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* Coppa Italia; ** Play
offs

Le pagelle del
loggione 2009/10
Davvero,
leggendo il titolo, avete creduto che mi sarei messo a dare
dei quattro o dei dieci? No, avrei tradito lo spirito del
'loggione'; qui si enfatizza il giocattolo, si narrano
mirabolanti imprese, si chiacchiera fingendo di dissertare.
Le mie pagelle sono soltanto una trentina di profili; Lucio
Battisti avrebbe suggerito: "...chiamale se vuoi
emozioni".
L'intruso
- Così lo considerava la parte più becera del
tifo; come se l'essere lombardo, giovane e bravo fossero
peccati originali. Lui, Marco Pozzi (5), s'è
conquistato la sua fetta di estimatori pattinando sempre
più veloce, rispettando le consegne del coach,
adattandosi ai compagni di linea (qualsiasi linea). Ci fosse
una statistica sul rapporto tra il tempo d'impiego e le
zone di pista coperte, sarebbe primo. Vai Marco.
Jesus
- Lo chiamo così perché è risorto.
Vezzeggiato nelle giovanili, accolto in prima squadra come
il campioncino locale da esibire, s'era attorcigliato su se
stesso fino a perdere la voglia e il posto. La nazionale e
Vogin ce l'hanno restituito capace di sfruttare il suo
talento, di spalmare sulle sponde tipi tosti e navigati; ha
ancora molta strada da percorrere Pietro Canale (7), ma,
dopo la resurrezione, la percorrerà.
Bazooka
- Con l'arrivo di portieri sempre più bravi, ogni
squadra di hockey ha dovuto cercarsi il suo 'bazooka' e alla
Valpe arrivò Patrick Jannone (8). Confesso di avere
pensato per un paio di mesi che il nostro lanciarazzi fosse
difettoso: faceva qualche golletto, ma era poco incisivo,
insomma, non faceva la differenza come ci si aspettava. Poi
però, trovata la giusta collocazione, s'è
espresso su ottimi livelli tanto da meritarsi di andare in
Germania, ai Mondiali di maggio, come nostro
'panzerfaust'.
Il
generoso - Vogin apprezzava molto il suo atteggiamento
mai polemico, l'impegno costante e una disponibilità
rara ad accettare un ruolo ingrato. Senza giocatori come
Stefano Coco (11) le squadre sarebbero in balia degli umori
di 'prime donne', narcisisti e ammutinati dell'ultima ora;
lui riequilibra il tutto e, se trova spazio, muove la
simpatia del pubblico per la causa dei 'trascurati'.
Lo
zio - In ogni famiglia ci vuole un tipo così: uno
zio saggio, a cui riferirsi quando il padre sbrocca; oppure
bellicoso, che faccia da contraltare ad un papà
troppo remissivo. Sì, questo zio è uno che non
molla mai, che sfiora la perfezione appena prima di
meritarsi un moccolo per avere causato una catastrofe;
questo zio sembra un lord inglese, eppure negli angoli e
dietro porta mena fendenti da pirata all'arrembaggio; questo
zio è Kenton Smith (17).
Il
soldato - Se continua come ha cominciato riceverà
molte medaglie al valore, ma finirà i suoi giorni in
qualche ospedale per reduci. Qualcuno deve avergli detto che
la postazione va difesa a costo della vita e lui ha messo a
disposizione della Valpe anima e corpo (un orecchio e un
ginocchio) immolandosi al 'nemico'. Un esempio per tutti
Francis Trudel (19), io lo chiamo anche 'Strudel'
perché, come il dolce a pasta arrotolata caro agli
austroungarici, può essere dolce o salato: per questo
convivono in lui fioretto e sciabola.
Mac
Flo - Detto così sembra un nome da NHL, un po'
canadesizzante, ed è proprio l'effetto voluto per
Florian Runer (20), ventenne altoatesino trapiantato in
Piemonte, troppo dimenticato dalle cronache eppure in
predicato di vestire la maglia azzurra in Germania. Ha poco
più di vent'anni Florian, se provenisse dal vivaio
locale lo si sarebbe già beatificato, invece si sta a
guardare la sua scarsa propensione all'attacco e si
dimentica che negli angoli e attorno alla nostra porta lui
è uno dei più puntuali. Un'altra base
irrinunciabile.
Il
buono - Valerio Mondon Marin (22), Valerione per i
compagni, ha un fisico da gladiatore ed una bontà
d'animo che gli vieta di farsi 'sentire' dagli avversari. Un
pregio bisogna riconoscerglielo: quello di essere sempre
pronto alla bisogna. Nella stagione non ha avuto i minuti di
pista sperati, però, quando serviva il suo apporto
per tenere in piedi la terza linea, lui c'era, con la stazza
e con il cuore: un prototipo da imitare per i più
giovani.
L'ala
ferita - Ai più è sembrata una ferita
morale quella toccata a Simone Vignolo (23), ma io non
concordo né con questa tesi, né con lo 'sparo'
che l'ha abbattuto. Dopo un buon esordio in A2 è
arrivato l'ostacolo del salto di categoria; a 18 anni
è difficile accettare che il traguardo è
sempre un po' più in là e solo gli uomini di
carattere ce la fanno. Dai Simone, il futuro è
lì davanti a te, però devi volerlo
acchiappare.
Il
freddo - Lui si entusiasma poco: fa giocate
spettacolari, segna gol di ottima fattura, ma non va mai
sopra le righe, nemmeno quelle dei referti arbitrali
(è uno dei meno penalizzati). Ho pensato a lungo che
fosse uno dei migliori acquisti di questa Valpe Anthony
Aquino (26) e sul piano della tecnica pura continuo a
pensarlo; mi suscita perplessità la sua perfetta
padronanza di sé, indipendente dal minuto, dal
risultato, dall'applauso come dall'assassinio dell'aiuto
cronometrista. 'Chapeau', in ogni caso, al
giocatore.
Il
caldo - Sembra fatto apposta per giocare qui Luciano
'Luch' Aquino (29), qui dove gli si perdonano pause e
mancati rientri difensivi, qui dove lui, capace d'infiammare
le folle con pennellate d'artista incorniciate nella
'patinoire', trova il supporto ideale per esaltare la sua
follia creativa. Ha trovato subito il feeling Luciano 'il
caldo', un feeling fatto di bandieroni sventolati, di azioni
spettacolari con i compagni di linea, di tecnica, di gol,
tanti gol, quanti bastano per annoverarlo tra i migliori
realizzatori del campionato.
Il
timido - Difficile cavargli dalla bocca sensazioni e
paure, difficile capire se aveva la tremarella quando
l'hanno messo lì, da ultimo baluardo, nella porta
della Valpe. Lui, Andrea Rivoira (31), s'è calato
nella parte da veterano dimenticando i suoi 18 anni e, udite
udite, facendoli dimenticare anche a noi. Nell'aria
volteggiava il sospetto: "Ora becca il gollazzo e si
sgretola...", invece no. Affermare che s'è trovato in
casa l'estremo difensore del futuro è presto (il
ruolo richiede molta, molta esperienza), certo l'inizio
è stato promettente.
Lo
svizzero - Kari Haakana (32) è sì
finlandese, ma l'ho sempre associato agli svizzeri:
così perfettino, così pulito, così
attento nel salvaguardare il notevole armamentario donatogli
da madre natura! Dicendo questo ho anticipato che non ho
grande ammirazione per queste caratteristiche degli
svizzeri, ma da un ex NHL proveniente da Kloten mi sarei
aspettato di più: che so, qualche uscita di zona
mirabolante, qualche salvataggio strappa applausi. No, lui
ha fatto il suo dovere, però è stato come
avere invitato Claudio Abbado a reimpostare l'orchestra e
scoprire che è venuto il direttore della banda
musicale del paese vicino.
Garfield
- L'ho subito associato al gattone dei fumetti Craig
Kowalski (33). Sembra grosso, pigro e indolente, poi lo
scopri felino nel pinzare dischi sparati da tre metri,
geniale in alcune giocate (chi non ricorda il suo gol al
Pontebba nella partita del 3 dicembre?), fondamentale per
portare a casa punti insperati. Qualcuno avrebbe preferito
un portiere più lineare; non sono d'accordo: alla
pazza Valpe serve proprio Garfield, con un portiere che fa
della regolarità il suo atout avremmo preso qualche
gol in meno, ma non avremmo sbancato Bolzano e
Asiago.
Slalom
- Come dimenticare le sue discese con gli avversari lasciati
lì a fare da pali? Rosario Ruggeri (55) è
entrato nell'immaginario collettivo con quella sua pattinata
morbida e possente, capace d'incantare. I giocatori con le
sue caratteristiche sono indispensabili per uscire di zona.
Certo in uno squadrone avrebbe probabilmente messo
più a frutto i suoi molti atouts, ma lui, "un lusso
che non possiamo permetterci" secondo i soliti esperti,
è per l'appunto la base sulla quale provare a
diventare squadrone (ammesso che ci si voglia
provare).
Il
gentleman - Atteso come goleador, David Beauregard (61)
avrebbe potuto conquistare la piazza se si fosse subito
adattato all'hockey nostrano; a causa del suo alterno
rendimento non ha concluso la sua stagione con i colori
bianco rossi ed è un peccato perché a me Beau
piaceva come giocatore e come persona.
Tiak
- Meno famoso dell'avo (Tretiak!), saputo che c'era bisogno
di lui ha dato la sua disponibilità; quanti avrebbero
accettato sapendo in partenza di avere possibilità
quasi nulle di scavalcare la balaustra in partita? Andrea
Malan (63), portiere dei tempi andati, è questa
rarità: onore al suo impegno.
Mezzo
busto - Lo chiamo così perché l'ho quasi
sempre visto in panchina, dalle spalle in su. Ha dimostrato
spirito di adattamento sorbendosi l'ingrato compito, ma,
Alessandro Viglianco (69), deve continuare a crederci dato
che in A è approdata gente meno brava di lui:
verrà anche il suo turno e allora dovrò
cercargli un altro 'nickname'.
Il
capitano - Dino Grossi (70) è un istintivo e come
tale può soltanto essere odiato o amato
visceralmente. Nessuno si aspettava il gran campionato che
ha fatto, nessuno tranne lui che a settembre s'è
già presentato pimpante come un giovanotto
all'esordio. Ha giocato in tutte le linee, ha persino fatto
il difensore, è stato capace di contenere i bollenti
spiriti come non mai ed ha dimostrato un'intelligenza
tattica apprezzabilissima. Esagera a volte e ciò da
spago ai suoi detrattori, ma è stato un vero capitano
autore di una stagione da incorniciare.
Lo
zar - Per qualcuno in A2, come straniero, era il lusso
che non potevamo permetterci; in A è diventato di
colpo un indispensabile atout. Lui, indifferente tanto ai
mugugni quanto agli elogi, ha continuato a lottare su ogni
disco, a vincere ingaggi (l'unico dei nostri), a dare peso e
continuità alle linee d'impiego. Non è un
rifinìtore, ma serve ottimi assist; non è un
realizzatore, ma segna gol importanti; in più ha
fisico e grinta utili nei momenti difficili; lui è
Aleksandr Petrov (77), esemplare per impegno e
dedizione.
L'apprensivo
- A sentire il coach, bisognerebbe trovare per Gabriele
Bonnet (83) una sorta di paraocchi mentale capace di
bloccare l'ansia che lo attanaglia quando deve entrare in
partita. Ha doti sufficienti per proporre la sua candidatura
al posto fisso, forse deve soltanto escogitare un clic nel
suo subconscio e capire che persino l'hockey è solo
un gioco!
Il
finnico - Luca Rivoira (89) dice di ispirarsi a due
difensori finlandesi ex Valpe (Laine e Siren) e la scelta
dei modelli da imitare è azzeccata. Se arriveranno la
stessa pulizia di gioco e il rendimento costante, Luca non
avrà problemi d'inserimento; per ora, nelle poche
occasioni avute, ha alternato vuoti evitabili con
prestazioni d'insospettata maturità. Concentrazione e
preparazione fisica possono aiutarlo
nell'intento.
Il
bocia - Un esordio così lo sognano tutti: sedici
anni, una vita davanti e l'impressione di essere partiti con
il piede giusto. Luca Frigo (93) ha soltanto estimatori: gli
auguro di comprendere la fortuna figlia del talento e, pur
se è lunga la strada che porta al successo, di
conservare l'umiltà necessaria a confermare le
promesse.
Piccant
pepper - Daniel Sisca (97) merita questo soprannome: di
tipi così combattivi se ne vedono pochi, lui non
molla mai, nemmeno dopo avere lasciato sul ghiaccio l'ultima
stilla di sudore. Non è un caso se è stato
votato come migliore giocatore dai tifosi perché, pur
con quel suo fisico minuto, occupa la pista e impartisce
lezioni, ora di tecnica, ora di altruismo, ora di carica
agonistica. Un uomo da Valpe, fondamentale, insostituibile
perché, come con il peperoncino, se ti abitui a
gustarlo non puoi più farne a meno.
Napoleone
- Quando Alain Vogin se n'è andato, ho sperato che si
trattasse di un momentaneo esilio come quello dell'isola
d'Elba per l'imperatore corso, invece era già il
tempo di Sant'Elena e il nostro Napoleone franco-canadese
non è più tornato. Mi dispiace. Mi dispiace
perché l'artefice della Valpe che tutti abbiamo
ammirato è stato lui: il migliore allenatore della
storia valpellicese. Lui ha composto il mosaico, lui ha dato
un gioco alla squadra, lui ha lavorato giorno e notte per i
suoi ragazzi ascoltandoli, incitatandoli, rimbrottandoli,
insegnando loro tattiche e atteggiamenti. Qualcuno gli
rimprovera una scarsa attenzione per gli emergenti, nulla di
più sbagliato: esigente con se stesso, Alain poteva
soltanto essere esigente anche con i ragazzi che gli erano
stati affidati, anche a scapito di una popolarità
comunque non cercata. Il suo luogotenente, Stefano Canale,
ha condotto in porto la stagione seguendone la falsariga.
Bravo. Bravo soprattutto per non avere mai pensato di essere
il duca di Wellington.
La
Valpe - Anche se è un 'nickname', tutti la
conoscono come tale. Questa pazza, pazza, pazza Valpe ha
conquistato il pubblico dal Pellice al lungo Rienza di
Brunico meritandosi rispetto. Ogni sua prestazione, anche la
più sballata, ha avuto attimi di spettacolo puro; mai
avrei pensato di divertirmi tanto. In molti mi hanno chiesto
cosa manchi per lo scudetto; rispondo: continuità,
pazienza, soldi; non per lo scudetto, ma per arrivare nelle
prime quattro. Niente nasce dall'improvvisazione. La
società ha avuto la fortuna (l'abilità) di
trovare in Alain Vogin il manager giusto e, partendo da
questa base, in tre o quattro anni si potrebbe tentare.
Ripeto: partendo da questa base; cambiando poco, solo
l'indispensabile, un paio di elementi per volta; sperando
che il nocciolo locale non si sfaldi per incomprensioni e
fretta; trovando quei finanziamenti capaci di garantire il
lungo periodo e qualche ciliegina. Lo scudetto è
però l'ultimo dei miei pensieri se per arrivarci si
rinuncia allo 'spirito Valpe': la squadra di quest'anno
aveva lo 'spirito Valpe' e lo conferma la vostra
assiduità, se possibile partiamo da lì. Sapete
qual è la traslitterazione di 'squadra' dal russo?
Sbornia. Siamo tutti reduci da una sbornia e in attesa del
nuovo direttivo (gli dedicherò una 'divagazione'), ma
spero fin d'ora che ci sia proposto il bis.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Renon Renault Trucks 4 - 3 (1-1, 1-1, 1-1, 0-0, 1-0)
rig.
Scusatemi, non so se il
ritardo sia dovuto alla pigrizia di fine stagione o al
timore di non sapere tradurre in parole l'ultima emozionante
impresa della Valpe...; diciamo, 49 e 50, l'1% mancante lo
lascio alla cronicità dei miei ritardi e non
parliamone più.
Entro e mi blocco davanti a un 'Vincere' fascisteggiante
sparato in grande sulla curva opposta al loggione. Penso che
soltanto quelli della mia generazione hanno ancora visto
campeggiare quelle sciagurate parole d'ordine sui muri delle
case, ma non erano scritte in biancorosso! Nulla di
nostalgico dunque; così, quasi ad esorcizzare le
disgrazie conseguenti l'infausto 'vincere' del 1940, mormoro
a me stesso il seguito '...e vinceremo'; intanto consiglio
tempi e modi verbali diversi ai ragazzi della curva
Filatoio. Che ne direste di un congiuntivo imperfetto a
segnalare una possibilità: "E se vincessimo noi?" So
già che non vi piacerà, troppo sofisticato, da
'fighetti', non da curva; allora, ...giù con
l'imperativo: "Vinciamo noi", molto più ruspante,
quasi aggressivo.
Qualcuno le chiama 'seghe mentali' ed ha ragione, infatti,
mentre giro in tondo su questa sorta di autoerotismo
grammaticale, il Renon passa in vantaggio: Rottensteiner
serve Ansoldi, Ruggeri è in vantaggio, ma
s'impappina, Ansoldi lo salta allungando il disco fin qui
innocuo, adesso c'è Rivoira in vantaggio, s'impappina
anche lui e Ansoldi mette dentro. Gran brutto inizio:
è passato poco più di un minuto e già
dobbiamo inseguire. La fama, meritata, di Cloutier imbambola
i nostri attaccanti che sul primo power play si dannano
l'anima per spiazzarlo e finiscono per non tirare. Kowalski
inizia il suo show personale quando va fuori per due minuti
Runer, poi, appena tornati in parità, va fuori
Breganzer e, sull'assalto di Sisca & company è lo
stesso Cloutier a farsi beccare in fallo sgambettando uno
dei nostri. C'è un minuto e mezzo in 5 contro 3 da
gestire, il pubblico aumenta il volume, mettiamo in pista
due o tre diversi 'special team', ma la difesa del Renon
è spietata; nulla di fatto.
Loro sanno far girare bene il disco e sono pericolosi ogni
volta che superano la metà campo. A 15'03 una
penalità per troppi giocatori in pista, ma questa
volta è toccata a loro: Cloutier para tutto, poi
c'è un tiro di Aquino I deviato da Haakana, tutti
gridano al gol, l'arbitro fa segno di no, io sono proprio
lì sopra e non ho visto nulla, la luce del giudice di
porta s'è accesa e un linesman lo segnala
all'arbitro, questi chiede conferma, è gol. Ouff!
Siamo 1-1.
Mi piacerebbe che la prima frazione finisse così, ma
c'è una penalità per Jannone e bisogna ancora
ammirare l'arte gladiatoria dei nostri difensori e
l'agilità gattesca di 'Garfield' Kowalski
perché gli attaccanti del Renon sanno trasformare i
sentieri verso di lui in autostrade aperte per gli
inserimenti di Gruber e Nemecek. Alla sirena lo stadio si
sgonfia letteralmente; direi come un polmone svuotato da un
enorme sospiro di sollievo.
Partiamo male anche nella ripresa: va fuori Rivoira e gli
altoatesini impiegano appena 18 secondi per tornare in
vantaggio con un indovinato tiro dalla blu di Pavlin. Quando
il vantaggio numerico tocca a noi (è fuori Daccordo),
due tiri consecutivi di Luch Aquino e Jannone incocciano nel
traffico davanti porta. La solita scalogna, penso, i loro
tiri sembrano sinuosi serpenti invisibili nel traffico, i
nostri sono serpenti cechi. Cambio versione (da 'sfiga' a
'culo') nei dieci minuti che seguono perché Tudin,
Johansson e Tait ci fanno impazzire nel nostro terzo di
difesa; però non è soltanto fortuna visto che
Kowalski ha messo in funzione l'aspira dischi e ci tiene in
partita.
Poco dopo respiriamo di sollievo; è marzo, dunque:
"Passata è l'uggiosa invernata, passata, passata!"
Infatti, mentre è in corso una doppia penalità
a Grossi e Rasom, c'è una protesta sanzionata alla
panca del Renon e, con quattro attaccanti in pista (wow),
una magia degli Aquino 'brothers' libera 'bum bum' Jannone e
Cloutier alza bandiera bianca per il 2-2. Manca molto, ma
resistiamo ad un Renon un po' stanco fino al solito polmone
svuotato di fine tempo.
