DAL LOGGIONE

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Valpe-Renon (26/9)

Valpe - Fassa (3/10)

Valpe - Val Pusteria (10/10)

Valpe - Pontebba (*)

Valpe - Cortina (22/10)

Valpe - Asiago (31/10)

Valpe - Alleghe (15/11)

Valpe - Bolzano (1/12)

Valpe - Pontebba (3/12)

Valpe - Renon (5/12)

Valpe - Fassa (10/12)

Valpe - Val Pusteria (17/12)

Valpe - Cortina (26/12)

Valpe - Asiago (2/1)

Valpe - Alleghe (7/1)

Valpe - Bolzano (21/1)

Valpe - Pontebba (26/1)

Valpe - Renon (28/1)

Valpe - Fassa (4/2)

Valpe - Val Pusteria (20/2)

Valpe - Cortina (27/2)

Valpe - Renon 2** (9/3)

Valpe - Renon 4** (13/3)

Le pagelle 2009/10 (14/4)

* Coppa Italia; ** Play offs

Le pagelle del loggione 2009/10

Davvero, leggendo il titolo, avete creduto che mi sarei messo a dare dei quattro o dei dieci? No, avrei tradito lo spirito del 'loggione'; qui si enfatizza il giocattolo, si narrano mirabolanti imprese, si chiacchiera fingendo di dissertare. Le mie pagelle sono soltanto una trentina di profili; Lucio Battisti avrebbe suggerito: "...chiamale se vuoi emozioni".

L'intruso - Così lo considerava la parte più becera del tifo; come se l'essere lombardo, giovane e bravo fossero peccati originali. Lui, Marco Pozzi (5), s'è conquistato la sua fetta di estimatori pattinando sempre più veloce, rispettando le consegne del coach, adattandosi ai compagni di linea (qualsiasi linea). Ci fosse una statistica sul rapporto tra il tempo d'impiego e le zone di pista coperte, sarebbe primo. Vai Marco.

Jesus - Lo chiamo così perché è risorto. Vezzeggiato nelle giovanili, accolto in prima squadra come il campioncino locale da esibire, s'era attorcigliato su se stesso fino a perdere la voglia e il posto. La nazionale e Vogin ce l'hanno restituito capace di sfruttare il suo talento, di spalmare sulle sponde tipi tosti e navigati; ha ancora molta strada da percorrere Pietro Canale (7), ma, dopo la resurrezione, la percorrerà.

Bazooka - Con l'arrivo di portieri sempre più bravi, ogni squadra di hockey ha dovuto cercarsi il suo 'bazooka' e alla Valpe arrivò Patrick Jannone (8). Confesso di avere pensato per un paio di mesi che il nostro lanciarazzi fosse difettoso: faceva qualche golletto, ma era poco incisivo, insomma, non faceva la differenza come ci si aspettava. Poi però, trovata la giusta collocazione, s'è espresso su ottimi livelli tanto da meritarsi di andare in Germania, ai Mondiali di maggio, come nostro 'panzerfaust'.

Il generoso - Vogin apprezzava molto il suo atteggiamento mai polemico, l'impegno costante e una disponibilità rara ad accettare un ruolo ingrato. Senza giocatori come Stefano Coco (11) le squadre sarebbero in balia degli umori di 'prime donne', narcisisti e ammutinati dell'ultima ora; lui riequilibra il tutto e, se trova spazio, muove la simpatia del pubblico per la causa dei 'trascurati'.

Lo zio - In ogni famiglia ci vuole un tipo così: uno zio saggio, a cui riferirsi quando il padre sbrocca; oppure bellicoso, che faccia da contraltare ad un papà troppo remissivo. Sì, questo zio è uno che non molla mai, che sfiora la perfezione appena prima di meritarsi un moccolo per avere causato una catastrofe; questo zio sembra un lord inglese, eppure negli angoli e dietro porta mena fendenti da pirata all'arrembaggio; questo zio è Kenton Smith (17).

Il soldato - Se continua come ha cominciato riceverà molte medaglie al valore, ma finirà i suoi giorni in qualche ospedale per reduci. Qualcuno deve avergli detto che la postazione va difesa a costo della vita e lui ha messo a disposizione della Valpe anima e corpo (un orecchio e un ginocchio) immolandosi al 'nemico'. Un esempio per tutti Francis Trudel (19), io lo chiamo anche 'Strudel' perché, come il dolce a pasta arrotolata caro agli austroungarici, può essere dolce o salato: per questo convivono in lui fioretto e sciabola.

Mac Flo - Detto così sembra un nome da NHL, un po' canadesizzante, ed è proprio l'effetto voluto per Florian Runer (20), ventenne altoatesino trapiantato in Piemonte, troppo dimenticato dalle cronache eppure in predicato di vestire la maglia azzurra in Germania. Ha poco più di vent'anni Florian, se provenisse dal vivaio locale lo si sarebbe già beatificato, invece si sta a guardare la sua scarsa propensione all'attacco e si dimentica che negli angoli e attorno alla nostra porta lui è uno dei più puntuali. Un'altra base irrinunciabile.

Il buono - Valerio Mondon Marin (22), Valerione per i compagni, ha un fisico da gladiatore ed una bontà d'animo che gli vieta di farsi 'sentire' dagli avversari. Un pregio bisogna riconoscerglielo: quello di essere sempre pronto alla bisogna. Nella stagione non ha avuto i minuti di pista sperati, però, quando serviva il suo apporto per tenere in piedi la terza linea, lui c'era, con la stazza e con il cuore: un prototipo da imitare per i più giovani.

L'ala ferita - Ai più è sembrata una ferita morale quella toccata a Simone Vignolo (23), ma io non concordo né con questa tesi, né con lo 'sparo' che l'ha abbattuto. Dopo un buon esordio in A2 è arrivato l'ostacolo del salto di categoria; a 18 anni è difficile accettare che il traguardo è sempre un po' più in là e solo gli uomini di carattere ce la fanno. Dai Simone, il futuro è lì davanti a te, però devi volerlo acchiappare.

Il freddo - Lui si entusiasma poco: fa giocate spettacolari, segna gol di ottima fattura, ma non va mai sopra le righe, nemmeno quelle dei referti arbitrali (è uno dei meno penalizzati). Ho pensato a lungo che fosse uno dei migliori acquisti di questa Valpe Anthony Aquino (26) e sul piano della tecnica pura continuo a pensarlo; mi suscita perplessità la sua perfetta padronanza di sé, indipendente dal minuto, dal risultato, dall'applauso come dall'assassinio dell'aiuto cronometrista. 'Chapeau', in ogni caso, al giocatore.

Il caldo - Sembra fatto apposta per giocare qui Luciano 'Luch' Aquino (29), qui dove gli si perdonano pause e mancati rientri difensivi, qui dove lui, capace d'infiammare le folle con pennellate d'artista incorniciate nella 'patinoire', trova il supporto ideale per esaltare la sua follia creativa. Ha trovato subito il feeling Luciano 'il caldo', un feeling fatto di bandieroni sventolati, di azioni spettacolari con i compagni di linea, di tecnica, di gol, tanti gol, quanti bastano per annoverarlo tra i migliori realizzatori del campionato.

Il timido - Difficile cavargli dalla bocca sensazioni e paure, difficile capire se aveva la tremarella quando l'hanno messo lì, da ultimo baluardo, nella porta della Valpe. Lui, Andrea Rivoira (31), s'è calato nella parte da veterano dimenticando i suoi 18 anni e, udite udite, facendoli dimenticare anche a noi. Nell'aria volteggiava il sospetto: "Ora becca il gollazzo e si sgretola...", invece no. Affermare che s'è trovato in casa l'estremo difensore del futuro è presto (il ruolo richiede molta, molta esperienza), certo l'inizio è stato promettente.

Lo svizzero - Kari Haakana (32) è sì finlandese, ma l'ho sempre associato agli svizzeri: così perfettino, così pulito, così attento nel salvaguardare il notevole armamentario donatogli da madre natura! Dicendo questo ho anticipato che non ho grande ammirazione per queste caratteristiche degli svizzeri, ma da un ex NHL proveniente da Kloten mi sarei aspettato di più: che so, qualche uscita di zona mirabolante, qualche salvataggio strappa applausi. No, lui ha fatto il suo dovere, però è stato come avere invitato Claudio Abbado a reimpostare l'orchestra e scoprire che è venuto il direttore della banda musicale del paese vicino.

Garfield - L'ho subito associato al gattone dei fumetti Craig Kowalski (33). Sembra grosso, pigro e indolente, poi lo scopri felino nel pinzare dischi sparati da tre metri, geniale in alcune giocate (chi non ricorda il suo gol al Pontebba nella partita del 3 dicembre?), fondamentale per portare a casa punti insperati. Qualcuno avrebbe preferito un portiere più lineare; non sono d'accordo: alla pazza Valpe serve proprio Garfield, con un portiere che fa della regolarità il suo atout avremmo preso qualche gol in meno, ma non avremmo sbancato Bolzano e Asiago.

Slalom - Come dimenticare le sue discese con gli avversari lasciati lì a fare da pali? Rosario Ruggeri (55) è entrato nell'immaginario collettivo con quella sua pattinata morbida e possente, capace d'incantare. I giocatori con le sue caratteristiche sono indispensabili per uscire di zona. Certo in uno squadrone avrebbe probabilmente messo più a frutto i suoi molti atouts, ma lui, "un lusso che non possiamo permetterci" secondo i soliti esperti, è per l'appunto la base sulla quale provare a diventare squadrone (ammesso che ci si voglia provare).

Il gentleman - Atteso come goleador, David Beauregard (61) avrebbe potuto conquistare la piazza se si fosse subito adattato all'hockey nostrano; a causa del suo alterno rendimento non ha concluso la sua stagione con i colori bianco rossi ed è un peccato perché a me Beau piaceva come giocatore e come persona.

Tiak - Meno famoso dell'avo (Tretiak!), saputo che c'era bisogno di lui ha dato la sua disponibilità; quanti avrebbero accettato sapendo in partenza di avere possibilità quasi nulle di scavalcare la balaustra in partita? Andrea Malan (63), portiere dei tempi andati, è questa rarità: onore al suo impegno.

Mezzo busto - Lo chiamo così perché l'ho quasi sempre visto in panchina, dalle spalle in su. Ha dimostrato spirito di adattamento sorbendosi l'ingrato compito, ma, Alessandro Viglianco (69), deve continuare a crederci dato che in A è approdata gente meno brava di lui: verrà anche il suo turno e allora dovrò cercargli un altro 'nickname'.

Il capitano - Dino Grossi (70) è un istintivo e come tale può soltanto essere odiato o amato visceralmente. Nessuno si aspettava il gran campionato che ha fatto, nessuno tranne lui che a settembre s'è già presentato pimpante come un giovanotto all'esordio. Ha giocato in tutte le linee, ha persino fatto il difensore, è stato capace di contenere i bollenti spiriti come non mai ed ha dimostrato un'intelligenza tattica apprezzabilissima. Esagera a volte e ciò da spago ai suoi detrattori, ma è stato un vero capitano autore di una stagione da incorniciare.

Lo zar - Per qualcuno in A2, come straniero, era il lusso che non potevamo permetterci; in A è diventato di colpo un indispensabile atout. Lui, indifferente tanto ai mugugni quanto agli elogi, ha continuato a lottare su ogni disco, a vincere ingaggi (l'unico dei nostri), a dare peso e continuità alle linee d'impiego. Non è un rifinìtore, ma serve ottimi assist; non è un realizzatore, ma segna gol importanti; in più ha fisico e grinta utili nei momenti difficili; lui è Aleksandr Petrov (77), esemplare per impegno e dedizione.

L'apprensivo - A sentire il coach, bisognerebbe trovare per Gabriele Bonnet (83) una sorta di paraocchi mentale capace di bloccare l'ansia che lo attanaglia quando deve entrare in partita. Ha doti sufficienti per proporre la sua candidatura al posto fisso, forse deve soltanto escogitare un clic nel suo subconscio e capire che persino l'hockey è solo un gioco!

Il finnico - Luca Rivoira (89) dice di ispirarsi a due difensori finlandesi ex Valpe (Laine e Siren) e la scelta dei modelli da imitare è azzeccata. Se arriveranno la stessa pulizia di gioco e il rendimento costante, Luca non avrà problemi d'inserimento; per ora, nelle poche occasioni avute, ha alternato vuoti evitabili con prestazioni d'insospettata maturità. Concentrazione e preparazione fisica possono aiutarlo nell'intento.

Il bocia - Un esordio così lo sognano tutti: sedici anni, una vita davanti e l'impressione di essere partiti con il piede giusto. Luca Frigo (93) ha soltanto estimatori: gli auguro di comprendere la fortuna figlia del talento e, pur se è lunga la strada che porta al successo, di conservare l'umiltà necessaria a confermare le promesse.

Piccant pepper - Daniel Sisca (97) merita questo soprannome: di tipi così combattivi se ne vedono pochi, lui non molla mai, nemmeno dopo avere lasciato sul ghiaccio l'ultima stilla di sudore. Non è un caso se è stato votato come migliore giocatore dai tifosi perché, pur con quel suo fisico minuto, occupa la pista e impartisce lezioni, ora di tecnica, ora di altruismo, ora di carica agonistica. Un uomo da Valpe, fondamentale, insostituibile perché, come con il peperoncino, se ti abitui a gustarlo non puoi più farne a meno.

Napoleone - Quando Alain Vogin se n'è andato, ho sperato che si trattasse di un momentaneo esilio come quello dell'isola d'Elba per l'imperatore corso, invece era già il tempo di Sant'Elena e il nostro Napoleone franco-canadese non è più tornato. Mi dispiace. Mi dispiace perché l'artefice della Valpe che tutti abbiamo ammirato è stato lui: il migliore allenatore della storia valpellicese. Lui ha composto il mosaico, lui ha dato un gioco alla squadra, lui ha lavorato giorno e notte per i suoi ragazzi ascoltandoli, incitatandoli, rimbrottandoli, insegnando loro tattiche e atteggiamenti. Qualcuno gli rimprovera una scarsa attenzione per gli emergenti, nulla di più sbagliato: esigente con se stesso, Alain poteva soltanto essere esigente anche con i ragazzi che gli erano stati affidati, anche a scapito di una popolarità comunque non cercata. Il suo luogotenente, Stefano Canale, ha condotto in porto la stagione seguendone la falsariga. Bravo. Bravo soprattutto per non avere mai pensato di essere il duca di Wellington.

La Valpe - Anche se è un 'nickname', tutti la conoscono come tale. Questa pazza, pazza, pazza Valpe ha conquistato il pubblico dal Pellice al lungo Rienza di Brunico meritandosi rispetto. Ogni sua prestazione, anche la più sballata, ha avuto attimi di spettacolo puro; mai avrei pensato di divertirmi tanto. In molti mi hanno chiesto cosa manchi per lo scudetto; rispondo: continuità, pazienza, soldi; non per lo scudetto, ma per arrivare nelle prime quattro. Niente nasce dall'improvvisazione. La società ha avuto la fortuna (l'abilità) di trovare in Alain Vogin il manager giusto e, partendo da questa base, in tre o quattro anni si potrebbe tentare. Ripeto: partendo da questa base; cambiando poco, solo l'indispensabile, un paio di elementi per volta; sperando che il nocciolo locale non si sfaldi per incomprensioni e fretta; trovando quei finanziamenti capaci di garantire il lungo periodo e qualche ciliegina. Lo scudetto è però l'ultimo dei miei pensieri se per arrivarci si rinuncia allo 'spirito Valpe': la squadra di quest'anno aveva lo 'spirito Valpe' e lo conferma la vostra assiduità, se possibile partiamo da lì. Sapete qual è la traslitterazione di 'squadra' dal russo? Sbornia. Siamo tutti reduci da una sbornia e in attesa del nuovo direttivo (gli dedicherò una 'divagazione'), ma spero fin d'ora che ci sia proposto il bis.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Renon Renault Trucks 4 - 3 (1-1, 1-1, 1-1, 0-0, 1-0) rig.

