la durata di tre mesi.
Il Procuratore aveva chiesto, in apertura di dibattimento, una sospensione di nove mesi; le atlete si sono difese reclamando il diritto ad un maggiore rispetto dati i loro trascorsi in maglia azzurra.
Che dire? "Tanto tuonò, che piovve": nel senso che 'il colpo di testa' non poteva restare impunito; ma anche "tanto rumore per nulla", poiché la sentenza, visti i tempi di applicazione (giugno/agosto), non ostacola l'attività futura delle atlete in causa.
Personalmente, il giudizio mi ha richiamato alla mente la vecchia filastrocca di Giovanni Visconti Venosta, intitolata 'Il Prode Anselmo', che ...Andò in guerra e mise l'elmo - Mise l'elmo sulla testa - Per non farsi troppo mal - E partì la lancia in resta - A cavallo d'un caval.
Allora: se il Prode Anselmo (il presidente della Corte Federale) parte a lancia in resta, ma con l'elmo sulla testa per non farsi troppo mal ...ebbene, anche per me va bene così.
Per Debora e Chiara s'è trattato di uno sbaglio: tutti abbiamo commesso degli errori senza valutarne appieno le conseguenze, così, seguendo l'impulso, e non è il caso di insistere con le censure. Molto più importante per il nostro hockey è che lo staff, la capitana e le compagne di nazionale trovino i modi e i tempi giusti per ricompattare con lo spogliatoio chi se n'era andata.


POSTILLA AI MONDIALI di seconda divisione (giugno '09)


IMMAGINI DEI MONDIALI '09:
MATCH - PREMIAZIONI - RAGAZZE

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ITALIA: DUE PORTIERI ABBANDONANO IL RITIRO - QUESTE LE 20 PER I MONDIALI 2009 DELL'HOCKEY IN ROSA

Debora Montanari e Chiara Traversa, due dei tre portieri convocati a Torre Pellice con la nazionale italiana, hanno abbandonato il raduno due giorni prima dell'inizio dei Campionati mondiali.
Il motivo sarebbe da attribuire alla mancata scelta, da parte dello staff tecnico, di una graduatoria interna tendente a stabilire a priori il titolare nel ruolo e, nell'ordine, le riserve. Ribellione? Indisciplina? Insofferenza? O semplicemente un atto sconsiderato? Come si regolano le altre squadre nazionali con le convocazioni?
Il Canada, pluricampione mondiale e olimpico, si presentò ai Giochi di Torino 2006 con tre portieri: Kim St. Pierre, Charline Labonté e Sami Jo Small, tre grandi campionesse. Toccò poi a Sami Jo accomodarsi in tribuna anche se era la più esperta delle tre ed era stata nominata 'migliore portiere' nel 2000.
Nei mondiali in corso, cinque squadre nazionali appartenenti all'élite mondiale (Canada, Finlandia, Russia, Svezia e Svizzera) hanno presentato, nelle liste definitive consegnate alla IIHF, tre portieri. Dunque, una prassi normale: il ruolo delicatissimo dell'estremo difensore richiede un'attenzione particolare, sia nella formazione/preparazione delle atlete, che nelle decisioni sul loro utilizzo; per questo gli allenatori si cautelano.
Ma, se lo fanno i 'mostri sacri' dell'hockey, quali colpe possono essere imputate al coach dell'Italia? Ancora una domanda: cosa hanno condiviso in questi anni con le compagne di squadra le due atlete? Il responsabile federale, Dario Saletta, preannuncia sanzioni disciplinari a carico delle ammutinate. Logico.
In attesa del back-up di Giulia Mazzocchi, l'allenatore dell'Italia, Marco Liberatore, in accordo con lo staff tecnico (Fedrizzi, aiuto allenatore, e Parth, allenatore dei portieri) ha effettuato le scelte definitive sulla formazione; ultimi tagli: Silvia Carignano (rinuncia dolorosa dovuta alla carenza di preparazione atletica di una giocatrice tecnicamente dotata), Miriam Farinella e Melissa Di Giovanni. Da domenica 12 scenderanno in pista per l'Italia:
portieri: Giulia Mazzocchi, Franziska Meraner.
difensori: Michela Angeloni, Elisa Ballardini, Valentina Bettarini, Linda De Rocco (cap.), Rebecca Fiorese, Manuela Friz, Katharina Sparer.
attaccanti: Elena Ballardini, Eleonora Dalprà, Diana Da Rugna, Anna De la Forest, Sabina Florian, Sabrina Hofer, Carola Saletta, Silvia Toffano, Clara Vallazza, Sabrina Viel, Federica Zandegiacomo.
A conferma del grande equilibrio in campo mondiale, sono appena precipitate per la prima volta in seconda divisione la Rep. Ceca e la Francia; è urgente abbandonare questo purgatorio: dai ragazze!