Nell'intervallo mi dicono che l'autista del torpedone di
Collalbo, furente per le penalità fioccate sui
rossoblu, abbia insinuato che la colpa è del Bolzano
in vantaggio a Pontebba: "Vincerà ancora il Bolzano;
questi sono avvisi che le regole le fanno loro!" (Che poi i
tricolori abbiano perso 5-3 entra nel calderone dei nostri
sospetti sui presunti favori al Cortina).
Indubbiamente con la 'tolleranza zero' gli ospiti sono meno
stratosferici. Gran squadra, comunque; però anche la
Valpe è una grande squadra e, nel suo piccolo,
infiamma gli animi: mai sentito un Cotta Morandini
così partecipe! Il boato che potrebbe incrinare le
strutture dello stadio arriva a 46'53: Anthony Aquino
sfrutta una combinazione Haakana-Grossi e, complice Cloutier
(anche gli dei commettono errori), ci porta in vantaggio.
Dura soltanto cinque minuti; cinque minuti da super eroi
durante i quali penso a 'Napoleone' Vogin ("Una volta nella
stagione dobbiamo batterlo questo Renon"), poi ancora Pavlin
ci risveglia dal sogno.
Il resto è da Rytmonorm, un farmaco per il
trattamento delle aritmie cardiache, fino al palo colpito da
Ansoldi ad una manciata di secondi dalla fine. Gli sta bene.
Ottimo giocatore Luca Ansoldi, uno dei migliori italiani in
attività e anche, sembra, uno dei più
maleducati; mi permetto un consiglio perché, per
essere un grande, deve anche essere una persona
intelligente: i gesti tesi a provocare il pubblico, quelle
mani a coltello che indicano l'inguine, li lasci agli
hockeysti di terz'ordine, i campioni, quelli veri, hanno
altri comportamenti e conquistano anche i tifosi avversari,
...magari segnando ad una manciata di secondi dalla
fine.
Il supplementare fila via tra una parata di 'Garfield' e
l'ennesima galoppata di capitan Grossi a tamponare là
dove l'asfissia crea falle; in attacco non ci andiamo
più. Ai rigori i più bravi sono Kowalski e
Cloutier che parano su: Aquino I, Ansoldi, Aquino II,
Jacina, -, Tudin, Petrov, Tait, Sisca e Johansson; quel
trattino tra Jacina e Tudin segnala il gol di Jannone,
quello della vittoria, quello che toglie l'ultimo zero nelle
statistiche della favolosa annata Valpe, il primo successo
nei play offs. Martedì è un altro giorno,
questo è stato stupendo.
Passata è l'uggiosa invernata, passata, passata.
Questo è il clima della sala stampa dove il
presidente Barbero confessa di avere prenotando in anticipo
la trasferta per gara 5, dove Stefano Canale ringrazia
società, capitano e giocatori per
l'opportunità che gli è stata concessa, per le
cose che ha imparato, per l'affiatamento con tutto il
gruppo, dove Stefano Canale ringrazia società...; lo
so che l'ho già scritto, ma Stefano,
comprensibilmente emozionato, ce l'ha ripetuto almeno tre
volte. Lo spazio per gara 6 ci sarebbe..., se no, grazie a
tutta la squadra.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Renon Renault Trucks 2 - 7 (0-2, 2-2, 0-3)
Devo ai lettori del
'loggione' qualche annotazione sul Renon. Il primo contatto
fu occasionale, nel senso che, nel 1964, Peter Holzner, di
Soprabolzano, giocò a Torino e fece qualche
amichevole con la Valpe; il secondo contatto fu indiretto:
valpellicesi e altoatesini parteciparono alle finali di
serie C, disputate a Torre Pellice il 27 e 28 febbraio 1971,
ma non s'incontrarono in pista. Il Renon vinse battendo il
Rencio in semifinale e il Vipiteno nella finalissima, la
Valpe finì quarta battuta 6-4 e 5-2 da Vipiteno e
Rencio.
Che squadra il Renon! Un ottimo portiere, Kral (Cloutier),
un'arcigna difesa imperniata su Ernst Baumgartner e Rinner
(Gruber e Nemecek), un attacco valanga grazie alla classe di
Jacob Ramoser (Johansson) e alle capacità
realizzative di Christof Ramoser e Tomelleri (Ansoldi e
Tudin), un'impostazione di squadra capace di dare pressione
in ogni angolo con la velocità di Hosp e
Rottensteiner (May e un altro Rottensteiner) e alla
prestanza dei 'duri' Unterhofer e Robert Baumgartner (Pavlin
e Jacina).
Ecco, con un salto di soli (!) 39 anni, il parallelo tra il
Renon di allora e quello attuale; mi credete se vi dico che,
con le dovute proporzioni, le due squadre si assomigliano in
modo impressionante?
Rimango sulla lunghezza d'onda dei ricordi. Il contatto con
l'altopiano era allora Christian Trettl, ma a nulla valsero
i buoni rapporti e una visita al maso della famiglia Ramoser
(oltre a Christof e Jacob c'era la sorella Barbara,
promettente velocista) per convincere Christof a giocare
nella Valpe; il giro ad Oberbozen consentì soltanto
di apprezzare l'ambiente, il viaggio da Bolzano in
teleferica e quello sul trenino dell'altopiano che ha la
stazione vicino all'hotel della famiglia Holzner e arriva
fino a Collalbo dove ora c'è la pista. Il Renon lo si
incrociò soltanto in A nel campionato 1976/77: i
rosso blu avevano allora in porta il giovane Rinner, due
stranieri fortissimi (Marc Stuckey e Paul Dionne) e i soliti
Baumgartner (Ernst e Robert); le sfide continuarono in serie
A fino al 1981, poi nelle finali di C del 1989 e ancora
nella A 'allargata' del 2000, ma lì c'eravate
già quasi tutti.
La seconda dei play offs 09/10 ha riproposto un Renon dal
gioco asfissiante. I nomi e le caratteristiche degli
avversari li ho scritti sopra e la cronaca l'avrete letta un
po' dappertutto, provo ad aggiungere alcune considerazioni:
quella vista in pista è una Valpe che mi piace,
pazienza per il risultato; una squadra come il Renon
(sicuramente favorita nella marcia allo scudetto) la si
costruisce anno dopo anno con innesti oculati, con i soldi e
il tempo per farlo; a fine stagione dirò ai pochi
interessati cosa penso sul tormentone locali/stranieri,
anticipo soltanto che l'agonismo e il cuore di tutti non mi
ha permesso di distinguere gli uni dagli altri ed è
ora di smetterla di chiamare 'mercenario' chi ci mette
passione, testa e gambe. Davide contro Golia, hanno detto in
molti, giusto, ma per provare a diventare Golia bisogna
passare attraverso la sofferenza (chi non ci crede, lo
chieda al Renon).
Mi permetto ancora di segnalare un gol da favola (quello di
Luch Aquino), l'aspiratore di dischi montato nella pinza di
'Garfield' Kowalski e quattro prestazioni esaltate
dall'assenza di Ruggeri e dagli infortuni a Trudel e
Haakana: Grossi, da vero capitano; Luca Rivoira, il
difensore locale tanto atteso; Smith e Runer, sovente
dimenticati, ma esemplari per serietà e
intensità di gioco.
Il presidente, Roberto Barbero, apre la conferenza stampa:
"... con la lingua tutti sono bravi a fare la squadra, se
domani arriva qualcuno con i soldi per rilevare le
fideiussioni bancarie lascio subito il posto. Vorrei
ricordare che avevamo fatto il farm team con il Varese di A2
proprio per fare giocare i giovani e non è colpa
nostra se poi la squadra lombarda s'è ritirata;
ricordo anche che, qualche giorno prima dell'incidente in
cui ha perso la vita, il mio predecessore, Mauro Ferrando,
aveva annunciato le sue dimissioni sempre per questioni
legate alle giovanili. Sulla questione Vogin assicuro che
l'allenatore non è mai stato in discussione; il suo
abbandono è legato a motivi di salute e non aggiungo
nulla perché non c'è nulla da aggiungere."
Grossi precisa che nessuna squadra di A ha impiegato
più giovani del Valpellice. Tutti vorrebbero giocare,
ma se si manca agli allenamenti è difficile portare
via il posto a che se l'è guadagnato, poi aggiunge
che a fine stagione parlerà con Vignolo (la questione
è la polemica sollevata sul forum) per dirgli che
è sempre sbagliato difendere il proprio figlio in
questo modo.
Stefano Canale è soddisfatto della prestazione di
Luca Rivoira e della squadra, ma lamenta il fatto che le
troppe penalità facilitano il compito delle squadre
più forti soprattutto quando gli infortuni riducono
drasticamente gli effettivi.
Vogin ha sempre detto che il Renon poteva essere battuto
almeno una volta; spero che sia sabato. Come scritto sopra,
il 'tormentone' lo affronterò a stagione conclusa, ma
sembrerei un pavido se fingessi di non avere un'opinione
sulle polemiche in corso: Mauro Vignolo ha sbagliato a
sollevare il polverone sul forum dove abbondano gli
avvoltoi; la società ha sbagliato a escludere dal
roster i due ragazzi a fine stagione. Mai sentito parlare di
tempestività? Amen.
Mauro
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Valpellice Arce -
Cortina De Vilmont 8 - 3 (2-0, 5-1, 1-2)
Scusate il ritardo. Non
voglio giustificarmi, ma almeno darvi due ragioni per
comprenderlo: a) appartengo alla generazione del 'Valpellice
inutile soprammobile della serie A' (Carlo Gobbi - La
Gazzetta dello Sport - fine anni '70); b) di tanto in tanto
mi diverte essere un po' fuori dal coro. Con l'inutile
soprammobile ero in stretta connessione, 'culo e camicia' se
mi passate questo modo di dire poco elegante; da lì
deriva l'avversione per i trionfalismi: non mi piaceva
vedere la Valpe perdere 18-1 (esordio in A), non mi
entusiasma vederla vincere 8-3 contro un Cortina ...rimasto
a Cortina. Ai miei quattro lettori, che sono usciti dal
Cotta Morandini con lo stesso sorriso degli altri 2436 e con
la voglia di dire 'tié' al mondo intero,
sembrerò incontentabile, ma io ho visto una Valpe
solo discreta battere un pessimo Cortina.
L'inizio è da favola: stadio colmo, cori, coriandoli;
il popolo bianco rosso unito e pronto a festeggiare. Mi
emoziono quando la Valpe affratella tutto e tutti, mi viene
in mente Giorgio Gaber e il ritornello di una sua
canzone:
"L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di
sé."
Non importa se poi, sul forum, scopro che non è
così; là, allo stadio, il sentimento era
questo.
Diciamocelo: la paura, con il Cortina tornato a -2, era
quella di fallire l'appuntamento decisivo; i più
anziani ricordavano magari la mancata vittoria nella C del
1971, o l'esclusione dalle finali di B del '74 (pari punti
con il Torino, battuto a Torre Pellice 4-3, e Valpe non
ammessa per avere perso 7-5 al Tazzoli dopo un'assurda
penalità di partita a Omar De Biasio); ai tifosi di
oggi, invece, ronzava in testa un fastidioso calabrone,
quello delle ultime due finali contro Caldaro e
Vipiteno.
Arbitrano Gagliardi e Metelka: se non ci sono altoatesini
possono anche mandarci buoni arbitri! In pista Stefano
Canale e Douglas McKay cominciano giocando a scacchi: il
coach degli ampezzani, oltre a fare cambi ogni 25 secondi,
conferma Marchetti al posto di Thompson (e tutti siamo corsi
a vedere se l'avesse fatto per permettersi uno 'straniero'
in più in attacco, ma no, tanto Pettersson era
infortunato); Canale comunque riduce l'impiego della terza
linea, un po' perché ci toccano tre penalità
quasi consecutive e un po' per arginare gli ospiti partiti
di gran carriera. Kowalski fa subito un paio di magie, poi
una controfuga di Luch Aquino annuncia il pericolo Valpe ed
i cortinesi arretrano anche se continuano a gestire
l'incontro. Sarà l'unico momento decente della
squadra di McKay.
A 15'49 la Valpe passa: segna Aquino I con un tiraccio dalla
destra che sorprende Marchetti; il portiere ospite sfodera
poi un paio di interventi non facili, ma deve ancora
capitolare di fronte a Jannone che, ben imbeccato da Aquino
II e Sisca, lo fulmina da posizione centrale. Un 2-0
perfetto per sciogliersi nell'ammirare, nell'intervallo, i
piccolini di Beccaria e Martina.
La ripresa è tutta valpellicese (5-1 il significativo
parziale). Sisca, in gran serata, segna il 3-0 su assist di
Kowalski e Runer ufficialmente, ma erroneamente, attribuiti
ad Aquino II e Jannone; passano tre minuti ed è
Grossi a risolvere in mischia, poi va a segno Cullen, dopo
una bella fuga solitaria, ed i pessimisti già
prevedono una rimonta dei cortinesi; invece la doppietta di
Jannone, un minuto più tardi, spegne definitivamente
il Cortina. Ancora Sisca per il 6-1, questa volta sì
in combinazione con Luch Aquino e Jannone, poi il 7 lo fa il
77, l'indistruttibile Petrov, e già mi sembra di
vedere il 'nemico' "...risalire lentamente le vallate che
avevano disceso con orgogliosa sicurezza".
Nell'ultima frazione la Valpe smette di dannarsi l'anima e
il Cortina prova a salvare l'onore, mette in pista la terza
linea, peraltro sovrastata dalla nostra, e va a segno con
Tavzeli e Souza, gli ultimi acquisti; poi Sisca, tanto
perché i cortinesi sappiano che non ci solleticano
nemmeno un baffo, fa tripletta con l'aiuto dei suoi
moschettieri ed eccoci ad aspettare di sapere chi ci
toccherà sfidare (le dedicherò una
divagazione). Per ora: evviva.
Qualche battuta dalla sala stampa. Sacha Petrov: "Il mio
anno migliore nella Valpe? Beh, il prossimo!" Paolo
Pronello: "Siamo qui a festeggiare una buona stagione che
è frutto del lavoro di tutti, segnalo quello di Alain
soprattutto come persona, non solo per il gioco."
Claudio Manganaro: "Sono orgoglioso dei ragazzi e di
quanto è stato fatto con loro. Non ci sono stati
infortuni, a parte quello a Kovalski, e ciò significa
che si è lavorato bene. L'ottima stagione di Grossi?
Merito suo, s'è presentato già in buona forma
ed è sempre stato di esempio" Fausto Barale:
"La squadra ha lo spirito giusto per i play offs. Il
futuro? Ne parleremo a maggio."
Permettetemi ancora di sottoscrivere e segnalare la chiusura
del commento alla partita di Paolo Vola: "In questo
momento di gioia un saluto ed un pensiero affettuoso va ad
Alain Vogin, vero artefice di questo risultato; senza di lui
non ci sarebbe mai stata questa squadra, questo gruppo,
questo spettacolo. Grazie Napoleone!"
Mauro
Deusebio

Valpellice Arce -
Red Orange Pustertal 5 - 4 (2-0, 0-3, 3-1)
Con la Valpe viaggi sempre
in sovraprenotazione (overbooking per gli amanti
dell'inglese); in sostanza, non sai mai come andrà a
finire il tuo viaggio, ma avrai sicuramente qualcosa da
raccontare. Così è stato anche nel match con
il Pustertal. Tre tempi che sembrano l'elegante messa in
scena di un'opera teatrale dal seducente copione: nel primo
atto, pur tra tormentosi presagi, si prospetta il trionfo
della protagonista, segue la rivalsa dei 'cattivi', con le
tinte fosche che preludono ad un finale drammatico, ma, a
questo punto, l'amor proprio della protagonista riesce ad
accendere un barlume di speranza e, tra incredibili colpi di
scena, si va verso un inatteso trionfo finale.
Anche fuori di metafora le premesse suggeriscono un dramma:
non c'è più Vogin, il migliore caoch della
lunga storia della Valpe, e s'è perso ad Alleghe in
quella che doveva essere una partita da 'ultima
spiaggia'.
Su 'Napoleone' Vogin dico soltanto una cosa: l'allenatore
non è un comandante che abbandona la nave in acque
pericolose; lui sta vivendo un particolare e difficile
momento personale e, per uscirne, ha fatto una scelta che
merita rispetto. L'uomo, in quanto individuo, vale
più di qualsiasi contratto, stagione, squadra e play
offs; smettiamola di ricamarci sopra, auguriamo ad Alain di
uscirne vincitore ed alla Valpe di riaverlo per il prossimo
anno.
L'infausta prestazione di Alleghe è stata una
sovraprenotazione in cui la Valpe è rimasta a terra;
succede, è previsto dai regolamenti e dalla scelta di
viaggiare così, se non vi sta bene tifate per
un'altra squadra, ma non lamentatevi se vi divertite di meno
(devo averlo già scritto).
In panca c'è ora Stafano Canale, a lungo mio compagno
di loggione; la prima scelta di Stefano è di quelle
sagge: lui non si atteggia a mago della panchina e conferma
l'impostazione del suo predecessore. Il Pustertal spaventa
anche se privo di Helfer e Kelly, sostituiti comunque dagli
ultimi acquisti e cioè Da Corte e lo sloveno
Razingar. Kowalski risponde subito presente ad una chiamata
di Murray, poi sono Sisca e Luch Aquino ad inventare per un
perentorio inserimento di Trudel ed è 1-0. Passano
poco più di due minuti e va a segno Aquino II ancora
su suggerimento di Sisca. Qui Murray prova a fare il duro
non rispettando le distanze sull'ingaggio e si becca 10'. La
Valpe è strepitosa, i primi della classe sono in
soggezione al punto che Jakaitis deve superarsi per tenere
basso un disavanzo che potrebbe anche essere doppio.
Nell'intervallo c'è chi pensa che il Val Pusteria
stia giocando per fare un brutto scherzo al Renon e
instradarlo sulle lunghe trasferte di Torre Pellice; nulla
di più sbagliato perché, in rapida
successione, Murray dimezza le distanze e Oberrauch pesca un
Desmet troppo solo al centro della nostra difesa per un 2-2
tagliagambe. Ora la squadra di Brunico gioca da capolista e
prova anche a fare sentire peso e rudezza dei suoi
marcantoni; la Valpe non s'impaurisce e la terza linea
(Canale-Pozzi-Frigo) stupisce per la sua baldanza, ma, poco
oltre metà gara, l'estrema decisione dei pusteresi in
un'ennesima mischia sotto porta consente a Murray di siglare
il gol del vantaggio.
C'è un po' di polemica Grossi/direttori di gara
perché il capitano lamenta, a ragione, i troppi
interventi, mai sanzionati, degli ospiti su Kowalski. A
38'09 ci becchiamo una penalità per troppi uomini in
pista, nulla da dire, l'infrazione c'era; purtroppo Grossi
protesta ed è penalizzato anche se non si capisce il
tenore della penalità. I soliti informati dicono che
il capitano della Valpe ha caricato un linesman e per questo
s'è preso penalità di partita; sbagliato, ho
visto a fine gara la perfetta ripresa di Sandro e Tatiana
Malan e non c'è stato il minimo contatto tra Grossi e
gli arbitri.
L'ultima frazione è esaltante soprattutto
perché inattesa. L'abbrivio arriva da un Sisca come
sempre stupendo: si attacca in superiorità numerica
(è fuori Tuomainen), il disco viaggia dai due Aquino
a Sisca spostato a destra, quasi dall'angolo il nostro
attaccante spara sulla porta cercando una deviazione e la
trova ...nel gambale di Jakaitis. Il pareggio infiamma, il
Brunico attacca, Ruggeri esce dalla blu e pesca, sull'altra
blu, un lanciatissimo Mondon Marin (al suo primo cambio al
posto di Grossi), Valerio è bravo ad incunearsi,
resiste ad un difensore e insacca. "Non sapevo dove tirare,
- dirà Mondon Marin nel dopo partita - poi ho smesso
di pensare e ho solo più visto il disco dentro la
porta."