Scusatemi, non so se il ritardo sia dovuto alla pigrizia di fine stagione o al timore di non sapere tradurre in parole l'ultima emozionante impresa della Valpe...; diciamo, 49 e 50, l'1% mancante lo lascio alla cronicità dei miei ritardi e non parliamone più.
Entro e mi blocco davanti a un 'Vincere' fascisteggiante sparato in grande sulla curva opposta al loggione. Penso che soltanto quelli della mia generazione hanno ancora visto campeggiare quelle sciagurate parole d'ordine sui muri delle case, ma non erano scritte in biancorosso! Nulla di nostalgico dunque; così, quasi ad esorcizzare le disgrazie conseguenti l'infausto 'vincere' del 1940, mormoro a me stesso il seguito '...e vinceremo'; intanto consiglio tempi e modi verbali diversi ai ragazzi della curva Filatoio. Che ne direste di un congiuntivo imperfetto a segnalare una possibilità: "E se vincessimo noi?" So già che non vi piacerà, troppo sofisticato, da 'fighetti', non da curva; allora, ...giù con l'imperativo: "Vinciamo noi", molto più ruspante, quasi aggressivo.
Qualcuno le chiama 'seghe mentali' ed ha ragione, infatti, mentre giro in tondo su questa sorta di autoerotismo grammaticale, il Renon passa in vantaggio: Rottensteiner serve Ansoldi, Ruggeri è in vantaggio, ma s'impappina, Ansoldi lo salta allungando il disco fin qui innocuo, adesso c'è Rivoira in vantaggio, s'impappina anche lui e Ansoldi mette dentro. Gran brutto inizio: è passato poco più di un minuto e già dobbiamo inseguire. La fama, meritata, di Cloutier imbambola i nostri attaccanti che sul primo power play si dannano l'anima per spiazzarlo e finiscono per non tirare. Kowalski inizia il suo show personale quando va fuori per due minuti Runer, poi, appena tornati in parità, va fuori Breganzer e, sull'assalto di Sisca & company è lo stesso Cloutier a farsi beccare in fallo sgambettando uno dei nostri. C'è un minuto e mezzo in 5 contro 3 da gestire, il pubblico aumenta il volume, mettiamo in pista due o tre diversi 'special team', ma la difesa del Renon è spietata; nulla di fatto.
Loro sanno far girare bene il disco e sono pericolosi ogni volta che superano la metà campo. A 15'03 una penalità per troppi giocatori in pista, ma questa volta è toccata a loro: Cloutier para tutto, poi c'è un tiro di Aquino I deviato da Haakana, tutti gridano al gol, l'arbitro fa segno di no, io sono proprio lì sopra e non ho visto nulla, la luce del giudice di porta s'è accesa e un linesman lo segnala all'arbitro, questi chiede conferma, è gol. Ouff! Siamo 1-1.
Mi piacerebbe che la prima frazione finisse così, ma c'è una penalità per Jannone e bisogna ancora ammirare l'arte gladiatoria dei nostri difensori e l'agilità gattesca di 'Garfield' Kowalski perché gli attaccanti del Renon sanno trasformare i sentieri verso di lui in autostrade aperte per gli inserimenti di Gruber e Nemecek. Alla sirena lo stadio si sgonfia letteralmente; direi come un polmone svuotato da un enorme sospiro di sollievo.
Partiamo male anche nella ripresa: va fuori Rivoira e gli altoatesini impiegano appena 18 secondi per tornare in vantaggio con un indovinato tiro dalla blu di Pavlin. Quando il vantaggio numerico tocca a noi (è fuori Daccordo), due tiri consecutivi di Luch Aquino e Jannone incocciano nel traffico davanti porta. La solita scalogna, penso, i loro tiri sembrano sinuosi serpenti invisibili nel traffico, i nostri sono serpenti cechi. Cambio versione (da 'sfiga' a 'culo') nei dieci minuti che seguono perché Tudin, Johansson e Tait ci fanno impazzire nel nostro terzo di difesa; però non è soltanto fortuna visto che Kowalski ha messo in funzione l'aspira dischi e ci tiene in partita.
Poco dopo respiriamo di sollievo; è marzo, dunque: "Passata è l'uggiosa invernata, passata, passata!" Infatti, mentre è in corso una doppia penalità a Grossi e Rasom, c'è una protesta sanzionata alla panca del Renon e, con quattro attaccanti in pista (wow), una magia degli Aquino 'brothers' libera 'bum bum' Jannone e Cloutier alza bandiera bianca per il 2-2. Manca molto, ma resistiamo ad un Renon un po' stanco fino al solito polmone svuotato di fine tempo.
Nell'intervallo mi dicono che l'autista del torpedone di Collalbo, furente per le penalità fioccate sui rossoblu, abbia insinuato che la colpa è del Bolzano in vantaggio a Pontebba: "Vincerà ancora il Bolzano; questi sono avvisi che le regole le fanno loro!" (Che poi i tricolori abbiano perso 5-3 entra nel calderone dei nostri sospetti sui presunti favori al Cortina).
Indubbiamente con la 'tolleranza zero' gli ospiti sono meno stratosferici. Gran squadra, comunque; però anche la Valpe è una grande squadra e, nel suo piccolo, infiamma gli animi: mai sentito un Cotta Morandini così partecipe! Il boato che potrebbe incrinare le strutture dello stadio arriva a 46'53: Anthony Aquino sfrutta una combinazione Haakana-Grossi e, complice Cloutier (anche gli dei commettono errori), ci porta in vantaggio. Dura soltanto cinque minuti; cinque minuti da super eroi durante i quali penso a 'Napoleone' Vogin ("Una volta nella stagione dobbiamo batterlo questo Renon"), poi ancora Pavlin ci risveglia dal sogno.
Il resto è da Rytmonorm, un farmaco per il trattamento delle aritmie cardiache, fino al palo colpito da Ansoldi ad una manciata di secondi dalla fine. Gli sta bene. Ottimo giocatore Luca Ansoldi, uno dei migliori italiani in attività e anche, sembra, uno dei più maleducati; mi permetto un consiglio perché, per essere un grande, deve anche essere una persona intelligente: i gesti tesi a provocare il pubblico, quelle mani a coltello che indicano l'inguine, li lasci agli hockeysti di terz'ordine, i campioni, quelli veri, hanno altri comportamenti e conquistano anche i tifosi avversari, ...magari segnando ad una manciata di secondi dalla fine.
Il supplementare fila via tra una parata di 'Garfield' e l'ennesima galoppata di capitan Grossi a tamponare là dove l'asfissia crea falle; in attacco non ci andiamo più. Ai rigori i più bravi sono Kowalski e Cloutier che parano su: Aquino I, Ansoldi, Aquino II, Jacina, -, Tudin, Petrov, Tait, Sisca e Johansson; quel trattino tra Jacina e Tudin segnala il gol di Jannone, quello della vittoria, quello che toglie l'ultimo zero nelle statistiche della favolosa annata Valpe, il primo successo nei play offs. Martedì è un altro giorno, questo è stato stupendo.
Passata è l'uggiosa invernata, passata, passata. Questo è il clima della sala stampa dove il presidente Barbero confessa di avere prenotando in anticipo la trasferta per gara 5, dove Stefano Canale ringrazia società, capitano e giocatori per l'opportunità che gli è stata concessa, per le cose che ha imparato, per l'affiatamento con tutto il gruppo, dove Stefano Canale ringrazia società...; lo so che l'ho già scritto, ma Stefano, comprensibilmente emozionato, ce l'ha ripetuto almeno tre volte. Lo spazio per gara 6 ci sarebbe..., se no, grazie a tutta la squadra.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Renon Renault Trucks 2 - 7 (0-2, 2-2, 0-3)

Devo ai lettori del 'loggione' qualche annotazione sul Renon. Il primo contatto fu occasionale, nel senso che, nel 1964, Peter Holzner, di Soprabolzano, giocò a Torino e fece qualche amichevole con la Valpe; il secondo contatto fu indiretto: valpellicesi e altoatesini parteciparono alle finali di serie C, disputate a Torre Pellice il 27 e 28 febbraio 1971, ma non s'incontrarono in pista. Il Renon vinse battendo il Rencio in semifinale e il Vipiteno nella finalissima, la Valpe finì quarta battuta 6-4 e 5-2 da Vipiteno e Rencio.
Che squadra il Renon! Un ottimo portiere, Kral (Cloutier), un'arcigna difesa imperniata su Ernst Baumgartner e Rinner (Gruber e Nemecek), un attacco valanga grazie alla classe di Jacob Ramoser (Johansson) e alle capacità realizzative di Christof Ramoser e Tomelleri (Ansoldi e Tudin), un'impostazione di squadra capace di dare pressione in ogni angolo con la velocità di Hosp e Rottensteiner (May e un altro Rottensteiner) e alla prestanza dei 'duri' Unterhofer e Robert Baumgartner (Pavlin e Jacina).
Ecco, con un salto di soli (!) 39 anni, il parallelo tra il Renon di allora e quello attuale; mi credete se vi dico che, con le dovute proporzioni, le due squadre si assomigliano in modo impressionante?
Rimango sulla lunghezza d'onda dei ricordi. Il contatto con l'altopiano era allora Christian Trettl, ma a nulla valsero i buoni rapporti e una visita al maso della famiglia Ramoser (oltre a Christof e Jacob c'era la sorella Barbara, promettente velocista) per convincere Christof a giocare nella Valpe; il giro ad Oberbozen consentì soltanto di apprezzare l'ambiente, il viaggio da Bolzano in teleferica e quello sul trenino dell'altopiano che ha la stazione vicino all'hotel della famiglia Holzner e arriva fino a Collalbo dove ora c'è la pista. Il Renon lo si incrociò soltanto in A nel campionato 1976/77: i rosso blu avevano allora in porta il giovane Rinner, due stranieri fortissimi (Marc Stuckey e Paul Dionne) e i soliti Baumgartner (Ernst e Robert); le sfide continuarono in serie A fino al 1981, poi nelle finali di C del 1989 e ancora nella A 'allargata' del 2000, ma lì c'eravate già quasi tutti.
La seconda dei play offs 09/10 ha riproposto un Renon dal gioco asfissiante. I nomi e le caratteristiche degli avversari li ho scritti sopra e la cronaca l'avrete letta un po' dappertutto, provo ad aggiungere alcune considerazioni: quella vista in pista è una Valpe che mi piace, pazienza per il risultato; una squadra come il Renon (sicuramente favorita nella marcia allo scudetto) la si costruisce anno dopo anno con innesti oculati, con i soldi e il tempo per farlo; a fine stagione dirò ai pochi interessati cosa penso sul tormentone locali/stranieri, anticipo soltanto che l'agonismo e il cuore di tutti non mi ha permesso di distinguere gli uni dagli altri ed è ora di smetterla di chiamare 'mercenario' chi ci mette passione, testa e gambe. Davide contro Golia, hanno detto in molti, giusto, ma per provare a diventare Golia bisogna passare attraverso la sofferenza (chi non ci crede, lo chieda al Renon).
Mi permetto ancora di segnalare un gol da favola (quello di Luch Aquino), l'aspiratore di dischi montato nella pinza di 'Garfield' Kowalski e quattro prestazioni esaltate dall'assenza di Ruggeri e dagli infortuni a Trudel e Haakana: Grossi, da vero capitano; Luca Rivoira, il difensore locale tanto atteso; Smith e Runer, sovente dimenticati, ma esemplari per serietà e intensità di gioco.
Il presidente, Roberto Barbero, apre la conferenza stampa: "... con la lingua tutti sono bravi a fare la squadra, se domani arriva qualcuno con i soldi per rilevare le fideiussioni bancarie lascio subito il posto. Vorrei ricordare che avevamo fatto il farm team con il Varese di A2 proprio per fare giocare i giovani e non è colpa nostra se poi la squadra lombarda s'è ritirata; ricordo anche che, qualche giorno prima dell'incidente in cui ha perso la vita, il mio predecessore, Mauro Ferrando, aveva annunciato le sue dimissioni sempre per questioni legate alle giovanili. Sulla questione Vogin assicuro che l'allenatore non è mai stato in discussione; il suo abbandono è legato a motivi di salute e non aggiungo nulla perché non c'è nulla da aggiungere."
Grossi precisa che nessuna squadra di A ha impiegato più giovani del Valpellice. Tutti vorrebbero giocare, ma se si manca agli allenamenti è difficile portare via il posto a che se l'è guadagnato, poi aggiunge che a fine stagione parlerà con Vignolo (la questione è la polemica sollevata sul forum) per dirgli che è sempre sbagliato difendere il proprio figlio in questo modo.
Stefano Canale è soddisfatto della prestazione di Luca Rivoira e della squadra, ma lamenta il fatto che le troppe penalità facilitano il compito delle squadre più forti soprattutto quando gli infortuni riducono drasticamente gli effettivi.
Vogin ha sempre detto che il Renon poteva essere battuto almeno una volta; spero che sia sabato. Come scritto sopra, il 'tormentone' lo affronterò a stagione conclusa, ma sembrerei un pavido se fingessi di non avere un'opinione sulle polemiche in corso: Mauro Vignolo ha sbagliato a sollevare il polverone sul forum dove abbondano gli avvoltoi; la società ha sbagliato a escludere dal roster i due ragazzi a fine stagione. Mai sentito parlare di tempestività? Amen.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Cortina De Vilmont 8 - 3 (2-0, 5-1, 1-2)

Scusate il ritardo. Non voglio giustificarmi, ma almeno darvi due ragioni per comprenderlo: a) appartengo alla generazione del 'Valpellice inutile soprammobile della serie A' (Carlo Gobbi - La Gazzetta dello Sport - fine anni '70); b) di tanto in tanto mi diverte essere un po' fuori dal coro. Con l'inutile soprammobile ero in stretta connessione, 'culo e camicia' se mi passate questo modo di dire poco elegante; da lì deriva l'avversione per i trionfalismi: non mi piaceva vedere la Valpe perdere 18-1 (esordio in A), non mi entusiasma vederla vincere 8-3 contro un Cortina ...rimasto a Cortina. Ai miei quattro lettori, che sono usciti dal Cotta Morandini con lo stesso sorriso degli altri 2436 e con la voglia di dire 'tié' al mondo intero, sembrerò incontentabile, ma io ho visto una Valpe solo discreta battere un pessimo Cortina.
L'inizio è da favola: stadio colmo, cori, coriandoli; il popolo bianco rosso unito e pronto a festeggiare. Mi emoziono quando la Valpe affratella tutto e tutti, mi viene in mente Giorgio Gaber e il ritornello di una sua canzone:
"L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé."

Non importa se poi, sul forum, scopro che non è così; là, allo stadio, il sentimento era questo.
Diciamocelo: la paura, con il Cortina tornato a -2, era quella di fallire l'appuntamento decisivo; i più anziani ricordavano magari la mancata vittoria nella C del 1971, o l'esclusione dalle finali di B del '74 (pari punti con il Torino, battuto a Torre Pellice 4-3, e Valpe non ammessa per avere perso 7-5 al Tazzoli dopo un'assurda penalità di partita a Omar De Biasio); ai tifosi di oggi, invece, ronzava in testa un fastidioso calabrone, quello delle ultime due finali contro Caldaro e Vipiteno.
Arbitrano Gagliardi e Metelka: se non ci sono altoatesini possono anche mandarci buoni arbitri! In pista Stefano Canale e Douglas McKay cominciano giocando a scacchi: il coach degli ampezzani, oltre a fare cambi ogni 25 secondi, conferma Marchetti al posto di Thompson (e tutti siamo corsi a vedere se l'avesse fatto per permettersi uno 'straniero' in più in attacco, ma no, tanto Pettersson era infortunato); Canale comunque riduce l'impiego della terza linea, un po' perché ci toccano tre penalità quasi consecutive e un po' per arginare gli ospiti partiti di gran carriera. Kowalski fa subito un paio di magie, poi una controfuga di Luch Aquino annuncia il pericolo Valpe ed i cortinesi arretrano anche se continuano a gestire l'incontro. Sarà l'unico momento decente della squadra di McKay.
A 15'49 la Valpe passa: segna Aquino I con un tiraccio dalla destra che sorprende Marchetti; il portiere ospite sfodera poi un paio di interventi non facili, ma deve ancora capitolare di fronte a Jannone che, ben imbeccato da Aquino II e Sisca, lo fulmina da posizione centrale. Un 2-0 perfetto per sciogliersi nell'ammirare, nell'intervallo, i piccolini di Beccaria e Martina.
La ripresa è tutta valpellicese (5-1 il significativo parziale). Sisca, in gran serata, segna il 3-0 su assist di Kowalski e Runer ufficialmente, ma erroneamente, attribuiti ad Aquino II e Jannone; passano tre minuti ed è Grossi a risolvere in mischia, poi va a segno Cullen, dopo una bella fuga solitaria, ed i pessimisti già prevedono una rimonta dei cortinesi; invece la doppietta di Jannone, un minuto più tardi, spegne definitivamente il Cortina. Ancora Sisca per il 6-1, questa volta sì in combinazione con Luch Aquino e Jannone, poi il 7 lo fa il 77, l'indistruttibile Petrov, e già mi sembra di vedere il 'nemico' "...risalire lentamente le vallate che avevano disceso con orgogliosa sicurezza".
Nell'ultima frazione la Valpe smette di dannarsi l'anima e il Cortina prova a salvare l'onore, mette in pista la terza linea, peraltro sovrastata dalla nostra, e va a segno con Tavzeli e Souza, gli ultimi acquisti; poi Sisca, tanto perché i cortinesi sappiano che non ci solleticano nemmeno un baffo, fa tripletta con l'aiuto dei suoi moschettieri ed eccoci ad aspettare di sapere chi ci toccherà sfidare (le dedicherò una divagazione). Per ora: evviva.
Qualche battuta dalla sala stampa. Sacha Petrov: "Il mio anno migliore nella Valpe? Beh, il prossimo!" Paolo Pronello: "Siamo qui a festeggiare una buona stagione che è frutto del lavoro di tutti, segnalo quello di Alain soprattutto come persona, non solo per il gioco." Claudio Manganaro: "Sono orgoglioso dei ragazzi e di quanto è stato fatto con loro. Non ci sono stati infortuni, a parte quello a Kovalski, e ciò significa che si è lavorato bene. L'ottima stagione di Grossi? Merito suo, s'è presentato già in buona forma ed è sempre stato di esempio" Fausto Barale: "La squadra ha lo spirito giusto per i play offs. Il futuro? Ne parleremo a maggio."
Permettetemi ancora di sottoscrivere e segnalare la chiusura del commento alla partita di Paolo Vola: "In questo momento di gioia un saluto ed un pensiero affettuoso va ad Alain Vogin, vero artefice di questo risultato; senza di lui non ci sarebbe mai stata questa squadra, questo gruppo, questo spettacolo. Grazie Napoleone!"
Mauro Deusebio

Valpellice Arce - Red Orange Pustertal 5 - 4 (2-0, 0-3, 3-1)

Con la Valpe viaggi sempre in sovraprenotazione (overbooking per gli amanti dell'inglese); in sostanza, non sai mai come andrà a finire il tuo viaggio, ma avrai sicuramente qualcosa da raccontare. Così è stato anche nel match con il Pustertal. Tre tempi che sembrano l'elegante messa in scena di un'opera teatrale dal seducente copione: nel primo atto, pur tra tormentosi presagi, si prospetta il trionfo della protagonista, segue la rivalsa dei 'cattivi', con le tinte fosche che preludono ad un finale drammatico, ma, a questo punto, l'amor proprio della protagonista riesce ad accendere un barlume di speranza e, tra incredibili colpi di scena, si va verso un inatteso trionfo finale.
Anche fuori di metafora le premesse suggeriscono un dramma: non c'è più Vogin, il migliore caoch della lunga storia della Valpe, e s'è perso ad Alleghe in quella che doveva essere una partita da 'ultima spiaggia'.
Su 'Napoleone' Vogin dico soltanto una cosa: l'allenatore non è un comandante che abbandona la nave in acque pericolose; lui sta vivendo un particolare e difficile momento personale e, per uscirne, ha fatto una scelta che merita rispetto. L'uomo, in quanto individuo, vale più di qualsiasi contratto, stagione, squadra e play offs; smettiamola di ricamarci sopra, auguriamo ad Alain di uscirne vincitore ed alla Valpe di riaverlo per il prossimo anno.
L'infausta prestazione di Alleghe è stata una sovraprenotazione in cui la Valpe è rimasta a terra; succede, è previsto dai regolamenti e dalla scelta di viaggiare così, se non vi sta bene tifate per un'altra squadra, ma non lamentatevi se vi divertite di meno (devo averlo già scritto).
In panca c'è ora Stafano Canale, a lungo mio compagno di loggione; la prima scelta di Stefano è di quelle sagge: lui non si atteggia a mago della panchina e conferma l'impostazione del suo predecessore. Il Pustertal spaventa anche se privo di Helfer e Kelly, sostituiti comunque dagli ultimi acquisti e cioè Da Corte e lo sloveno Razingar. Kowalski risponde subito presente ad una chiamata di Murray, poi sono Sisca e Luch Aquino ad inventare per un perentorio inserimento di Trudel ed è 1-0. Passano poco più di due minuti e va a segno Aquino II ancora su suggerimento di Sisca. Qui Murray prova a fare il duro non rispettando le distanze sull'ingaggio e si becca 10'. La Valpe è strepitosa, i primi della classe sono in soggezione al punto che Jakaitis deve superarsi per tenere basso un disavanzo che potrebbe anche essere doppio.
Nell'intervallo c'è chi pensa che il Val Pusteria stia giocando per fare un brutto scherzo al Renon e instradarlo sulle lunghe trasferte di Torre Pellice; nulla di più sbagliato perché, in rapida successione, Murray dimezza le distanze e Oberrauch pesca un Desmet troppo solo al centro della nostra difesa per un 2-2 tagliagambe. Ora la squadra di Brunico gioca da capolista e prova anche a fare sentire peso e rudezza dei suoi marcantoni; la Valpe non s'impaurisce e la terza linea (Canale-Pozzi-Frigo) stupisce per la sua baldanza, ma, poco oltre metà gara, l'estrema decisione dei pusteresi in un'ennesima mischia sotto porta consente a Murray di siglare il gol del vantaggio.
C'è un po' di polemica Grossi/direttori di gara perché il capitano lamenta, a ragione, i troppi interventi, mai sanzionati, degli ospiti su Kowalski. A 38'09 ci becchiamo una penalità per troppi uomini in pista, nulla da dire, l'infrazione c'era; purtroppo Grossi protesta ed è penalizzato anche se non si capisce il tenore della penalità. I soliti informati dicono che il capitano della Valpe ha caricato un linesman e per questo s'è preso penalità di partita; sbagliato, ho visto a fine gara la perfetta ripresa di Sandro e Tatiana Malan e non c'è stato il minimo contatto tra Grossi e gli arbitri.
L'ultima frazione è esaltante soprattutto perché inattesa. L'abbrivio arriva da un Sisca come sempre stupendo: si attacca in superiorità numerica (è fuori Tuomainen), il disco viaggia dai due Aquino a Sisca spostato a destra, quasi dall'angolo il nostro attaccante spara sulla porta cercando una deviazione e la trova ...nel gambale di Jakaitis. Il pareggio infiamma, il Brunico attacca, Ruggeri esce dalla blu e pesca, sull'altra blu, un lanciatissimo Mondon Marin (al suo primo cambio al posto di Grossi), Valerio è bravo ad incunearsi, resiste ad un difensore e insacca. "Non sapevo dove tirare, - dirà Mondon Marin nel dopo partita - poi ho smesso di pensare e ho solo più visto il disco dentro la porta."
La Valpe è ora in apnea con Petrov affaticato e Luch Aquino con i crampi, ma il Val Pusteria non pattina più ed è preso d'infilata dalla velocissima terza linea valpellicese, segna Pietro Canale che riprende una respinta di Jakaitis ("Tengo a precisare che i gol nascono dall'intesa della linea intera; mi trovo molto bene con Luca e Marco, siamo migliorati e li ringrazio"). Il Pustertal tenta il recupero e va a segno con l'ottimo Desmet, però la squadra è sulle gambe, Kowalski fa buona guardia, Haakana, alla sua migliore prestazione stagionale, spalma più d'un pusterese sulle sponde e nemmeno una penalità di Sisca nei minuti finali consente il recupero degli ospiti. La Valpe trionfa. Cortina a meno cinque. Il turno di riposo e il derby Alleghe - Cortina lasciano indifferenti.
In sala stampa Stefano Canale confessa l'emozione per l'esordio casalingo, si complimenta con i suoi per come hanno difeso e impedito i tiri dalla distanza: "Un bel gruppo, nei momenti difficili tutti danno una mano; ho chiesto di giocare con cuore e cervello, se si va ai play offs possiamo giocarcela contro qualsiasi avversario perché in un campionato così equilibrato sono le motivazioni che fanno la differenza."
Una battuta al volo all'uscita dal teatro (pardon, dallo stadio): "Che culo questi Canale..."; la battuta è del papà di Stefano e Pietro.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Fassa Levoni 4 - 5 (1-1, 1-3, 2-1)