CONVOCAZIONE DELLE ATLETE PER I MONDIALI DI TORRE PELLICE

Comunicato ufficiale:
Entry List Team Italy
PORTIERI: MAZZOCCHI Giulia, MONTANARI Debora, TRAVERSA Chiara.
DIFENSORI: ANGELONI Michela, DE ROCCO Linda, BETTARINI Valentina, FIORESE Rebecca, BALLARDINI Elisa, SPARER Katharina, FRITZ Manuela, BALLARDINI Elena, DI GIOVANNI Melissa, FARINELLA Miriam. Riserve a casa: PRAMSTALLER Debora, SACCHI Alice.
ATTACCANTI: FLORIAN Sabina, DA RUGNA Diana, DALPRA' Eleonora, VALLAZZA Clara, DE LA FOREST Anna, CASASSA Eugenia, HOFER Sabina, ZANDEGIACOMO Federica, VIEL Sabrina, TOFFANO Silvia, CARIGNANO Silvia, SALETTA Carola.
Staff: Alois ZUGGAL Team Leader, Marco LIBERATORE Head Coach, Massimo FEDRIZZI Assistant Coach, Francesca FRANCHI Team Doctor, Maria Cristina POLENTA Fisioterapista, Reinhard APOLLONIO Attrezzista.

(by Isobel) La lista delle atlete è, come potete vedere, sovrabbondante: cinque delle convocate, un portiere e quattro giocatrici di movimento, dovranno essere escluse dalla formazione ufficiale; l'ordine d'inserimento non mi aiuta ad entrare nella mente di Liberatore e Fedrizzi, ma, anche se arrivassi a tanto, ho l'impressione che vedrei il buio. Saranno dunque gli ultimi allenamenti (a Torre dal 5 al 10 aprile) a consigliare i nostri allenatori.
Evito, come sempre, di dare la formazione che piacerebbe a me: anticipare il coach è pura presunzione, mister Liberatore ha il diritto di fare il suo mestiere in santa pace e la squadra che metterà in pista sarà sicuramente la migliore possibile per lui e per il suo assistente. I commenti e le opinioni preferisco riferirli ai fatti, non ai pregiudizi. Per ora noto soltanto che, con le assenze di Bazzanella e Kaser (sembra che giochino soltanto più per divertimento), la nostra nazionale gira pagina. Mi rendo conto che tornare ai lamenti per i ritiri anticipati di alcune protagoniste del passato non ha più senso: l'Italia del futuro è questa. Alcune giovanissime premono per diventare protagoniste, altre, non in elenco, cercheranno spazio con il passaggio d'età, c'è da sperare che la FISG e le società credano un po' di più in loro, almeno quanto basta per non continuare a buttare al vento talenti e dedizione.
Nei prossimi giorni, prima dell'inizio dei mondiali, inserirò da qualche parte il pensiero di alcune atlete e degli allenatori che hanno avuto la bontà di rispondere alle mie domande.