La Valpe è ora in apnea con Petrov affaticato e Luch
Aquino con i crampi, ma il Val Pusteria non pattina
più ed è preso d'infilata dalla velocissima
terza linea valpellicese, segna Pietro Canale che riprende
una respinta di Jakaitis ("Tengo a precisare che i gol
nascono dall'intesa della linea intera; mi trovo molto bene
con Luca e Marco, siamo migliorati e li ringrazio"). Il
Pustertal tenta il recupero e va a segno con l'ottimo
Desmet, però la squadra è sulle gambe,
Kowalski fa buona guardia, Haakana, alla sua migliore
prestazione stagionale, spalma più d'un pusterese
sulle sponde e nemmeno una penalità di Sisca nei
minuti finali consente il recupero degli ospiti. La Valpe
trionfa. Cortina a meno cinque. Il turno di riposo e il
derby Alleghe - Cortina lasciano indifferenti.
In sala stampa Stefano Canale confessa l'emozione per
l'esordio casalingo, si complimenta con i suoi per come
hanno difeso e impedito i tiri dalla distanza: "Un bel
gruppo, nei momenti difficili tutti danno una mano; ho
chiesto di giocare con cuore e cervello, se si va ai play
offs possiamo giocarcela contro qualsiasi avversario
perché in un campionato così equilibrato sono
le motivazioni che fanno la differenza."
Una battuta al volo all'uscita dal teatro (pardon, dallo
stadio): "Che culo questi Canale..."; la battuta è
del papà di Stefano e Pietro.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Fassa Levoni 4 - 5 (1-1, 1-3, 2-1)
Si doveva vincere per
spaventare tutti. Si doveva fare almeno un punto per avere
l'Alleghe a tiro nello scontro diretto e per restare davanti
al Cortina qualora gli ampezzani facciano risultato nel
turno di riposo della Valpe. Si doveva.
Detto questo (e passato lo scoramento che mi ha portato a
bigiare la conferenza stampa di fine partita), eccomi pronto
a raccontare perché non è successo condendolo
con fole e teorie accettabili dai malati di 'valpite' e
dagli over 50.
I 'valpitici' non mettono mai in discussione il loro oggetto
d'amore; gli over 50, abituati agli scarti abissali della
prima esperienza nella massima serie, escono dallo stadio
col sorriso dei vincitori e hanno ragione. Battuti 4-3 dalla
squadra seconda in classifica, poi vincitrice della Coppa
Italia, e con qualche dubbio su diverse decisioni dei
giudici di linea; battuti 4-3 in casa della terza forza del
campionato dove, ai tempi si perdeva in media 12-4; battuti
5-4 dai fassani che, a quanto pare, sono per i nostri una
squadra indigesta al pari del Renon. Dunque, zero punti
negli ultimi tre confronti, ma sempre con la Valpe incollata
agli avversari e un po' ingenua nel gestire quei maledetti
ultimi minuti. L'ingenuità non è peccato,
soprattutto per una matricola che, affamata dalla
classifica, cerca il risultato pieno.
C'è da dire che questa ingenuità qualcuno la
chiama dabbenaggine; non ci sarebbe in sostanza il candore
di chi non conosce il male, ma la stoltezza di chi si espone
a subirlo. Credo che la ragione stia nel mezzo perché
mi piace questa pazza, pazza, pazza Valpe, ma mi girerebbero
anche i riccioli che ho avuto soltanto all'età di tre
anni se non si andasse ai play offs per uno solo dei tre
punti buttati nel finale delle ultime partite.
Con il Fassa partiamo più guardinghi del solito:
pesa, sull'atteggiamento della squadra, la paura del passato
quando, con gli avversari in vantaggio, s'era dimostrato
oltremodo difficile perforare la migliore difesa del
campionato. Il primo pericolo lo corre comunque Dennis, su
incursione Sisca-Aquino II, al quarto minuto e in
inferiorità numerica (è fuori Ruggieri),
subito dopo però Trudel commette uno stupido fallo
nell'angolo che lascia i compagni in 3 contro 5; gli ospiti
ringraziano e, in 13 secondi, colgono l'occasione per
portarsi in vantaggio con Power dalla blu. Rieccoci in
salita, ma ci pensano Jannone e Luciano Aquino a
riacciuffare la parità, poi tanto Fassa fino al
riposo e il segnale che fatichiamo ad uscire dal terzo
difensivo come nelle serate no.
La conferma subito in apertura di ripresa con la rete di
Giudice e la nostra difesa a spasso. Ancora Luch Aquino
impatta su stupenda invenzione di Sisca che, pur circondato
da avversari, lo serve da dietro la porta. È questa
l'unica nostra fiammata; al minuto 31 Crampton riceve
davanti a Kowalski, i nostri difensori se ne vanno, uno
verso destra, l'altro nell'angolo a sinistra, Crampton
rimane interdetto, non sa se aspettare che se ne vada anche
il portiere, poi decide che sarebbe sperare troppo dal
nostro senso di ospitalità e ingaggia il corpo a
corpo con un 'Garfield' impacciato e torniamo sotto. Prima
dello scadere ci pensa MacDonald a concretizzare un power
play (Grossi in panca puniti) e il Fassa va sul 4-2, ma
ciò che preoccupa maggiormente è che abbiamo
una difesa allo sbando nella quale salvo soltanto il
diligente Runer.
Tutti sanno, o dovrebbero sapere, che nel raccontare si
è credibili soltanto essendo onesti; ecco cosa ho
visto finora: Kowalski e Ruggeri meno concentrati del solito
con il terzino incapace di costruire nonostante gli affondi
che l'hanno reso popolare, Trudel inguardabile, come in
trance quando deve decidere cosa fare del disco, Smith che
lotta da par suo, ma intervalla quei blakout che stanno a
metà tra uno sfarzoso regalo e il suicidio, Haakana
tornato 'paracarro' insuperabile soltanto se gli cozzi
contro.
Vogin corre ai ripari e sposta Petrov in seconda per dare
maggiore consistenza all'attacco; temo che voglia giocare a
due linee, ma sono subito smentito perché il coach
presenta Canale-Pozzi-Frigo nella formula che esalta Marco
Pozzi togliendogli l'etichetta di punto debole della seconda
e regalandogli la responsabilità della linea
'primavera'. Ora è Valpe vera anche se si fatica a
passare tra le maglie della super difesa fassana. La svolta
viene proprio dai giovani che lottano su ogni disco e, con
l'agonismo, pareggiano il gap d'esperienza. Pietro Canale
torna 'Bum bum' realizzando, da posizione defilata, il suo
primo gol in serie A; due minuti più tardi è
Daniel Sisca pareggiare i conti ed ora sì che si
può vincere perché il Fassa è alle
corde. Ci credono i giocatori, ci credono i tifosi che fanno
del 'Cotta Morandini' la trappola per l'eco 'Valpe, Valpe',
ci crediamo tutti mentre gli ospiti si limitano a
liberazioni vietate che la dicono lunga sulla loro paura. Ma
nessuno ricorda il beffardo finale col Renon e con l'Asiago,
così, mentre sogniamo il paradiso, nell'unica folata
offensiva ospite, un fortuito rimbalzo del disco sul pattino
dell'arbitro regala a Bonello l'opportunità di
ricacciarci agli inferi quando è troppo tardi per
rimediare.
Così è se vi pare e non mi scuso nemmeno per
il ritardo della cronaca, tanto avete una quindicina di
giorni d'astinenza da superare.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Renon Renault Trucks 3 - 4 (2-0, 0-2, 1-2)
Io non metto titoli, se li
mettessi potrei soltanto scrivere "SCANDALOSO".
Questa sera l'arbitro, Gagliardi e soprattutto i due
linesman, Christian Gamper e Andrea Moschen, hanno
determinato il risultato.
Elenco:
- 8'34 Luciano Aquino carica alla balustra Ashley Tait,
Gagliardi fischia la penalità al valpellicese, Tait
però reagisce e stende Aquino che deve abbandonare la
pista ferito al labbro superiore (otto punti di sutura), per
l'arbitro il giocatore della Valpe s'è ferito da solo
e non va nemmeno a sincerarsi delle sue condizioni;
- 21'50 uno dei linesman non vede (?) l'ala sinistra del
Renon in fuori gioco di due metri e gli ospiti segnano la
loro prima rete;
- 58'30 fischiata al Valpellice un'inesistente liberazione
vietata, il capo arbitro si accorge dell'errore e vuole fare
riprendere il gioco a centro pista, interviene il linesman
che assicura di avere visto bene e si porta nella zona di
difesa della Valpe, Gagliardi abbozza, il Renon segna il gol
decisivo.
Queste sono tre perle scelte dal mazzo e basterebbero per
dire che la partita è stata falsata, ma ho passato la
serata a chiedermi se i due giudici di linea fossero
incapaci o in cattiva fede per il numero incredibile di
spropositi commessi ai danni del regolamento. Non è
giustificabile che in serie A si mandino in pista
incompetenti di tal fatta.
Aggiungo due decisioni opinabili: un gol della Valpe non
visto sotto la curva 'Filatoio' e l'espulsione di Luca Frigo
a 47'21 che ha favorito il 3-2 del Renon. Ripeto: decisioni
opinabili. Significa che non tutti sono d'accordo. Sul gol
non metto lingua, visto che sto dalla parte opposta della
pista. L'espulsione di Frigo non c'era: Rasom è
partito a testa bassa ed è andato ad incocciare nel
nostro attaccante praticamente fermo. Normalmente non
segnalo queste interpretazioni discordanti perché,
come ha più volte ricordato Vogin a giocatori e
giornalisti: "Gli arbitri sono una variabile non
controllabile del match, se sbagliano, i loro errori
finiscono per compensarsi sull'uno e sull'altro fronte."
Normalmente. Non questa sera.
Detesto il vittimismo, non credo ai complotti, però
chiedo al presidente della delegazione piemontese, Marco
Bellion, presente alla partita, di farsi sentire in
federazione prima che il più numeroso pubblico
dell'Italia hockeystica si senta preso in giro.
Dimenticando le 'variabili non controllabili', ho visto un
meraviglioso primo tempo con due squadre da battaglia. Nella
Valpe gioca Beauregard in linea con Aquino I e Grossi
(Petrov è infortunato). Parte forte il Renon, ma la
Valpe punge; le prime penalità, due per parte, non
danno frutti, poi Aquino II esce per farsi ricucire e quando
rientra (sono passati otto minuti) siamo avanti 1-0, gol di
Sisca in doppia superiorità per le pazzie di Jacina e
una penalità di panca ad Ivany. Meraviglioso il
secondo gol: Aquino II scappa sulla sinistra, poi, pressato,
spara una fucilata al centro intercettata da Jannone che
fulmina Cloutier.
Il gol di May (viziato dal fuorigioco) e una grossa papera
di Haakana spengono la Valpe, ma Kowalski ed un pubblico,
davvero stupendo, rimettono in carreggiata i nostri che
esibiscono anche una terza linea pimpante con il migliore
Canale della stagione, Pozzi bravo al centro, e Frigo
lavoratore ispirato. Il tempo finisce sul 2-2, il Renon ha
attaccato di più e, sia pure nell'ingiustizia, ha
raccolto il giusto.
La penosa esibizione dei due linesman condiziona la frazione
finale. Gli ospiti passano con Johansson in
superiorità, pareggia Luch Aquino, servito da Sisca,
in meno di un minuto, poi diventa impossibile giocare per le
invenzioni del duo Gamper/Moschen e, a 1'08 dalla fine,
l'ultima beffa della liberazione inventata. Bella Valpe, due
grandi portieri, peccato per i punti che avremmo
meritato.
Più degli incubi bianco neri e dei play off, mi
preoccupa che nell'ambiente non si parli mai di futuro:
c'è una signora squadra da tenere insieme
indipendentemente dal risultato finale e, se non siamo alla
frutta, vorrei sognare ancora.
Ha assistito alla sua prima partita Enzo Vogin (6
settimane), figlio del migliore coach che sia mai stato
sulla panca dei bianco rossi.
Alla prossima.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Pontebba Generali 4 - 3 (2-0, 1-1, 1-2)
Ah l'hockey, che sport
straordinario! Si può vincere o perdere per un
nonnulla: incappare nella disfatta quando già ci si
sente al sicuro o, invece, trovare un successo insperato
mentre già suonano le campane. È successo
mille volte, succederà ancora, e ancora, e ancora.
Tom Pokel, il serafico coach delle 'aquile del Friuli',
sconfitto da un gol nel finale, incassa con filosofia:
"Abbiamo vinto ad Asiago a 26 secondi dalla fine, qui,
sempre a 26 secondi, abbiamo perso." Fossimo tutti come
lui soffriremmo di meno, anzi, soffriggeremmo di meno.
Non era forse diventato un'immensa padella il 'Cotta
Morandini' dopo il fortunoso 3-3 siglato da Raduns sei
minuti prima? Un'immensa padella nella quale s'erano
stemperati gli entusiasmi iniziali e noi, con le orecchie ai
parziali dalle altre piste, cominciavamo a sentire puzza di
bruciato. Che poi Sacha Petrov abbia salvato dal fuoco il
nostro 'aglio, olio e peperoncino', impedendo all'aglio di
passare oltre la necessaria brunitura, è soltanto
l'ennesima riprova della bellezza d'una partita di
hockey.
Me lo sentivo fin dall'inizio che Valpe-Pontebba avrebbe
tenuto le 'trippes' allertate come un virus di stagione: "Le
più in forma", titolava la presentazione di Arghittu
presagendo un match tiratissimo, eppure l'ambiente dava
quasi per scontato un nostro successo calcolando a priori
quanti punti avremmo avuto in più di Alleghe e
Cortina. Più accorto era 'Napoleone' Vogin: "Noi
pensiamo a fare punti ogni volta che possiamo, i risultati
degli altri non ci interessano." Giusto. E poi, leggendo
con più attenzione quella che fatico a chiamare
'fanzine', c'era poco da stare allegri: friulani imbattuti
nel 2010, sei vittorie di fila, una squadra che, prima di
Natale, speravamo di risucchiare nella lotta per evitare
l'ultima piazza ed ora, rinforzata da arrivi e rientri,
capace di buttare lì una media da scudetto...;
istintivamente mi sono messo ad annotare scappatoie tese a
spiegare un possibile risultato negativo.
Non mi piace prendere appunti: registro emozioni e su quelle
racconto. A volte mi sdoppio. Così, mentre
mentalmente prendo nota d'una Valpe spumeggiante, mi ritrovo
a scrivere dietro al foglio con le formazioni: 4 arbitri,
troppi, 3'34 interpretazione errata di un fuori gioco, 4'30
carica da tergo su Aquino II sotto gli occhi dell'arbitro
(non punita), 7'24 fischiano una liberazione vietata, ma
Sisca, a ragione, si lamenta, 7'38 gran gol, 7'48 bis, 8'10
Canale a Petrov, da questi a 'Fridge', ma il tiro è
su Hocevar. Qui mi fermo e metto in tasca il foglio con le
annotazioni. Tutti noi, a bordo pista, vediamo corbellerie,
astuzie, spropositi e finezze, sia dei direttori di gara,
che dei giocatori; tutti noi, a bordo pista, vediamo,
interpretiamo e pensiamo di essere nel giusto; per
discuterne ...troviamoci al bar; il gol
fatto-mancato-sfiorato-mangiato-inutile-fortunoso, scuote,
invece, le 'trippes'.
Dicevo: 7'38 gran gol; Sisca imbecca Luciano Aquino che
sembra poter arrivare in porta, ma, accompagnato dal
difensore, si trova in posizione defilata con Hocevar che
gli chiude l'angolo, Luch ha un guizzo sulla sinistra, si
gira e serve dall'altra parte Trudel che, liberissimo, mette
a segno. Dieci secondi più tardi arriva il bis, segna
Anthony Aquino, i tifosi impazzano, Pokel chiama time out,
ma non siamo in discesa perché il Pontebba ha buoni
giocatori che, con le loro girandole negli angoli, sanno
creare problemi.
Il 3-0 di Jannone in avvio di ripresa potrebbe illudere
molti, non chi ricorda che nel precedente confronto
casalingo col Pontebba si era sotto 0-4 e si è vinto.
Kowalski fa un po' di straordinari, ma nulla può su
Nikiforuk che, in stupenda serpentina sul centro, si beve la
nostra difesa e accorcia le distanze. Noi rallentiamo il
ritmo o almeno ci proviamo, ma così facendo siamo
meno pericolosi in avanti e le 'aquile' prendono
coraggio.
Nell'ultima frazione di gioco cambia poco: Hocevar e
Kowalski (più il nostro che il loro) si destreggiano
con sicurezza, nessuno ha segnato in superiorità
numerica ed è segno che le due squadre giocano
prudenti. Loro pungono di più, ma hanno Nikiforuk a
mezzo servizio con un ginocchio malconcio dopo uno scontro
di gioco con Haakana. Mentre sono fuori contemporaneamente
Jannone e Raduns, arriva il secondo gol degli ospiti: a
segnare è Felicetti, l'impressione è che
abbiamo gigioneggiato un po' giocando dietro la porta senza
liberare; sarà anche vero che non bisogna buttare via
il disco, ma il Pontebba ha attaccanti veloci, capaci di
fare pressione e tenere l'azione nella nostra zona di
difesa.
Il 3-3 ospite lo descrivo così: bum, clak, ping,
sdeng, ouff, tik, gol. Tradotto per chi gioca a biliardo, si
tratta di sei sponde con effetto a rientrare. 'Garfield'
incolpevole, ma restano poco più di sei minuti per
recuperare morale e risultato. Ci proviamo giocando a due
linee, forse è addirittura meglio dire che ci
crediamo. Il gol partita potrebbe essere di Anthony Aquino
(molti l'hanno visto così), invece Andrej Hocevar ci
arriva, poi cade perdendo il disco, Dino Grossi rovista nel
mucchio, Sacha Petrov raccoglie e fa la cernita: spalla
avversaria, pattino amico, bastone del portiere, disco...,
discooo...? GOL.
Mancano 26 secondi, Pokel toglie il portiere, noi l'aglio
dal fuoco e scoliamo la pasta ringraziando un'ennesima volta
l'estone timido, roccioso, generoso, insostituibile. Domani
il Renon, non metto pressione, ma dopo tante 'prime
volte'...
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Interspar Bolzano 6 - 5 (1-3, 2-1, 2-1, 1-0)
o.t.
"Se fossi un poliziotto
ti arresterei per spaccio di droga. Penso a due parate:
quella a 30 secondi dalla fine e l'altra ad over time appena
iniziato; quegli interventi sono stati droga per i tuoi
compagni dell'attacco, un vero e proprio invito a
vincere." Questa la mia non-domanda a Craig 'Garfield'
Kowalski nel post partita; Craig ha ascoltato l'attenta
traduzione di Eliana, poi ha regalato un (rarissimo)
sorriso, ha ringraziato e se n'è andato ciabattando
verso gli spogliatoi.
Allora: sapete tutti che sono kowalskiano dal primo
allenamento, ho anche apprezzato Andrea Rivoira quando
è stato il suo turno, ma soltanto un portiere come
'Garfield' poteva farci restare in partita contro il
Bolzano.
L'ex invincibile armata s'è presentata con lo sguardo
da cannibale: pesavano tre sconfitte contro la matricola, oh
se pesavano! Nei primi cinque minuti non succede nulla ed ho
così il tempo per registrare la novità tattica
di mister Vogin, con Jannone in prima e capitan Grossi
scalato in seconda ("avevo necessità di svegliare
l'attacco e di dare a Jannone l'opportunità di
esprimersi al meglio", dirà 'Napoleone' in sala
stampa). Ho dei dubbi sulla scelta, però il coach
è lui, noi pennivendoli buttiamo lì opinioni a
cose fatte e sappiamo soltanto animare le discussioni, non
vincere le partite. Registrato il computer di bordo,
l'armata esibisce i suoi pezzi d'artiglieria e va in
vantaggio con il criticato Riihjaervi. Breve intermezzo
nostro: Trudel, Aquino II che punta deciso su Hakkinen,
pasticcio tra difensore e portiere, da Luch il disco arriva
a Grossi e questi insacca scavalcando l'estremo avversario.
Bel gol.
Esce Petrov per ostruzione, fatichiamo, ma il risultato non
cambia; il guaio è che in difesa si balla, Smith
soprattutto, pur lottando, si perde divagazioni estemporanee
(dargli un turno di riposo sfruttando il turn over in favore
di Beau?) e gli avversari ne approfittano avvantaggiandosi e
arrivando al raddoppio in due minuti. Ora in pista
c'è soltanto il Bolzano e tocca a Kowalski tenerci in
partita aiutato anche da un paio di errori delle stars alto
atesine. Grande Corupe, coriaceo il nuovo arrivato Olson,
pericolosa la terza linea con Rolly Ramoser, Walcher e
Zisser, attenti Borgatello e Wilde; noi siamo fuori partita,
loro una squadra con lo scudetto cucito sulle maglie.