Si doveva vincere per spaventare tutti. Si doveva fare almeno un punto per avere l'Alleghe a tiro nello scontro diretto e per restare davanti al Cortina qualora gli ampezzani facciano risultato nel turno di riposo della Valpe. Si doveva.
Detto questo (e passato lo scoramento che mi ha portato a bigiare la conferenza stampa di fine partita), eccomi pronto a raccontare perché non è successo condendolo con fole e teorie accettabili dai malati di 'valpite' e dagli over 50.
I 'valpitici' non mettono mai in discussione il loro oggetto d'amore; gli over 50, abituati agli scarti abissali della prima esperienza nella massima serie, escono dallo stadio col sorriso dei vincitori e hanno ragione. Battuti 4-3 dalla squadra seconda in classifica, poi vincitrice della Coppa Italia, e con qualche dubbio su diverse decisioni dei giudici di linea; battuti 4-3 in casa della terza forza del campionato dove, ai tempi si perdeva in media 12-4; battuti 5-4 dai fassani che, a quanto pare, sono per i nostri una squadra indigesta al pari del Renon. Dunque, zero punti negli ultimi tre confronti, ma sempre con la Valpe incollata agli avversari e un po' ingenua nel gestire quei maledetti ultimi minuti. L'ingenuità non è peccato, soprattutto per una matricola che, affamata dalla classifica, cerca il risultato pieno.
C'è da dire che questa ingenuità qualcuno la chiama dabbenaggine; non ci sarebbe in sostanza il candore di chi non conosce il male, ma la stoltezza di chi si espone a subirlo. Credo che la ragione stia nel mezzo perché mi piace questa pazza, pazza, pazza Valpe, ma mi girerebbero anche i riccioli che ho avuto soltanto all'età di tre anni se non si andasse ai play offs per uno solo dei tre punti buttati nel finale delle ultime partite.
Con il Fassa partiamo più guardinghi del solito: pesa, sull'atteggiamento della squadra, la paura del passato quando, con gli avversari in vantaggio, s'era dimostrato oltremodo difficile perforare la migliore difesa del campionato. Il primo pericolo lo corre comunque Dennis, su incursione Sisca-Aquino II, al quarto minuto e in inferiorità numerica (è fuori Ruggieri), subito dopo però Trudel commette uno stupido fallo nell'angolo che lascia i compagni in 3 contro 5; gli ospiti ringraziano e, in 13 secondi, colgono l'occasione per portarsi in vantaggio con Power dalla blu. Rieccoci in salita, ma ci pensano Jannone e Luciano Aquino a riacciuffare la parità, poi tanto Fassa fino al riposo e il segnale che fatichiamo ad uscire dal terzo difensivo come nelle serate no.
La conferma subito in apertura di ripresa con la rete di Giudice e la nostra difesa a spasso. Ancora Luch Aquino impatta su stupenda invenzione di Sisca che, pur circondato da avversari, lo serve da dietro la porta. È questa l'unica nostra fiammata; al minuto 31 Crampton riceve davanti a Kowalski, i nostri difensori se ne vanno, uno verso destra, l'altro nell'angolo a sinistra, Crampton rimane interdetto, non sa se aspettare che se ne vada anche il portiere, poi decide che sarebbe sperare troppo dal nostro senso di ospitalità e ingaggia il corpo a corpo con un 'Garfield' impacciato e torniamo sotto. Prima dello scadere ci pensa MacDonald a concretizzare un power play (Grossi in panca puniti) e il Fassa va sul 4-2, ma ciò che preoccupa maggiormente è che abbiamo una difesa allo sbando nella quale salvo soltanto il diligente Runer.
Tutti sanno, o dovrebbero sapere, che nel raccontare si è credibili soltanto essendo onesti; ecco cosa ho visto finora: Kowalski e Ruggeri meno concentrati del solito con il terzino incapace di costruire nonostante gli affondi che l'hanno reso popolare, Trudel inguardabile, come in trance quando deve decidere cosa fare del disco, Smith che lotta da par suo, ma intervalla quei blakout che stanno a metà tra uno sfarzoso regalo e il suicidio, Haakana tornato 'paracarro' insuperabile soltanto se gli cozzi contro.
Vogin corre ai ripari e sposta Petrov in seconda per dare maggiore consistenza all'attacco; temo che voglia giocare a due linee, ma sono subito smentito perché il coach presenta Canale-Pozzi-Frigo nella formula che esalta Marco Pozzi togliendogli l'etichetta di punto debole della seconda e regalandogli la responsabilità della linea 'primavera'. Ora è Valpe vera anche se si fatica a passare tra le maglie della super difesa fassana. La svolta viene proprio dai giovani che lottano su ogni disco e, con l'agonismo, pareggiano il gap d'esperienza. Pietro Canale torna 'Bum bum' realizzando, da posizione defilata, il suo primo gol in serie A; due minuti più tardi è Daniel Sisca pareggiare i conti ed ora sì che si può vincere perché il Fassa è alle corde. Ci credono i giocatori, ci credono i tifosi che fanno del 'Cotta Morandini' la trappola per l'eco 'Valpe, Valpe', ci crediamo tutti mentre gli ospiti si limitano a liberazioni vietate che la dicono lunga sulla loro paura. Ma nessuno ricorda il beffardo finale col Renon e con l'Asiago, così, mentre sogniamo il paradiso, nell'unica folata offensiva ospite, un fortuito rimbalzo del disco sul pattino dell'arbitro regala a Bonello l'opportunità di ricacciarci agli inferi quando è troppo tardi per rimediare.
Così è se vi pare e non mi scuso nemmeno per il ritardo della cronaca, tanto avete una quindicina di giorni d'astinenza da superare.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Renon Renault Trucks 3 - 4 (2-0, 0-2, 1-2)

Io non metto titoli, se li mettessi potrei soltanto scrivere "SCANDALOSO".
Questa sera l'arbitro, Gagliardi e soprattutto i due linesman, Christian Gamper e Andrea Moschen, hanno determinato il risultato.
Elenco:
- 8'34 Luciano Aquino carica alla balustra Ashley Tait, Gagliardi fischia la penalità al valpellicese, Tait però reagisce e stende Aquino che deve abbandonare la pista ferito al labbro superiore (otto punti di sutura), per l'arbitro il giocatore della Valpe s'è ferito da solo e non va nemmeno a sincerarsi delle sue condizioni;
- 21'50 uno dei linesman non vede (?) l'ala sinistra del Renon in fuori gioco di due metri e gli ospiti segnano la loro prima rete;
- 58'30 fischiata al Valpellice un'inesistente liberazione vietata, il capo arbitro si accorge dell'errore e vuole fare riprendere il gioco a centro pista, interviene il linesman che assicura di avere visto bene e si porta nella zona di difesa della Valpe, Gagliardi abbozza, il Renon segna il gol decisivo.
Queste sono tre perle scelte dal mazzo e basterebbero per dire che la partita è stata falsata, ma ho passato la serata a chiedermi se i due giudici di linea fossero incapaci o in cattiva fede per il numero incredibile di spropositi commessi ai danni del regolamento. Non è giustificabile che in serie A si mandino in pista incompetenti di tal fatta.
Aggiungo due decisioni opinabili: un gol della Valpe non visto sotto la curva 'Filatoio' e l'espulsione di Luca Frigo a 47'21 che ha favorito il 3-2 del Renon. Ripeto: decisioni opinabili. Significa che non tutti sono d'accordo. Sul gol non metto lingua, visto che sto dalla parte opposta della pista. L'espulsione di Frigo non c'era: Rasom è partito a testa bassa ed è andato ad incocciare nel nostro attaccante praticamente fermo. Normalmente non segnalo queste interpretazioni discordanti perché, come ha più volte ricordato Vogin a giocatori e giornalisti: "Gli arbitri sono una variabile non controllabile del match, se sbagliano, i loro errori finiscono per compensarsi sull'uno e sull'altro fronte." Normalmente. Non questa sera.
Detesto il vittimismo, non credo ai complotti, però chiedo al presidente della delegazione piemontese, Marco Bellion, presente alla partita, di farsi sentire in federazione prima che il più numeroso pubblico dell'Italia hockeystica si senta preso in giro.
Dimenticando le 'variabili non controllabili', ho visto un meraviglioso primo tempo con due squadre da battaglia. Nella Valpe gioca Beauregard in linea con Aquino I e Grossi (Petrov è infortunato). Parte forte il Renon, ma la Valpe punge; le prime penalità, due per parte, non danno frutti, poi Aquino II esce per farsi ricucire e quando rientra (sono passati otto minuti) siamo avanti 1-0, gol di Sisca in doppia superiorità per le pazzie di Jacina e una penalità di panca ad Ivany. Meraviglioso il secondo gol: Aquino II scappa sulla sinistra, poi, pressato, spara una fucilata al centro intercettata da Jannone che fulmina Cloutier.
Il gol di May (viziato dal fuorigioco) e una grossa papera di Haakana spengono la Valpe, ma Kowalski ed un pubblico, davvero stupendo, rimettono in carreggiata i nostri che esibiscono anche una terza linea pimpante con il migliore Canale della stagione, Pozzi bravo al centro, e Frigo lavoratore ispirato. Il tempo finisce sul 2-2, il Renon ha attaccato di più e, sia pure nell'ingiustizia, ha raccolto il giusto.
La penosa esibizione dei due linesman condiziona la frazione finale. Gli ospiti passano con Johansson in superiorità, pareggia Luch Aquino, servito da Sisca, in meno di un minuto, poi diventa impossibile giocare per le invenzioni del duo Gamper/Moschen e, a 1'08 dalla fine, l'ultima beffa della liberazione inventata. Bella Valpe, due grandi portieri, peccato per i punti che avremmo meritato.
Più degli incubi bianco neri e dei play off, mi preoccupa che nell'ambiente non si parli mai di futuro: c'è una signora squadra da tenere insieme indipendentemente dal risultato finale e, se non siamo alla frutta, vorrei sognare ancora.
Ha assistito alla sua prima partita Enzo Vogin (6 settimane), figlio del migliore coach che sia mai stato sulla panca dei bianco rossi.
Alla prossima.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Pontebba Generali 4 - 3 (2-0, 1-1, 1-2)

Ah l'hockey, che sport straordinario! Si può vincere o perdere per un nonnulla: incappare nella disfatta quando già ci si sente al sicuro o, invece, trovare un successo insperato mentre già suonano le campane. È successo mille volte, succederà ancora, e ancora, e ancora. Tom Pokel, il serafico coach delle 'aquile del Friuli', sconfitto da un gol nel finale, incassa con filosofia: "Abbiamo vinto ad Asiago a 26 secondi dalla fine, qui, sempre a 26 secondi, abbiamo perso." Fossimo tutti come lui soffriremmo di meno, anzi, soffriggeremmo di meno.
Non era forse diventato un'immensa padella il 'Cotta Morandini' dopo il fortunoso 3-3 siglato da Raduns sei minuti prima? Un'immensa padella nella quale s'erano stemperati gli entusiasmi iniziali e noi, con le orecchie ai parziali dalle altre piste, cominciavamo a sentire puzza di bruciato. Che poi Sacha Petrov abbia salvato dal fuoco il nostro 'aglio, olio e peperoncino', impedendo all'aglio di passare oltre la necessaria brunitura, è soltanto l'ennesima riprova della bellezza d'una partita di hockey.
Me lo sentivo fin dall'inizio che Valpe-Pontebba avrebbe tenuto le 'trippes' allertate come un virus di stagione: "Le più in forma", titolava la presentazione di Arghittu presagendo un match tiratissimo, eppure l'ambiente dava quasi per scontato un nostro successo calcolando a priori quanti punti avremmo avuto in più di Alleghe e Cortina. Più accorto era 'Napoleone' Vogin: "Noi pensiamo a fare punti ogni volta che possiamo, i risultati degli altri non ci interessano." Giusto. E poi, leggendo con più attenzione quella che fatico a chiamare 'fanzine', c'era poco da stare allegri: friulani imbattuti nel 2010, sei vittorie di fila, una squadra che, prima di Natale, speravamo di risucchiare nella lotta per evitare l'ultima piazza ed ora, rinforzata da arrivi e rientri, capace di buttare lì una media da scudetto...; istintivamente mi sono messo ad annotare scappatoie tese a spiegare un possibile risultato negativo.
Non mi piace prendere appunti: registro emozioni e su quelle racconto. A volte mi sdoppio. Così, mentre mentalmente prendo nota d'una Valpe spumeggiante, mi ritrovo a scrivere dietro al foglio con le formazioni: 4 arbitri, troppi, 3'34 interpretazione errata di un fuori gioco, 4'30 carica da tergo su Aquino II sotto gli occhi dell'arbitro (non punita), 7'24 fischiano una liberazione vietata, ma Sisca, a ragione, si lamenta, 7'38 gran gol, 7'48 bis, 8'10 Canale a Petrov, da questi a 'Fridge', ma il tiro è su Hocevar. Qui mi fermo e metto in tasca il foglio con le annotazioni. Tutti noi, a bordo pista, vediamo corbellerie, astuzie, spropositi e finezze, sia dei direttori di gara, che dei giocatori; tutti noi, a bordo pista, vediamo, interpretiamo e pensiamo di essere nel giusto; per discuterne ...troviamoci al bar; il gol fatto-mancato-sfiorato-mangiato-inutile-fortunoso, scuote, invece, le 'trippes'.
Dicevo: 7'38 gran gol; Sisca imbecca Luciano Aquino che sembra poter arrivare in porta, ma, accompagnato dal difensore, si trova in posizione defilata con Hocevar che gli chiude l'angolo, Luch ha un guizzo sulla sinistra, si gira e serve dall'altra parte Trudel che, liberissimo, mette a segno. Dieci secondi più tardi arriva il bis, segna Anthony Aquino, i tifosi impazzano, Pokel chiama time out, ma non siamo in discesa perché il Pontebba ha buoni giocatori che, con le loro girandole negli angoli, sanno creare problemi.
Il 3-0 di Jannone in avvio di ripresa potrebbe illudere molti, non chi ricorda che nel precedente confronto casalingo col Pontebba si era sotto 0-4 e si è vinto. Kowalski fa un po' di straordinari, ma nulla può su Nikiforuk che, in stupenda serpentina sul centro, si beve la nostra difesa e accorcia le distanze. Noi rallentiamo il ritmo o almeno ci proviamo, ma così facendo siamo meno pericolosi in avanti e le 'aquile' prendono coraggio.
Nell'ultima frazione di gioco cambia poco: Hocevar e Kowalski (più il nostro che il loro) si destreggiano con sicurezza, nessuno ha segnato in superiorità numerica ed è segno che le due squadre giocano prudenti. Loro pungono di più, ma hanno Nikiforuk a mezzo servizio con un ginocchio malconcio dopo uno scontro di gioco con Haakana. Mentre sono fuori contemporaneamente Jannone e Raduns, arriva il secondo gol degli ospiti: a segnare è Felicetti, l'impressione è che abbiamo gigioneggiato un po' giocando dietro la porta senza liberare; sarà anche vero che non bisogna buttare via il disco, ma il Pontebba ha attaccanti veloci, capaci di fare pressione e tenere l'azione nella nostra zona di difesa.
Il 3-3 ospite lo descrivo così: bum, clak, ping, sdeng, ouff, tik, gol. Tradotto per chi gioca a biliardo, si tratta di sei sponde con effetto a rientrare. 'Garfield' incolpevole, ma restano poco più di sei minuti per recuperare morale e risultato. Ci proviamo giocando a due linee, forse è addirittura meglio dire che ci crediamo. Il gol partita potrebbe essere di Anthony Aquino (molti l'hanno visto così), invece Andrej Hocevar ci arriva, poi cade perdendo il disco, Dino Grossi rovista nel mucchio, Sacha Petrov raccoglie e fa la cernita: spalla avversaria, pattino amico, bastone del portiere, disco..., discooo...? GOL.
Mancano 26 secondi, Pokel toglie il portiere, noi l'aglio dal fuoco e scoliamo la pasta ringraziando un'ennesima volta l'estone timido, roccioso, generoso, insostituibile. Domani il Renon, non metto pressione, ma dopo tante 'prime volte'...
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Interspar Bolzano 6 - 5 (1-3, 2-1, 2-1, 1-0) o.t.