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QUATTRO PAROLE CON MARCO LIBERATORE, HEAD COACH DELL'ITALIA FEMMINILE

(Isobel - dicembre '08)

- Mister, come siamo messi?

Non bene. La rinuncia di Agordo e Bolzano alla EWHL ha ulteriormente ridotto la possibilità delle ragazze di essere competitive. Non si può crescere se non si gioca ad un certo livello.
Il campionato italiano, con tre sole squadre in lotta, offre poche occasioni di confronto; serviva dovere affrontare squadre più forti per evidenziare i nostri limiti e far capire quanto lavoro è necessario per competere alla pari.
Se si considera che 10/12 ragazze sanno di avere la convocazione in tasca con la sola partecipazione ai raduni, è facile intuire quante poche motivazioni abbiano queste atlete a prepararsi in modo adeguato. Non sto criticando le atlete, ci mancherebbe! Molte di loro stanno facendo l'impossibile per tenersi in allenamento con spostamenti anche lunghi e pagando le piste di tasca propria.

- Ci sono rimedi?

Non lo so, spero che saranno sufficienti i raduni già in programma, ma nemmeno la FISG ci dà una mano: avevo chiesto che alcune giovani atlete d'interesse nazionale (ad esempio Giulia Mazzocchi ed Elena Ballardini) potessero partecipare al campionato maschile under 15 come fuori quota, ma mi è stato risposto che i regolamenti non lo prevedevano. Possibile che non si potesse fare una deroga?

- Per fortuna l'All Stars Piemonte gioca il campionato francese.

Sì, è una fortuna, anche se gli impegni sono molto dilazionati nel tempo e poi le atlete dell'All Stars non possono, date le distanze, partecipare ad alcuni allenamenti che stiamo facendo nell'Italia dell'Est. Sto anche cercando di avere a disposizione per gli allenamenti alcune atlete italo-canadesi, non per inserirle in squadra, non m'interessa, ma la loro presenza in pista potrebbe garantire quel tasso tecnico che il campionato non dà più.

- E le atlete che si sono ritirate?

Bazzanella si allena e credo che sarà pronta; Viel aveva problemi di lavoro per la trasferta in Lettonia e credo di potere contare su di lei per i prossimi impegni. Kaser sembra invece avere perso tutte le motivazioni, sta partecipando ad un campionato amatoriale, ma mi chiedo se ritroverà gli stimoli giusti per darci ancora una mano.

- Stiamo parlando di atlete che alla nazionale hanno già dato molto, però anche alcune giovanissime, come ad esempio Sparer, Tabacchi, Fantini e Vignolo, hanno rinunciato in tempi diversi...

Anche qui si tratta di motivazioni; chi non ne ha, o le ha perdute per delle ragioni note soltanto a chi ha fatto quella scelta, diventa difficile sperare in un recupero. Succede anche in altre discipline.

- Di Leitner e Bona nessuna notizia?

Io continuo a sperare che vogliano tornare in pista, ma ho paura che si tratti soltanto di un mio sogno ad occhi aperti. Chiedo sempre loro notizie, ma non voglio illudere nessuno; ripeto: al momento il loro rientro è poco probabile.

- Certo che la squadra farebbe un vero salto di qualità.

Sì, e non soltanto sul piano tecnico, perché in una squadra così giovane avremmo un gran bisogno della loro esperienza agonistica ad alto livello. Se qualcuno conosce gli argomenti giusti per invogliarle a tornare...

- Sto pensando alla qualificazione olimpica per Vancouver della Slovacchia; io ero presente a Vipiteno 2004 e Asiago 2005 quando l'abbiamo battuta.

Ecco, non si fosse sfaldata quella squadra e l'ambiente ci avesse creduto un po' di più ai Giochi di Vancouver avremmo potuto andarci noi!