L'ultima frase l'ho scritta come mia, in realtà
è la sintesi di ciò che ho sentito in giro
nell'intervallo.
Al rientro è ancora Bolzano: Olson si scontra con
Trudel dietro la porta, il nostro accusa il colpo e rimane a
terra, sarebbe bastone alto, non da espulsione, ma da
fischiare; Soraperra non fischia, Trudel si rialza un po'
imbambolato, il disco intanto è finito a Corupe che
lo gira la centro verso Ramoser, Trudel spancia per
arrivarci, ma il capitano della nazionale è
più lesto e fa secco Kowalski sulla sinistra a fil di
palo. De profundis: 4-1 pesante, a credere in un recupero
restano soltanto gli ottimisti. Nel novero degli ottimisti
c'è senz'altro Luciano Aquino che lotta da par suo
per offrire a Jannone il disco che, tradotto in gol da Pat
(sotto gli occhi di papà Dell, valpellicese nella
stagione 1981-82) ci riporta in partita. Tocca poi a Ruggeri
in power play (è fuori Florian Ramoser) accorciare
ulteriormente le distanze assistito dalla linea che, d'ora
in avanti, chiamerò degli ottimisti (Aquino II e
Sisca). Ruggisce Bozen azzannato, ma ha meno idee e si
arriva indenni a fine frazione. Intanto Petrov, Frigo e
Canale fanno la loro parte: ottimo Sacha, più
intraprendente Pietro, sempre al posto giusto Luca anche se
con i marpioni che ha di fronte non è sempre
facile.
Tocca ancora agli ottimisti agguantare il pari: Ruggeri,
Aquino II, Sisca gol e il nostro peperino urla alla curva
tutta la sua gioia. Ahi, ahi, va fuori Haakana, il power
play degli ospiti gira bene fino a trovare Wilde smarcato
che, dalla blu, li riporta avanti. Loro provano a gestire e
per un po' ci riescono, poi Haakana innesca Luciano Aquino
ed è 5-5. Gran festa, però, per arrivare ai
supplementari ci vuole ancora super Kowalski che, a 19'30,
allarga tutta la superficie garfieldiana per fermare Jardine
(o Corupe, o Mather, che importa).
Supplementari: Kow subito da cineteca, poi tanta paura da
ambo le parti finché Sisca serve al centro Jannone
ben lanciato, ci sono anche Luch Aquino sulla destra e un
difensore che sta chiudendo, tutti urlano a Pat di servire
il compagno, lui resiste di forza al rientro del difensore e
infila tra Hakkinen e il palo finendoci contro. Esulto. Temo
un infortunio per Pat ancora a terra dolorante. Tutti si
buttano su di lui che si rialza. Torno ad esultare. Undici
punti su dodici presi al Bolzano. Potere alla fantasia.
In sala stampa sfilano Helle ("Sapevamo di avere di
fronte un attacco pericoloso ... sul 4-1 ci siamo
deconcentrati ... era importante avere Pittis che sa
difendere ... qualcuno sarà sorpreso dalle mie
decisioni nel prossimo turn over"), Dell Jannone ("La
'mia' Valpe e questa si equivalgono ... ora ci sono troppi
stranieri ... Bolzano ha una buona panchina di giovani, per
fortuna qualcuno l'avete anche voi"), Frantz Jean, super
allenatore di portieri (v. l'intervista di Corsani:
http://tuttohockey.com/n/parola-a-frantz-jean-preparatore-canadese-di-portieri-1544-n.htm),
l'uomo che ha rigenerato Andrea Rivoira ("Ai portieri
serve esperienza. Kowalski è uno dei migliori
portieri arrivati qui in Italia"). 'The voice' si dice
poco convinto del 2-0 del Cortina a Brunico ed ha ragione
(59 km sono molti in meno dei 542 necessari per venire a
Torre Pellice). Di Craig vi ho già raccontato, rimane
'Napoleone' Vogin che, ancora una volta, ha dimostrato di
sapere il fatto suo: merita l'applauso e l'affetto di tutto
il popolo bianco rosso.
Alla prossima; nell'attesa date un'occhiata a questa notizia
pubblicata nella sezione dedicata all'hockey femminile:
http://www.byisobel.it/hockey/isobelpensieri.htm#gen10
(v. in fondo all'articolo).
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Alleghe Tegola Canadese 4 - 3 (2-1, 1-1, 0-1, 0-0, 1-0)
rig.
Mi viene incontro
sorridendo, poi ha una piccola esitazione, come se temesse
un errore di persona, quando metto a fuoco i suoi occhi non
ho dubbi: è David, David Enouy, l'hockeysta dagli
occhi che ridono, il primo PFE (proveniente da federazione
estera) sbarcato a Torre Pellice, il canadese dal grande
cuore che ancora detiene il primato dei gol realizzati con
la maglia della Valpe (191); ci abbracciamo. Sono passati
trentadue anni dalla sua ultima stagione in Italia,
trentanove dal suo arrivo, sta per iniziare Valpe-Alleghe,
ma sono così felice di rivedere David che la partita,
quasi decisiva per la classifica, passa in secondo
piano.
Anche a questo serve la Valpe: a riportarti emozioni del
tempo che fu. Mi rendo conto che i 2/3 degli spettatori di
questa sera non hanno visto Enouy al Filatoio, dunque
abbandono il personale percorso a ritroso (magari ne
riparlerò in una 'divagazione'), non senza
confessarvi la mia commozione di fronte all'ovazione con la
quale avete accolto David a centro pista; perfetta la
presentazione di Paolo Vola, splendido il vostro applauso.
Anche a questo serve la Valpe.
Ora, la partita. Spero per voi che abbiate rivisto in TV
almeno la metà del primo tempo: da incorniciare! Da
rivedere nelle annate di carestia per ritrovare il senso
della parola 'spettacolo'. Altro non è che spettacolo
quello messo in scena dai nostri attori su lame d'acciaio.
Chi rimugina sul secondo tempo un po' alla 'viva il
parroco', o sull'ultimo, dove l'Alleghe ci ha fatto penare
parecchio, credo (s)ragioni da tifoso. Sì, nello
sport c'è anche il tifo, ma i primi due gol della
Valpe e il pareggio degli ospiti valgono, a livello
spettacolare, quanto il migliore quadro di una mostra,
l'acuto di un tenore all'opera, il guizzo di Varenne nella
prova di centro di una giornata all'ippodromo e, in
definitiva, il prezzo del biglietto pagato.
Un'opinione la mia, ma d'altra parte chi legge queste note
lo fa per leggerla!
Riprendo. Serata TV, pubblico appena normale per il Cotta
Morandini, tributo a Ivan Ballada sull'Eco, sulla locandina
di presentazione e in uno striscione: riconoscimenti dovuti
che fanno piacere. Schermaglie iniziali di sola marca bianco
rossa (loro, gli avversari, sono rossi e bianchi). I nostri
sembrano ispirati. A 4'37 TRUdel fa la migliore cosa della
sua serata scendendo sulla sinistra e servendo SISCA,
giochetto d'abilità del nostro 97, disco a Luciano
Aquino dall'altra parte e gol con Pagliero ancora sul palo
opposto. Bellissimo!
I caratteri maiuscoli non sono un errore di battitura;
l'usanza di attribuire un punto ciascuno a chi realizza un
gol ed a chi ha fatto un passaggio determinante, andrebbe
corretta con 3,2,1 punti secondo l'effettivo 'peso' o
qualità della partecipazione all'azione: in questo
caso 3 per Sisca, 2 per Trudel e 1 per Aquino che ha
sì fatto il gol, ma quasi obbligato dai compagni.
Improponibile? Avete ragione; lasciate semplicemente che lo
proponga, quando mi sembra il caso, in sede di cronaca.
Passa una manciata di secondi e ci risiamo: Ruggeri, Luciano
AQUINO, Anthony AQUino, gol (traduco le maiuscole: 3 per
Aquino II, 2 per Aquino I, 1 per Ruggeri); come dire che
l'assist di Luciano è stato favoloso, il gol di
Anthony pregevole e apprezzabile il primo passaggio di
Rosario. Dopo il time out chiesto da McKenna l'Alleghe si
riorganizza e per il tempo restante le due squadre si
equivalgono; a 17'25 Trudel commette fallo, è un
momento di pressione dei veneti, non ci voleva questa
penalità che Brown sfrutta insaccando prima dello
scadere sulla destra di un Kowalski troppo preoccupato di
non lasciare spazio sul palo interno.
Si riprende con gli ospiti alla ricerca del pareggio e
Kowalski deve metterci del suo per impedirlo pinzando una
fucilata di Faulkner da tre passi. La parata di 'Garfield'
ridà fiato alle ambizioni valpellicesi, si torna a
disturbare Pagliero e la caparbietà di Ruggeri frutta
il 3-1 prima di metà gara. Cresce l'Alleghe, anche se
la confusione regna sovrana. Noi fatichiamo a costruire
trame accettabili, loro fanno un gran movimento che non
produce spunti di qualità. Mi viene da dire che le
due squadre giocano a rimorchio delle loro paure. Lo
spettacolo torna a 35'21 quando Kowalski esibisce un vero
capolavoro ipnotizzando due avversari e fermando, udite,
udite, un due contro zero. Nella curva sotto il loggione
vedo un tifoso, non sempre tenero nei confronti del nostro
estremo difensore, rotolare letteralmente a bordo tribuna
per applaudire enfatico una parata davvero strepitosa.
'Garfield' capitola senza colpe tre minuti dopo di fronte a
Nicola Fontanive che, nel mucchio formatosi su di una
precedente respinta del portiere, è più lesto
dei nostri nel trovare il disco.
Due sole occasioni Valpe nella frazione conclusiva: la prima
la fallisce Luca Frigo che, ben lanciato sulla sinistra,
mette sul portiere (non è una critica poiché
Luca s'è trovato ancora una volta al posto giusto,
voglio soltanto dire che tra tre o quattro anni, con
l'esperienza necessaria, farà gol); la seconda
è uno sfortunato palo di Aquino II con Pagliero fuori
causa. In mezzo c'è però stato il pareggio
dell'Alleghe: è appena rientrato Jannone da una
penalità, siamo un po' in confusione e ROCCO pesca a
meraviglia FAUlkner sul centro che spara tra i gambali di
Kowalski un proiettile imparabile (3 punti a Vince Rocco, 2
a Marc Faulkner). Il resto costringe tutti a chiedersi se
siano calati i bianco rossi oppure siano cresciuti i rosso
bianchi. Alla domanda non c'è risposta e, con un po'
di fiatone, si va al supplementare dove, da ambo le parti,
prevale nettamente il terrore per la 'morte improvvisa'.
Ora siamo favoriti e spiego perché: l'Alleghe ha
un'ottima organizzazione difensiva che, nei tiri di rigore,
vale come il due di picche a briscola; noi siamo migliori in
attacco e nel portiere. C.V.D.: segnano i due Aquino,
Jannone, Petrov e Sisca, nel frattempo Kowalski fa andare a
vuoto Faulkner, 4-3.
Nessun sussulto in sala stampa dove McKenna è felice
per averci tenuti dietro in classifica e Vogin lo è
per avere ritrovato punti. A smuovere un po' le acque
è la solita domanda sui 'panchinari'. 'Napoleone'
è preparatissimo e tira fuori le formazioni per
spiegare che l'Alleghe, squadra fortissima nelle giovanili,
schiera in realtà tre linee molto esperte sia in
attacco che in difesa; dalla nostra parte ci sono Frigo (16
anni), Runer (20), Canale (20, questa sera sostituito da
Mondon Marin) e Pozzi (21), gli altri giocheranno
guadagnandosi il posto o se ce ne sarà la
necessità, ma in A si arriva lottando, battendo la
concorrenza, facendo esperienza in allenamento o in altre
categorie. Che dire di più?
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Asiago Migross 1 - 2 (0-1, 0-0, 1-1)
'All'Asiago noi preferiamo
la toma' dicono i tifosi: mi associo, anche se da un po' di
tempo non mi riesce più di trovare una 'toma'
invecchiata che sia, al tempo stesso, morbida e poco forte.
L'Asiago, come formaggio, non è male ed ha alle
spalle un invidiabile consorzio di produttori che garantisce
la scelta tra 'fresco', 'stagionato' e 'stravecchio'. Sulla
stessa falsariga, l'Asiago, come squadra di hockey,
può contare sull'esperienza maturata in anni di A,
sul titolo assoluto, conquistato nel 2001, su tre Coppa
Italia ed una Supercoppa; la Valpe, che nel 2001, senza
stadio, non disputò nemmeno il campionato, è
lontana come pedigree: bisognerebbe potenziare il consorzio,
magari con il tomino del Talucco!
Fuori di metafora, l'inizio sembra favorevole alla Valpe, ma
è un'illusione ottica: nel dopo-partita John
Harrington confesserà di avere consigliato ai suoi
una partenza guardinga temendo l'attacco-mitraglia dei
valpellicesi. Vogin, per parte sua, rispondendo
all'insinuazione sull'attacco bianco rosso meno brillante
del solito, proteggerà, come da copione, i suoi
giocatori pur ammettendo che, dopo l'infruttuosa sfuriata
iniziale, la frustrazione da 'tanto lavoro per nulla' abbia
un po' condizionato il rendimento dei nostri. Insomma: due
allenatori che sanno il fatto loro.
Le parole, messe in pista, danno come risultato che nei
primi dieci minuti l'Asiago non si fa vedere dalle parti di
Kowalski, mentre noi andiamo vicinissimi al gol in almeno
tre occasioni e, in una di queste, il disco supera
Bellissimo per fermarsi a tre centimetri dalla beatitudine.
A metà tempo scade il coprifuoco in casa ospite e
l'accoppiata Ulmer/Henrich semina un po' di panico nella
retroguardia valpellicese. Stupiscono soprattutto la
compattezza, la velocità, l'aggressività delle
tre linee dei veneti, così diventa davvero difficile
uscire dal terzo di difesa e Kowalski (un grande rientro il
suo) è chiamato a tre super interventi che pareggiano
il conto con quelli di Bellissimo nei minuti iniziali.
Quando già sembra che si possa andare al riposo su di
un giusto 0-0, prendiamo la prima penalità e il primo
gol: Petrov in panca puniti per colpo di bastone a 19'06, lo
'special team' asiaghese non ci fa vedere il disco con
Ulmer, Henrich e Borrelli a girare come pazzi appoggiati,
sulla blu, da Lethinen e Trevisani, poi, senza che riusciamo
a liberare, Borrelli pesca Henrich vicino alla porta ed
è 0-1 a sette secondi dalla sirena.
La ripresa fila via che manco te ne accorgi. Abbiamo qualche
superiorità numerica non sfruttata e due non le
sfruttano loro (alla fine saranno 2 su 4 per l'Asiago e 0 su
6 per la Valpe), ma l'impressione è che non sappiamo
più pungere. I nostri attacchi sono occasionali e
frutto della buona volontà più che del gioco,
i loro mi sembrano avvolgenti: se hanno il disco lo
nascondono costringendo la difesa della Valpe agli
straordinari, se non ce l'hanno sono aggressivi in ogni zona
e non fanno respirare. I due portieri se la cavano bene ed
il risultato non cambia, ma l'Asiago si merita ora il
vantaggio ottenuto nel primo parziale.
Nell'intervallo mi arrabbio un po': sono anch'io abbattuto
perché fatico a vedere come si possa ribaltare
l'andamento del match, però i miei interlocutori sono
fermi al 'troppe feste' o al rimpianto sulla Valpe vista
contro il Cortina; già, ma l'hockey è giocato
da umani, non da macchine e se la migliore prestazione della
stagione è presa come termine di paragone,
vorrà dire che negli altri casi si potrà
soltanto fare schifo o ...vincere il campionato.
Mi dispiace che la frazione conclusivo lasci le cose come
stanno. Loro sfruttano un power play (è fuori
Jannone) per raddoppiare con Strazzabosco (ho l'impressione
che la traiettoria del tiro sia modificata da una stecca dei
nostri, ma non ci scommetterei), noi accorciamo le distanze
con una bella intuizione di Aquino II su assist di Grossi.
Mancano poco più di sei minuti, ma non sento il
fremito del possibile aggancio data la calma con la quale la
difesa ospite gestisce il possesso del disco. A 1'10 dal
fischio finale Vogin toglie il portiere, Borrelli ci grazia
mandando fuori di dieci centimetri un facile appoggio a
porta vuota, Anthony Aquino pareggia, non l'incontro, ma la
cortesia, non trovando il tempo giusto per ribattere in rete
con Bellissimo a spasso. Amen.
Partita non spettacolare, ma apprezzabile. Ottime le difese
ed i portieri. Il loro attacco più velenoso del
nostro. Con un po' di fortuna si poteva anche vincere, ma
non me la sento di chiamare in causa la dea bendata quando
il bilancino sta più dalla parte degli avversari.
'Napoleone' dice che abbiamo difeso bene anche con gli
attaccanti, poi, alla domanda sulle discese di Ruggeri,
infruttuose e stancanti secondo il pubblico, si fa un paio
di battute: "Quando ci sono 2.000 persone in tribuna, ci
sono anche 2.000 coach. Rosario fa un gran lavoro nel
portare in attacco tutti quei dischi, pochi resistono alla
sua progressione, se facesse anche gol ...non giocherebbe
nel nostro campionato!"
Io gli credo, ma, facendo parte dei 2.000 coach aggiunti,
devo pur dire la mia. Un esempio: a posteriori avrei optato
per Beauregard al posto di un paio di italo meno pericolosi
del solito, ma bisognava saperlo prima! Aggiungo: e se al
posto di Beau, avessimo fatto riposare ancora Haakana, bel
ragazzone di pessima stecca che non ha ancora convinto? Mi
rendo conto di giocare a 'Sputo nell'oceano' (v. nelle
divagazioni), però è l'aliquota di
divertimento spettante a noi non addetti ai lavori, come
quella di criticare Dino Grossi (non ne mette più
dentro uno) o di esaltarlo perché è
all'ennesima eccellente prestazione e lo dimostra il fatto
di essere lì, dove serve, al momento giusto. Inutile
dirvi che io ho visto un grande capitano.
Ciò che non c'entra nulla con il divertimento sono i
cori sulla mamma di Strazzabosco. Fischiatelo, ululate ogni
volta che tocca il disco, ma così mi fate venire in
mente quei quattro cretini che a Torino ci chiamavano
'provinciali di merda'. Senza dimenticare che se
Strazzabosco, ancora un gran difensore e con un gran tiro,
giocasse da noi, sarebbe sicuramente un idolo. Non mi
credete? Per conferma, chiedere a Diego Pataro, Giovanni
Mastel, Ivo De Toni o, più di recente, ad una
'mammoletta' come Lorenzo Olivo. E poi questo non è
un predicozzo: è soltanto un invito ad aiutare la
Valpe a stracciare l'Alleghe giovedì sera. Senza
parenti, ma con i denti.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Cortina De Vilmont 7 - 2 (2-0, 3-1, 2-1)
Sull'onda del Palaonda
(increduli loro e noi), s'incamerano altri tre punti
distruggendo il Cortina.
Stadio gremito in ogni ordine di posti (frase fatta, ma
rende l'idea), Valpe al completo, è rientrato anche
Pietro Canale, reduce da un ottimo mondiale 'under 20' in
Polonia, ci si interroga su chi dovrà forzatamente
andare in tribuna per rispettare il limite dei punti sui
transfer card da inserire sul foglio d'arbitraggio e le
ipotesi si sprecano. All'annuncio delle formazioni
metà del popolo delle tribune applaude il coraggio di
'Napoleone' Vogin, l'altra metà si chiede se sia
impazzito: fuori rimane Kowalski! Gli ospiti devono
rinunciare a Keith e Watson, ma hanno una squadra ben
più completa ed agguerrita di quella battuta per 8-5
il 20 ottobre scorso e, soprattutto, contano di far valere
l'esperienza come successe nel ritorno quando, a sentire i
presenti all'Olimpico, fecero un solo boccone dei
nostri.