"Se fossi un poliziotto ti arresterei per spaccio di droga. Penso a due parate: quella a 30 secondi dalla fine e l'altra ad over time appena iniziato; quegli interventi sono stati droga per i tuoi compagni dell'attacco, un vero e proprio invito a vincere." Questa la mia non-domanda a Craig 'Garfield' Kowalski nel post partita; Craig ha ascoltato l'attenta traduzione di Eliana, poi ha regalato un (rarissimo) sorriso, ha ringraziato e se n'è andato ciabattando verso gli spogliatoi.
Allora: sapete tutti che sono kowalskiano dal primo allenamento, ho anche apprezzato Andrea Rivoira quando è stato il suo turno, ma soltanto un portiere come 'Garfield' poteva farci restare in partita contro il Bolzano.
L'ex invincibile armata s'è presentata con lo sguardo da cannibale: pesavano tre sconfitte contro la matricola, oh se pesavano! Nei primi cinque minuti non succede nulla ed ho così il tempo per registrare la novità tattica di mister Vogin, con Jannone in prima e capitan Grossi scalato in seconda ("avevo necessità di svegliare l'attacco e di dare a Jannone l'opportunità di esprimersi al meglio", dirà 'Napoleone' in sala stampa). Ho dei dubbi sulla scelta, però il coach è lui, noi pennivendoli buttiamo lì opinioni a cose fatte e sappiamo soltanto animare le discussioni, non vincere le partite. Registrato il computer di bordo, l'armata esibisce i suoi pezzi d'artiglieria e va in vantaggio con il criticato Riihjaervi. Breve intermezzo nostro: Trudel, Aquino II che punta deciso su Hakkinen, pasticcio tra difensore e portiere, da Luch il disco arriva a Grossi e questi insacca scavalcando l'estremo avversario. Bel gol.
Esce Petrov per ostruzione, fatichiamo, ma il risultato non cambia; il guaio è che in difesa si balla, Smith soprattutto, pur lottando, si perde divagazioni estemporanee (dargli un turno di riposo sfruttando il turn over in favore di Beau?) e gli avversari ne approfittano avvantaggiandosi e arrivando al raddoppio in due minuti. Ora in pista c'è soltanto il Bolzano e tocca a Kowalski tenerci in partita aiutato anche da un paio di errori delle stars alto atesine. Grande Corupe, coriaceo il nuovo arrivato Olson, pericolosa la terza linea con Rolly Ramoser, Walcher e Zisser, attenti Borgatello e Wilde; noi siamo fuori partita, loro una squadra con lo scudetto cucito sulle maglie. L'ultima frase l'ho scritta come mia, in realtà è la sintesi di ciò che ho sentito in giro nell'intervallo.
Al rientro è ancora Bolzano: Olson si scontra con Trudel dietro la porta, il nostro accusa il colpo e rimane a terra, sarebbe bastone alto, non da espulsione, ma da fischiare; Soraperra non fischia, Trudel si rialza un po' imbambolato, il disco intanto è finito a Corupe che lo gira la centro verso Ramoser, Trudel spancia per arrivarci, ma il capitano della nazionale è più lesto e fa secco Kowalski sulla sinistra a fil di palo. De profundis: 4-1 pesante, a credere in un recupero restano soltanto gli ottimisti. Nel novero degli ottimisti c'è senz'altro Luciano Aquino che lotta da par suo per offrire a Jannone il disco che, tradotto in gol da Pat (sotto gli occhi di papà Dell, valpellicese nella stagione 1981-82) ci riporta in partita. Tocca poi a Ruggeri in power play (è fuori Florian Ramoser) accorciare ulteriormente le distanze assistito dalla linea che, d'ora in avanti, chiamerò degli ottimisti (Aquino II e Sisca). Ruggisce Bozen azzannato, ma ha meno idee e si arriva indenni a fine frazione. Intanto Petrov, Frigo e Canale fanno la loro parte: ottimo Sacha, più intraprendente Pietro, sempre al posto giusto Luca anche se con i marpioni che ha di fronte non è sempre facile.
Tocca ancora agli ottimisti agguantare il pari: Ruggeri, Aquino II, Sisca gol e il nostro peperino urla alla curva tutta la sua gioia. Ahi, ahi, va fuori Haakana, il power play degli ospiti gira bene fino a trovare Wilde smarcato che, dalla blu, li riporta avanti. Loro provano a gestire e per un po' ci riescono, poi Haakana innesca Luciano Aquino ed è 5-5. Gran festa, però, per arrivare ai supplementari ci vuole ancora super Kowalski che, a 19'30, allarga tutta la superficie garfieldiana per fermare Jardine (o Corupe, o Mather, che importa).
Supplementari: Kow subito da cineteca, poi tanta paura da ambo le parti finché Sisca serve al centro Jannone ben lanciato, ci sono anche Luch Aquino sulla destra e un difensore che sta chiudendo, tutti urlano a Pat di servire il compagno, lui resiste di forza al rientro del difensore e infila tra Hakkinen e il palo finendoci contro. Esulto. Temo un infortunio per Pat ancora a terra dolorante. Tutti si buttano su di lui che si rialza. Torno ad esultare. Undici punti su dodici presi al Bolzano. Potere alla fantasia.
In sala stampa sfilano Helle ("Sapevamo di avere di fronte un attacco pericoloso ... sul 4-1 ci siamo deconcentrati ... era importante avere Pittis che sa difendere ... qualcuno sarà sorpreso dalle mie decisioni nel prossimo turn over"), Dell Jannone ("La 'mia' Valpe e questa si equivalgono ... ora ci sono troppi stranieri ... Bolzano ha una buona panchina di giovani, per fortuna qualcuno l'avete anche voi"), Frantz Jean, super allenatore di portieri (v. l'intervista di Corsani:
http://tuttohockey.com/n/parola-a-frantz-jean-preparatore-canadese-di-portieri-1544-n.htm), l'uomo che ha rigenerato Andrea Rivoira ("Ai portieri serve esperienza. Kowalski è uno dei migliori portieri arrivati qui in Italia"). 'The voice' si dice poco convinto del 2-0 del Cortina a Brunico ed ha ragione (59 km sono molti in meno dei 542 necessari per venire a Torre Pellice). Di Craig vi ho già raccontato, rimane 'Napoleone' Vogin che, ancora una volta, ha dimostrato di sapere il fatto suo: merita l'applauso e l'affetto di tutto il popolo bianco rosso.
Alla prossima; nell'attesa date un'occhiata a questa notizia pubblicata nella sezione dedicata all'hockey femminile:
http://www.byisobel.it/hockey/isobelpensieri.htm#gen10 (v. in fondo all'articolo).
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Alleghe Tegola Canadese 4 - 3 (2-1, 1-1, 0-1, 0-0, 1-0) rig.

Mi viene incontro sorridendo, poi ha una piccola esitazione, come se temesse un errore di persona, quando metto a fuoco i suoi occhi non ho dubbi: è David, David Enouy, l'hockeysta dagli occhi che ridono, il primo PFE (proveniente da federazione estera) sbarcato a Torre Pellice, il canadese dal grande cuore che ancora detiene il primato dei gol realizzati con la maglia della Valpe (191); ci abbracciamo. Sono passati trentadue anni dalla sua ultima stagione in Italia, trentanove dal suo arrivo, sta per iniziare Valpe-Alleghe, ma sono così felice di rivedere David che la partita, quasi decisiva per la classifica, passa in secondo piano.
Anche a questo serve la Valpe: a riportarti emozioni del tempo che fu. Mi rendo conto che i 2/3 degli spettatori di questa sera non hanno visto Enouy al Filatoio, dunque abbandono il personale percorso a ritroso (magari ne riparlerò in una 'divagazione'), non senza confessarvi la mia commozione di fronte all'ovazione con la quale avete accolto David a centro pista; perfetta la presentazione di Paolo Vola, splendido il vostro applauso. Anche a questo serve la Valpe.
Ora, la partita. Spero per voi che abbiate rivisto in TV almeno la metà del primo tempo: da incorniciare! Da rivedere nelle annate di carestia per ritrovare il senso della parola 'spettacolo'. Altro non è che spettacolo quello messo in scena dai nostri attori su lame d'acciaio. Chi rimugina sul secondo tempo un po' alla 'viva il parroco', o sull'ultimo, dove l'Alleghe ci ha fatto penare parecchio, credo (s)ragioni da tifoso. Sì, nello sport c'è anche il tifo, ma i primi due gol della Valpe e il pareggio degli ospiti valgono, a livello spettacolare, quanto il migliore quadro di una mostra, l'acuto di un tenore all'opera, il guizzo di Varenne nella prova di centro di una giornata all'ippodromo e, in definitiva, il prezzo del biglietto pagato.
Un'opinione la mia, ma d'altra parte chi legge queste note lo fa per leggerla!
Riprendo. Serata TV, pubblico appena normale per il Cotta Morandini, tributo a Ivan Ballada sull'Eco, sulla locandina di presentazione e in uno striscione: riconoscimenti dovuti che fanno piacere. Schermaglie iniziali di sola marca bianco rossa (loro, gli avversari, sono rossi e bianchi). I nostri sembrano ispirati. A 4'37 TRUdel fa la migliore cosa della sua serata scendendo sulla sinistra e servendo SISCA, giochetto d'abilità del nostro 97, disco a Luciano Aquino dall'altra parte e gol con Pagliero ancora sul palo opposto. Bellissimo!
I caratteri maiuscoli non sono un errore di battitura; l'usanza di attribuire un punto ciascuno a chi realizza un gol ed a chi ha fatto un passaggio determinante, andrebbe corretta con 3,2,1 punti secondo l'effettivo 'peso' o qualità della partecipazione all'azione: in questo caso 3 per Sisca, 2 per Trudel e 1 per Aquino che ha sì fatto il gol, ma quasi obbligato dai compagni. Improponibile? Avete ragione; lasciate semplicemente che lo proponga, quando mi sembra il caso, in sede di cronaca.
Passa una manciata di secondi e ci risiamo: Ruggeri, Luciano AQUINO, Anthony AQUino, gol (traduco le maiuscole: 3 per Aquino II, 2 per Aquino I, 1 per Ruggeri); come dire che l'assist di Luciano è stato favoloso, il gol di Anthony pregevole e apprezzabile il primo passaggio di Rosario. Dopo il time out chiesto da McKenna l'Alleghe si riorganizza e per il tempo restante le due squadre si equivalgono; a 17'25 Trudel commette fallo, è un momento di pressione dei veneti, non ci voleva questa penalità che Brown sfrutta insaccando prima dello scadere sulla destra di un Kowalski troppo preoccupato di non lasciare spazio sul palo interno.
Si riprende con gli ospiti alla ricerca del pareggio e Kowalski deve metterci del suo per impedirlo pinzando una fucilata di Faulkner da tre passi. La parata di 'Garfield' ridà fiato alle ambizioni valpellicesi, si torna a disturbare Pagliero e la caparbietà di Ruggeri frutta il 3-1 prima di metà gara. Cresce l'Alleghe, anche se la confusione regna sovrana. Noi fatichiamo a costruire trame accettabili, loro fanno un gran movimento che non produce spunti di qualità. Mi viene da dire che le due squadre giocano a rimorchio delle loro paure. Lo spettacolo torna a 35'21 quando Kowalski esibisce un vero capolavoro ipnotizzando due avversari e fermando, udite, udite, un due contro zero. Nella curva sotto il loggione vedo un tifoso, non sempre tenero nei confronti del nostro estremo difensore, rotolare letteralmente a bordo tribuna per applaudire enfatico una parata davvero strepitosa. 'Garfield' capitola senza colpe tre minuti dopo di fronte a Nicola Fontanive che, nel mucchio formatosi su di una precedente respinta del portiere, è più lesto dei nostri nel trovare il disco.
Due sole occasioni Valpe nella frazione conclusiva: la prima la fallisce Luca Frigo che, ben lanciato sulla sinistra, mette sul portiere (non è una critica poiché Luca s'è trovato ancora una volta al posto giusto, voglio soltanto dire che tra tre o quattro anni, con l'esperienza necessaria, farà gol); la seconda è uno sfortunato palo di Aquino II con Pagliero fuori causa. In mezzo c'è però stato il pareggio dell'Alleghe: è appena rientrato Jannone da una penalità, siamo un po' in confusione e ROCCO pesca a meraviglia FAUlkner sul centro che spara tra i gambali di Kowalski un proiettile imparabile (3 punti a Vince Rocco, 2 a Marc Faulkner). Il resto costringe tutti a chiedersi se siano calati i bianco rossi oppure siano cresciuti i rosso bianchi. Alla domanda non c'è risposta e, con un po' di fiatone, si va al supplementare dove, da ambo le parti, prevale nettamente il terrore per la 'morte improvvisa'.
Ora siamo favoriti e spiego perché: l'Alleghe ha un'ottima organizzazione difensiva che, nei tiri di rigore, vale come il due di picche a briscola; noi siamo migliori in attacco e nel portiere. C.V.D.: segnano i due Aquino, Jannone, Petrov e Sisca, nel frattempo Kowalski fa andare a vuoto Faulkner, 4-3.
Nessun sussulto in sala stampa dove McKenna è felice per averci tenuti dietro in classifica e Vogin lo è per avere ritrovato punti. A smuovere un po' le acque è la solita domanda sui 'panchinari'. 'Napoleone' è preparatissimo e tira fuori le formazioni per spiegare che l'Alleghe, squadra fortissima nelle giovanili, schiera in realtà tre linee molto esperte sia in attacco che in difesa; dalla nostra parte ci sono Frigo (16 anni), Runer (20), Canale (20, questa sera sostituito da Mondon Marin) e Pozzi (21), gli altri giocheranno guadagnandosi il posto o se ce ne sarà la necessità, ma in A si arriva lottando, battendo la concorrenza, facendo esperienza in allenamento o in altre categorie. Che dire di più?
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Asiago Migross 1 - 2 (0-1, 0-0, 1-1)

'All'Asiago noi preferiamo la toma' dicono i tifosi: mi associo, anche se da un po' di tempo non mi riesce più di trovare una 'toma' invecchiata che sia, al tempo stesso, morbida e poco forte. L'Asiago, come formaggio, non è male ed ha alle spalle un invidiabile consorzio di produttori che garantisce la scelta tra 'fresco', 'stagionato' e 'stravecchio'. Sulla stessa falsariga, l'Asiago, come squadra di hockey, può contare sull'esperienza maturata in anni di A, sul titolo assoluto, conquistato nel 2001, su tre Coppa Italia ed una Supercoppa; la Valpe, che nel 2001, senza stadio, non disputò nemmeno il campionato, è lontana come pedigree: bisognerebbe potenziare il consorzio, magari con il tomino del Talucco!
Fuori di metafora, l'inizio sembra favorevole alla Valpe, ma è un'illusione ottica: nel dopo-partita John Harrington confesserà di avere consigliato ai suoi una partenza guardinga temendo l'attacco-mitraglia dei valpellicesi. Vogin, per parte sua, rispondendo all'insinuazione sull'attacco bianco rosso meno brillante del solito, proteggerà, come da copione, i suoi giocatori pur ammettendo che, dopo l'infruttuosa sfuriata iniziale, la frustrazione da 'tanto lavoro per nulla' abbia un po' condizionato il rendimento dei nostri. Insomma: due allenatori che sanno il fatto loro.
Le parole, messe in pista, danno come risultato che nei primi dieci minuti l'Asiago non si fa vedere dalle parti di Kowalski, mentre noi andiamo vicinissimi al gol in almeno tre occasioni e, in una di queste, il disco supera Bellissimo per fermarsi a tre centimetri dalla beatitudine. A metà tempo scade il coprifuoco in casa ospite e l'accoppiata Ulmer/Henrich semina un po' di panico nella retroguardia valpellicese. Stupiscono soprattutto la compattezza, la velocità, l'aggressività delle tre linee dei veneti, così diventa davvero difficile uscire dal terzo di difesa e Kowalski (un grande rientro il suo) è chiamato a tre super interventi che pareggiano il conto con quelli di Bellissimo nei minuti iniziali.
Quando già sembra che si possa andare al riposo su di un giusto 0-0, prendiamo la prima penalità e il primo gol: Petrov in panca puniti per colpo di bastone a 19'06, lo 'special team' asiaghese non ci fa vedere il disco con Ulmer, Henrich e Borrelli a girare come pazzi appoggiati, sulla blu, da Lethinen e Trevisani, poi, senza che riusciamo a liberare, Borrelli pesca Henrich vicino alla porta ed è 0-1 a sette secondi dalla sirena.
La ripresa fila via che manco te ne accorgi. Abbiamo qualche superiorità numerica non sfruttata e due non le sfruttano loro (alla fine saranno 2 su 4 per l'Asiago e 0 su 6 per la Valpe), ma l'impressione è che non sappiamo più pungere. I nostri attacchi sono occasionali e frutto della buona volontà più che del gioco, i loro mi sembrano avvolgenti: se hanno il disco lo nascondono costringendo la difesa della Valpe agli straordinari, se non ce l'hanno sono aggressivi in ogni zona e non fanno respirare. I due portieri se la cavano bene ed il risultato non cambia, ma l'Asiago si merita ora il vantaggio ottenuto nel primo parziale.
Nell'intervallo mi arrabbio un po': sono anch'io abbattuto perché fatico a vedere come si possa ribaltare l'andamento del match, però i miei interlocutori sono fermi al 'troppe feste' o al rimpianto sulla Valpe vista contro il Cortina; già, ma l'hockey è giocato da umani, non da macchine e se la migliore prestazione della stagione è presa come termine di paragone, vorrà dire che negli altri casi si potrà soltanto fare schifo o ...vincere il campionato.
Mi dispiace che la frazione conclusivo lasci le cose come stanno. Loro sfruttano un power play (è fuori Jannone) per raddoppiare con Strazzabosco (ho l'impressione che la traiettoria del tiro sia modificata da una stecca dei nostri, ma non ci scommetterei), noi accorciamo le distanze con una bella intuizione di Aquino II su assist di Grossi. Mancano poco più di sei minuti, ma non sento il fremito del possibile aggancio data la calma con la quale la difesa ospite gestisce il possesso del disco. A 1'10 dal fischio finale Vogin toglie il portiere, Borrelli ci grazia mandando fuori di dieci centimetri un facile appoggio a porta vuota, Anthony Aquino pareggia, non l'incontro, ma la cortesia, non trovando il tempo giusto per ribattere in rete con Bellissimo a spasso. Amen.
Partita non spettacolare, ma apprezzabile. Ottime le difese ed i portieri. Il loro attacco più velenoso del nostro. Con un po' di fortuna si poteva anche vincere, ma non me la sento di chiamare in causa la dea bendata quando il bilancino sta più dalla parte degli avversari. 'Napoleone' dice che abbiamo difeso bene anche con gli attaccanti, poi, alla domanda sulle discese di Ruggeri, infruttuose e stancanti secondo il pubblico, si fa un paio di battute: "Quando ci sono 2.000 persone in tribuna, ci sono anche 2.000 coach. Rosario fa un gran lavoro nel portare in attacco tutti quei dischi, pochi resistono alla sua progressione, se facesse anche gol ...non giocherebbe nel nostro campionato!"
Io gli credo, ma, facendo parte dei 2.000 coach aggiunti, devo pur dire la mia. Un esempio: a posteriori avrei optato per Beauregard al posto di un paio di italo meno pericolosi del solito, ma bisognava saperlo prima! Aggiungo: e se al posto di Beau, avessimo fatto riposare ancora Haakana, bel ragazzone di pessima stecca che non ha ancora convinto? Mi rendo conto di giocare a 'Sputo nell'oceano' (v. nelle divagazioni), però è l'aliquota di divertimento spettante a noi non addetti ai lavori, come quella di criticare Dino Grossi (non ne mette più dentro uno) o di esaltarlo perché è all'ennesima eccellente prestazione e lo dimostra il fatto di essere lì, dove serve, al momento giusto. Inutile dirvi che io ho visto un grande capitano.
Ciò che non c'entra nulla con il divertimento sono i cori sulla mamma di Strazzabosco. Fischiatelo, ululate ogni volta che tocca il disco, ma così mi fate venire in mente quei quattro cretini che a Torino ci chiamavano 'provinciali di merda'. Senza dimenticare che se Strazzabosco, ancora un gran difensore e con un gran tiro, giocasse da noi, sarebbe sicuramente un idolo. Non mi credete? Per conferma, chiedere a Diego Pataro, Giovanni Mastel, Ivo De Toni o, più di recente, ad una 'mammoletta' come Lorenzo Olivo. E poi questo non è un predicozzo: è soltanto un invito ad aiutare la Valpe a stracciare l'Alleghe giovedì sera. Senza parenti, ma con i denti.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Cortina De Vilmont 7 - 2 (2-0, 3-1, 2-1)