Liberatore scappa dietro ai suoi molteplici impegni, ma mi promette di tenersi in contatto per le eventuali novità; lo ringrazio per l'inusitata (nell'hockey femminile) disponibilità e gli assicuro di seguire con attenzione le vicissitudini sue e della squadra femminile almeno fino ai Mondiali 2009.

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DUE CHIACCHIERE CON WALLY KASER DOPO I MONDIALI DI PYONGYANG

(Isobel - aprile '07)

"Sono stanca", mi aveva detto il giorno prima della partenza per i Mondiali, "tra nazionale, coppe, campionato e amichevoli ho giocato più di quaranta partite senza avere mai la possibilità di tirare il fiato. Quest'anno è stata dura perché, sia in nazionale che con le Eagles, non abbiamo mai avuto le squadre al completo, ogni volta bisognava fare doppi turni, ogni volta c'era un risultato da tenere o da conquistare e naturalmente la maggior mole di lavoro toccava a noi più sperimentate".

Chi conosce Wally ed il suo temperamento non può pensare che si trattasse di un piagnisteo: effettivamente il dopo Olimpiadi, con i suoi strascichi dovuti a ritiri di atlete ed al conseguente rinnovamento, ha imposto a giocatrici come lei, Bazzanella, Viel e Friz, tanto per fare qualche nome, un vero e proprio tour de force. Sovente ho visto la Kaser sobbarcarsi compiti difensivi con la squadra in inferiorità numerica, sovente l'ho vista raddoppiare l'impegno per fare da balia in qualche terza linea troppo giovane per essere lanciata allo sbaraglio. "Rischio la nausea da hockey e questo mi preoccupa perché fino ad oggi mi sono sempre divertita...".

In Nord Corea, otto anni esatti dopo il suo esordio in maglia azzurra, Wally Kaser è stata ancora un punto fermo per la nostra nazionale: "Abbiamo un gruppo molto affiatato e, nonostante le assenze, credo si possa essere contente dei risultati ottenuti", peccato per la mancata promozione, dico io, "no, no, il nostro Mondiale l'abbiamo giocato nelle prime due partite nelle quali siamo state davvero brave, poi c'è stato un calo; rispetto alle altre nazionali noi manchiamo di preparazione fisica, prendi la partita con la Slovacchia, quella decisiva, loro sembravano al primo impegno tanto erano cariche, noi non ne avevamo più, credimi. C'era ancora l'idea di poterle battere un'altra volta, ma se il fisico non risponde la sola idea non basta. Però la medaglia d'argento non è così male con i guai che abbiamo passato, tutte le ragazze hanno dato il massimo, era importante dimostrare di avere ancora una buona squadra, per la promozione ...ci riproveremo".

Chiedo ancora a Wally qualche impressione sul Paese che le ha ospitate...: "Oh, sull'organizzazione nulla da dire, noi in albergo siamo state bene, certo la povertà l'avvertivi non appena ti guardavi intorno. Non potevamo girare da sole, avevamo due guide-interpreti assegnate alla nostra squadra, con loro siamo andate a visitare la città e, nell'altro giorno di pausa, il luogo di nascita del loro presidente. Ho avuto l'impressione che avessero una sorta di fissazione sulla guerra: monumenti ai martiri ed alle battaglie, disegni sui muri che ricordavano episodi di guerra, fumetti e cartoni animati per bambini che proponevano eroi kamikaze in azioni di guerra". E il pubblico? Era davvero così numeroso? "Sì, tanto pubblico, ma piuttosto silenzioso. Gli spettatori applaudivano qualche azione, una parata, un gol, ma senza mai fare tifo. Pensa che per l'ultima partita, quella tra la loro squadra e l'Olanda, noi eravamo tutte in tribuna in attesa delle premiazioni e per movimentare l'ambiente c'eravamo accordate con le ragazze della Slovacchia per fare un po' di festa facendo partire la 'ola' stando sulle tribune opposte, ma non c'è stato nulla da fare: la 'ola' partiva da noi o da loro, però 'moriva' subito ed i coreani ci guardavano come fossimo pazze".