Vedere i cortinesi mi emoziona sempre: sono stati, a cavallo
degli anni '70, il simbolo dell'hockey italiano quando
ancora la Valpe giostrava in promozione, rappresentavano
allora i 2/3 della nazionale (qualche nome noto agli
appassionati dell'epoca: Alberto e Gianfranco Da Rin,
Verocai, Savaris, Ghedina, Mastel) e vincevano scudetti a
ripetizione. Ricordo il presidente Gasperi, primo fautore di
un'intesa tra i club per cercare di limitare i danni di una
federazione milanocentrica, poi, qualche anno più
tardi, ricordo Birula, il polacco che elargì una
lezione di professionismo vero quando, al Filatoio, per il
primo nostro impatto con i resti del grande Cortina Doria,
fece un'ora di riscaldamento correndo attorno alla pista e
saltellando su e giù dai gradini delle tribune ancora
vuote.
Ricordo ...e rischio di perdermi il vantaggio Valpe siglato
da Jannone con un tiraccio dei suoi che sorprende me e
Thompson; sono passati appena 47 secondi, sto ancora
cercando di capire l'allestimento delle linee..., sì,
in seconda giocano Grossi, Sisca e il rientrante Luch
Aquino, in terza Beauregard..., ma è un cambio
volante, c'è ancora dentro Luch che serve Ruggeri,
passaggio a Beau e gol. Urca, a 1'52 siamo 2-0 e,
udite-udite, Douglas McKay, l'allenatore degli ospiti,
chiede già time out. Mai visto! Il Cortina riordina
le idee e si fa vivo dalle parti di un attento Rivoira. Ora
sono gli ospiti a premere, ma il contropiede della Valpe
è micidiale, controlliamo e pungiamo, pungiamo e
controlliamo.
Mentre pungiamo c'è da divertirsi: passaggi,
giravolte, improvvisazioni; ci sarebbe anche un gol da
favola di Sisca in tandem con Aquino II, il gol è
tardivamente annullato da un linesman, secondo me è
gol, secondo il linesmen no. Non importa: gol o non gol,
questo è spettacolo! Mentre controlliamo scopro la
nuova Valpe voluta da 'Napoleone': squadra corta, nessuno
con licenza di fare avanspettacolo, difesa grintosa davanti
al nostro portierino. Gli ospiti sono bravi a tenere il
disco, De Bettin e Cullen mettono pressione, ma non trovano
spiragli.
Nella ripresa si vede "la migliore Valpe di sempre"
(virgoletto perché l'affermazione è di 'The
voice' Arghittu) e il Cortina scompare. Questo non è
raccontabile: o lo si è visto, o ciccia! In pista ci
siamo soltanto noi, nonostante due penalità ad
Haakana (che scuote la testa perché abituato ad altri
arbitraggi, ma almeno in una occasione sono d'accordo con
Moschen) e nonostante De Bettin che, dimenticato solo ad un
metro dalla porta, accorcia le distanze. Segniamo anche in
inferiorità numerica, segniamo gol bellissimi, scelgo
quello di Grossi perché per un minuto il Cortina non
ha visto il disco impazzendo dietro alle fantasie di Sisca e
Luciano Aquino fino alla realizzazione del capitano.
Chi, nell'intervallo, chiede lumi sul valore degli
avversari, può scegliere tra due opzioni: o è
un inguaribile pessimista, o non sa apprezzare il gioco
pirotecnico di una super Valpe.
L'ultima frazione è quasi inguardabile; è
vero, si fa in fretta a dimenticare i periodi di magra, si
vorrebbero vedere 'fusette' accese a ripetizione e ci si
dimentica che la partita è finita sul 5-1. Ora
sì che il Cortina non c'è più.
Allungano ancora Aquino e Petrov, quest'ultimo dopo il
cambio del portiere (McKay concede una dozzina di minuti a
Marchetti), poi ancora Sacha, ma nessuno vede il gol. Mi
scopro sadico: vorrei che i nostri continuassero a segnare
per vendicare tante batoste all'Olimpico, dove non abbiamo
mai fatto punti, ma Grossi e compagni sono sazi e giocano
per divertirsi. Aspetto con ansia che il mister butti dentro
una quarta linea, però quando lo fa becchiamo subito
il gol da Krestanovich per il 7-2 conclusivo.
In sala stampa Luciano Aquino sfoggia un approccio
d'italiano per spiegare la voglia che aveva di tornare in
pista e fare sfracelli, li ha fatti (due gol e tre assist) e
promette di migliorare ancora l'italiano per spiegarci
quelli che farà nei play off. Tocca a Vogin e sono
curioso di sapere perché ha dato poco spazio ai
giovani a risultato acquisito, perché Rivoira e non
Kowalski e anche come 'Garfield' ha digerito l'esclusione.
Con la solita disponibilità 'Napoleone' anticipa
addirittura le domande: "Vi chiederete perché non ho
fatto giocare di più i giovani, ma è sempre
difficile decidere di rompere gli equilibri; quando si entra
nel finale, a freddo, non si è in partita, avranno
altre occasioni." Sulla scelta del portiere, il coach dice
che Andrea meritava una riconferma davanti al suo pubblico,
che Kowalski rimane uno dei migliori portieri del
campionato, che non bisognava rischiare ricadute, che il
gruppo è unito e il portiere, felice per il buon
momento della squadra, aspetta soltanto di dare il suo
contributo sulla strada dei play off. Vi lascio a Radio
Beckwith per Pontebba e Collalbo, ma non mancate il 2 per
inaugurare il 2010 contro l'Asiago.
Non finisce qui perché c'è ancora da
festeggiare un'altra nascita: quella di Lorenzo, figlio di
Erica e Ciaz Chiarotti, venuto al mondo nella mattinata di
questo indimenticabile 26 dicembre. Ciaz, quasi in partenza
per Vancouver dove difenderà i colori italiani nello
sledge hockey, ha ancora qualche giorno per godersi il
pupattolo; auguri di cuore a lui ed a mamma Erica.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Red Orange Pustertal 2 - 5 (0-3, 1-0, 1-2)
Se ci fosse un titolo,
sarebbe: - Benvenuto Enzo -. La nascita del pargoletto di
mamma Audrey e papà Alain ha tenuto banco alla
vigilia del confronto con i primi della classe; pare che il
piccolo, stufo di quegli strani cori 'Valpe-Valpe',
percepiti attraverso il liquido amniotico, e curioso di
vedere dove un'angioina ('angevine' per i cugini) e un
'québécois' avevano deciso di farlo nascere,
abbia anticipato d'una quindicina di giorni. Congratulazioni
alla Vogine (come la chiama il sottile 'enricus' sul forum)
ed a 'Napoleone' Vogin, un sacco di auguri al neo-arrivato
...Voginin.
Che si sarebbe perso contro il Pustertal era nell'aria, che
si restasse in gara, nonostante le assenze e il brutto
inizio, è nel DNA di questa pazza Valpe, che si
aspetti S.Stefano come fanciulli desiderosi di aprire i
regali di Natale era ed è scontato. Ospitando il
blasonato Cortina bisogna tornare il 'più bel
pubblico d'Italia' e riempire il Cotta Morandini.
Ma siamo davvero il più bel pubblico d'Italia? Alla
Leitner Solar Arena di Brunico, il 19 novembre, 2000 persone
hanno assistito al testa/coda della classifica (un 9-7
pirotecnico); a Torre Pellice, per il coda/testa, gli
spettatori sono 1350, come dire: la partita meno attesa
della stagione! I numeri suggeriscono che: ammirare la
migliore squadra del torneo interessa poco, lo spettacolo
assicurato da campioni come Tuomainen, Helfer, Vodrazka,
Bona, Sirianni o Jakaitis, non attrae, qui si va allo stadio
per vedere la Valpe vincere. Ma allora, perché non
rimanere in A2?
I vuoti sulle tribune, visti dal loggione questa sera,
indicano un adeguamento dei gusti agli spettacoli in stile
'reality': lì non si ammira uno scienziato per la sua
inventiva o il campione sportivo per l'abilità nel
guidare a 300 km orari o mettere una palla dall'altra parte
del campo, in una porta, in un canestro; lì si
guardano personaggi speciali fare cose comuni, e si sogna di
essere altrettanto bravi perché anche loro mangiano
la pasta, dicono cavolate e fanno pipì, come tutti.
Non m'importa se qualcuno riterrà questo commento un
inutile predicozzo, mi leggono in sei e cinque di questi
sanno che la critica non li riguarda; ma 'il migliore
pubblico d'Italia' va allo stadio per lo spettacolo, per
entusiasmarsi vedendo i più bravi e pazienza se poi
sono anche più bravi dei 'nostri'. La Valpe attira
2000 spettatori sul lungo Rienza perché in grado di
dimostrare che, a volte, due più due fa cinque. A
volte, ripeto, ed il bello sta proprio lì.
Ora, la partita. Il Val Pusteria, dopo l'over time del 10
ottobre ed il successivo spettacolare match di Brunico, non
ci snobba, ma la sua macchina da gol trova il 3-0 quasi
senza spingere sull'acceleratore. Con questo ritmo (3 gol in
poco più di 10') ne prendiamo 17! Rivoira non sembra
esente da critiche, ma il loggione è lontano e il
coach assolverà il giovane portiere nel dopo partita
chiamando in causa due deviazioni ravvicinate ed un 'velo'
riuscito. Comunque Vogin chiede il time out e fa presente
che si perdono troppi dischi e chiede più
concentrazione. Ben fatto: la Valpe si ricorda di sapere
giocare e porta i primi pericoli alla porta avversaria.
Secondo tempo. Non rientra Haakana per un colpo al ginocchio
(riusciremo mai a giocare con cinque difensori?). Ora gli
ospiti giocano sul velluto, però, pur dando
l'impressione di controllare agevolmente la gara, arretrano
un po' e Jakaitis deve superarsi in più occasioni;
finalmente c'è gioco e anche Rivoira esibisce ottimi
e applauditi interventi. Al minuto 35 una bella combinazione
Anthony Aquino-Jannone trova Ruggeri ben piazzato a tre
passi da Jakaitis e si va 1-3. L'ottimo momento della Valpe
sveglia i pusteresi che cercano il gol della sicurezza, ma,
nel frangente, siamo più belli noi tanto che Vogin
confesserà, a fine partita, di avere sperato nel
recupero pieno.
L'ultima frazione presenta una capolista degna dei suoi
risultati: noi continuiamo a pungere, ma il Val Pusteria
comanda ritmi e manovra fino ad ottenere la quarta rete con
l'attivissimo Bona, migliore italiano in pista, e allungare
ancora con Sirianni, goleador principe, a metà tempo.
L'ultima rete, di Sisca (assist di Ruggeri e Grossi),
permette di addolcire la sconfitta e premia la solita
intensa prestazione del nostro centrale. Con Sisca, mi sono
piaciuti Ruggeri, Grossi, Rivoira, Jannone, Aquino ed il
consueto impareggiabile Petrov. Qualche distrazione
(timidezza/subalternità) da parte di Trudel, Smith e
dei giovani. Da Beauregard mi aspetto sempre qualcosa di
più. Buono e persino facile l'arbitraggio di Mauro
Scanacapra che s'è dovuto guardare soltanto dal
maligno Sparber e da qualche colpo proibito di Helfer e
Sisca. Mair, l'unico coach italiano della serie A, merita i
complimenti che gli arrivano da tutte le parti; in
più, Stephan, è anche rispettoso degli
avversari e disponibile a commentare vizi e virtù
della sua squadra. Bravo.
Chiudo con una notizia triste: ci ha improvvisamente
lasciati Donatella Jourdan, la vedova di Egidio Gregoretti,
che avevamo salutato nella serata in cui s'era ricordato
Manfroi; è uno spiacevole addio ad una parte della
Valpe dei tempi andati.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Fassa Levoni 2 - 3 (1-0, 1-0, 0-2, 0-1) O.T.
Certo che le partite in
rimonta sono un'altra cosa! Perdere 2-3 all'over time, dopo
essersi cullati sul 2-0 del secondo tempo, è come
passare dal morbido incanto di un Sancerre d'annata alla
cruda asprezza del Beaujolais. Il parallelo chiama in causa
vini d'oltralpe in omaggio a 'Napoleone' Vogin che, in
serata di grande emergenza per le assenze importanti,
inventa una Valpe mai vista capace di creare non pochi
problemi agli ospiti guidati dal 'mago' Steve Stirling. Alla
fine s'è perso, è vero, ma il punticino
conquistato esalta, tiene a bada Alleghe e Cortina,
suggerisce scenari sempre nuovi e coinvolgenti.
Questa l'atmosfera captata al Cotta Morandini tra il cauto
ottimismo del primo intervallo, le dolci speranze del
secondo e, infine, l'aumentata stima nonostante il risultato
beffardo.
Contro una squadra capace di 'asfaltare' (4-0) il Val
Pusteria e con 'Garfield' Kowalski infortunato, Aquino II e
Ruggeri squalificati, Canale al raduno degli 'under20',
sembrava logico aspettarsi una disfatta. Così credo
abbiano pensato i 6/700 spettatori che sono mancati
all'appello. Ebbene, hanno avuto ragione i 1.400 presenti
perché Vogin ha saputo ottenere dai suoi la migliore
partita difensiva della stagione, oltre naturalmente al
solito cocktail 'cuore Valpe' (30% spirito di squadra, 25%
agonismo, 25% tecnica, 15% capacità di
concentrazione, 5% pazzia).
Per una volta si può anche discutere sulle
prestazioni dei singoli giocatori e, dovendo scegliere i tre
migliori, come fanno i tifosi per il trofeo dell'Eco, voto:
Runer, Petrov, Haakana. Sì, perché i due
difensori (e Haakana era febbricitante) si sono superati
giostrando con calma, senza mai apparire in affanno o in
balia dell'attacco avversario; il Petrov di quest'anno, poi,
non si discute: accudisce i marmocchi che gli gironzolano a
fianco con l'attenzione sollecita di un padre amoroso, entra
negli 'special team' con la noncuranza di chi c'è
abituato, difende a tutta pista e, quando serve, trova
magari il gol con azioni insistenti nelle quali il disco,
anche se in tasca all'avversario, non è mai perso.
Davvero prezioso.
Ciò non significa che io non abbia apprezzato il
super lavoro di Smith e Trudel (ancora una volta chiamati
allo straordinario dalla difesa a 4), o le magiche
invenzioni di Sisca, la rinascita di Jannone (da qualche
partita più integrato nella squadra e finalmente
determinante), la creatività di Anthony Aquino,
l'equilibrio tattico di Beauregard e di Grossi (che ne dite
della 'nuova' saggezza del capitano?), la costante crescita
di Pozzi, la riscoperta di Mondon Marin...
Ho dimenticato qualcuno? Sembra proprio di sì: Andrea
Rivoira e Luca Frigo, i due giovani fringuelli sotto gli
occhi di tutti. Non bruciamoli. Il fatto di poter essere
protagonisti in serie A a 18 e 16 anni è come
scolarsi mezza bottiglia di Vodka a digiuno, senza nemmeno
il caviale a migliorarne il gusto e attenuarne gli effetti.
Andrea se l'è cavata bene in un ruolo assassino,
vorrei soltanto ricordargli che i grandi portieri sono
diventati tali in età molto più avanzata,
dimostri di avere pazienza e, per il momento, accenda un
cero per la guarigione di Kowalski. Luca sta dimostrando
talento e, nel suo ruolo, il talento lo si percepisce da
subito, ma non è questo il suo vero pregio: lui
sembra desideroso d'imparare, di carpire i segreti di chi ha
già una carriera alle spalle; è così
che ci si giocano le proprie carte, anche se la strada
è ancora lunga, anche se il jolly del primo gol in
serie A a 16 anni non si dimentica.
Ho detto al coach che il Fassa gli ha fatto un favore
battendoci nel supplementare perché, vincendo,
avrebbe avuto sul collo il fiato di quei tifosi che
stravedono per i giovani locali; 'Napoleone', imperturbabile
come si addice ad un imperatore, ha assicurato che i tempi
di gioco concessi dipendono dall'impegno e dalla
volontà di migliorare.
Valpe-Fassa s'è giocato nelle attente coperture in
zona neutra: per due tempi sono stati più bravi i
nostri, ma il gol in apertura dell'ultimo periodo ci ha
tolto un po' di sicurezza, siamo arretrati, il Fassa
è cresciuto, i pali, Dennis e la dea bendata che lo
protegge hanno fatto il resto.
Scrivo ancora di arbitri e arbitraggi: per la prima volta la
quaterna di bianconeri in pista non mi ha infastidito.
Merito di Bosio e Moschen. Dissento sulla squalifica a Smith
perché un direttore di gara meno protagonista di
Pichler avrebbe finto di non vedere le mazzate sulla
balaustra del difensore; ma come, procuri un gol a porta
vuota e invece di scusarti dicendo magari "Mi dispiace
ragazzi, purtroppo succede", tu infierisci? Dissento anche
sulla pesante squalifica a Luciano Aquino: chi era presente
ad Asiago narra di uno Strazzabosco arrembante con la mazza
ad altezza di naso e di un Parco entrato in pista dalla
panca per scagliarsi su Sisca, ma la terna diretta da Colcuc
sembra avere visto soltanto Aquino. Due pesi e due misure?
Non vorrei pensarlo, però 4 giornate contro un
buffetto sulla spalla sono più di un ragionevole
dubbio. O no.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Renon Renault Trucks 2 - 5 (2-1, 0-2, 0-2)
A pagina dodici del libro
sulla Valpe (mi scuso per l'auto citazione), scrivendo di
arbitri, suggerisco di porre l'attenzione sulla differenza
tra 'autorevole', chi non ha bisogno di imporsi
perché la sua autorità è riconosciuta
da tutti, e 'autoritario', chi si impone perché, per
un qualsiasi motivo, ne ha l'autorità. Ora, in tempi
di magra per l'autorevolezza, dobbiamo applaudire ogni qual
volta ci è ricordata la sostanziale differenza tra i
due termini.
Il 5 dicembre '09, in due ore e quindici minuti, tempo di
gara più annessi, ci è stata impartita al
Cotta Morandini un'efficace lezione sulla differenza tra
autorevolezza e autoritarismo. Il docente, tale Karl
Pichler, ha prima esposto la sua tesi dimostrando, con
imparzialità degna di migliore causa, quanto possano
essere soggettivi i margini d'interpretazione delle regole,
per poi concludere con esempi concreti sulle conseguenze
dell'autoritarismo.
Fuori di metafora, il capo arbitro Pichler non ha influito
sul risultato di Valpe-Renon, ma ha fatto di tutto per
innervosire i giocatori e condurli per mano al sottile
limite tra lamentela e protesta. A questo punto il direttore
di gara s'è servito della sua mediocrità,
più che dell'autorità del ruolo, per
dispensare punizioni ai reprobi: Hafner (Renon), Ruggieri e
Smith (Valpellice) hanno avuto 10' di penalità per
cattiva condotta, allo stesso Ruggieri è poi stata
comminata al termine dell'incontro una penalità di
partita per cattiva condotta.
Anticipando i benpensanti, posso sottoscrivere la critica al
comportamento di giocatori professionisti incapaci di
contenere le proprie esuberanze verbali. Lo stesso Vogin,
coach valpellicese, ha detto in conferenza stampa: "Gli
arbitri sono una variabile che noi non possiamo controllare
ed i giocatori devono imparare a frenarsi."
Benissimo, ma vorrei anche fare un piccolo cenno
all'uniformità di comportamento e di giudizio che da
sole garantirebbero una migliore applicazione del
regolamento. Perché alcuni arbitri accennano soltanto
al 'gesto dell'avvoltoio' (il sollevare le spalle tenendo le
braccia ad arco e portando le mani ai fianchi, atto che
prelude la penalità per cattiva condotta) come
minaccia e altri ne abusano? Perché un arbitro come
il signor Piclher, al contrario di altri, punisce con 2' di
panca ogni minima trattenuta e soprassiede sulle cariche da
tergo ben più pericolose per l'incolumità
degli atleti?
Preferisco non scrivere mai degli arbitri (il bravo arbitro
è quello che non si vede), però, a questo
punto, due domande (retoriche) la meritano anche Ron Ivany
ed i vittimisti per inclinazione. Al coach del Renon, reduce
da una lunga squalifica per critiche al settore, chiederei:
"Risponde al vero l'illazione che lei non abbia accettato
l'invito alla conferenza stampa sapendo che si sarebbe
parlato dell'arbitraggio?" A coloro che invece, da tempo,
lamentano l'eccessiva presenza dell'arbitro Gagliardi alle
partite della Valpe, chiederei, rifacendomi a 'Il re
travicello' del Giusti: "Volete il serpente/che il sonno vi
scuota?" e concluderei, eccovi accontentati.