Sull'onda del Palaonda (increduli loro e noi), s'incamerano altri tre punti distruggendo il Cortina.
Stadio gremito in ogni ordine di posti (frase fatta, ma rende l'idea), Valpe al completo, è rientrato anche Pietro Canale, reduce da un ottimo mondiale 'under 20' in Polonia, ci si interroga su chi dovrà forzatamente andare in tribuna per rispettare il limite dei punti sui transfer card da inserire sul foglio d'arbitraggio e le ipotesi si sprecano. All'annuncio delle formazioni metà del popolo delle tribune applaude il coraggio di 'Napoleone' Vogin, l'altra metà si chiede se sia impazzito: fuori rimane Kowalski! Gli ospiti devono rinunciare a Keith e Watson, ma hanno una squadra ben più completa ed agguerrita di quella battuta per 8-5 il 20 ottobre scorso e, soprattutto, contano di far valere l'esperienza come successe nel ritorno quando, a sentire i presenti all'Olimpico, fecero un solo boccone dei nostri.
Vedere i cortinesi mi emoziona sempre: sono stati, a cavallo degli anni '70, il simbolo dell'hockey italiano quando ancora la Valpe giostrava in promozione, rappresentavano allora i 2/3 della nazionale (qualche nome noto agli appassionati dell'epoca: Alberto e Gianfranco Da Rin, Verocai, Savaris, Ghedina, Mastel) e vincevano scudetti a ripetizione. Ricordo il presidente Gasperi, primo fautore di un'intesa tra i club per cercare di limitare i danni di una federazione milanocentrica, poi, qualche anno più tardi, ricordo Birula, il polacco che elargì una lezione di professionismo vero quando, al Filatoio, per il primo nostro impatto con i resti del grande Cortina Doria, fece un'ora di riscaldamento correndo attorno alla pista e saltellando su e giù dai gradini delle tribune ancora vuote.
Ricordo ...e rischio di perdermi il vantaggio Valpe siglato da Jannone con un tiraccio dei suoi che sorprende me e Thompson; sono passati appena 47 secondi, sto ancora cercando di capire l'allestimento delle linee..., sì, in seconda giocano Grossi, Sisca e il rientrante Luch Aquino, in terza Beauregard..., ma è un cambio volante, c'è ancora dentro Luch che serve Ruggeri, passaggio a Beau e gol. Urca, a 1'52 siamo 2-0 e, udite-udite, Douglas McKay, l'allenatore degli ospiti, chiede già time out. Mai visto! Il Cortina riordina le idee e si fa vivo dalle parti di un attento Rivoira. Ora sono gli ospiti a premere, ma il contropiede della Valpe è micidiale, controlliamo e pungiamo, pungiamo e controlliamo.
Mentre pungiamo c'è da divertirsi: passaggi, giravolte, improvvisazioni; ci sarebbe anche un gol da favola di Sisca in tandem con Aquino II, il gol è tardivamente annullato da un linesman, secondo me è gol, secondo il linesmen no. Non importa: gol o non gol, questo è spettacolo! Mentre controlliamo scopro la nuova Valpe voluta da 'Napoleone': squadra corta, nessuno con licenza di fare avanspettacolo, difesa grintosa davanti al nostro portierino. Gli ospiti sono bravi a tenere il disco, De Bettin e Cullen mettono pressione, ma non trovano spiragli.
Nella ripresa si vede "la migliore Valpe di sempre" (virgoletto perché l'affermazione è di 'The voice' Arghittu) e il Cortina scompare. Questo non è raccontabile: o lo si è visto, o ciccia! In pista ci siamo soltanto noi, nonostante due penalità ad Haakana (che scuote la testa perché abituato ad altri arbitraggi, ma almeno in una occasione sono d'accordo con Moschen) e nonostante De Bettin che, dimenticato solo ad un metro dalla porta, accorcia le distanze. Segniamo anche in inferiorità numerica, segniamo gol bellissimi, scelgo quello di Grossi perché per un minuto il Cortina non ha visto il disco impazzendo dietro alle fantasie di Sisca e Luciano Aquino fino alla realizzazione del capitano.
Chi, nell'intervallo, chiede lumi sul valore degli avversari, può scegliere tra due opzioni: o è un inguaribile pessimista, o non sa apprezzare il gioco pirotecnico di una super Valpe.
L'ultima frazione è quasi inguardabile; è vero, si fa in fretta a dimenticare i periodi di magra, si vorrebbero vedere 'fusette' accese a ripetizione e ci si dimentica che la partita è finita sul 5-1. Ora sì che il Cortina non c'è più. Allungano ancora Aquino e Petrov, quest'ultimo dopo il cambio del portiere (McKay concede una dozzina di minuti a Marchetti), poi ancora Sacha, ma nessuno vede il gol. Mi scopro sadico: vorrei che i nostri continuassero a segnare per vendicare tante batoste all'Olimpico, dove non abbiamo mai fatto punti, ma Grossi e compagni sono sazi e giocano per divertirsi. Aspetto con ansia che il mister butti dentro una quarta linea, però quando lo fa becchiamo subito il gol da Krestanovich per il 7-2 conclusivo.
In sala stampa Luciano Aquino sfoggia un approccio d'italiano per spiegare la voglia che aveva di tornare in pista e fare sfracelli, li ha fatti (due gol e tre assist) e promette di migliorare ancora l'italiano per spiegarci quelli che farà nei play off. Tocca a Vogin e sono curioso di sapere perché ha dato poco spazio ai giovani a risultato acquisito, perché Rivoira e non Kowalski e anche come 'Garfield' ha digerito l'esclusione. Con la solita disponibilità 'Napoleone' anticipa addirittura le domande: "Vi chiederete perché non ho fatto giocare di più i giovani, ma è sempre difficile decidere di rompere gli equilibri; quando si entra nel finale, a freddo, non si è in partita, avranno altre occasioni." Sulla scelta del portiere, il coach dice che Andrea meritava una riconferma davanti al suo pubblico, che Kowalski rimane uno dei migliori portieri del campionato, che non bisognava rischiare ricadute, che il gruppo è unito e il portiere, felice per il buon momento della squadra, aspetta soltanto di dare il suo contributo sulla strada dei play off. Vi lascio a Radio Beckwith per Pontebba e Collalbo, ma non mancate il 2 per inaugurare il 2010 contro l'Asiago.
Non finisce qui perché c'è ancora da festeggiare un'altra nascita: quella di Lorenzo, figlio di Erica e Ciaz Chiarotti, venuto al mondo nella mattinata di questo indimenticabile 26 dicembre. Ciaz, quasi in partenza per Vancouver dove difenderà i colori italiani nello sledge hockey, ha ancora qualche giorno per godersi il pupattolo; auguri di cuore a lui ed a mamma Erica.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Red Orange Pustertal 2 - 5 (0-3, 1-0, 1-2)

Se ci fosse un titolo, sarebbe: - Benvenuto Enzo -. La nascita del pargoletto di mamma Audrey e papà Alain ha tenuto banco alla vigilia del confronto con i primi della classe; pare che il piccolo, stufo di quegli strani cori 'Valpe-Valpe', percepiti attraverso il liquido amniotico, e curioso di vedere dove un'angioina ('angevine' per i cugini) e un 'québécois' avevano deciso di farlo nascere, abbia anticipato d'una quindicina di giorni. Congratulazioni alla Vogine (come la chiama il sottile 'enricus' sul forum) ed a 'Napoleone' Vogin, un sacco di auguri al neo-arrivato ...Voginin.
Che si sarebbe perso contro il Pustertal era nell'aria, che si restasse in gara, nonostante le assenze e il brutto inizio, è nel DNA di questa pazza Valpe, che si aspetti S.Stefano come fanciulli desiderosi di aprire i regali di Natale era ed è scontato. Ospitando il blasonato Cortina bisogna tornare il 'più bel pubblico d'Italia' e riempire il Cotta Morandini.
Ma siamo davvero il più bel pubblico d'Italia? Alla Leitner Solar Arena di Brunico, il 19 novembre, 2000 persone hanno assistito al testa/coda della classifica (un 9-7 pirotecnico); a Torre Pellice, per il coda/testa, gli spettatori sono 1350, come dire: la partita meno attesa della stagione! I numeri suggeriscono che: ammirare la migliore squadra del torneo interessa poco, lo spettacolo assicurato da campioni come Tuomainen, Helfer, Vodrazka, Bona, Sirianni o Jakaitis, non attrae, qui si va allo stadio per vedere la Valpe vincere. Ma allora, perché non rimanere in A2?
I vuoti sulle tribune, visti dal loggione questa sera, indicano un adeguamento dei gusti agli spettacoli in stile 'reality': lì non si ammira uno scienziato per la sua inventiva o il campione sportivo per l'abilità nel guidare a 300 km orari o mettere una palla dall'altra parte del campo, in una porta, in un canestro; lì si guardano personaggi speciali fare cose comuni, e si sogna di essere altrettanto bravi perché anche loro mangiano la pasta, dicono cavolate e fanno pipì, come tutti. Non m'importa se qualcuno riterrà questo commento un inutile predicozzo, mi leggono in sei e cinque di questi sanno che la critica non li riguarda; ma 'il migliore pubblico d'Italia' va allo stadio per lo spettacolo, per entusiasmarsi vedendo i più bravi e pazienza se poi sono anche più bravi dei 'nostri'. La Valpe attira 2000 spettatori sul lungo Rienza perché in grado di dimostrare che, a volte, due più due fa cinque. A volte, ripeto, ed il bello sta proprio lì.
Ora, la partita. Il Val Pusteria, dopo l'over time del 10 ottobre ed il successivo spettacolare match di Brunico, non ci snobba, ma la sua macchina da gol trova il 3-0 quasi senza spingere sull'acceleratore. Con questo ritmo (3 gol in poco più di 10') ne prendiamo 17! Rivoira non sembra esente da critiche, ma il loggione è lontano e il coach assolverà il giovane portiere nel dopo partita chiamando in causa due deviazioni ravvicinate ed un 'velo' riuscito. Comunque Vogin chiede il time out e fa presente che si perdono troppi dischi e chiede più concentrazione. Ben fatto: la Valpe si ricorda di sapere giocare e porta i primi pericoli alla porta avversaria.
Secondo tempo. Non rientra Haakana per un colpo al ginocchio (riusciremo mai a giocare con cinque difensori?). Ora gli ospiti giocano sul velluto, però, pur dando l'impressione di controllare agevolmente la gara, arretrano un po' e Jakaitis deve superarsi in più occasioni; finalmente c'è gioco e anche Rivoira esibisce ottimi e applauditi interventi. Al minuto 35 una bella combinazione Anthony Aquino-Jannone trova Ruggeri ben piazzato a tre passi da Jakaitis e si va 1-3. L'ottimo momento della Valpe sveglia i pusteresi che cercano il gol della sicurezza, ma, nel frangente, siamo più belli noi tanto che Vogin confesserà, a fine partita, di avere sperato nel recupero pieno.
L'ultima frazione presenta una capolista degna dei suoi risultati: noi continuiamo a pungere, ma il Val Pusteria comanda ritmi e manovra fino ad ottenere la quarta rete con l'attivissimo Bona, migliore italiano in pista, e allungare ancora con Sirianni, goleador principe, a metà tempo. L'ultima rete, di Sisca (assist di Ruggeri e Grossi), permette di addolcire la sconfitta e premia la solita intensa prestazione del nostro centrale. Con Sisca, mi sono piaciuti Ruggeri, Grossi, Rivoira, Jannone, Aquino ed il consueto impareggiabile Petrov. Qualche distrazione (timidezza/subalternità) da parte di Trudel, Smith e dei giovani. Da Beauregard mi aspetto sempre qualcosa di più. Buono e persino facile l'arbitraggio di Mauro Scanacapra che s'è dovuto guardare soltanto dal maligno Sparber e da qualche colpo proibito di Helfer e Sisca. Mair, l'unico coach italiano della serie A, merita i complimenti che gli arrivano da tutte le parti; in più, Stephan, è anche rispettoso degli avversari e disponibile a commentare vizi e virtù della sua squadra. Bravo.
Chiudo con una notizia triste: ci ha improvvisamente lasciati Donatella Jourdan, la vedova di Egidio Gregoretti, che avevamo salutato nella serata in cui s'era ricordato Manfroi; è uno spiacevole addio ad una parte della Valpe dei tempi andati.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Fassa Levoni 2 - 3 (1-0, 1-0, 0-2, 0-1) O.T.

Certo che le partite in rimonta sono un'altra cosa! Perdere 2-3 all'over time, dopo essersi cullati sul 2-0 del secondo tempo, è come passare dal morbido incanto di un Sancerre d'annata alla cruda asprezza del Beaujolais. Il parallelo chiama in causa vini d'oltralpe in omaggio a 'Napoleone' Vogin che, in serata di grande emergenza per le assenze importanti, inventa una Valpe mai vista capace di creare non pochi problemi agli ospiti guidati dal 'mago' Steve Stirling. Alla fine s'è perso, è vero, ma il punticino conquistato esalta, tiene a bada Alleghe e Cortina, suggerisce scenari sempre nuovi e coinvolgenti.
Questa l'atmosfera captata al Cotta Morandini tra il cauto ottimismo del primo intervallo, le dolci speranze del secondo e, infine, l'aumentata stima nonostante il risultato beffardo.
Contro una squadra capace di 'asfaltare' (4-0) il Val Pusteria e con 'Garfield' Kowalski infortunato, Aquino II e Ruggeri squalificati, Canale al raduno degli 'under20', sembrava logico aspettarsi una disfatta. Così credo abbiano pensato i 6/700 spettatori che sono mancati all'appello. Ebbene, hanno avuto ragione i 1.400 presenti perché Vogin ha saputo ottenere dai suoi la migliore partita difensiva della stagione, oltre naturalmente al solito cocktail 'cuore Valpe' (30% spirito di squadra, 25% agonismo, 25% tecnica, 15% capacità di concentrazione, 5% pazzia).
Per una volta si può anche discutere sulle prestazioni dei singoli giocatori e, dovendo scegliere i tre migliori, come fanno i tifosi per il trofeo dell'Eco, voto: Runer, Petrov, Haakana. Sì, perché i due difensori (e Haakana era febbricitante) si sono superati giostrando con calma, senza mai apparire in affanno o in balia dell'attacco avversario; il Petrov di quest'anno, poi, non si discute: accudisce i marmocchi che gli gironzolano a fianco con l'attenzione sollecita di un padre amoroso, entra negli 'special team' con la noncuranza di chi c'è abituato, difende a tutta pista e, quando serve, trova magari il gol con azioni insistenti nelle quali il disco, anche se in tasca all'avversario, non è mai perso. Davvero prezioso.
Ciò non significa che io non abbia apprezzato il super lavoro di Smith e Trudel (ancora una volta chiamati allo straordinario dalla difesa a 4), o le magiche invenzioni di Sisca, la rinascita di Jannone (da qualche partita più integrato nella squadra e finalmente determinante), la creatività di Anthony Aquino, l'equilibrio tattico di Beauregard e di Grossi (che ne dite della 'nuova' saggezza del capitano?), la costante crescita di Pozzi, la riscoperta di Mondon Marin...
Ho dimenticato qualcuno? Sembra proprio di sì: Andrea Rivoira e Luca Frigo, i due giovani fringuelli sotto gli occhi di tutti. Non bruciamoli. Il fatto di poter essere protagonisti in serie A a 18 e 16 anni è come scolarsi mezza bottiglia di Vodka a digiuno, senza nemmeno il caviale a migliorarne il gusto e attenuarne gli effetti. Andrea se l'è cavata bene in un ruolo assassino, vorrei soltanto ricordargli che i grandi portieri sono diventati tali in età molto più avanzata, dimostri di avere pazienza e, per il momento, accenda un cero per la guarigione di Kowalski. Luca sta dimostrando talento e, nel suo ruolo, il talento lo si percepisce da subito, ma non è questo il suo vero pregio: lui sembra desideroso d'imparare, di carpire i segreti di chi ha già una carriera alle spalle; è così che ci si giocano le proprie carte, anche se la strada è ancora lunga, anche se il jolly del primo gol in serie A a 16 anni non si dimentica.
Ho detto al coach che il Fassa gli ha fatto un favore battendoci nel supplementare perché, vincendo, avrebbe avuto sul collo il fiato di quei tifosi che stravedono per i giovani locali; 'Napoleone', imperturbabile come si addice ad un imperatore, ha assicurato che i tempi di gioco concessi dipendono dall'impegno e dalla volontà di migliorare.
Valpe-Fassa s'è giocato nelle attente coperture in zona neutra: per due tempi sono stati più bravi i nostri, ma il gol in apertura dell'ultimo periodo ci ha tolto un po' di sicurezza, siamo arretrati, il Fassa è cresciuto, i pali, Dennis e la dea bendata che lo protegge hanno fatto il resto.
Scrivo ancora di arbitri e arbitraggi: per la prima volta la quaterna di bianconeri in pista non mi ha infastidito. Merito di Bosio e Moschen. Dissento sulla squalifica a Smith perché un direttore di gara meno protagonista di Pichler avrebbe finto di non vedere le mazzate sulla balaustra del difensore; ma come, procuri un gol a porta vuota e invece di scusarti dicendo magari "Mi dispiace ragazzi, purtroppo succede", tu infierisci? Dissento anche sulla pesante squalifica a Luciano Aquino: chi era presente ad Asiago narra di uno Strazzabosco arrembante con la mazza ad altezza di naso e di un Parco entrato in pista dalla panca per scagliarsi su Sisca, ma la terna diretta da Colcuc sembra avere visto soltanto Aquino. Due pesi e due misure? Non vorrei pensarlo, però 4 giornate contro un buffetto sulla spalla sono più di un ragionevole dubbio. O no.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Renon Renault Trucks 2 - 5 (2-1, 0-2, 0-2)

A pagina dodici del libro sulla Valpe (mi scuso per l'auto citazione), scrivendo di arbitri, suggerisco di porre l'attenzione sulla differenza tra 'autorevole', chi non ha bisogno di imporsi perché la sua autorità è riconosciuta da tutti, e 'autoritario', chi si impone perché, per un qualsiasi motivo, ne ha l'autorità. Ora, in tempi di magra per l'autorevolezza, dobbiamo applaudire ogni qual volta ci è ricordata la sostanziale differenza tra i due termini.
Il 5 dicembre '09, in due ore e quindici minuti, tempo di gara più annessi, ci è stata impartita al Cotta Morandini un'efficace lezione sulla differenza tra autorevolezza e autoritarismo. Il docente, tale Karl Pichler, ha prima esposto la sua tesi dimostrando, con imparzialità degna di migliore causa, quanto possano essere soggettivi i margini d'interpretazione delle regole, per poi concludere con esempi concreti sulle conseguenze dell'autoritarismo.
Fuori di metafora, il capo arbitro Pichler non ha influito sul risultato di Valpe-Renon, ma ha fatto di tutto per innervosire i giocatori e condurli per mano al sottile limite tra lamentela e protesta. A questo punto il direttore di gara s'è servito della sua mediocrità, più che dell'autorità del ruolo, per dispensare punizioni ai reprobi: Hafner (Renon), Ruggieri e Smith (Valpellice) hanno avuto 10' di penalità per cattiva condotta, allo stesso Ruggieri è poi stata comminata al termine dell'incontro una penalità di partita per cattiva condotta.
Anticipando i benpensanti, posso sottoscrivere la critica al comportamento di giocatori professionisti incapaci di contenere le proprie esuberanze verbali. Lo stesso Vogin, coach valpellicese, ha detto in conferenza stampa: "Gli arbitri sono una variabile che noi non possiamo controllare ed i giocatori devono imparare a frenarsi."
Benissimo, ma vorrei anche fare un piccolo cenno all'uniformità di comportamento e di giudizio che da sole garantirebbero una migliore applicazione del regolamento. Perché alcuni arbitri accennano soltanto al 'gesto dell'avvoltoio' (il sollevare le spalle tenendo le braccia ad arco e portando le mani ai fianchi, atto che prelude la penalità per cattiva condotta) come minaccia e altri ne abusano? Perché un arbitro come il signor Piclher, al contrario di altri, punisce con 2' di panca ogni minima trattenuta e soprassiede sulle cariche da tergo ben più pericolose per l'incolumità degli atleti?
Preferisco non scrivere mai degli arbitri (il bravo arbitro è quello che non si vede), però, a questo punto, due domande (retoriche) la meritano anche Ron Ivany ed i vittimisti per inclinazione. Al coach del Renon, reduce da una lunga squalifica per critiche al settore, chiederei: "Risponde al vero l'illazione che lei non abbia accettato l'invito alla conferenza stampa sapendo che si sarebbe parlato dell'arbitraggio?" A coloro che invece, da tempo, lamentano l'eccessiva presenza dell'arbitro Gagliardi alle partite della Valpe, chiederei, rifacendomi a 'Il re travicello' del Giusti: "Volete il serpente/che il sonno vi scuota?" e concluderei, eccovi accontentati.
Nessuna di queste domande avrà mai risposta; ora aspetto di conoscere il 'costo' materiale dell'accennata lezione di autoritarismo e soltanto allora saprò dirvi se il conferenziere era un uomo piccolo oppure un piccolo uomo.
La partita. La Valpe disputa la sua migliore gara a livello di collettivo per un tempo e mezzo, poi si sfilaccia mentalmente e cede sul piano fisico anche per la prematura uscita di scena del nuovo acquisto Haakana, colpito da un disco. Scrivo di una buona prestazione della squadra nel suo insieme perché altrimenti, con alcuni giocatori di punta piuttosto stanchi (ad esempio, Luciano Aquino), non si sarebbe tenuto il Renon in soggezione così a lungo. Vogin e Pozzi, nel dopo partita, hanno accennato alla semplice efficacia del gioco dei rosso blu, l'allenatore ha poi aggiunto: "A Collalbo, in coppa, siamo stati vicini alla vittoria pur subendo molto il loro gioco e questa sera siamo già riusciti a stargli più vicino; confido che in una delle prossime due sfide sapremo batterli."
Commento corto il mio, ma dopo il Pontebba e la girandola di emozioni ottimamente descritte da Pavullo Biancorossa sul forum, questo Valpe-Renon sembra dare voce soltanto a tristi presentimenti..., mi sa che questa volta andrò ad ascoltarmi Jannacci con 'Messico e nuvole'!
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Pontebba Generali 7 - 4 (0-3, 4-1, 3-0)