Beh, le 'ola' fallite mi dicono comunque che la nausea da hockey ha già abbandonato la mia interlocutrice: grazie Wally e alla prossima.

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CON DEBORA MONTANARI

da "La Stampa" del 29 ottobre 2006

Alle 18 di oggi avrebbe dovuto essere sul ghiaccio, per difendere la porta delle All Stars Piemonte. Già, perché il PalaTazzoli di Torino avrebbe dovuto ospitare la prima giornata del campionato di serie A femminile di hockey su ghiaccio: All Stars Piemonte contro Agordo (le altre due compagini del torneo sono Bolzano e Como). In teoria. La realtà è invece un copione surreale che Debora Montanari - pinerolese di 26 anni, portiere della nazionale italiana - più volte si è già trovata a fronteggiare. «Non si gioca - spiega -. La partita è stata rinviata, e con essa l'inizio del campionato. A quando? E chi può dirlo. Prima o poi si comincerà, non c'è dubbio. Però di questo passo...».
Di questo passo l'hockey femminile rischia di diventare una barzelletta. La Federazione elabora una bozza di calendario, le società non rispondono e nessuno le sollecita. Morale? Campionato sospeso e giocatrici ferme. «Ci mancava anche questo - sospira la Montanari -. Qui non fanno partite dalle Olimpiadi, per non ammuffire bisogna andare all'estero o partecipare a tornei internazionali. Io sto giocando in prestito con l'Agordo (gli avversari saltati oggi, ndr) contro formazioni austriache: ogni volta sono almeno 500 chilometri ad andare e altrettanti al ritorno. Altrimenti resterei ai box». Quando ricomincerà la serie A si riaggregherà alle compagne torinesi. Nel frattempo difende la rete veneta, perché lontano dal ghiaccio non sa stare.
Frammenti di un mondo al collasso. Torino 2006 avrebbe dovuto essere la rampa di lancio per l'hockey femminile. Le azzurre, seppur travolte da valanghe di gol, avevano conquistato pubblico e critica, alcune di loro erano state contattate da club esteri. Svizzera, Austria, Germania: paesi dove il ghiaccio gode di ben altra considerazione. «È l'amara verità. L'Olimpiade è stata un traguardo anzichè un punto di partenza. La dimostrazione sta nei fatti: la nazionale si radunerà, per la prima volta dopo Torino, il 9 novembre, a Torre Pellice. Otto mesi dopo: è come ricominciare tutto da capo, non si possono riannodare i fili, bisogna ripartire. Succede così ogni volta. All'estero si gioca dieci mesi l'anno, da noi quattro se va bene». E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. «Alcune di noi, dopo l'avventura olimpica, avrebbero potuto accasarsi all'estero, in campionati di alto livello. Invece nulla. Troppi mesi lontane dal ghiaccio ci penalizzano. I club stranieri non ci considerano affidabili, non ci vedono più giocare e si dimenticano di noi. Difficile dargli torto».
Si sono dimenticati anche di Debora Montanari, lei che era stata giudicata uno dei migliori «golie» dell'Olimpiade. L'avevano cercata dalla Svizzera. Ma sull'hockey in rosa, dopo Torino, è calato il sipario. Anche la nazionale è stata smembrata. Via il coach Markus Sparer, poco gradito all'ambiente, via quasi tutto lo staff, anche molte giocatrici si sono fatte da parte. Il 9 novembre, il gruppo che si radunerà sarà un inno al rinnovamento. Con pochi punti fermi, tra cui la Montanari. «Sì, ma non so fino a quando. Bisogna capire quali sono le premesse e quali gli obiettivi. Io vorrei continuare fino a Vancouver 2010, credo che la qualificazione sia a portata di mano. Però serve una svolta. Andare avanti così è sempre più dura».