Nessuna di queste domande avrà mai risposta; ora
aspetto di conoscere il 'costo' materiale dell'accennata
lezione di autoritarismo e soltanto allora saprò
dirvi se il conferenziere era un uomo piccolo oppure un
piccolo uomo.
La partita. La Valpe disputa la sua migliore gara a livello
di collettivo per un tempo e mezzo, poi si sfilaccia
mentalmente e cede sul piano fisico anche per la prematura
uscita di scena del nuovo acquisto Haakana, colpito da un
disco. Scrivo di una buona prestazione della squadra nel suo
insieme perché altrimenti, con alcuni giocatori di
punta piuttosto stanchi (ad esempio, Luciano Aquino), non si
sarebbe tenuto il Renon in soggezione così a lungo.
Vogin e Pozzi, nel dopo partita, hanno accennato alla
semplice efficacia del gioco dei rosso blu, l'allenatore ha
poi aggiunto: "A Collalbo, in coppa, siamo stati vicini
alla vittoria pur subendo molto il loro gioco e questa sera
siamo già riusciti a stargli più vicino;
confido che in una delle prossime due sfide sapremo
batterli."
Commento corto il mio, ma dopo il Pontebba e la girandola di
emozioni ottimamente descritte da Pavullo Biancorossa sul
forum, questo Valpe-Renon sembra dare voce soltanto a tristi
presentimenti..., mi sa che questa volta andrò ad
ascoltarmi Jannacci con 'Messico e nuvole'!
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Pontebba Generali 7 - 4 (0-3, 4-1, 3-0)
"Come
un gelato al
limon, gelato al limon, gelato al limon
", così
è stata per me la partita con i friulani: ricca di
atmosfere tipiche di una canzone di Paolo Conte. Si comincia
con il fascino di una sfida per la classifica con
testimone'mamma Rai', poi la 'valigia piena di
perplessità' di un primo tempo finito 0-3 nonostante
si sia giocato alla pari, seguono il disperante 0-4, una
rocambolesca rimonta e l'incanto finale.
Che c'entra il gelato al limone? Un fatto personale: davanti
ad un gelato al limone ho l'acquolina in bocca, ma, alla
prima leccata, quel freddo improvviso in bocca e l'aspro del
limone disturbano; soltanto dopo, assaporando poco a poco,
c'è il tripudio delle papille gustative. Per voi non
è così? Beh, cambiate squadra (pardon, volevo
dire gusto)!
Sull'incontro in sé c'è poco da dire: 0-3,
4-1, 3-0 sono parziali anomali che narrano capovolgimenti
mentali, non tecnici. Bello perché la Valpe ha vinto,
bello per lo spettacolo, ma di hockey ne parliamo un'altra
volta.
Il Pontebba arriva a Torre Pellice in emergenza, ha una
panca cortissima e sa di dovere sparare subito le sue
cartucce. Vogin è cosciente di questo fatto e
raccomanda di curare soprattutto le coperture in zona
neutra, là dove hanno origine le sfuriate degli
ospiti. Per un quarto d'ora giochiamo un contropiede
classico, soffrendo un po' le parate di Carpano quando
attacchiamo e lo scatto breve di Felicetti, Nikiforuk e
Guerin quando tocca difendersi. Poi, in meno di tre minuti,
loro vanno a segno tre volte e per qualcuno siamo già
all'addio sogni di gloria.
"Nello spogliatoio non ho detto nulla, -
racconterà 'Napoleone' a fine match -, i ragazzi
hanno fatto ciò che avevo chiesto, il risultato ci
puniva, ma tutti erano convinti di potere rimontare. Ho
avuto paura soltanto sul 4-0, perché quel gol avrebbe
potuto spegnere l'entusiasmo."
Il 4-0 arriva, infatti, a metà partita e mentre la
Valpe sta facendo di tutto per risalire; per fortuna nostra,
il gol di Sacha Petrov a 30'26 (cinquantaquattro secondi
dopo il velenoso allungo friulano) capovolge la gara. Ora la
Valpe impazza e prima dell'ultimo riposo siamo 4-4 e con lo
scivolo nella giusta direzione.
I racconti di stadio-vissuto tengono banco durante la pausa:
c'è chi non ha visto nulla perché dopo la
quaterna ospite ha abbandonato le tribune rifugiandosi nei
corridoi con un 'brulé' in mano, chi telefona a casa
per sapere cosa dicono in TV, chi dimezzerebbe gli arbitri e
chi li taglierebbe in due (...all'altezza dell'ombelico,
dunque, due frazionamenti molto diversi), chi l'aveva sempre
saputo...
Il sorpasso arriva con Pozzi, gara di carattere la sua, poi
il tris di Sisca (un trottolino imprendibile se si
disciplina) e la firma di 'Garfield' che fa volare il disco
oltre i dieci giocatori di movimento per infilare la porta
sguarnita; mai visto dal vivo un gol così, roba da
"io c'ero". Adesso attendo al varco il 'forumista' che
accuserà Vogin di avere confuso le referenze di
Beauregard e Kowalski asserendo che il portiere era il primo
e l'altro il goleador!
Che dire ancora? Valpe arrembante, come piace a noi, buona
prestazione collettiva (rivisto anche Canale in una bella
linea con Frigo e Petrov), difesa su di giri (c'è
Haakana, ma nessuno parla più di Runer, ricordo che
ha vent'anni e che colleziona prestazioni di tutto rispetto
pur non provenendo da federazione estera!), dispiace per
Beau, fuori per regolamento, ma l'ala canadese avrà
ancora le sue occasioni perché stanchezza,
squalifiche o infortuni potrebbero obbligare al turn over
anche gli intoccabili; aiutiamolo a non deprimersi. Haanaka?
Deve avere il tempo per ambientarsi; il coach lo definisce
'rassicurante', sia per prestanza fisica, che per carisma
tecnico. Ottimo allora.
Due battute di 'Garfield' Kowalski in sala stampa: a chi
(The voice) gli chiedeva lumi sulle voci che lo vogliono
triste e voglioso di lasciare la valle, Craig ha risposto
con un sorriso "Little town tolks" (chiacchiere di
paese); sulla richiesta di ammettere un difetto di posizione
sul secondo gol, lui ha scosso leggermente la testa
brontolando qualcosa che Eliana ha tradotto in "Secondo
gol? Proprio non ricordo!"
Dovrei anche dire la mia e la loro (di Vogin e Pokel, coach
del Pontebba) sull'arbitraggio a quattro; l'ospite lo
definisce "un buon esperimento se fatto bene come in NHL o
in Germania", Vogin vorrebbe più uniformità di
giudizi (impensabile allo stato attuale), io francamente
toglierei dalla pista un traffico inutile e sintetizzo con
Guccini "Libera nos Domine"!
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Interspar Bolzano 4 - 2 (0-1, 3-0, 1-1)
Ebbene sì, la Valpe
è un paradosso: va contro le aspettative, è
sorprendente o, se preferite, contraria alla logica
comune.
Una partita così meriterebbe 2223 esami di coscienza.
Alzi la mano chi, nelle scorse settimane, non ha scritto
(sui forum), detto (ai vicini di tribuna) o almeno pensato
una o più malignità nei confronti dei
giocatori e di Alain Vogin, il coach; onestà vorrebbe
che 2223 mani restassero abbassate. Ora alzi la mano chi,
dopo questa partita, è uscito dal Cotta Morandini
insoddisfatto; ancora 2223 mani abbassate.
Uniformità di vedute? No: alla resa dei conti
restiamo apocalittici, quelli a cui non va mai bene niente,
o integrati, quelli a cui va bene tutto; è il
paradosso Valpe a metterci d'accordo.
Su Valpe-Bolzano niente cronaca. Nei giorni scorsi mi sono
accorto che 'dal loggione' stava diventando una copia
più o meno precisa di ciò che vi è
raccontato da altri: non un di più e nemmeno un punto
di vista diverso, così ho smesso di prendere appunti
(se li prendo poi li utilizzo perché appartengo alla
generazione che doveva mangiare tutto ciò che aveva
nel piatto), vivo di sensazioni e su queste non garantisco;
per la cronaca ...rivolgetevi altrove.
Inizio da un fatto triste. Poco dopo l'avvio di stagione,
sulla tribuna 'lato Pellice', in alto sulla destra guardando
dalla pista, tre posti 'abbonati' sono rimasti vuoti;
lì sedevano sempre la signora Nella, il marito e la
figlia. La signora è deceduta la scorsa settimana
dopo una grave malattia; mi dispiace moltissimo e mi auguro
che marito e figlia trovino la forza di tornare presto in
mezzo a noi.
Nei primi minuti di gara m'inorgoglisco un po':
guarda-guarda, Vogin sta proponendo 8/9 delle linee
d'attacco che avevo messo giù dopo l'Alleghe
(soltanto Grossi, tornato in attacco, prende il posto di
Canale). Casuale, ma che importa!
Il Bolzano è venuto per vincere, pigia
sull'acceleratore e noi fatichiamo ad uscire dal terzo di
difesa; quando ce la facciamo siamo pericolosissimi, ma
Hakkin..., nooo, altro che Hakkinen, questo è Demetz
che si oppone alla grande in due occasioni! Ho impiegato
cinque minuti a rendermi conto che hanno schierato Mark, mi
consolo quando scopro di non essere il solo. Poi, come da
copione e mentre siamo in superiorità, becchiamo il
gollazzo in controfuga. Ci risiamo.
No, niente vero, la Valpe reagisce e chiude il tempo alla
pari; intendo 'ai punti', perché i campioni d'Italia
sono sempre avanti per 1-0. Bravo Corupe, e si sapeva,
bravissimi Pittis e Zisser, sicuro Demetz. Dalla nostra
parte il solito grande primo tempo; non basta, però
mi diverto e soffro, soffro e mi diverto.
Dieci minuti della ripresa ed il Bolzano è dato per
disperso pur rimanendo avanti. Noi lottiamo su ogni disco,
lo fa Pozzi e regala ad Aquino I il gol del pareggio; passa
poco più di un minuto e siamo avanti con Sisca
imbeccato da capitan Grossi. Segue l'incredibile 3-1 di
Jannone direttamente su ingaggio. Bartman, il coach
avversario, sostituisce il portiere, Demetz esce come una
furia, scaglia bastone e maschera in panchina e se ne va.
Fischi del pubblico. Scoprirò poi che qualche anima
beata ha interpretato i fischi come diretti all'ex
valpellicese...; ma si può? I fischi erano tutti per
mister Bartman, solo gli apocalittici persi hanno visto
diversamente! Andiamo al terzo tempo avanti di due gol:
inverosimile.
Bolzano arrabbiatissimo, i nostri s'immolano (Vogin
dirà di non avere mai visto così tanto
ghiaccio transitare nello spogliatoio per curare i colpi
presi), Kowalski fa ...il Kowalski che tutti ci aspettiamo,
ma anche Hakkinen sfoggia. Gagliardi non punisce un fallo su
Ruggieri e siamo 3-2, time out per riordinare le idee, ma,
quando gli Aquino inventano e Jannone piazza la bomba
imparabile smetto anche di soffrire: è fatta!
Dopo una partita così non si parla mai dei singoli se
non ci si vuole togliere qualche sassolino dalle scarpe; io
lo voglio. Dedicato a chi non credeva più in Grossi e
Petrov e riteneva non adatti Pozzi e Frigo (tutti
strabilianti). Domani è un altro giorno, peccato
dovere già mettere questo tra i ricordi.
La faccenda Demetz comunque mi gira, sostituire Mark a Torre
Pellice è umanamente un'azione perlomeno infelice,
manco fossimo ai play off. Mi carico per chiedere lumi nel
dopo-partita. Quando entro, Jamie Bartman ha l'aria
abbacchiata, mi sembra d'infierire (me lo permetto soltanto
con gli arroganti e il mister non lo è). Devo. Allora
sparo e ascolto la traduzione di Eliana: "Ho la massima
fiducia in Demetz, ho dovuto sostituirlo per cercare di dare
una sferzata alla squadra, non avevo altri mezzi, l'ho
spiegato al giocatore e lui ha finito col capirlo." O.K.
Napoleone, col ciuffo spettinato e finalmente rilassato,
merita un monumento per come ha saputo rigenerare i suoi.
Che dice 'Il cinque maggio'? "Due volte nella polvere, due
volte sull'altar"; ma attenti che siamo soltanto alla
prima!
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Alleghe Tegola Canadese 3 - 5 (2-2, 1-2, 0-1)
Buon compleanno Vogin: lo
augurano lo striscione sulla curva 'Filatoio' e le speranze
di uno stadio quasi al completo. Subito una parata di
Kowalski e la replica del trio Jannone-Petrov-Aquino I, poi,
al quarto, becchiamo un gol strano (e non è la prima
volta che lo becchiamo ad inizio partita) che ci mette un
po' in soggezione. L'Alleghe sembra viaggiare a ritmi
insostenibili, ma un grande intervento del nostro portiere
su Bowman ci rimette in carreggiata e diventiamo più
pericolosi noi.
Ora davanti a Pagliero impazza la Valpe e gli ospiti
ricorrono alla forza fisica (quel che si dice 'metterla
giù dura'), ma, a 8'27, è Ruggieri in panca
puniti: non importa, Aquino I scappa sulla destra, si beve
un difensore e, nel traffico, riesce a centrare sotto porta,
peccato che Jannone manchi la deviazione a portiere
battuto.
Passa poco più di un minuto ed è Aquino II a
seminare avversari, disco a Sisca, giravolta ad ingannare un
avversario e passaggio dove dovrebbe esserci Beauregard, ma
Beau ha già cambiato e al suo posto arriva come un
fulmine Mondon Marin che, in tuffo, mette dentro (1-1).
Forse mentalmente stiamo ancora festeggiando il gol di
Valerio, oppure siamo preda dell'euforia per il buon momento
Valpe, fatto sta che, con la squadra tutta protesa in
avanti, ci facciamo sorprendere da Nicola Fontanive, un
furetto velocissimo; lo scatto, di quello che è tra i
migliori giocatori attuali di scuola italiana, ruba mezza
pista ai nostri e il gol è inevitabile.
Per fortuna stiamo ancora girando a mille, così il
pari lo riagguantiamo in breve con un'altra strepitosa
manovra della prima linea: l'azione parte da Beau, Aquino II
riceve e gira immediatamente su Sisca che insacca senza che
Pagliero possa farci nulla. Se n'è andato appena un
quinto di partita e mi sono già abbondantemente
divertito. C'è ancora da segnalare un match tra Smith
e Fabrizio Fontanive (pari anche questo), poi gli ospiti,
che giocano meglio, esibiscono le loro tre linee da brivido
mentre la Valpe mescola pericolosità e
confusione.
Nell'intervallo la commemorazione di Mario Manfroi. In
pista, tra gli applausi, giocatori e dirigenti dell'epoca di
Mario (i suoi conterranei Omar De Biasio, Gino Riva e, per
Egidio Gregoretti, la moglie, Donatella Jourdan, i milanesi
Cesare Bressan e Sergio Freda, i torinesi Ernesto Bricco e
Roberto Testi, i locali Enzo e Giorgio Armand Pilon, Danilo
Barberis, Sergio Giacotto, Roberto Moré, Antonello
Negri, Luca Rivoira, Dario Saletta e, per il direttivo di
allora, Roberto Della Donna, Rino Favat e il sottoscritto).
Nel rituale, il gesto simbolico che precede la presentazione
di una targa sostitutiva (l'originale scomparve in Pellice
con le tribune del 'Filatoio' il 15 ottobre 2000) è
la consegna della maglia n°10; quella maglia che,
ritirata nel '77 dall'allora presidente Giorgio Cotta
Morandini, fu donata ai familiari di Mario dopo che
l'alluvione s'era portata via l'atleta insieme alla
fidanzata Enrica Bellion.
Maglia e targa passano dalle mani del presidente Barbero a
quelle di Gino Riva, giunto appositamente da Alleghe: la
maglia rifarà a ritroso la strada verso il bellunese,
la targa troverà posto accanto a quelle che, allo
stadio di Torre, ricordano i due presidenti Cotta Morandini
e Ferrando. Colpisce, anche se non stupisce, la
partecipazione emotiva di un pubblico che, all'80%, non ha
conosciuto il forte giocatore arrivato qui nell'autunno del
1973. Credo che si tratti di 'cuore Valpe'.
Si riprende con gli ospiti che sfoggiano una signora difesa
imperniata sul superbo Lutz, ma il numero della serata lo
fanno Jannone e Antony Aquino: controfuga centrale con i
nostri due attaccanti che si scambiano il disco tre volte
per evitare l'unico difensore, davanti alla porta Jannone
attira su di sé l'avversario e passa ancora una volta
ad Aquino I, Pagliero è spiazzato ed Anthony mette
dentro il gol del vantaggio.
Potrebbe essere una svolta, se soltanto sapessimo spazzare
la zona di difesa! Purtroppo, un minuto dopo, la difesa
cincischia davanti a Kowalski, Lino De Toni ne approfitta
per dare a Manuel De Toni il cui tiro rimbalza sulla stecca
di un difensore e il disco, con traiettoria imparabile,
scavalca il nostro portiere. L'Alleghe riprende a martellare
e al 35' passa con Veggiato (3-4); ancora una volta la
partita della Valpe finisce qui: non c'è più
la lucidità per improvvisare e l'equilibrio dei tre
quintetti avversari fanno il resto; segnerà ancora
Faulkner a porta vuota, a quattro secondi dalla sirena
conclusiva, prima c'è un appunto da fare a 'Garfield'
che avrebbe dovuto risparmiarsi e risparmiarci la steccata a
Lino De Toni.
C'è chi si dice stufo di assistere a filotti di
sconfitte; io insisto: non guardo la classifica
finché ci provo gusto e gli incontri sono in bilico
fino alla fine.
Ora mi diverte anche il forum, dove molti appassionati
discutono di hockey senza più irridere o insolentire.
Aggiungo qualche considerazione 'forumistica': se non
abbiamo tre linee di forza equivalente a quelle degli
avversari, se le risorse valpellicesi si esauriscono dopo un
tempo e mezzo, se è finito l'effetto sorpresa, se nei
power play dobbiamo schierare un 'golden team' stanco, se
rimane vero che i giovani crescono giocando...,
perché non provare a rimescolare le carte? Che ne
dite di queste tre linee: Canale-Petrov-Beauregard, Aquino
II-Sisca-Frigo (o Vignolo, Coco o altri), Jannone-Aquino
I-Pozzi? Io trovo che Beau e Petrov diano il meglio quando
sono insieme, che i giovani giocherebbero di più e
che, in superiorità o inferiorità numerica,
avremmo uomini meno stanchi.
Pensate che miri al posto di Vogin? Lo stimo troppo e, in
ritardo, gli auguro anch'io buon compleanno.
Mauro Deusebio
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Valpehome

Valpellice Arce -
Asiago Migross 1 - 4 (1-1, 0-2, 0-1)
"Craig one
of us we lowe you" sta scritto sul grande striscione
biancorosso in alto sulla curva 'Filatoio': non è una
semplice dichiarazione di stima e affetto per lo
statunitense che difende la porta valpellicese, io la
interpreto piuttosto come epigrafe a memoria di ciò
che il tempo e la stoltezza degli uomini portano a
dimenticare.
La Valpe ha 12 punti in classifica, per 9 di questi punti (3
con Alleghe e Bolzano, 2 ad Asiago e 1 in casa con il
Pustertal) Kowalski ha dato un contributo determinante: per
chi l'avesse scordato suggerisco di ricorrere al racconto di
qualcuno dei presenti, di rileggersi una qualsiasi cronaca
delle partite, di rivedere il filmato Rai su Asiago-Valpe o,
in alternativa, di ...darsi al cricket.
Pazienza se i miei quattro lettori diventeranno tre, ma gli
smemorati mi irritano: ogni bel giocattolo andrebbe
preservato, e la Valpe attuale, con tutti i suoi difetti,
è un bel giocattolo.
Il primo tempo dei biancorossi è da favola, il
miglior periodo di gioco visto al Cotta Morandini.