"Come… un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon…", così è stata per me la partita con i friulani: ricca di atmosfere tipiche di una canzone di Paolo Conte. Si comincia con il fascino di una sfida per la classifica con testimone'mamma Rai', poi la 'valigia piena di perplessità' di un primo tempo finito 0-3 nonostante si sia giocato alla pari, seguono il disperante 0-4, una rocambolesca rimonta e l'incanto finale.
Che c'entra il gelato al limone? Un fatto personale: davanti ad un gelato al limone ho l'acquolina in bocca, ma, alla prima leccata, quel freddo improvviso in bocca e l'aspro del limone disturbano; soltanto dopo, assaporando poco a poco, c'è il tripudio delle papille gustative. Per voi non è così? Beh, cambiate squadra (pardon, volevo dire gusto)!
Sull'incontro in sé c'è poco da dire: 0-3, 4-1, 3-0 sono parziali anomali che narrano capovolgimenti mentali, non tecnici. Bello perché la Valpe ha vinto, bello per lo spettacolo, ma di hockey ne parliamo un'altra volta.
Il Pontebba arriva a Torre Pellice in emergenza, ha una panca cortissima e sa di dovere sparare subito le sue cartucce. Vogin è cosciente di questo fatto e raccomanda di curare soprattutto le coperture in zona neutra, là dove hanno origine le sfuriate degli ospiti. Per un quarto d'ora giochiamo un contropiede classico, soffrendo un po' le parate di Carpano quando attacchiamo e lo scatto breve di Felicetti, Nikiforuk e Guerin quando tocca difendersi. Poi, in meno di tre minuti, loro vanno a segno tre volte e per qualcuno siamo già all'addio sogni di gloria.
"Nello spogliatoio non ho detto nulla, - racconterà 'Napoleone' a fine match -, i ragazzi hanno fatto ciò che avevo chiesto, il risultato ci puniva, ma tutti erano convinti di potere rimontare. Ho avuto paura soltanto sul 4-0, perché quel gol avrebbe potuto spegnere l'entusiasmo."
Il 4-0 arriva, infatti, a metà partita e mentre la Valpe sta facendo di tutto per risalire; per fortuna nostra, il gol di Sacha Petrov a 30'26 (cinquantaquattro secondi dopo il velenoso allungo friulano) capovolge la gara. Ora la Valpe impazza e prima dell'ultimo riposo siamo 4-4 e con lo scivolo nella giusta direzione.
I racconti di stadio-vissuto tengono banco durante la pausa: c'è chi non ha visto nulla perché dopo la quaterna ospite ha abbandonato le tribune rifugiandosi nei corridoi con un 'brulé' in mano, chi telefona a casa per sapere cosa dicono in TV, chi dimezzerebbe gli arbitri e chi li taglierebbe in due (...all'altezza dell'ombelico, dunque, due frazionamenti molto diversi), chi l'aveva sempre saputo...
Il sorpasso arriva con Pozzi, gara di carattere la sua, poi il tris di Sisca (un trottolino imprendibile se si disciplina) e la firma di 'Garfield' che fa volare il disco oltre i dieci giocatori di movimento per infilare la porta sguarnita; mai visto dal vivo un gol così, roba da "io c'ero". Adesso attendo al varco il 'forumista' che accuserà Vogin di avere confuso le referenze di Beauregard e Kowalski asserendo che il portiere era il primo e l'altro il goleador!
Che dire ancora? Valpe arrembante, come piace a noi, buona prestazione collettiva (rivisto anche Canale in una bella linea con Frigo e Petrov), difesa su di giri (c'è Haakana, ma nessuno parla più di Runer, ricordo che ha vent'anni e che colleziona prestazioni di tutto rispetto pur non provenendo da federazione estera!), dispiace per Beau, fuori per regolamento, ma l'ala canadese avrà ancora le sue occasioni perché stanchezza, squalifiche o infortuni potrebbero obbligare al turn over anche gli intoccabili; aiutiamolo a non deprimersi. Haanaka? Deve avere il tempo per ambientarsi; il coach lo definisce 'rassicurante', sia per prestanza fisica, che per carisma tecnico. Ottimo allora.
Due battute di 'Garfield' Kowalski in sala stampa: a chi (The voice) gli chiedeva lumi sulle voci che lo vogliono triste e voglioso di lasciare la valle, Craig ha risposto con un sorriso "Little town tolks" (chiacchiere di paese); sulla richiesta di ammettere un difetto di posizione sul secondo gol, lui ha scosso leggermente la testa brontolando qualcosa che Eliana ha tradotto in "Secondo gol? Proprio non ricordo!"
Dovrei anche dire la mia e la loro (di Vogin e Pokel, coach del Pontebba) sull'arbitraggio a quattro; l'ospite lo definisce "un buon esperimento se fatto bene come in NHL o in Germania", Vogin vorrebbe più uniformità di giudizi (impensabile allo stato attuale), io francamente toglierei dalla pista un traffico inutile e sintetizzo con Guccini "Libera nos Domine"!
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Interspar Bolzano 4 - 2 (0-1, 3-0, 1-1)

Ebbene sì, la Valpe è un paradosso: va contro le aspettative, è sorprendente o, se preferite, contraria alla logica comune.
Una partita così meriterebbe 2223 esami di coscienza. Alzi la mano chi, nelle scorse settimane, non ha scritto (sui forum), detto (ai vicini di tribuna) o almeno pensato una o più malignità nei confronti dei giocatori e di Alain Vogin, il coach; onestà vorrebbe che 2223 mani restassero abbassate. Ora alzi la mano chi, dopo questa partita, è uscito dal Cotta Morandini insoddisfatto; ancora 2223 mani abbassate.
Uniformità di vedute? No: alla resa dei conti restiamo apocalittici, quelli a cui non va mai bene niente, o integrati, quelli a cui va bene tutto; è il paradosso Valpe a metterci d'accordo.
Su Valpe-Bolzano niente cronaca. Nei giorni scorsi mi sono accorto che 'dal loggione' stava diventando una copia più o meno precisa di ciò che vi è raccontato da altri: non un di più e nemmeno un punto di vista diverso, così ho smesso di prendere appunti (se li prendo poi li utilizzo perché appartengo alla generazione che doveva mangiare tutto ciò che aveva nel piatto), vivo di sensazioni e su queste non garantisco; per la cronaca ...rivolgetevi altrove.
Inizio da un fatto triste. Poco dopo l'avvio di stagione, sulla tribuna 'lato Pellice', in alto sulla destra guardando dalla pista, tre posti 'abbonati' sono rimasti vuoti; lì sedevano sempre la signora Nella, il marito e la figlia. La signora è deceduta la scorsa settimana dopo una grave malattia; mi dispiace moltissimo e mi auguro che marito e figlia trovino la forza di tornare presto in mezzo a noi.
Nei primi minuti di gara m'inorgoglisco un po': guarda-guarda, Vogin sta proponendo 8/9 delle linee d'attacco che avevo messo giù dopo l'Alleghe (soltanto Grossi, tornato in attacco, prende il posto di Canale). Casuale, ma che importa!
Il Bolzano è venuto per vincere, pigia sull'acceleratore e noi fatichiamo ad uscire dal terzo di difesa; quando ce la facciamo siamo pericolosissimi, ma Hakkin..., nooo, altro che Hakkinen, questo è Demetz che si oppone alla grande in due occasioni! Ho impiegato cinque minuti a rendermi conto che hanno schierato Mark, mi consolo quando scopro di non essere il solo. Poi, come da copione e mentre siamo in superiorità, becchiamo il gollazzo in controfuga. Ci risiamo.
No, niente vero, la Valpe reagisce e chiude il tempo alla pari; intendo 'ai punti', perché i campioni d'Italia sono sempre avanti per 1-0. Bravo Corupe, e si sapeva, bravissimi Pittis e Zisser, sicuro Demetz. Dalla nostra parte il solito grande primo tempo; non basta, però mi diverto e soffro, soffro e mi diverto.
Dieci minuti della ripresa ed il Bolzano è dato per disperso pur rimanendo avanti. Noi lottiamo su ogni disco, lo fa Pozzi e regala ad Aquino I il gol del pareggio; passa poco più di un minuto e siamo avanti con Sisca imbeccato da capitan Grossi. Segue l'incredibile 3-1 di Jannone direttamente su ingaggio. Bartman, il coach avversario, sostituisce il portiere, Demetz esce come una furia, scaglia bastone e maschera in panchina e se ne va. Fischi del pubblico. Scoprirò poi che qualche anima beata ha interpretato i fischi come diretti all'ex valpellicese...; ma si può? I fischi erano tutti per mister Bartman, solo gli apocalittici persi hanno visto diversamente! Andiamo al terzo tempo avanti di due gol: inverosimile.
Bolzano arrabbiatissimo, i nostri s'immolano (Vogin dirà di non avere mai visto così tanto ghiaccio transitare nello spogliatoio per curare i colpi presi), Kowalski fa ...il Kowalski che tutti ci aspettiamo, ma anche Hakkinen sfoggia. Gagliardi non punisce un fallo su Ruggieri e siamo 3-2, time out per riordinare le idee, ma, quando gli Aquino inventano e Jannone piazza la bomba imparabile smetto anche di soffrire: è fatta!
Dopo una partita così non si parla mai dei singoli se non ci si vuole togliere qualche sassolino dalle scarpe; io lo voglio. Dedicato a chi non credeva più in Grossi e Petrov e riteneva non adatti Pozzi e Frigo (tutti strabilianti). Domani è un altro giorno, peccato dovere già mettere questo tra i ricordi.
La faccenda Demetz comunque mi gira, sostituire Mark a Torre Pellice è umanamente un'azione perlomeno infelice, manco fossimo ai play off. Mi carico per chiedere lumi nel dopo-partita. Quando entro, Jamie Bartman ha l'aria abbacchiata, mi sembra d'infierire (me lo permetto soltanto con gli arroganti e il mister non lo è). Devo. Allora sparo e ascolto la traduzione di Eliana: "Ho la massima fiducia in Demetz, ho dovuto sostituirlo per cercare di dare una sferzata alla squadra, non avevo altri mezzi, l'ho spiegato al giocatore e lui ha finito col capirlo." O.K.
Napoleone, col ciuffo spettinato e finalmente rilassato, merita un monumento per come ha saputo rigenerare i suoi. Che dice 'Il cinque maggio'? "Due volte nella polvere, due volte sull'altar"; ma attenti che siamo soltanto alla prima!
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Alleghe Tegola Canadese 3 - 5 (2-2, 1-2, 0-1)

Buon compleanno Vogin: lo augurano lo striscione sulla curva 'Filatoio' e le speranze di uno stadio quasi al completo. Subito una parata di Kowalski e la replica del trio Jannone-Petrov-Aquino I, poi, al quarto, becchiamo un gol strano (e non è la prima volta che lo becchiamo ad inizio partita) che ci mette un po' in soggezione. L'Alleghe sembra viaggiare a ritmi insostenibili, ma un grande intervento del nostro portiere su Bowman ci rimette in carreggiata e diventiamo più pericolosi noi.
Ora davanti a Pagliero impazza la Valpe e gli ospiti ricorrono alla forza fisica (quel che si dice 'metterla giù dura'), ma, a 8'27, è Ruggieri in panca puniti: non importa, Aquino I scappa sulla destra, si beve un difensore e, nel traffico, riesce a centrare sotto porta, peccato che Jannone manchi la deviazione a portiere battuto.
Passa poco più di un minuto ed è Aquino II a seminare avversari, disco a Sisca, giravolta ad ingannare un avversario e passaggio dove dovrebbe esserci Beauregard, ma Beau ha già cambiato e al suo posto arriva come un fulmine Mondon Marin che, in tuffo, mette dentro (1-1).
Forse mentalmente stiamo ancora festeggiando il gol di Valerio, oppure siamo preda dell'euforia per il buon momento Valpe, fatto sta che, con la squadra tutta protesa in avanti, ci facciamo sorprendere da Nicola Fontanive, un furetto velocissimo; lo scatto, di quello che è tra i migliori giocatori attuali di scuola italiana, ruba mezza pista ai nostri e il gol è inevitabile.
Per fortuna stiamo ancora girando a mille, così il pari lo riagguantiamo in breve con un'altra strepitosa manovra della prima linea: l'azione parte da Beau, Aquino II riceve e gira immediatamente su Sisca che insacca senza che Pagliero possa farci nulla. Se n'è andato appena un quinto di partita e mi sono già abbondantemente divertito. C'è ancora da segnalare un match tra Smith e Fabrizio Fontanive (pari anche questo), poi gli ospiti, che giocano meglio, esibiscono le loro tre linee da brivido mentre la Valpe mescola pericolosità e confusione.
Nell'intervallo la commemorazione di Mario Manfroi. In pista, tra gli applausi, giocatori e dirigenti dell'epoca di Mario (i suoi conterranei Omar De Biasio, Gino Riva e, per Egidio Gregoretti, la moglie, Donatella Jourdan, i milanesi Cesare Bressan e Sergio Freda, i torinesi Ernesto Bricco e Roberto Testi, i locali Enzo e Giorgio Armand Pilon, Danilo Barberis, Sergio Giacotto, Roberto Moré, Antonello Negri, Luca Rivoira, Dario Saletta e, per il direttivo di allora, Roberto Della Donna, Rino Favat e il sottoscritto). Nel rituale, il gesto simbolico che precede la presentazione di una targa sostitutiva (l'originale scomparve in Pellice con le tribune del 'Filatoio' il 15 ottobre 2000) è la consegna della maglia n°10; quella maglia che, ritirata nel '77 dall'allora presidente Giorgio Cotta Morandini, fu donata ai familiari di Mario dopo che l'alluvione s'era portata via l'atleta insieme alla fidanzata Enrica Bellion.
Maglia e targa passano dalle mani del presidente Barbero a quelle di Gino Riva, giunto appositamente da Alleghe: la maglia rifarà a ritroso la strada verso il bellunese, la targa troverà posto accanto a quelle che, allo stadio di Torre, ricordano i due presidenti Cotta Morandini e Ferrando. Colpisce, anche se non stupisce, la partecipazione emotiva di un pubblico che, all'80%, non ha conosciuto il forte giocatore arrivato qui nell'autunno del 1973. Credo che si tratti di 'cuore Valpe'.
Si riprende con gli ospiti che sfoggiano una signora difesa imperniata sul superbo Lutz, ma il numero della serata lo fanno Jannone e Antony Aquino: controfuga centrale con i nostri due attaccanti che si scambiano il disco tre volte per evitare l'unico difensore, davanti alla porta Jannone attira su di sé l'avversario e passa ancora una volta ad Aquino I, Pagliero è spiazzato ed Anthony mette dentro il gol del vantaggio.
Potrebbe essere una svolta, se soltanto sapessimo spazzare la zona di difesa! Purtroppo, un minuto dopo, la difesa cincischia davanti a Kowalski, Lino De Toni ne approfitta per dare a Manuel De Toni il cui tiro rimbalza sulla stecca di un difensore e il disco, con traiettoria imparabile, scavalca il nostro portiere. L'Alleghe riprende a martellare e al 35' passa con Veggiato (3-4); ancora una volta la partita della Valpe finisce qui: non c'è più la lucidità per improvvisare e l'equilibrio dei tre quintetti avversari fanno il resto; segnerà ancora Faulkner a porta vuota, a quattro secondi dalla sirena conclusiva, prima c'è un appunto da fare a 'Garfield' che avrebbe dovuto risparmiarsi e risparmiarci la steccata a Lino De Toni.
C'è chi si dice stufo di assistere a filotti di sconfitte; io insisto: non guardo la classifica finché ci provo gusto e gli incontri sono in bilico fino alla fine.
Ora mi diverte anche il forum, dove molti appassionati discutono di hockey senza più irridere o insolentire. Aggiungo qualche considerazione 'forumistica': se non abbiamo tre linee di forza equivalente a quelle degli avversari, se le risorse valpellicesi si esauriscono dopo un tempo e mezzo, se è finito l'effetto sorpresa, se nei power play dobbiamo schierare un 'golden team' stanco, se rimane vero che i giovani crescono giocando..., perché non provare a rimescolare le carte? Che ne dite di queste tre linee: Canale-Petrov-Beauregard, Aquino II-Sisca-Frigo (o Vignolo, Coco o altri), Jannone-Aquino I-Pozzi? Io trovo che Beau e Petrov diano il meglio quando sono insieme, che i giovani giocherebbero di più e che, in superiorità o inferiorità numerica, avremmo uomini meno stanchi.
Pensate che miri al posto di Vogin? Lo stimo troppo e, in ritardo, gli auguro anch'io buon compleanno.

Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Asiago Migross 1 - 4 (1-1, 0-2, 0-1)

"Craig one of us we lowe you" sta scritto sul grande striscione biancorosso in alto sulla curva 'Filatoio': non è una semplice dichiarazione di stima e affetto per lo statunitense che difende la porta valpellicese, io la interpreto piuttosto come epigrafe a memoria di ciò che il tempo e la stoltezza degli uomini portano a dimenticare.
La Valpe ha 12 punti in classifica, per 9 di questi punti (3 con Alleghe e Bolzano, 2 ad Asiago e 1 in casa con il Pustertal) Kowalski ha dato un contributo determinante: per chi l'avesse scordato suggerisco di ricorrere al racconto di qualcuno dei presenti, di rileggersi una qualsiasi cronaca delle partite, di rivedere il filmato Rai su Asiago-Valpe o, in alternativa, di ...darsi al cricket.
Pazienza se i miei quattro lettori diventeranno tre, ma gli smemorati mi irritano: ogni bel giocattolo andrebbe preservato, e la Valpe attuale, con tutti i suoi difetti, è un bel giocattolo.
Il primo tempo dei biancorossi è da favola, il miglior periodo di gioco visto al Cotta Morandini. L'avversario sta lassù, in cima alla classifica, e gioca per restarci nonostante le assenze di David Borrelli e Matteo Tessari. Già al primo assalto i nostri sfiorano il gol con Sisca e si ripetono poco dopo con i fratelli Aquino; Vogin, dopo le prove non positive di Pontebba e Collalbo, ha cambiato qualcosa: Petrov sale in seconda e gioca centro al posto di Jannone, spaesato in un ruolo non suo; in terza ci sono Canale, Pozzi e Frigo; Grossi si sacrifica indietro per dare una mano ai difensori in attesa del rientro di Mondon Marin (in panchina, ma non ancora pronto).
Mentre annoto i cambiamenti gli ospiti trovano il gol. Succede che De Marchi, controllato da Smith, provi il tiro appena oltre la blu, che il disco incocci nel pattino del valpellicese e che Kowalski, spiazzato dalla deviazione, possa soltanto allungarsi sulla sua sinistra per toccare di bastone ...sulla stecca dell'accorrente e solitario Parco 0-1. 'Garfield' si arrabbia ed ha tutte le ragioni.
Pareggiamo in un amen: disco da Sacha Petrov a Beauregard che s'incunea al centro, Trevisani si fa subito sotto, Beau finta sulla destra, tocca di fino il disco oltre il difensore e ne torna in possesso con una giravolta che lascia di stucco l'avversario, tiro a mezza altezza, imparabile, 1-1. Gran gol.
Ora l'Asiago trema, ma al 9' una trattenuta di Smith ci costa l'inferiorità ed è Kowalski a salvare due volte su Ulmer e Henrich, poi la difesa spazza a dovere e passiamo indenni l'assalto del migliore power-play del torneo. Tornati in 5 contro 5, riprendiamo l'assalto: la prima linea costruisce almeno tre azioni da gol, ma i tiri sono sempre alti o di poco a lato, stessa sorte per Petrov e addirittura per Frigo che ha la sua opportunità su bella azione Canale-Pozzi; comunque brava questa terza linea. L'ultima immagine del periodo è dedicata a Grossi che si arrabatta in difesa, però con la grinta del capitano e trascina fuori in tre tempi, lungo la balaustra, disco e avversari.
La ripresa si apre con un 1 contro 1 Ulmer-Kowalski ed è il nostro estremo difensore ad avere la meglio. Tra il 24' ed il 26' abbiamo l'occasione della serata con due ospiti (De Marchi e Strazzabosco) in panca puniti, però il nostro power-play è inguardabile: il disco gira, ma i giocatori sono fermi, impossibile superare la 'scatola' asiaghese, impossibile anche spiazzare un sempre attento Bellissimo.
Mi sto chiedendo se davvero Ulmer, Heinrich e Intranuovo siano una delle più pericolose linee del campionato; non dovrei dubitare dei numeri e del blasone perché ora sono loro ad imperversare ed è proprio Ulmer ad insaccare sotto la traversa il gol che ci taglia le gambe (1-2). Ora fatichiamo, sembriamo un'altra squadra. Intranuovo minaccia 'Garfield' sulla destra dell'attacco ospite, Kowalski pinza. Mentre discuto con un interlocutore sulla parata, Ruggieri fa una delle sue discesone e becca il palo, peccato; poi Jannone va in panca puniti per sgambetto, Heinrich tira dalla stessa posizione di Intranuovo e buca il nostro portiere. Gol evitabile. Credo che Kowalski, preoccupato da ciò che succedeva davanti porta, non abbia valutato bene il pericolo del tiro defilato (1-3).
Partita finita. Nel terzo tempo l'Asiago controlla, noi non ne abbiamo più, ci provano Petrov e Trudel, ma Bellissimo non concede nulla. Si tratta più che altro di alleggerimenti perché gli ospiti sono padroni della pista e al 57' segnano la quarta rete (1-4). Il tiro di Intranuovo, scagliato appena dentro la blu, s'infila a mezza altezza alla sinistra del nostro portiere. Gli ipercritici mugugnano; io ho visto, nel pomeriggio, in TV, almeno due gol simili realizzati in NHL e mi viene da pensare: ...che scarsi 'sti portieri dei super-professionisti americani!
Mentre esco, sento un commento: "Che noia, beato te che non hai l'abbonamento!" Ricordo quante volte, in uno spettacolo, una conferenza o una mostra, un solo episodio, un intervento, una chicca isolata, servano a salvare l'insieme e mi dico che il primo tempo della Valpe è valso, da solo, il prezzo del biglietto.
In sala stampa, dopo l'omaggio a John Harrington (mito del "Miracle on ice" USA-URSS del 1980 e coach asiaghese) ed a Ralph Intranuovo (lontane origini pugliesi e quasi-Valpe lo scorso anno, ma troppo caro), tocca a Daniel Sisca (due domande e ...via sotto la doccia) che si sta ritagliando importanti spazi da leader in questa squadra. Poi Mr. Vogin che entra con il ciuffo spettinato, proprio come Napoleone nei ritratti dei giorni bui, ma ha subito parole di elogio per i suoi e giustifica il calo dopo il brillante avvio con una stanchezza che si accumula di giornata in giornata. Gli chiedo se pensa che Kowalski abbia ancora la fiducia della squadra...; lui capovolge il costrutto domandandosi se sia il portiere ad avere ancora fiducia nei giocatori che ha davanti! Stupendo! La risposta è sì per entrambe le domande, non ci sono assolutamente problemi. Bravò Alain, à la prochaine.
Con tutto ciò, non ho la verità in tasca, ma soltanto delle opinioni e, a volte, argomenti che le suffragano. Se volete scrivermi, sarò lieto di discuterne sia con gli apocalittici che con gli integrati.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Cortina De Vilmont 8 - 5 (4-3, 3-1, 1-1)

Dopo tanti entusiasmi, mi concedete un elogio all'imperfezione? Se questa rubrica avesse un titolo, invece del burocratico e banale 'Valpe - xxx', vorrei proprio che la puntata odierna si chiamasse 'Elogio all'imperfezione'. Che la nostra amata Valpe Arce potesse sconfiggere i resti del Cortina era nell'aria, ma, se l'avesse fatto stritolando gli ampezzani, questa pagina avrebbe forzatamente assunto quei toni celebrativi dai quali puoi scendere soltanto rinnegando te stesso. Così, invece, no. Così sono giustificato se vi dico che la parte più divertente della serata sono state le interviste a fine gara.
Non s'è visto una bella partita. I tredici gol hanno salvato lo spettacolo, ma, se mi passate il paragone, m'è sembrato di assistere ad un film senza trama: ben recitato per carità, attori super, scenario adeguato, attimi emozionanti; però, dopo un tempo alla 'viva il parroco' ed un secondo condizionato dalla stupidaggine di un attore farlocco, il finale risulta trascinato, come se il regista avesse per contratto di dovere utilizzare un tot di metri di pellicola.
Vediamolo 'sto film.
Cortina senza Watson, Gallace, Da Corte e Sullivan. Mentre Kowalski fa l'inventario (visuale buona, impugnatura perfetta, pinza ...), Keith tira dalla destra: gol. Come gol? Sono passati appena 17 secondi! Boh, giochiamo ad handicap, sarà un accordo tra società: quando ad una squadra mancano troppi uomini, l'altra parte sotto per 0-1. Subito una penalità a Beau, ma in penalty-killing (spero di scriverlo giusto, io dicevo: inferiorità numerica) abbiamo super Petrov che intercetta un lanciato Krestanovic, poi la difesa fa buona guardia. Al 5', 'specôla' di 'Garfield' che esce su Adami già controllato da un nostro difensore; risultato: il disco rimane al cortinese che segna (in piemontese dicesi 'specôla' l'atto arrischiato che finisce col procurare un danno inaspettato). Handicap di 0-2. E dire che là dietro le coppie Smith-Runer e Trudel-Ruggieri stanno giocando bene!
Alla prima superiorità, in panca puniti c'è Zandonella, Aquino I serve Aquino II che riduce le distanze; poco dopo, con disco a Ruggieri dietro alla nostra porta, Keith s'illude di bloccarne la progressione, Rosario lo fuma e smarca Petrov, disco a Canale sotto porta e Adami, per fermarlo, commette fallo. In 10 secondi Sisca pareggia. I fuochi d'artificio continuano: Sisca fuori, segna Cullen, pareggia Trudel ben servito da Beau, va fuori Krestanovic, lo segue Persson e Jannone ci porta in vantaggio. Per i portieri non è serata.
Nell'intervallo un amico-tifoso mi mormora qualcosa, gli dico di parlare più forte perché lì dentro non si sente nulla: "Non voglio farmi sentire altrimenti mi ammazzano, ma Kowalski non mi ha mai convinto". E' un'opinione, io la controbatto e ora argomento: tra i grandi portieri ci sono i 'classici' e gli 'strampalati'; i primi hanno movimenti essenziali, concedono poco allo spettacolo, esibiscono sicurezza e freddezza (qualcuno ricorda il finlandese Valtonen nel Gardena?); gli altri sono frenetici, spettacolari, fanno la spaccata anche per pinzare un disco innocuo. 'KoWALLski' appartiene agli strampalati ed è un ottimo portiere (chiedere al Bolzano). Ci sono estimatori di entrambe le categorie e in entrambe le categorie non esiste, per fortuna, la perfezione. Godiamoci 'Garfield' senza invidiare Cloutier.
L'inizio del secondo tempo sembra ricalcare il primo, con Luciano Aquino che fa doppietta e, nel breve volgere di 10 secondi, Truelson che riporta sotto il Cortina (gol di pattino? 5-4). A 28'46 la stupidaggine del farlocco a nome Francesco Adami: Trudel si sta avviando al cambio quando, lontano dall'azione, si accascia sanguinante ai piedi del cortinese; Francis, reduce dal fortuito impatto col disco nel match contro il Val Pusteria, gioca con l'orecchio abbondantemente fasciato, il colpo di bastone (qualcuno dice gomitata) infertogli da Adami gli ha riaperto la ferita e il nostro terzino-goleador deve abbandonare la pista. Stessa sorte per l'avversario che si becca 5' e penalità di partita. In panca puniti ci vanno anche Aquino II e Menardi, ma la Valpe ha l'opportunità di allungare e lo fa con Aquino I e Sisca in tutta tranquillità (in mezzo c'è un altro gol nostro annullato per deviazione col pattino).
La Valpe si accontenta e gestisce il vantaggio. Vogin arretra il capitano, mette Pozzi in seconda e, nell'ultimo periodo, lancia Frigo a fianco di Petrov e Canale; il giovane se la cava benissimo e sfiora addirittura il gol su invito di Sacha. Ora l'ordine del generale-imperatore è di barcamenarsi senza rischiare. Il tempo scorre con i cortinesi quasi sempre in avanti, ma senza costrutto e con Kowalski attentissimo soprattutto durante le penalità toccate ad Aquino I e Beauregard. Brivido a un minuto e mezzo dal termine quando una bella combinazione Krestanovic-Keith permette a Cullen di andare a segno. Suarez, coach ampezzano, toglie Thompson, ma le migliori occasioni le abbiamo noi e Jannone sigla il definitivo 8-5 a tre secondi dalla sirena.
Dopo le belle sconfitte casalinghe con Renon, Fassa e Val Pusteria (e gli straordinari successi di Asiago, Alleghe e Bolzano), ecco una vittoriuccia imperfetta, ma, a voi importa qualcosa? Battere in filotto Bolzano e Cortina è cosa da leccarsi i baffi, il quarto posto in classifica anche.
In sala stampa il clima è rilassato. Doc Boër rassicura sulle condizioni di Trudel (anche se dovrà studiare come proteggere la parte ripetutamente ferita). A Suarez viene chiesto cosa può fare un allenatore quando si trova con la squadra decimata; lui risponde che può andare in chiesa a pregare, poi confessa di non essersi mai trovato così in difficoltà e si augura di cominciare a recuperare qualcuno dopo la pausa d'inizio novembre (aggiungo per parte mia: attenzione a questo Cortina quando sarà al completo).
Per la Valpe Arce ci sono Ruggieri e Vogin. Rosario è un ragazzone simpatico che si dice orgoglioso di giocare per un pubblico come il nostro. Alain sorride quando gli spiegano perché Vola e Arghittu, uno all'insaputa dell'altro, l'hanno chiamato 'Napoleone' (la capacità di sfruttare al meglio doti e caratteristiche dei propri uomini), poi ringrazia Grossi per essersi sacrificato indietro, ricorda quanto ha insistito per avere Sisca e conclude augurandosi che a nessuno venga mai in mente di abbinarlo a Giovanna d'Arco.
Detto, fatto. Il nostro Napoleone, bruciato a Rouen dopo i trionfi, proprio come la 'Pulzella di Orléans', s'è inconsciamente immedesimato: l'essenziale è che, nella nuova incarnazione, sappia tenersi alla larga da Waterloo!
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Pontebba Generali (Coppa Italia) 5 - 3 (1-0, 1-1, 3-2)

Che vantaggio seguire le Valpimprese dal loggione! Per la sfida di Coppa Italia con i friulani di Pontebba si vedevano di lassù, proiettati nell'etere come fumetti, i Vogin-pensieri. Peccato che dalle tribune e dalle curve non fossero visibili, ma, per mettervi alla pari, li inserisco in corsivo nella mia pseudo-cronaca e mi scuso con il coach se non li riporto alla lettera (per leggere, dovrei cambiare gli occhiali e sovente il ritmo della gara me lo impedisce).
Sulle blu, per il saluto iniziale, domina il bianco-rosso: partiamo più 'lunghi' di loro ed è già una buona notizia. Controllo le assenze: agli ospiti manca il solo Nikiforuk, attaccante canadese, a noi Mondon Marin e ...orco boia, non c'è Kowalski!
Fum. - Certo che ci terremmo a passare il turno, ma se non dovesse succedere ...pazienza. On veux pas une victoire à la Pyrrhus (lo diciamo anche noi: una vittoria di Pirro, a significare che si vince con gravi perdite, come il re dell'Epiro quando batté i romani perdendo i suoi uomini migliori). Questa sera giocherete tutti, tranne Craig: un po' di riposo se lo merita e gli farà bene. 'One', non pensare al pubblico: concentrato e tranquillo. Quelli che giocano solitamente, potranno spremersi di meno se eviteranno le penalità. Dai, dai, dai, si comincia.
Andrea Rivoira ha quasi 1400 paia di occhi puntati addosso, Malan è felice di sfilare, Kowalski sta in panciolle. A proposito del nostro 'The wall', l'altro giorno l'ho visto in palestra sulla cyclette e, giuro, sembrava Garfield: aria sorniona, ridanciano, gambe larghe, pedalava come fosse circondato da donzelle in una scampagnata primaverile. Lo so che, come soprannome, l'arghittiano 'The wall' vi piace di più, mi adatterò (a volte). Ci sarebbe anche, ideato da Vola, l'originale e bellissimo 'KoWALLski'...; che dite, facciamo un referendum?
Intanto la partita ha già dato occasione a Rivoira di prendersi i primi applausi e a me di annotare che anche la linea Vignolo-Coco-Frigo tiene bene. Valpe-gol poco dopo il settimo minuto: vedo Aquino I (Anthony) scendere a razzo sulla destra e fare secco Mc Elroy, centro perfetto, Sisca manca l'aggancio, pecc...; non faccio in tempo a scrivere tutto, lo stesso Sisca recupera il disco sulla destra di Carpano e invita centralmente Trudel che insacca 1-0.
Il Pontebba non ci sta e aumenta la pressione, Smith (che bel difensore!) anticipa Koivunen, Ruggieri, Trudel e Runer sono attentissimi nello spazzare davanti porta i dischi respinti da Rivoira.
Fum. - ...faut pas s'aplatir comme des punaises! Bisogna stare più alti, non chiudetevi.
Beauregard e Grossi leggono il messaggio e danno un po' di respiro alla nostra difesa con veloci incursioni; in una di queste, il capitano coglie la base del palo. Poi è la terza linea a tenerci in attacco (Pozzi ha tratto gran giovamento dal giocare con Petrov ed ora lavora con entusiasmo genuino, Canale si fa rispettare dietro la porta e tiene a lungo impegnati due avversari) e il tempo finisce.
Nell'intervallo saluto Francella (gli avevo promesso un risotto al Barbaresco, ma lui è già di partenza); vorrei chiedere a Giulio un giudizio tecnico ...lascio perdere perché si avvicinano per salutarlo altri amici dell'indimenticabile centro dei tempi andati.
Ora Rivoira è sotto il loggione e m'incuriosisce vederlo da vicino. Sono anni che si parla di lui, per le tristi vicende familiari e per il contenzioso con il Real, ma ha soltanto 18 anni, pochissimi soprattutto per il ruolo nel quale gioca. Il Pontebba ci raggiunge con un tiraccio improvviso di Marchetti ben servito da Raduns (1-1), ma un minuto più tardi siamo nuovamente avanti grazie ad un'invenzione di Aquino II che inganna Carpano dopo azione insistita di Runer(2-1). 'One' non ha colpe sul pareggio dei friulani, si muove bene, forse ferma pochi dischi, ma non dà mai l'impressione di essere in affanno.
Il portiere non è il solo giovanotto di belle speranze: in pista c'è una terza linea di difesa che alterna Bonnet, Luca Rivoira e Bergero. Bergero? Mai visto in prima squadra! Sì, Jean Marc Bergero, un prestito della under 17 come Luca Frigo. Anticipa che è una meraviglia, speriamo che...
Fum - Se lavorano, li porto in prima squadra, ma non tutti l'hanno capito.
Gli ospiti premono più di noi, però sono raramente pericolosi. Buttiamo una superiorità, poi Rivoira ferma Raduns, statunitense non male, in uno contro uno. La partita rimane piacevole anche se meno intensa, toccherebbe a loro far vedere di meritare il pari, invece, è la nostra prima linea la più bella sul ghiaccio.
Quattro chiacchiere sugli spalti confermano le mie impressioni. Meno male che Marchetti e Felicetti, tra i migliori del Pontebba, siano andati in Friuli, altrimenti i tifosi parlerebbero già di cose innominabili. Godiamoci il momento, ma, per favore, braccia e gambe parallele e aderenti al corpo (è soltanto un'alternativa a: con i piedi per terra)!
Subito Beau (non è meglio abbreviarlo 'sto Beauregard?) ci porta sul 3-1 e poco dopo 'sveglia' Jannone, per due tempi un po' in vacanza, e questi spara una fucilata imprendibile (4-1). Sul gol di Beau c'è una sceneggiata di Carpano, ma nemmeno da sopra capisco a che proposito. Scusatemi.
Ora gli ospiti macinano gioco e noi fatichiamo ad uscire dal terzo di difesa. Vogin chiede il minuto di sospensione...
Fum. - Mi raccomando là dietro: cose semplici, come in allenamento, testa alta, non innamoratevi del disco, cercate subito un compagno smarcato, pensate che chi è in difficoltà non è meno bravo, ha soltanto sbagliato un intervento e veste ancora la vostra stessa maglia.
Sisca in panca puniti e il Pontebba passa con un tiraccio di Ciresa dall'angolo (4-2). Lo stesso attaccante ci prova centralmente poco dopo e sorprende Rivoira per un 4-3 inaspettato. Tutti facciamo le corna per non andare al supplementare. Grossi e Ruggieri rincuorano 'One' che può avere perso un po' del credito accumulato, ma non deve entrare in panico.
Fum. - Al punto in cui siamo, proviamo a vincerla questa sfida.
Ci pensano Sisca e Aquino II, 5-3 e non importa se Ciresa e lo stesso Luciano Aquino si beccano un 2+2 (curioso, 2+2 come i gol segnati dalla coppia di puniti). Finisce con Carpano che lascia il posto ad un attaccante, con gli ospiti un po' imbufaliti, con Petrov fuori per una trattenuta; i 21 secondi che restano dall'uscita dell'estone registrano ancora una parata di 'One', poi si va dall'altra parte e si torna quando non rimane che festeggiare il portierino diciottenne.
Fum. - (non compaiono scritte, soltanto l'immagine di Vogin che abbraccia Rivoira - l'originale, di Gil&Mon, potete vederla sul sito della Valpe Arce)
A metà novembre bisognerà discutere il quarto di Coppa a Collalbo, contro il Renon; ora incombe il Cortina: ricordo la prima volta degli ampezzani al Filatoio..., beh, ve lo racconterò nei prossimi giorni.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Red Orange Pustertal 5 - 6 (0-1, 3-2, 2-2, 0-1) O.T.