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INTERVISTA AD UN CONSIGLIERE: DARIO SALETTA, RESPONSABILE DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI HOCKEY

(Isobel - settembre '06)

- Sono in federazione perché penso di poter fare qualcosa di utile per l'hockey, non m'interessa esibire l'etichetta di consigliere federale, voglio lavorare, ma devo ancora verificare se mi sarà concesso di farlo. -

L'esordio di Dario Saletta, neo eletto nel consiglio che guiderà l'Italia del ghiaccio fino alle Olimpiadi di Vancouver (2010), ha dunque un lato oscuro...; chiedo che vuol dire "... se mi sarà concesso di farlo"?

- La contrapposizione, tra chi ha appoggiato il presidente Bolognini e chi era contrario alla sua rielezione, ha lasciato strascichi e non vorrei che a farne le spese fosse proprio la disciplina che rappresento. Il CONI privilegia chi porta a casa dei risultati e non si può negare che questo sia il momento del pattinaggio di velocità; d'altra parte l'hockey ha un numero di praticanti e possibilità mediatiche consistenti e questo rappresenta un valore non secondario... -

Potrei infilare qui una domandina sul perché, in Italia, ci si ostini a tenere insieme anime diverse di uno stesso ambiente (da anni la IIHF chiede al settore hockey delle federazioni nazionali di cercare la propria autonomia e di recente, ad esempio, l'hockey francese s'è staccato dalla FFSG), ma è forse più corretto affrontare l'argomento con Karl Linter, vicepresidente responsabile del settore hockeystico, lascio dunque proseguire l'intervistato.

- Dobbiamo guardare al futuro: dai guai si esce soltanto lavorando di comune accordo a livello giovanile, su progetti credibili, con l'appoggio dei comitati di zona e senza campanilismo. -

Questo in generale, però la consulta ha attribuito a Dario Saletta la responsabilità del settore femminile. Perché, a distanza di mesi dalla vostra elezione, non si sa nulla sul campionato e sul futuro della nostra nazionale?

- Premetto che ho avuto l'incarico appena prima delle vacanze. Per il campionato erano state avanzate delle proposte d'inserire le squadre femminili, fuori classifica, nei campionati giovanili under16 o under14, ma Bolzano e Agordo, preferiscono l'impegno in EWHL e si sono defilate; quanto a Como e All Stars, che non hanno impegni equivalenti, bisogna tenere conto dell'assoluto disinteresse della Svizzera e della poca consistenza delle squadre francesi. Sulla nazionale un progetto c'è, datemi il tempo di metterlo a punto. -

Il proposito di far giocare le ragazze nei campionati giovanili dei maschietti, devo dirlo una volta per tutte, mi sembra una stupidaggine. Bene hanno fatto le Eagles e l'Agordo a schierarsi in EWHL, ma le federazioni servono per occuparsi di politica sportiva, per tenere i contatti con gli altri Paesi, per sostituirsi, dove necessario, alle società nella promozione della disciplina e nell'organizzazione dell'attività. Se, come dice Saletta, gli svizzeri non sono interessati, si deve dialogare a livello di federazioni, si possono cercare dei contatti (ad esempio con la seconda categoria elvetica con la quale il confronto diventa proponibile), si può almeno aprire una trattativa, avanzare delle ipotesi allettanti, mettere di fronte l'ingegno dei consiglieri di Francia, Svizzera e Italia per il bene e la propaganda dell'hockey femminile. Di là, ad oriente, hanno discusso a lungo e cominciato in sordina, ora hanno una Coppa che coinvolge sei nazioni e dodici squadre: siamo più coglioni, o semplicemente fatalisti, ad occidente?