L'avversario sta lassù, in cima alla classifica, e
gioca per restarci nonostante le assenze di David Borrelli e
Matteo Tessari. Già al primo assalto i nostri
sfiorano il gol con Sisca e si ripetono poco dopo con i
fratelli Aquino; Vogin, dopo le prove non positive di
Pontebba e Collalbo, ha cambiato qualcosa: Petrov sale in
seconda e gioca centro al posto di Jannone, spaesato in un
ruolo non suo; in terza ci sono Canale, Pozzi e Frigo;
Grossi si sacrifica indietro per dare una mano ai difensori
in attesa del rientro di Mondon Marin (in panchina, ma non
ancora pronto).
Mentre annoto i cambiamenti gli ospiti trovano il gol.
Succede che De Marchi, controllato da Smith, provi il tiro
appena oltre la blu, che il disco incocci nel pattino del
valpellicese e che Kowalski, spiazzato dalla deviazione,
possa soltanto allungarsi sulla sua sinistra per toccare di
bastone ...sulla stecca dell'accorrente e solitario Parco
0-1. 'Garfield' si arrabbia ed ha tutte le ragioni.
Pareggiamo in un amen: disco da Sacha Petrov a Beauregard
che s'incunea al centro, Trevisani si fa subito sotto, Beau
finta sulla destra, tocca di fino il disco oltre il
difensore e ne torna in possesso con una giravolta che
lascia di stucco l'avversario, tiro a mezza altezza,
imparabile, 1-1. Gran gol.
Ora l'Asiago trema, ma al 9' una trattenuta di Smith ci
costa l'inferiorità ed è Kowalski a salvare
due volte su Ulmer e Henrich, poi la difesa spazza a dovere
e passiamo indenni l'assalto del migliore power-play del
torneo. Tornati in 5 contro 5, riprendiamo l'assalto: la
prima linea costruisce almeno tre azioni da gol, ma i tiri
sono sempre alti o di poco a lato, stessa sorte per Petrov e
addirittura per Frigo che ha la sua opportunità su
bella azione Canale-Pozzi; comunque brava questa terza
linea. L'ultima immagine del periodo è dedicata a
Grossi che si arrabatta in difesa, però con la grinta
del capitano e trascina fuori in tre tempi, lungo la
balaustra, disco e avversari.
La ripresa si apre con un 1 contro 1 Ulmer-Kowalski ed
è il nostro estremo difensore ad avere la meglio. Tra
il 24' ed il 26' abbiamo l'occasione della serata con due
ospiti (De Marchi e Strazzabosco) in panca puniti,
però il nostro power-play è inguardabile: il
disco gira, ma i giocatori sono fermi, impossibile superare
la 'scatola' asiaghese, impossibile anche spiazzare un
sempre attento Bellissimo.
Mi sto chiedendo se davvero Ulmer, Heinrich e Intranuovo
siano una delle più pericolose linee del campionato;
non dovrei dubitare dei numeri e del blasone perché
ora sono loro ad imperversare ed è proprio Ulmer ad
insaccare sotto la traversa il gol che ci taglia le gambe
(1-2). Ora fatichiamo, sembriamo un'altra squadra.
Intranuovo minaccia 'Garfield' sulla destra dell'attacco
ospite, Kowalski pinza. Mentre discuto con un interlocutore
sulla parata, Ruggieri fa una delle sue discesone e becca il
palo, peccato; poi Jannone va in panca puniti per sgambetto,
Heinrich tira dalla stessa posizione di Intranuovo e buca il
nostro portiere. Gol evitabile. Credo che Kowalski,
preoccupato da ciò che succedeva davanti porta, non
abbia valutato bene il pericolo del tiro defilato (1-3).
Partita finita. Nel terzo tempo l'Asiago controlla, noi non
ne abbiamo più, ci provano Petrov e Trudel, ma
Bellissimo non concede nulla. Si tratta più che altro
di alleggerimenti perché gli ospiti sono padroni
della pista e al 57' segnano la quarta rete (1-4). Il tiro
di Intranuovo, scagliato appena dentro la blu, s'infila a
mezza altezza alla sinistra del nostro portiere. Gli
ipercritici mugugnano; io ho visto, nel pomeriggio, in TV,
almeno due gol simili realizzati in NHL e mi viene da
pensare: ...che scarsi 'sti portieri dei
super-professionisti americani!
Mentre esco, sento un commento: "Che noia, beato te che
non hai l'abbonamento!" Ricordo quante volte, in uno
spettacolo, una conferenza o una mostra, un solo episodio,
un intervento, una chicca isolata, servano a salvare
l'insieme e mi dico che il primo tempo della Valpe è
valso, da solo, il prezzo del biglietto.
In sala stampa, dopo l'omaggio a John Harrington (mito del
"Miracle on ice" USA-URSS del 1980 e coach asiaghese) ed a
Ralph Intranuovo (lontane origini pugliesi e quasi-Valpe lo
scorso anno, ma troppo caro), tocca a Daniel Sisca (due
domande e ...via sotto la doccia) che si sta ritagliando
importanti spazi da leader in questa squadra. Poi Mr. Vogin
che entra con il ciuffo spettinato, proprio come Napoleone
nei ritratti dei giorni bui, ma ha subito parole di elogio
per i suoi e giustifica il calo dopo il brillante avvio con
una stanchezza che si accumula di giornata in giornata. Gli
chiedo se pensa che Kowalski abbia ancora la fiducia della
squadra...; lui capovolge il costrutto domandandosi se sia
il portiere ad avere ancora fiducia nei giocatori che ha
davanti! Stupendo! La risposta è sì per
entrambe le domande, non ci sono assolutamente problemi.
Bravò Alain, à la prochaine.
Con tutto ciò, non ho la verità in tasca, ma
soltanto delle opinioni e, a volte, argomenti che le
suffragano. Se volete scrivermi, sarò lieto di
discuterne sia con gli apocalittici che con gli
integrati.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Cortina De Vilmont 8 - 5 (4-3, 3-1, 1-1)
Dopo tanti
entusiasmi, mi concedete un elogio all'imperfezione? Se
questa rubrica avesse un titolo, invece del burocratico e
banale 'Valpe - xxx', vorrei proprio che la puntata odierna
si chiamasse 'Elogio all'imperfezione'. Che la nostra amata
Valpe Arce potesse sconfiggere i resti del Cortina era
nell'aria, ma, se l'avesse fatto stritolando gli ampezzani,
questa pagina avrebbe forzatamente assunto quei toni
celebrativi dai quali puoi scendere soltanto rinnegando te
stesso. Così, invece, no. Così sono
giustificato se vi dico che la parte più divertente
della serata sono state le interviste a fine gara.
Non s'è visto una bella partita. I tredici gol hanno
salvato lo spettacolo, ma, se mi passate il paragone,
m'è sembrato di assistere ad un film senza trama: ben
recitato per carità, attori super, scenario adeguato,
attimi emozionanti; però, dopo un tempo alla 'viva il
parroco' ed un secondo condizionato dalla stupidaggine di un
attore farlocco, il finale risulta trascinato, come se il
regista avesse per contratto di dovere utilizzare un tot di
metri di pellicola.
Vediamolo 'sto film.
Cortina senza Watson, Gallace, Da Corte e Sullivan. Mentre
Kowalski fa l'inventario (visuale buona, impugnatura
perfetta, pinza ...), Keith tira dalla destra: gol. Come
gol? Sono passati appena 17 secondi! Boh, giochiamo ad
handicap, sarà un accordo tra società: quando
ad una squadra mancano troppi uomini, l'altra parte sotto
per 0-1. Subito una penalità a Beau, ma in
penalty-killing (spero di scriverlo giusto, io dicevo:
inferiorità numerica) abbiamo super Petrov che
intercetta un lanciato Krestanovic, poi la difesa fa buona
guardia. Al 5', 'specôla' di 'Garfield' che esce su
Adami già controllato da un nostro difensore;
risultato: il disco rimane al cortinese che segna (in
piemontese dicesi 'specôla' l'atto arrischiato che
finisce col procurare un danno inaspettato). Handicap di
0-2. E dire che là dietro le coppie Smith-Runer e
Trudel-Ruggieri stanno giocando bene!
Alla prima superiorità, in panca puniti c'è
Zandonella, Aquino I serve Aquino II che riduce le distanze;
poco dopo, con disco a Ruggieri dietro alla nostra porta,
Keith s'illude di bloccarne la progressione, Rosario lo fuma
e smarca Petrov, disco a Canale sotto porta e Adami, per
fermarlo, commette fallo. In 10 secondi Sisca pareggia. I
fuochi d'artificio continuano: Sisca fuori, segna Cullen,
pareggia Trudel ben servito da Beau, va fuori Krestanovic,
lo segue Persson e Jannone ci porta in vantaggio. Per i
portieri non è serata.
Nell'intervallo un amico-tifoso mi mormora qualcosa, gli
dico di parlare più forte perché lì
dentro non si sente nulla: "Non voglio farmi sentire
altrimenti mi ammazzano, ma Kowalski non mi ha mai
convinto". E' un'opinione, io la controbatto e ora
argomento: tra i grandi portieri ci sono i 'classici' e gli
'strampalati'; i primi hanno movimenti essenziali, concedono
poco allo spettacolo, esibiscono sicurezza e freddezza
(qualcuno ricorda il finlandese Valtonen nel Gardena?); gli
altri sono frenetici, spettacolari, fanno la spaccata anche
per pinzare un disco innocuo. 'KoWALLski' appartiene agli
strampalati ed è un ottimo portiere (chiedere al
Bolzano). Ci sono estimatori di entrambe le categorie e in
entrambe le categorie non esiste, per fortuna, la
perfezione. Godiamoci 'Garfield' senza invidiare
Cloutier.
L'inizio del secondo tempo sembra ricalcare il primo, con
Luciano Aquino che fa doppietta e, nel breve volgere di 10
secondi, Truelson che riporta sotto il Cortina (gol di
pattino? 5-4). A 28'46 la stupidaggine del farlocco a nome
Francesco Adami: Trudel si sta avviando al cambio quando,
lontano dall'azione, si accascia sanguinante ai piedi del
cortinese; Francis, reduce dal fortuito impatto col disco
nel match contro il Val Pusteria, gioca con l'orecchio
abbondantemente fasciato, il colpo di bastone (qualcuno dice
gomitata) infertogli da Adami gli ha riaperto la ferita e il
nostro terzino-goleador deve abbandonare la pista. Stessa
sorte per l'avversario che si becca 5' e penalità di
partita. In panca puniti ci vanno anche Aquino II e Menardi,
ma la Valpe ha l'opportunità di allungare e lo fa con
Aquino I e Sisca in tutta tranquillità (in mezzo
c'è un altro gol nostro annullato per deviazione col
pattino).
La Valpe si accontenta e gestisce il vantaggio. Vogin
arretra il capitano, mette Pozzi in seconda e, nell'ultimo
periodo, lancia Frigo a fianco di Petrov e Canale; il
giovane se la cava benissimo e sfiora addirittura il gol su
invito di Sacha. Ora l'ordine del generale-imperatore
è di barcamenarsi senza rischiare. Il tempo scorre
con i cortinesi quasi sempre in avanti, ma senza costrutto e
con Kowalski attentissimo soprattutto durante le
penalità toccate ad Aquino I e Beauregard. Brivido a
un minuto e mezzo dal termine quando una bella combinazione
Krestanovic-Keith permette a Cullen di andare a segno.
Suarez, coach ampezzano, toglie Thompson, ma le migliori
occasioni le abbiamo noi e Jannone sigla il definitivo 8-5 a
tre secondi dalla sirena.
Dopo le belle sconfitte casalinghe con Renon, Fassa e Val
Pusteria (e gli straordinari successi di Asiago, Alleghe e
Bolzano), ecco una vittoriuccia imperfetta, ma, a voi
importa qualcosa? Battere in filotto Bolzano e Cortina
è cosa da leccarsi i baffi, il quarto posto in
classifica anche.
In sala stampa il clima è rilassato. Doc Boër
rassicura sulle condizioni di Trudel (anche se dovrà
studiare come proteggere la parte ripetutamente ferita). A
Suarez viene chiesto cosa può fare un allenatore
quando si trova con la squadra decimata; lui risponde che
può andare in chiesa a pregare, poi confessa di non
essersi mai trovato così in difficoltà e si
augura di cominciare a recuperare qualcuno dopo la pausa
d'inizio novembre (aggiungo per parte mia: attenzione a
questo Cortina quando sarà al completo).
Per la Valpe Arce ci sono Ruggieri e Vogin. Rosario è
un ragazzone simpatico che si dice orgoglioso di giocare per
un pubblico come il nostro. Alain sorride quando gli
spiegano perché Vola e Arghittu, uno all'insaputa
dell'altro, l'hanno chiamato 'Napoleone' (la capacità
di sfruttare al meglio doti e caratteristiche dei propri
uomini), poi ringrazia Grossi per essersi sacrificato
indietro, ricorda quanto ha insistito per avere Sisca e
conclude augurandosi che a nessuno venga mai in mente di
abbinarlo a Giovanna d'Arco.
Detto, fatto. Il nostro Napoleone, bruciato a Rouen dopo i
trionfi, proprio come la 'Pulzella di Orléans',
s'è inconsciamente immedesimato: l'essenziale
è che, nella nuova incarnazione, sappia tenersi alla
larga da Waterloo!
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Pontebba Generali (Coppa Italia) 5 - 3 (1-0, 1-1,
3-2)
Che vantaggio seguire le
Valpimprese dal loggione! Per la sfida di Coppa Italia con i
friulani di Pontebba si vedevano di lassù, proiettati
nell'etere come fumetti, i Vogin-pensieri. Peccato che dalle
tribune e dalle curve non fossero visibili, ma, per mettervi
alla pari, li inserisco in corsivo nella mia pseudo-cronaca
e mi scuso con il coach se non li riporto alla lettera (per
leggere, dovrei cambiare gli occhiali e sovente il ritmo
della gara me lo impedisce).
Sulle blu, per il saluto iniziale, domina il bianco-rosso:
partiamo più 'lunghi' di loro ed è già
una buona notizia. Controllo le assenze: agli ospiti manca
il solo Nikiforuk, attaccante canadese, a noi Mondon Marin e
...orco boia, non c'è Kowalski!
Fum. - Certo che ci terremmo a passare il turno, ma se
non dovesse succedere ...pazienza. On veux pas une victoire
à la Pyrrhus (lo diciamo anche noi: una vittoria
di Pirro, a significare che si vince con gravi perdite, come
il re dell'Epiro quando batté i romani perdendo i
suoi uomini migliori). Questa sera giocherete tutti,
tranne Craig: un po' di riposo se lo merita e gli
farà bene. 'One', non pensare al pubblico:
concentrato e tranquillo. Quelli che giocano solitamente,
potranno spremersi di meno se eviteranno le penalità.
Dai, dai, dai, si comincia.
Andrea Rivoira ha quasi 1400 paia di occhi puntati
addosso, Malan è felice di sfilare, Kowalski sta in
panciolle. A proposito del nostro 'The wall', l'altro giorno
l'ho visto in palestra sulla cyclette e, giuro, sembrava
Garfield: aria sorniona, ridanciano, gambe larghe, pedalava
come fosse circondato da donzelle in una scampagnata
primaverile. Lo so che, come soprannome, l'arghittiano 'The
wall' vi piace di più, mi adatterò (a volte).
Ci sarebbe anche, ideato da Vola, l'originale e bellissimo
'KoWALLski'...; che dite, facciamo un referendum?
Intanto la partita ha già dato occasione a Rivoira di
prendersi i primi applausi e a me di annotare che anche la
linea Vignolo-Coco-Frigo tiene bene. Valpe-gol poco dopo il
settimo minuto: vedo Aquino I (Anthony) scendere a razzo
sulla destra e fare secco Mc Elroy, centro perfetto, Sisca
manca l'aggancio, pecc...; non faccio in tempo a scrivere
tutto, lo stesso Sisca recupera il disco sulla destra di
Carpano e invita centralmente Trudel che insacca 1-0.
Il Pontebba non ci sta e aumenta la pressione, Smith (che
bel difensore!) anticipa Koivunen, Ruggieri, Trudel e Runer
sono attentissimi nello spazzare davanti porta i dischi
respinti da Rivoira.
Fum. - ...faut pas s'aplatir comme des punaises! Bisogna
stare più alti, non chiudetevi.
Beauregard e Grossi leggono il messaggio e danno un po'
di respiro alla nostra difesa con veloci incursioni; in una
di queste, il capitano coglie la base del palo. Poi è
la terza linea a tenerci in attacco (Pozzi ha tratto gran
giovamento dal giocare con Petrov ed ora lavora con
entusiasmo genuino, Canale si fa rispettare dietro la porta
e tiene a lungo impegnati due avversari) e il tempo
finisce.
Nell'intervallo saluto Francella (gli avevo promesso un
risotto al Barbaresco, ma lui è già di
partenza); vorrei chiedere a Giulio un giudizio tecnico
...lascio perdere perché si avvicinano per salutarlo
altri amici dell'indimenticabile centro dei tempi
andati.
Ora Rivoira è sotto il loggione e m'incuriosisce
vederlo da vicino. Sono anni che si parla di lui, per le
tristi vicende familiari e per il contenzioso con il Real,
ma ha soltanto 18 anni, pochissimi soprattutto per il ruolo
nel quale gioca. Il Pontebba ci raggiunge con un tiraccio
improvviso di Marchetti ben servito da Raduns (1-1), ma un
minuto più tardi siamo nuovamente avanti grazie ad
un'invenzione di Aquino II che inganna Carpano dopo azione
insistita di Runer(2-1). 'One' non ha colpe sul pareggio dei
friulani, si muove bene, forse ferma pochi dischi, ma non
dà mai l'impressione di essere in affanno.
Il portiere non è il solo giovanotto di belle
speranze: in pista c'è una terza linea di difesa che
alterna Bonnet, Luca Rivoira e Bergero. Bergero? Mai visto
in prima squadra! Sì, Jean Marc Bergero, un prestito
della under 17 come Luca Frigo. Anticipa che è una
meraviglia, speriamo che...
Fum - Se lavorano, li porto in prima squadra, ma non
tutti l'hanno capito.
Gli ospiti premono più di noi, però sono
raramente pericolosi. Buttiamo una superiorità, poi
Rivoira ferma Raduns, statunitense non male, in uno contro
uno. La partita rimane piacevole anche se meno intensa,
toccherebbe a loro far vedere di meritare il pari, invece,
è la nostra prima linea la più bella sul
ghiaccio.
Quattro chiacchiere sugli spalti confermano le mie
impressioni. Meno male che Marchetti e Felicetti, tra i
migliori del Pontebba, siano andati in Friuli, altrimenti i
tifosi parlerebbero già di cose innominabili.
Godiamoci il momento, ma, per favore, braccia e gambe
parallele e aderenti al corpo (è soltanto
un'alternativa a: con i piedi per terra)!
Subito Beau (non è meglio abbreviarlo 'sto
Beauregard?) ci porta sul 3-1 e poco dopo 'sveglia' Jannone,
per due tempi un po' in vacanza, e questi spara una fucilata
imprendibile (4-1). Sul gol di Beau c'è una
sceneggiata di Carpano, ma nemmeno da sopra capisco a che
proposito. Scusatemi.
Ora gli ospiti macinano gioco e noi fatichiamo ad uscire dal
terzo di difesa. Vogin chiede il minuto di
sospensione...
Fum. - Mi raccomando là dietro: cose semplici,
come in allenamento, testa alta, non innamoratevi del disco,
cercate subito un compagno smarcato, pensate che chi
è in difficoltà non è meno bravo, ha
soltanto sbagliato un intervento e veste ancora la vostra
stessa maglia.
Sisca in panca puniti e il Pontebba passa con un
tiraccio di Ciresa dall'angolo (4-2). Lo stesso attaccante
ci prova centralmente poco dopo e sorprende Rivoira per un
4-3 inaspettato. Tutti facciamo le corna per non andare al
supplementare. Grossi e Ruggieri rincuorano 'One' che
può avere perso un po' del credito accumulato, ma non
deve entrare in panico.
Fum. - Al punto in cui siamo, proviamo a vincerla questa
sfida.
Ci pensano Sisca e Aquino II, 5-3 e non importa se
Ciresa e lo stesso Luciano Aquino si beccano un 2+2
(curioso, 2+2 come i gol segnati dalla coppia di puniti).