Fa sempre una certa impressione quando duemila persone rumorose, indaffarate, eccitate, tacciono di colpo e si levano in piedi a commemorare qualcuno che non c'è più. Fa impressione soprattutto in un luogo di festa come uno stadio in attesa di un evento. Al Cotta Morandini si commemorano le vittime della recente alluvione di Messina. Il 29 maggio 2008 le vittime erano a pochi km da qui, tra Villar e Bobbio Pellice: la capiremo mai l'importanza della salvaguardia del territorio?
Il fischio dell'arbitro interrompe il flusso di pensieri e riapre lo sguardo sulle squadre schierate a centro pista: quasi non vedo la Valpe, davanti ai me ho una ventina di marcantoni del Brunico (pardon, Val Pusteria) che mettono spavento. Spero li abbiano comperati a peso! Vogin stesso a fine partita confesserà: "Quando li ho visti entrare mi sono detto: se sono bravi quanto robusti, non c'è partita."
Scorro la 'fanzine' dell'Eco - non mi piace il termine 'fanzine', ma Wikipedia mi ha istruito sul significato "termine inglese che nasce dalla contrazione delle parole fan (da fanatic, appassionato) e magazine (rivista)" e mi adeguo - per spaventarmi ancor più: oltre a Helfer e Bona, italiani noti, il Pustertal schiera due veri ex NHL (veri nel senso che tra i professionisti hanno giostrato un'intera carriera), Murray e Tuomainen, più i soliti 'provenienti da federazione estera' ed è tra i favoriti del campionato. Urca!
Sul ghiaccio, il primo affondo è di Aquino I e Beauregard; il nostro 'coach' ha raccomandato l'assalto per approfittare della stanchezza da viaggio degli ospiti, ma il capo arbitro non è d'accordo: penalità a Canale, 'Garfield' Kowalski si oppone due volte, poi una combinazione Oberrauch, Sirianni, Desmet (tenete a mente i nomi) porta in vantaggio i 'lupi' dopo appena tre minuti.
La Valpe Arce gira a meraviglia, Sisca, minuto com'è, se ne impippa degli armadi pusteresi e gli Aquino, I e II, con Jannone pungono appena possono, indietro ci si arrangia. Anche la terza linea fa la sua parte grazie al gran lavoro di Petrov, ad un Pozzi più volitivo, ai miglioramenti di quel Pietro Canale che, sul finire della scorsa stagione, sembrava avere perso il gusto del gioco ed è oggi tornato ad essere una promessa. Quando in panca puniti ci va Ruggieri, tocca a Kowalski salvare la barca da par suo, poi è Grossi a sfiorare due volte il pareggio, ma non c'è nulla da fare, si rimane sullo 0-1.
Nell'intervallo, i tifosi della curva a valle, si dicono seccati per il tabellone muto: a turno, ripetutamente, qualcuno deve scattare verso l'angolo, scrutare i lati funzionanti del marchingegno, tornare indietro e riferire; non si può seguire una partita di hockey all'oscuro sul tempo trascorso. Chiedo lumi su questo sacrosanto diritto dello spettatore pagante e mi viene detto che Top (Torino Olimpic Park), il gestore dell'impianto, non fa più manutenzione! Sì, ma...; dobbiamo recuperare il trespolo con i cartellini girevoli che si usava negli anni '60 alla Sea?
In apertura di ripresa capitan Grossi trova la deviazione buona e lo stadio esplode; purtroppo il timer di Lottaroli, capo arbitro, indica ancora 'Valpe cattiva', Ruggieri torna in panca puniti e Desmet raddoppia. Poi il timer gira, noi non ce ne accorgiamo, Desmet fa tripletta su pasticcio difensivo di Trudel mentre siamo in superiorità e, anche se le penalità ora fioccano sugli avversari, non buchiamo Jakaitis nemmeno in 5 contro 3. E' il momento peggiore della Valpe Arce, l'ansia di segnare porta ad accelerare il tiro senza cercare di spiazzare il portiere dei Red Orange, quante occasioni sprecate!
Metà partita se n'è andata e siamo sotto 1-3. A 31'38, finalmente, fanno tutto i fratelli del gol: Aquino II sfugge su passaggio di Sisca e Aquino I mette il disco alle spalle di Jakaitis. Il fischietto di Lottaroli imperversa, (ci toglie anche un gol mentre sta con il braccio alzato a segnalare una nuova penalità agli avversari, ma, onestamente, il disco entra dopo il fischio arbitrale, anche se non ho capito il motivo dell'interruzione del vantaggio), la corazzata Pustertal sbanda, s'innervosisce, Sisca pareggia e andiamo all'ultimo riposo sul 3-3.
Emozionante e bellissima l'ultima frazione. Con Sirianni punito, Sisca invita Trudel all'inserimento centrale, la bordata del nostro terzino è imparabile, siamo in vantaggio. Ora fatichiamo ad uscire dalla zona di difesa, ma quando Smith riesce a liberare con un disco ben calibrato, vedo due falchi in picchiata: Beauregard sulla sinistra mangia metri al difensore che tenta un recupero, Anthony Aquino vola dalla parte opposta e si fa trovare pronto a mettere in gol. Magnifico. Da 1-3 a 5-3 ed ora siamo in molti a pensare che è fatta!
Invece no. Francis Trudel, il lottatore, si becca un disco dietro l'orecchio ed esce sanguinante (doc Boër gli praticherà 18 punti di sutura e faticherà a convincerlo che non è il caso di rientrare in pista), la difesa, già priva di Mondon Marin, fa quello che può, ma il Val Pusteria diventa arrembante: a tre minuti e mezzo dal termine, gli ospiti accorciano le distanze con l'ex vipitenese Sparber e, un minuto più tardi, uno stupendo duetto Oberrauch-Sirianni firma il cinque pari.
Al supplementare segna subito Oberrauch e ci rimane un solo punticino; però, diciamolo, in partenza avremmo firmato tutti per quel punticino!
Ricordate i nomi che avevo segnalato tra i brunicensi? Desmet, 3 gol, Sirianni 1 gol e 2 assist, Oberrauch, 1 gol e 4 assist: sono la seconda linea del Pustertal; di Murray e Tuomainen s'è perso traccia (per ora), come anche di Helfer e Bona (quest'ultimo solo velenoso al punto da fare infuriare Vogin), piuttosto mi sono piaciuti Vodrazka e Kelly. Della Valpe ho già detto tutto, aggiungo, da tifoso, un grazie per lo spettacolo. Non perdetevi, martedì 20, la Coppa contro il Pontebba e, giovedì 22 un altro epico 'match' contro il Cortina.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Fassa Levoni 1 - 2 (1-1, 0-1, 0-0)

"Conoscevo già il talento e la pericolosità dei vostri attaccanti di scuola canadese, per questo ho impostato la gara su un'attenta difesa."
"Nel nostro gioco succede di prendere delle penalità; mi dispiace di avere messo in difficoltà i miei compagni in un momento decisivo, ma ancor più di non avere saputo vincere questo match."
"La difesa ordinata degli avversari, che ha chiuso tutti gli spazi, e la troppa precipitazione dei nostri attaccanti hanno deciso la partita."
Questi, in sintesi, i commenti degli addetti ai lavori in conferenza stampa. A parlare sono: un rilassato e affabile Steve Sterling, coach dei fassani, un abbacchiato Dino Grossi e un riflessivo Alain Vogin. Al nostro coach, la domanda più interessante l'ha posta 'The voice' ipotizzando una certa difficoltà della Valpe chiamata a comandare il gioco e non ad agire di rimessa come era successo fino ad ora. La risposta di Vogin è un misto di umiltà e orgoglio: "Sì, è vero, dobbiamo ancora capire cosa fare contro squadre che si difendono, ma se il Fassa ha giocato così è perché abbiamo già il rispetto degli avversari e dobbiamo continuare a meritarcelo."
Perché comincio dalla fine? Beh, almeno metto i tifosi sullo stesso piano con chi, avendo il privilegio dello scriba di sentire i commenti a fine partita, finge di avere capito tutto per conto suo; e dunque per offrirvi, tradotta in linguaggio tecnico, la mia impressione che il Fassa avesse rallentato il gioco per mettere ancora più in confusione l'arrembaggio dei nostri.
Ma le motivazioni per il 'morto rovesciato' (termine bridgistico che indica una condotta anomala) potrebbero anche essere altre, come, ad esempio, il testimoniare la stima nei confronti di Stirling, ottimo tecnico, di Grossi, un capitano che perde senza accampare scuse, di Vogin, che apprezzo sempre più come allenatore e come uomo. Confesso poi che l'inizio non l'ho visto e nemmeno il gol del vantaggio degli ospiti...
Insomma, scusate il ritardo e la mia distrazione.
Arrivo a 5'16 e avverto il solito entusiasmo. Non ho le formazioni, maledizione, annoto che il 21 fassano cerca grane con Petrov; dieci secondi dopo posso scrivere che le ha trovate: Canale ributta dietro la porta un disco recuperato, il 21 (che scoprirò poi essere un tal MacDonald) si avventa, Petrov lo scardina e serve Pozzi a un metro dal portiere, ma quasi in linea con lui, Pozzi se ne frega, spara un tiraccio, gol. Accipicchia, ma è la terza linea ad avere segnato!
Due penalità consecutive di Trudel e Smith costringono Kowalski ad esibirsi, poi è Sisca, in pista con Pozzi e Canale, a provare i riflessi di Dennis e sul nuovo ingaggio c'è lo sgambetto di un ospite. Scrivo: la terza linea si conquista anche una superiorità numerica; continuo a scrivere: ...peccato che il 'golden team' in power play si faccia buggerare da Power (Aaron), disco a Edwardson, fuga sulla destra, passaggio al centro, ci arriva per primo Crampton ed è 1-1.
Tiriamo ora, ma Dennis è attentissimo. C'è ancora da soffrire per una doppia penalità a Grossi e Sisca, il power play ospite è inguardabile e ne usciamo senza danni.
Una boccata d'aria per sentire i commenti: i primi sono sui troppi bianco-neri in pista; penso che siano tifosi del Toro..., no, uno lo conosco, è un interista sfegatato. Uffa, anche qui si parla di calcio; ma quale calcio, mi dicono, stiamo parlando dei troppi arbitri, non ti sei accorto che sono in quattro? Noooo!
Gli mettessero almeno i bracciali di colore diverso! Mi affaccio dal loggione e vedo i giocatori del Fassa con le mazze in alto: Margoni ha appena segnato e non ho visto un tubo. Decisamente non è giornata.
C'è tempo per rimediare. Il Fassa però non attacca quasi più; sembra che il vantaggio minimo fosse nei piani della squadra trentina: un libretto di risparmio sul quale ottenere il massimo senza troppi rischi. I nostri ci provano. Sono più arruffoni del solito, sembra che abbiano fretta, vanno sovente in due sul disco e consentono all'attenta retroguardia ospite di spazzare.
Noto ancora la terza linea (nella quale fa un paio di giri anche Vignolo) e mi dico che, se 'vedo' così tanto la terza, ci deve essere qualche problema nelle prime due.
Nell'intervallo chiedo qualche parere sulla quaterna (si dirà così?) arbitrale e raccolgo soltanto disapprovazioni: "Un'americanata", "Finiremo con l'avere in pista più arbitri che giocatori", "Almeno si togliessero di mezzo...".
Non sono giudizi sugli arbitri della serata, ma un modo per dire che così non va. Se di esperimento si tratta, è meglio bocciarlo subito. Come fanno i due bardati di rosso ad avere lo stesso metro di valutazione? Chi vuole così male alla categoria da imporre questa buffonata? Potrebbe forse servire un supervisore esterno, uno con la facoltà d'intervenire quando al capo arbitro sfuggono un colpo proibito o una scazzottata lontano dall'azione. Uno in grado di correggere, almeno sul rapporto, un'evidente sbandata dei colleghi (v. caso Surma). Amen.
L'ultima frazione è una copia conforme della precedente: loro stanno nella tana e provano ad allungare soltanto in contropiede, i nostri s'innervosiscono e sciupano con penalità gratuite i momenti favorevoli. Finisce con i fassani in tre e la nostra porta vuota, ma non c'è più lucidità.
Nella Valpe devo rivedere il maggiore degli Aquino, mi piacerebbe poi ritrovare il Sisca pungente delle amichevoli e intanto suggerisco al coach di appendere nello spogliatoio la seguente massima: "Ci sono casi in cui il massimo ardimento è la massima saggezza" (von Clausewitz). Tra gli ospiti, bravo il portiere Dennis, strepitosa la difesa ben diretta da Benysek, molto mobile Edwardson.
Non mi resta che dare il benvenuto in valle alla signora Vogin: è vero che ha visto la Valpe perdere, ma qui consideriamo questo deprecabile evento una sorta di vaccinazione preventiva.
Mauro Deusebio

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Valpellice Arce - Renon Renault Trucks 3 - 6 (1-2, 1-2, 1-2)

Un dué, un dué, un dué ...è cominciata così, come un passo militare scandito, la nuova avventura valpellicese. Non male, visti gli avversari e considerato che a tre minuti dalla fine del secondo tempo si era ancora in parità; ma andiamo con ordine.
Oltre duemila spettatori regalano un misto di fischi/applausi al capo arbitro Gagliardi quando spancia a centro-pista nelle pattinate di riscaldamento, poi tocca ai giocatori e la passione esplode con un 'Valpe-Valpe' da brividi ed il fluttuante, stupendo, lenzuolone biancorosso che copre tutta la curva Filatoio.
Il Renon non devo certo presentarvelo: ha appena vinto la Supercoppa italiana ed è tra i favoriti del campionato. Un po' di 'amarcord' piuttosto.
Il primo contatto con i ragazzi dell'altopiano data addirittura 12 gennaio 1964 quando, in amichevole a Blancio contro il Briançon, giocò nella Valpe, in prestito dal Torino, Peter Holzner, allora studente nel capoluogo piemontese. La squadra di Soprabolzano (Oberbozen per loro) si aggiudicò poi la serie C al Filatoio il 27 febbraio del '71; Valpe e Renon non s'incontrarono (Valpe sconfitta in semifinale dal Vipiteno e Renon vittorioso sul Rencio), però il pubblico s'innamorò di un giovane spilungone biondo, Christoff Ramoser, che l'allora dirigente Mollea ospitò più volte tentando, senza successo, di convincerlo a trasferirsi qui.
Distratto dal passato, sto quasi per dimenticare che i nostri reggono alla pari il confronto. Sul mio foglietto ho già annotato due buoni power play nostri (senza esito) e un bel recupero di Pietro Canale sull'anglo-canadese Tait, dunque, qualche apparizione la fa anche la terza linea.
Al quarto d'ora incassiamo il primo gol: Grossi commette fallo in attacco, l'armata, straricca di difensori, schiera tutti i suoi atouts, Kowalsky ferma un paio di dischi, ma, coperto, nulla può contro un tiro dalla blu di Nemecek forse anche deviato. Peccato.
Mentre recupero in archivio il primo confronto diretto (1-7 nell'anno dell'esordio in A, quando da loro furoreggiava il folletto Stukey), va a segno Gruber ancora dalla blu e in una selva di gambe e bastoni. Grandi 'sti dischi radiocomandati, devo suggerire a Vogin di provarli.
Maledizione, non devono scappare proprio adesso, infatti non scappano: Jannone recupera caparbiamente un disco, serve Petrov che fa la migliore cosa della sua serata imbeccando Beauregard, tiro fulmineo e Cloutier è battuto.
Nell'intervallo m'investe un amico-tifoso: "Intelligenza ci vuole, non si fanno questi falli stupidi che buttano all'aria tutto." Ce l'ha con Grossi. Obietto che, non giocando a volano, un fallo come quello commesso da Dino ci può anche stare. "No, è mancanza d'intelligenza." Ammetto che in certe occasioni il capitano può apparire esuberante, dissento sull'accusa di stoltezza visto che io lo trovo sovente geniale. Ognuno rimane della propria opinione.
Rientra in pista una Valpe da gustare. Smith deve avere rubato agli avversari uno di quei dischi di cui parlavo in precedenza e, in superiorità numerica, pareggia nel traffico: Cloutier lo si batte soltanto così o sbucandogli davanti all'improvviso come aveva fatto Beau.
A proposito di portieri, Arghittu ha proposto 'The wall' come soprannome per Kowalsky, a me sembra più un gattone rimbalzante, sornione e lestissimo, diciamo tipo Garfield. Ne parleremo.
Intanto Grossi sfiora il vantaggio (gol-non gol? Mi assicurano che la borraccia di Cloutier, depositata sulla porta non s'è mossa, dunque, non gol) e Sisca colpisce il palo. Il Renon s'infuria: tocca ora a Kowalsky salvare le ragnatele nella nostra porta e lo fa splendidamente, prima fermando Nemecek in uno contro uno, poi pinzando un missile, sparato non so da chi, da tre metri.
Il vantaggio ospite, nell'aria, arriva su una leggerezza di Jannone che va in contropiede quando siamo tre contro cinque (in panca puniti Sisca e Ruggeri), l'ammazza partita segue di un paio di minuti con disco già parato che sale lungo lo scudo del nostro estremo difensore e finisce dentro.
Prima dell'ultima frazione incontro Francella, il Valpe-Gretzky a cavallo tra gli anni '70 e '80, Giulio è appena andato a salutare Ivany (coach squalificato degli altoatesini) e riferisce di averlo trovato un po' inquieto, rilassato soltanto dopo il 4-2.
L'ultima frazione dice poco: i nostri sono stanchi, Tudin allunga, il Renon rallenta e bisogna attendere una fiammata di Beau per accorciare le distanze con Jannone. Vogin tenta il 'perso per perso' e, a due minuti dal termine toglie il portiere. Coraggioso? Spavaldo? No, semplicemente presente. Qualcuno insinua che lo faccia per dare ritmo al risultato che, sul parziale di 1-1, suona male! Se così fosse, eccolo accontentato: Nemecek segna a porta vuota.
Bella partita, belle squadre. Per ciò che ci interessa da vicino i consensi maggiori sono andati a Ruggeri (bellissimo, dal loggione, vederlo salire in slalom) e Kowalsky (grandi parate); volendo scavare più a fondo direi che i due potrebbero essere un tantino più concreti (nel duello tra stars, Cloutier e Nemecek lo sono stati). A me è piaciuto Runer. I locali si sono fatti rispettare nel compitino loro assegnato, ma spero di vederli di più. Bravi gli arbitri, bisogna pur dirlo quando, come dovrebbe essere sempre, non si fanno notare.
Una domanda al mister: là davanti, non c'è qualcuno in grado di giostrare in difesa?
Detto ciò, non preoccupiamoci, sarà un (J)...annone!
Mauro Deusebio

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