- Purtroppo, per quanto riguarda l'hockey femminile, siamo in controtendenza rispetto a tutti. Il movimento cresce, trova atlete e risorse nel 90% dei Paesi affiliati alla IIHF, da noi no; ci sarà pure un motivo. Sono stato di recente in Canada e là l'hockey femminile è davvero un fenomeno di portata sociale, ma, senza prendere sempre ad esempio le prime della classe, il successo di pubblico alle Olimpiadi, la stessa partecipazione di massa alla EWHL, denotano un interesse che va coltivato anche da noi. -

Senza contare che, a livello di federazione internazionale, il ranking mondiale delle proprie squadre nazionali concede o toglie credibilità e, in termini d'immagine, l'undicesimo posto delle nostre ragazze è manna dal cielo. Perché i club italiani non capiscono che avere una squadra femminile è un bene per l'hockey? -

- Alle nostre società l'hockey femminile non interessa, soltanto l'All Stars Piemonte è attiva in tutti e due i campi e, anche se si tratta di un club molto giovane, non ancora radicato, il suo potrebbe essere un esperimento da favorire ed estendere. Avere i due settori è una propaganda aggiuntiva che può portare all'hockey più famiglie, più tifosi e, forse, anche più risorse. Ma deve cambiare l'atteggiamento della federazione, le donne hanno diritto ai loro spazi, la squadra nazionale merita tutta l'attenzione affinché non venga sprecato quanto di buono c'è tra le atlete che l'hanno portata a ridosso delle prime dieci nazioni al mondo. Serve una propaganda capillare nelle scuole per il reclutamento, servono società che accettino di occuparsene e si potrebbero anche prevedere degli incentivi per i club attivi nei due settori. Vedremo. -

L'intervista al neo consigliere, ex difensore del Valpellice che vinse la B a metà degli anni '70, termina qui. In attesa del consiglio federale di metà settembre mi permetto tre suggerimenti: 1) è urgente coinvolgere Renato Tortelli in un aggiornamento che spieghi agli arbitri le differenze di regolamento che caratterizzano l'hockey femminile (le molte penalità subite delle nostre alle Olimpiadi avevano origine dagli arbitraggi anomali dei loro campionati); 2) insisto perché la nazionale abbia nello staff un direttore sportivo (donna), di provata competenza nel campo dei rapporti interpersonali, con funzioni di supervisione e collegamento tra federazione, coach ed atlete; 3) è indispensabile che il nuovo allenatore sia nominato e cominci immediatamente a lavorare.

Per la nazionale "rosa" attendo con ansia di saperne di più sulle novità promesse da Saletta, nel frattempo, appurato l'azzeramento dello staff, mi chiedo se sia giusto e proficuo buttare dalla finestra lo know-how di tre donne che ne facevano parte: la team leader Rosy Giordano, la responsabile sanitaria Francesca Franchi, la fisioterapista Francesca De Biasio. Non è facile avere presenze femminili disponibili e qualificate accanto alle atlete, ne tengano conto i nuovi responsabili.

Due altri nomi circolano nell'ambiente: quelli di Marco Dolce (non si sa in quale veste) e della giocatrice Wally Kaser come responsabile del settore giovanile. I meriti di Dolce sono: avere dato inizio all'attività femminile e la perfetta conoscenza dei meandri entro i quali bisognava sapersi districare per tenere acceso il lumicino di un settore ignorato e scomodo; ma "sapersi districare" significa anche dire dei "sì" quando sarebbe stato il caso di puntare i piedi. Il commissario tecnico delle azzurre per il quadriennio concluso è poi stato "massacrato", in vista della passerella olimpica, per dare spazio al fantomatico direttore sportivo delle nazionali Luciano Nucci: mi chiedo con quanto entusiasmo l'ex CT possa rientrare. Il ruolo di Wally potrebbe essere una novità interessante e utile: la ragazza ha personalità, capacità comunicative e conoscenze tecniche per fare bene, ma bisogna metterla nella condizione di lavorare su tutto il territorio.

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byisobel@yahoo.it