Finisce con Carpano che lascia il posto ad un attaccante,
con gli ospiti un po' imbufaliti, con Petrov fuori per una
trattenuta; i 21 secondi che restano dall'uscita dell'estone
registrano ancora una parata di 'One', poi si va dall'altra
parte e si torna quando non rimane che festeggiare il
portierino diciottenne.
Fum. - (non compaiono scritte, soltanto l'immagine di Vogin
che abbraccia Rivoira - l'originale, di Gil&Mon, potete
vederla sul sito della Valpe Arce)
A metà novembre bisognerà discutere il quarto
di Coppa a Collalbo, contro il Renon; ora incombe il
Cortina: ricordo la prima volta degli ampezzani al
Filatoio..., beh, ve lo racconterò nei prossimi
giorni.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Red Orange Pustertal 5 - 6 (0-1, 3-2, 2-2, 0-1)
O.T.
Fa sempre una certa
impressione quando duemila persone rumorose, indaffarate,
eccitate, tacciono di colpo e si levano in piedi a
commemorare qualcuno che non c'è più. Fa
impressione soprattutto in un luogo di festa come uno stadio
in attesa di un evento. Al Cotta Morandini si commemorano le
vittime della recente alluvione di Messina. Il 29 maggio
2008 le vittime erano a pochi km da qui, tra Villar e Bobbio
Pellice: la capiremo mai l'importanza della salvaguardia del
territorio?
Il fischio dell'arbitro interrompe il flusso di pensieri e
riapre lo sguardo sulle squadre schierate a centro pista:
quasi non vedo la Valpe, davanti ai me ho una ventina di
marcantoni del Brunico (pardon, Val Pusteria) che mettono
spavento. Spero li abbiano comperati a peso! Vogin stesso a
fine partita confesserà: "Quando li ho visti
entrare mi sono detto: se sono bravi quanto robusti, non
c'è partita."
Scorro la 'fanzine' dell'Eco - non mi piace il termine
'fanzine', ma Wikipedia mi ha istruito sul significato
"termine inglese che nasce dalla contrazione delle parole
fan (da fanatic, appassionato) e magazine (rivista)" e
mi adeguo - per spaventarmi ancor più: oltre a Helfer
e Bona, italiani noti, il Pustertal schiera due veri ex NHL
(veri nel senso che tra i professionisti hanno giostrato
un'intera carriera), Murray e Tuomainen, più i soliti
'provenienti da federazione estera' ed è tra i
favoriti del campionato. Urca!
Sul ghiaccio, il primo affondo è di Aquino I e
Beauregard; il nostro 'coach' ha raccomandato l'assalto per
approfittare della stanchezza da viaggio degli ospiti, ma il
capo arbitro non è d'accordo: penalità a
Canale, 'Garfield' Kowalski si oppone due volte, poi una
combinazione Oberrauch, Sirianni, Desmet (tenete a mente i
nomi) porta in vantaggio i 'lupi' dopo appena tre
minuti.
La Valpe Arce gira a meraviglia, Sisca, minuto com'è,
se ne impippa degli armadi pusteresi e gli Aquino, I e II,
con Jannone pungono appena possono, indietro ci si arrangia.
Anche la terza linea fa la sua parte grazie al gran lavoro
di Petrov, ad un Pozzi più volitivo, ai miglioramenti
di quel Pietro Canale che, sul finire della scorsa stagione,
sembrava avere perso il gusto del gioco ed è oggi
tornato ad essere una promessa. Quando in panca puniti ci va
Ruggieri, tocca a Kowalski salvare la barca da par suo, poi
è Grossi a sfiorare due volte il pareggio, ma non
c'è nulla da fare, si rimane sullo 0-1.
Nell'intervallo, i tifosi della curva a valle, si dicono
seccati per il tabellone muto: a turno, ripetutamente,
qualcuno deve scattare verso l'angolo, scrutare i lati
funzionanti del marchingegno, tornare indietro e riferire;
non si può seguire una partita di hockey all'oscuro
sul tempo trascorso. Chiedo lumi su questo sacrosanto
diritto dello spettatore pagante e mi viene detto che Top
(Torino Olimpic Park), il gestore dell'impianto, non fa
più manutenzione! Sì, ma...; dobbiamo
recuperare il trespolo con i cartellini girevoli che si
usava negli anni '60 alla Sea?
In apertura di ripresa capitan Grossi trova la deviazione
buona e lo stadio esplode; purtroppo il timer di Lottaroli,
capo arbitro, indica ancora 'Valpe cattiva', Ruggieri torna
in panca puniti e Desmet raddoppia. Poi il timer gira, noi
non ce ne accorgiamo, Desmet fa tripletta su pasticcio
difensivo di Trudel mentre siamo in superiorità e,
anche se le penalità ora fioccano sugli avversari,
non buchiamo Jakaitis nemmeno in 5 contro 3. E' il momento
peggiore della Valpe Arce, l'ansia di segnare porta ad
accelerare il tiro senza cercare di spiazzare il portiere
dei Red Orange, quante occasioni sprecate!
Metà partita se n'è andata e siamo sotto 1-3.
A 31'38, finalmente, fanno tutto i fratelli del gol: Aquino
II sfugge su passaggio di Sisca e Aquino I mette il disco
alle spalle di Jakaitis. Il fischietto di Lottaroli
imperversa, (ci toglie anche un gol mentre sta con il
braccio alzato a segnalare una nuova penalità agli
avversari, ma, onestamente, il disco entra dopo il fischio
arbitrale, anche se non ho capito il motivo
dell'interruzione del vantaggio), la corazzata Pustertal
sbanda, s'innervosisce, Sisca pareggia e andiamo all'ultimo
riposo sul 3-3.
Emozionante e bellissima l'ultima frazione. Con Sirianni
punito, Sisca invita Trudel all'inserimento centrale, la
bordata del nostro terzino è imparabile, siamo in
vantaggio. Ora fatichiamo ad uscire dalla zona di difesa, ma
quando Smith riesce a liberare con un disco ben calibrato,
vedo due falchi in picchiata: Beauregard sulla sinistra
mangia metri al difensore che tenta un recupero, Anthony
Aquino vola dalla parte opposta e si fa trovare pronto a
mettere in gol. Magnifico. Da 1-3 a 5-3 ed ora siamo in
molti a pensare che è fatta!
Invece no. Francis Trudel, il lottatore, si becca un disco
dietro l'orecchio ed esce sanguinante (doc Boër gli
praticherà 18 punti di sutura e faticherà a
convincerlo che non è il caso di rientrare in pista),
la difesa, già priva di Mondon Marin, fa quello che
può, ma il Val Pusteria diventa arrembante: a tre
minuti e mezzo dal termine, gli ospiti accorciano le
distanze con l'ex vipitenese Sparber e, un minuto più
tardi, uno stupendo duetto Oberrauch-Sirianni firma il
cinque pari.
Al supplementare segna subito Oberrauch e ci rimane un solo
punticino; però, diciamolo, in partenza avremmo
firmato tutti per quel punticino!
Ricordate i nomi che avevo segnalato tra i brunicensi?
Desmet, 3 gol, Sirianni 1 gol e 2 assist, Oberrauch, 1 gol e
4 assist: sono la seconda linea del Pustertal; di Murray e
Tuomainen s'è perso traccia (per ora), come anche di
Helfer e Bona (quest'ultimo solo velenoso al punto da fare
infuriare Vogin), piuttosto mi sono piaciuti Vodrazka e
Kelly. Della Valpe ho già detto tutto, aggiungo, da
tifoso, un grazie per lo spettacolo. Non perdetevi,
martedì 20, la Coppa contro il Pontebba e,
giovedì 22 un altro epico 'match' contro il
Cortina.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Fassa Levoni 1 - 2 (1-1, 0-1, 0-0)
"Conoscevo
già il talento e la pericolosità dei vostri
attaccanti di scuola canadese, per questo ho impostato la
gara su un'attenta difesa."
"Nel nostro gioco succede di prendere delle
penalità; mi dispiace di avere messo in
difficoltà i miei compagni in un momento decisivo, ma
ancor più di non avere saputo vincere questo
match."
"La difesa ordinata degli avversari, che ha chiuso tutti
gli spazi, e la troppa precipitazione dei nostri attaccanti
hanno deciso la partita."
Questi, in sintesi, i commenti degli addetti ai lavori in
conferenza stampa. A parlare sono: un rilassato e affabile
Steve Sterling, coach dei fassani, un abbacchiato Dino
Grossi e un riflessivo Alain Vogin. Al nostro coach, la
domanda più interessante l'ha posta 'The voice'
ipotizzando una certa difficoltà della Valpe chiamata
a comandare il gioco e non ad agire di rimessa come era
successo fino ad ora. La risposta di Vogin è un misto
di umiltà e orgoglio: "Sì, è vero,
dobbiamo ancora capire cosa fare contro squadre che si
difendono, ma se il Fassa ha giocato così è
perché abbiamo già il rispetto degli avversari
e dobbiamo continuare a meritarcelo."
Perché comincio dalla fine? Beh, almeno metto i
tifosi sullo stesso piano con chi, avendo il privilegio
dello scriba di sentire i commenti a fine partita, finge di
avere capito tutto per conto suo; e dunque per offrirvi,
tradotta in linguaggio tecnico, la mia impressione che il
Fassa avesse rallentato il gioco per mettere ancora
più in confusione l'arrembaggio dei nostri.
Ma le motivazioni per il 'morto rovesciato' (termine
bridgistico che indica una condotta anomala) potrebbero
anche essere altre, come, ad esempio, il testimoniare la
stima nei confronti di Stirling, ottimo tecnico, di Grossi,
un capitano che perde senza accampare scuse, di Vogin, che
apprezzo sempre più come allenatore e come uomo.
Confesso poi che l'inizio non l'ho visto e nemmeno il gol
del vantaggio degli ospiti...
Insomma, scusate il ritardo e la mia distrazione.
Arrivo a 5'16 e avverto il solito entusiasmo. Non ho le
formazioni, maledizione, annoto che il 21 fassano cerca
grane con Petrov; dieci secondi dopo posso scrivere che le
ha trovate: Canale ributta dietro la porta un disco
recuperato, il 21 (che scoprirò poi essere un tal
MacDonald) si avventa, Petrov lo scardina e serve Pozzi a un
metro dal portiere, ma quasi in linea con lui, Pozzi se ne
frega, spara un tiraccio, gol. Accipicchia, ma è la
terza linea ad avere segnato!
Due penalità consecutive di Trudel e Smith
costringono Kowalski ad esibirsi, poi è Sisca, in
pista con Pozzi e Canale, a provare i riflessi di Dennis e
sul nuovo ingaggio c'è lo sgambetto di un ospite.
Scrivo: la terza linea si conquista anche una
superiorità numerica; continuo a scrivere: ...peccato
che il 'golden team' in power play si faccia buggerare da
Power (Aaron), disco a Edwardson, fuga sulla destra,
passaggio al centro, ci arriva per primo Crampton ed
è 1-1.
Tiriamo ora, ma Dennis è attentissimo. C'è
ancora da soffrire per una doppia penalità a Grossi e
Sisca, il power play ospite è inguardabile e ne
usciamo senza danni.
Una boccata d'aria per sentire i commenti: i primi sono sui
troppi bianco-neri in pista; penso che siano tifosi del
Toro..., no, uno lo conosco, è un interista
sfegatato. Uffa, anche qui si parla di calcio; ma quale
calcio, mi dicono, stiamo parlando dei troppi arbitri, non
ti sei accorto che sono in quattro? Noooo!
Gli mettessero almeno i bracciali di colore diverso! Mi
affaccio dal loggione e vedo i giocatori del Fassa con le
mazze in alto: Margoni ha appena segnato e non ho visto un
tubo. Decisamente non è giornata.
C'è tempo per rimediare. Il Fassa però non
attacca quasi più; sembra che il vantaggio minimo
fosse nei piani della squadra trentina: un libretto di
risparmio sul quale ottenere il massimo senza troppi rischi.
I nostri ci provano. Sono più arruffoni del solito,
sembra che abbiano fretta, vanno sovente in due sul disco e
consentono all'attenta retroguardia ospite di spazzare.
Noto ancora la terza linea (nella quale fa un paio di giri
anche Vignolo) e mi dico che, se 'vedo' così tanto la
terza, ci deve essere qualche problema nelle prime due.
Nell'intervallo chiedo qualche parere sulla quaterna (si
dirà così?) arbitrale e raccolgo soltanto
disapprovazioni: "Un'americanata", "Finiremo con l'avere in
pista più arbitri che giocatori", "Almeno si
togliessero di mezzo...".
Non sono giudizi sugli arbitri della serata, ma un modo per
dire che così non va. Se di esperimento si tratta,
è meglio bocciarlo subito. Come fanno i due bardati
di rosso ad avere lo stesso metro di valutazione? Chi vuole
così male alla categoria da imporre questa buffonata?
Potrebbe forse servire un supervisore esterno, uno con la
facoltà d'intervenire quando al capo arbitro sfuggono
un colpo proibito o una scazzottata lontano dall'azione. Uno
in grado di correggere, almeno sul rapporto, un'evidente
sbandata dei colleghi (v. caso Surma). Amen.
L'ultima frazione è una copia conforme della
precedente: loro stanno nella tana e provano ad allungare
soltanto in contropiede, i nostri s'innervosiscono e
sciupano con penalità gratuite i momenti favorevoli.
Finisce con i fassani in tre e la nostra porta vuota, ma non
c'è più lucidità.
Nella Valpe devo rivedere il maggiore degli Aquino, mi
piacerebbe poi ritrovare il Sisca pungente delle amichevoli
e intanto suggerisco al coach di appendere nello spogliatoio
la seguente massima: "Ci sono casi in cui il massimo
ardimento è la massima saggezza" (von Clausewitz).
Tra gli ospiti, bravo il portiere Dennis, strepitosa la
difesa ben diretta da Benysek, molto mobile Edwardson.
Non mi resta che dare il benvenuto in valle alla signora
Vogin: è vero che ha visto la Valpe perdere, ma qui
consideriamo questo deprecabile evento una sorta di
vaccinazione preventiva.
Mauro
Deusebio
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Valpellice Arce -
Renon Renault Trucks 3 - 6 (1-2, 1-2, 1-2)
Un
dué, un dué, un dué ...è
cominciata così, come un passo militare scandito, la
nuova avventura valpellicese. Non male, visti gli avversari
e considerato che a tre minuti dalla fine del secondo tempo
si era ancora in parità; ma andiamo con ordine.
Oltre duemila spettatori regalano un misto di
fischi/applausi al capo arbitro Gagliardi quando spancia a
centro-pista nelle pattinate di riscaldamento, poi tocca ai
giocatori e la passione esplode con un 'Valpe-Valpe' da
brividi ed il fluttuante, stupendo, lenzuolone biancorosso
che copre tutta la curva Filatoio.
Il Renon non devo certo presentarvelo: ha appena vinto la
Supercoppa italiana ed è tra i favoriti del
campionato. Un po' di 'amarcord' piuttosto.
Il primo contatto con i ragazzi dell'altopiano data
addirittura 12 gennaio 1964 quando, in amichevole a Blancio
contro il Briançon, giocò nella Valpe, in
prestito dal Torino, Peter Holzner, allora studente nel
capoluogo piemontese. La squadra di Soprabolzano (Oberbozen
per loro) si aggiudicò poi la serie C al Filatoio il
27 febbraio del '71; Valpe e Renon non s'incontrarono (Valpe
sconfitta in semifinale dal Vipiteno e Renon vittorioso sul
Rencio), però il pubblico s'innamorò di un
giovane spilungone biondo, Christoff Ramoser, che l'allora
dirigente Mollea ospitò più volte tentando,
senza successo, di convincerlo a trasferirsi qui.
Distratto dal passato, sto quasi per dimenticare che i
nostri reggono alla pari il confronto. Sul mio foglietto ho
già annotato due buoni power play nostri (senza
esito) e un bel recupero di Pietro Canale
sull'anglo-canadese Tait, dunque, qualche apparizione la fa
anche la terza linea.
Al quarto d'ora incassiamo il primo gol: Grossi commette
fallo in attacco, l'armata, straricca di difensori, schiera
tutti i suoi atouts, Kowalsky ferma un paio di dischi, ma,
coperto, nulla può contro un tiro dalla blu di
Nemecek forse anche deviato. Peccato.
Mentre recupero in archivio il primo confronto diretto (1-7
nell'anno dell'esordio in A, quando da loro furoreggiava il
folletto Stukey), va a segno Gruber ancora dalla blu e in
una selva di gambe e bastoni. Grandi 'sti dischi
radiocomandati, devo suggerire a Vogin di provarli.
Maledizione, non devono scappare proprio adesso, infatti non
scappano: Jannone recupera caparbiamente un disco, serve
Petrov che fa la migliore cosa della sua serata imbeccando
Beauregard, tiro fulmineo e Cloutier è battuto.
Nell'intervallo m'investe un amico-tifoso: "Intelligenza ci
vuole, non si fanno questi falli stupidi che buttano
all'aria tutto." Ce l'ha con Grossi. Obietto che, non
giocando a volano, un fallo come quello commesso da Dino ci
può anche stare. "No, è mancanza
d'intelligenza." Ammetto che in certe occasioni il capitano
può apparire esuberante, dissento sull'accusa di
stoltezza visto che io lo trovo sovente geniale. Ognuno
rimane della propria opinione.
Rientra in pista una Valpe da gustare. Smith deve avere
rubato agli avversari uno di quei dischi di cui parlavo in
precedenza e, in superiorità numerica, pareggia nel
traffico: Cloutier lo si batte soltanto così o
sbucandogli davanti all'improvviso come aveva fatto
Beau.
A proposito di portieri, Arghittu ha proposto 'The wall'
come soprannome per Kowalsky, a me sembra più un
gattone rimbalzante, sornione e lestissimo, diciamo tipo
Garfield. Ne parleremo.
Intanto Grossi sfiora il vantaggio (gol-non gol? Mi
assicurano che la borraccia di Cloutier, depositata sulla
porta non s'è mossa, dunque, non gol) e Sisca
colpisce il palo. Il Renon s'infuria: tocca ora a Kowalsky
salvare le ragnatele nella nostra porta e lo fa
splendidamente, prima fermando Nemecek in uno contro uno,
poi pinzando un missile, sparato non so da chi, da tre
metri.
Il vantaggio ospite, nell'aria, arriva su una leggerezza di
Jannone che va in contropiede quando siamo tre contro cinque
(in panca puniti Sisca e Ruggeri), l'ammazza partita segue
di un paio di minuti con disco già parato che sale
lungo lo scudo del nostro estremo difensore e finisce
dentro.
Prima dell'ultima frazione incontro Francella, il
Valpe-Gretzky a cavallo tra gli anni '70 e '80, Giulio
è appena andato a salutare Ivany (coach squalificato
degli altoatesini) e riferisce di averlo trovato un po'
inquieto, rilassato soltanto dopo il 4-2.
L'ultima frazione dice poco: i nostri sono stanchi, Tudin
allunga, il Renon rallenta e bisogna attendere una fiammata
di Beau per accorciare le distanze con Jannone. Vogin tenta
il 'perso per perso' e, a due minuti dal termine toglie il
portiere. Coraggioso? Spavaldo? No, semplicemente presente.
Qualcuno insinua che lo faccia per dare ritmo al risultato
che, sul parziale di 1-1, suona male! Se così fosse,
eccolo accontentato: Nemecek segna a porta vuota.
Bella partita, belle squadre. Per ciò che ci
interessa da vicino i consensi maggiori sono andati a
Ruggeri (bellissimo, dal loggione, vederlo salire in slalom)
e Kowalsky (grandi parate); volendo scavare più a
fondo direi che i due potrebbero essere un tantino
più concreti (nel duello tra stars, Cloutier e
Nemecek lo sono stati). A me è piaciuto Runer. I
locali si sono fatti rispettare nel compitino loro
assegnato, ma spero di vederli di più. Bravi gli
arbitri, bisogna pur dirlo quando, come dovrebbe essere
sempre, non si fanno notare.
Una domanda al mister: là davanti, non c'è
qualcuno in grado di giostrare in difesa?
Detto ciò, non preoccupiamoci, sarà un
(J)...annone!
Mauro
Deusebio
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